
Fortuna. Ma ci sono fortune che vanno in braccio al primo che incontrano, fortune puttane che piantano subito e vanno col prossimo e invece ci sono fortune sagge che spiano una persona e la collaudano lentamente.
ERRI DE LUCA, Tre cavalli
"A bunch of crazy people"
COLONIA (GERMANIA) - È crollato il palazzo dell’Archivio cittadino a Colonia, nell’ovest della Germania, provocando diversi feriti lievi. In un primo momento si era parlato di almeno trenta persone sotto le macerie ma l'ultimo bilancio provvisorio di questo crollo parla di tre dispersi.
DANNEGGIATE ANCHE LE CASI CIRCOSTANTI - Il crollo dell’edificio di sei piani ha danneggiato le case circostanti e sepolto numerose auto. «Diamo per certo che ci sono anche persone sotto i calcinacci», aveva detto in un primo momento il portavoce dei vigili del fuoco di Colonia, Daniel Leupold. Non è chiaro, tuttavia, se si trovassero all’interno dell’edificio al momento dell’incidente.
LAVORI NEL METRO' POSSIBILE CAUSA DEL CROLLO - Il palazzo dell'Archivio storico di Colonia potrebbe essere crollato a causa dei lavori di ampliamento di una vicina linea metropolitana. Lo ha detto un esperto del settore all'emittente televisiva tedesca n-tv: «I lavori della linea metropolitana potrebbero avere contribuito a indebolire la struttura del palazzo e quindi a farlo crollare». Già nel 2004, ha ricordato l'emittente, a Colonia il campanile di una chiesa stava per crollare a causa dei lavori alla rete metropolitana ma, fortunatamente, gli ingegneri si accorsero in tempo del pericolo.
EVACUAZIONE- Poco prima del crollo - ha riferito una portavoce della polizia - la gente che si trovava all'interno dell'edificio è stata allertata e invitata a uscire al più presto. Un gruppo di persone è stato visto uscire di corsa. Anche le abitazioni circostanti sono state evacuate. Un portavoce dell'archivio comunale di Colonia ha dichiarato all'emittente televisiva all-news «n-tv» che «tutti i dipendenti dell'archivio sono riusciti a mettersi in salvo, compresi due operai che stavano lavorando nell'edificio». Risulta invece sicuramente dispersa, ha aggiunto, una coppia di coniugi che abitava in un edificio attiguo.
CREPE - Il crollo ha travolto una facciata di case lunga 70 metri (30 metri l'archivio, il resto gli edifici limitrofi). Alcuni dipendenti dell'archivio hanno dichiarato di aver udito una scossa ai piani alti dell'edificio, seguita da un forte rumore; a quel punto tutti i dipendenti sono stati invitati a mettersi in salvo. La proprietaria di un chiosco di giornali attiguo ha dichiarato che il crollo ha provocato una nube di polvere gigantesca precisando che «l'incrocio stradale era come in una nebbia fitta: sembrava l'11 settembre 2001 a New York». Nell'edificio erano state riscontrate due anni fa alcune crepe che da un esame erano state giudicate non pericolose. L'archivio della città di Colonia era più ricco archivio comunale a nord delle Alpi e conteneva 65 mila documenti, 104 mila carte topografiche, 50 mila manifesti e 500 mila foto riguardanti avvenimenti della città renana.
Un caffè dove rilassarsi comodamente seduti sul water. A Vienna Stefan Holz gestisce un locale, dove i clienti possano bere, chiacchierare e dimenticare i problemi seduti sui sanitari. La location aiuta a liberarsi dallo stress.
Niente sgabelli o sedie ma solo wc - Si chiama "Un posto tranquillo" e se è vero che per molti il bagno è il luogo dove per eccellenza ci si può fermare a pensare con calma e tranquillità, questo locale è perfetto per chi, per esempio dopo una giornata di lavoro vuole riposare e liberare la mente. Tutte le pareti sono state “arredate” con diversi wc e i relativi sciacquoni e seduti lì, i clienti possono scambiare due parole, leggere qualcosa e sorseggiare un drink.
Clienti a proprio agio sul water - Il signor Holz spiega così la sua originale idea: “Il gabinetto è forse l’ultimo posto al mondo dove gli uomini possono sedersi e riposare la mente senza donne o altre distrazioni”. A giudicare dal gradimento dei clienti, Holz deve avere interpretato bene un’esigenza di molti: “E’ strano ma, effettivamente, mi sento più a mio agio qui dentro, circondato dalle toilette. Dopo tutto si dice che il water è il trono degli uomini, no!?” Ha spiegato Andreas Reider, uno dei frequentatori abituali del caffé.
Bet, appena l'ho vista ho pensato ad Enrico!!!!
hehe!


Quattrocento milioni di euro: 112 volte la somma dell'8 per mille distribuita nel 2008 alle organizzazioni di assistenza umanitaria. Ecco quanto costerà, secondo gli economisti de lavoce.info, il rifiuto di inserire il referendum elettorale tra le varie consultazioni (europee, comunali, provinciali…) raggruppate nell'election-day del 6 e 7 giugno. Risultato: ci porteranno a votare molto probabilmente tre domeniche di fila.
Obiettivo, neppure tanto segreto: stufare gli elettori e far saltare il quorum. Così da conservare la legge attuale, definita dal suo stesso ideatore «una porcata». Peccato. Peccato perché la scelta del governo di rompere finalmente con l'andazzo che per decenni aveva sparpagliato le elezioni su una infinità di date diverse era stata apprezzata, sull'uno e l'altro fronte degli schieramenti, da tutti coloro che hanno chiari due punti. Il primo: lo Stato, specialmente in questi tempi di vacche magre, deve risparmiare più soldi possibile. Il secondo: lo stillicidio di continue scadenze elettorali ha troppo spesso frenato (a volte fino alla paralisi) chi stava al governo impedendogli di muoversi senza l'ossessione di essere punito al primo esame, volta per volta cavalcato dai vincitori di turno.
Erano anni che da più parti si invocava l'election day. E anni che, a seconda delle convenienze del momento, si mettevano di traverso questo o quel partito. Finché Roberto Maroni, qualche tempo fa, aveva spiegato: «Il Consiglio dei ministri ha approvato la mia proposta: si voterà insieme per le Europee, per oltre 4000 Comuni e per 73 Province. Per fare questo abbiamo anticipato al sabato la mezza giornata di votazioni che di solito è di lunedì, sia per le Amministrative sia per le Europee».
Alleluja. Ma il referendum? Ottocentoventimila persone, 320 mila più del necessario, avevano firmato ai banchetti in piazza di Mario Segni e Giovanni Guzzetta per cambiare il «porcellum», la legge elettorale che perfino il leghista Roberto Calderoli, suo promotore, aveva definito «una porcata». E intorno alle tre idee di base (premio di maggioranza alla lista più votata alla Camera, premio di maggioranza alla lista più votata al Senato e divieto delle candidature multiple, che consentivano ai leader eletti in più collegi di optare per l'uno o per l'altro scegliendo di fatto chi fare subentrare e chi no) si erano schierati in tanti. Di destra e di sinistra. Da Arturo Parisi a Gianfranco Fini, da Stefania Prestigiacomo ad Antonio Di Pietro.
Va da sé che Mario Segni, già scottato l'anno scorso dal rinvio della consultazione deciso per la caduta del governo Prodi, l'infarto della XV legislatura e le elezioni anticipate, vive la scelta del Viminale con rabbia e sconcerto: «L'election-day il 7 giugno col Referendum sarebbe stato un'ottima cosa, ma l'election day col Referendum una settimana dopo, stretto tra la prima tornata elettorale e il secondo turno delle Amministrative la domenica seguente, è una vera presa per i fondelli». Che alla Lega non piaccia il Referendum si sa: se passassero i «sì» ai quesiti studiati da Guzzetta il Carroccio rischierebbe di esser preso in mezzo. Calderoli, un mese fa, era stato chiarissimo: «Perché dovremmo accettare un sistema che forza tutti ad entrare in due soli listoni? Berlusconi ha già difficoltà a fare il Pdl, figuriamoci se ci obbliga a entrare in un unico cartello elettorale». Quindi, patti chiari amicizia lunga: «Se qualcuno dei nostri alleati volesse sostenere quei quesiti sappia che qualcuno nella maggioranza potrebbe anche votare contro il governo».
L'obiezione formale è nota: un referendum mischiato in mezzo ad elezioni europee, comunali e provinciali rischia di «confondere» gli elettori. Risposta dei referendari: ma non è forse la destra ad additare ogni giorno a modello gli Stati Uniti d'America? Bene: in trentasei degli States, in contemporanea con le ultime presidenziali che hanno visto il trionfo di Barack Obama, gli americani hanno votato su 153 referendum. Dal matrimonio gay (in California) all'assimilazione dell'aborto all'omicidio (Colorado), dall'abrogazione del diritto all'interruzione anticipata della gravidanza (South Dakota) all'uso medico della marijuana (Michigan) fino, nello stato di Washington, al suicidio assistito.
Lo stesso Roberto Maroni del resto, quando stava all'opposizione, la pensava in maniera diversa. Basti tornare all'aprile del 2001, otto anni fa, quando l'allora premier Giuliano Amato rifiutò di abbinare le elezioni in arrivo il 13 maggio, che avrebbero visto il trionfo del Cavaliere e della sua coalizione, con il referendum sulla famosa devolution lombarda indetto da Roberto Formigoni e caro alla Lega. «Una vendetta meschina », sibilò Ignazio La Russa. «Si voterà anche a costo di sistemare dei seggi in piazza», tuonò il futuro ministro dell'Interno, «se si inventasse un rinvio illegittimo per decreto, la Regione Lombardia è pronta ad installare altri seggi e altri scrutatori per i referendum regionali, vicini a quelli delle elezioni». Altri tempi, altri interessi. Formalmente legittimi, per carità. Purché sia chiaro: collocare il referendum elettorale nella domenica in mezzo tra le Europee e i ballottaggi delle Amministrative per puntare al fallimento del quorum costerà appunto agli italiani, stando ai calcoli di lavoce. info, circa 200 milioni di euro in più di spese dirette («quanto fin qui impegnato per la social card») più altri 200 di oneri indiretti. Totale: 400 milioni. Ottanta in più di quei 322 dati nel 2008 dall'Italia, il più tirchio dei Paesi occidentali, in aiuti al Terzo Mondo.
Gian Antonio Stella da www.corriere.it

C'è una mostra su escher a Verona chi sarebbe interessato?RINCARI DA 49 A 83 EURO - «La mancanza di informazione e trasparenza, si legge in una nota di Altroconsumo, ha impedito agli utenti di conoscere le caratteristiche delle nuove tariffe, le modalità di attuare la portabilità del numero da un operatore all'altro e le modalità di rimborso del credito residuo». I rincari, calcolati dall'associazione a tutela dei consumatori, sono stati per profili medi in un anno da 49 sino a 83 euro, con picchi d'aumento sulle singole telefonate di oltre il 100%.
«URGENTE LA CLASS ACTION» - «L'intervento dell'Antitrust - sottolinea Paolo Martinello, presidente Altroconsumo - dimostra la necessità urgente di introdurre la class action nel nostro Paese. L'istituto del risarcimento collettivo si adatterebbe perfettamente a casi come questi, dove, per tali pratiche commerciali scorrette, la multa acquista un significato formale e non restituisce alle migliaia di utenti le cifre incassate automaticamente dai gestori, senza che i consumatori avessero alcuna possibilità di essere informati e di scegliere. Ma la conversione del decreto milleproroghe al Senato ha confermato l'ulteriore rinvio a luglio della norma, e i disegni di legge pendenti sia alla Camera che al Senato sono ancora impantanati nelle commissioni competenti».
RICORSO AL TAR - Contro le sanzioni sia Vodafone che Telecom hanno annunciato «azioni». Telecom farà ricorso al Tar del Lazio. Il gruppo «ritiene di aver agito nel pieno rispetto della normativa vigente e pertanto impugnerà il provvedimento davanti al Tar del Lazio», si legge in una nota. L'azienda ritiene di aver dato «ampia e dettagliata comunicazione alla propria clientela sulla manovra di rimodulazione tariffaria, in particolare riguardo alle modalità per l'esercizio del diritto di recesso i cui tempi sono stati addirittura estesi a beneficio dei consumatori». Vodafone, da parte sua, ha affermato di riservarsi «di dar seguito a tutte le azioni necessarie per riaffermare la correttezza del proprio comportamento». Vodafone, precisa una nota, ha intrapreso la propria operazione di semplificazione tariffaria la scorsa estate «nel pieno rispetto delle regole vigenti».
E ALICE COSTA 3o0 MILA EURO - L'Antitrust, come scritto pocanzi, ha comminato una multa da 300milia euro a Telecom Italia per «pratiche commerciali scorrette» relative ad alcuni piani tariffari Alice. Telecom, si legge nel bollettino dell'autorità, «relativamente ai piani tariffari "maxxi alice facile", "tutto relax internet", "alice mobile data kit compreso" e "maxxi alice 100", non ha informato adeguatamente i clienti del fatto che, superato il bundle, le tariffe extrasoglia avrebbero potuto comportare una spesa estremamente elevata, non ha dato la possibilità agli utenti di monitorare il superamento del bundle e di controllare il traffico dati over bundle, addebitando ai consumatori importi estremamente elevati per servizi da essi non richiesti in maniera consapevole».


