sabato, settembre 25, 2010

RAI Replay

Sul web una settimana di tv Rai
Rai Replay per i programmi che avete perso

Hai perso l'ultima puntata di Tutti pazzi per amore 2? Ti hanno visto in un servizio del Tg2 che ti è sfuggito? Vorresti vedere il reportage del corrispondente Rai dagli USA? O le interviste ai campioni d'Europa dell'Inter? La risposta è sul web, e si chiama Rai Replay.

Non lasciatevi ingannare dall'aspetto sobrio e quasi austero (domina il nero): il portale offre tutta la programmazione degli ultimi 7 giorni, in video streaming on demand di alta qualità, di Rai Uno, Rai Due e Rai Tre (entro le ore 12 del giorno successivo è possibile rivedere quanto trasmesso il giorno prima). Insomma, è un'autentica miniera di centinaia di ore di televisione. Passati 7 giorni, le puntate integrali non saranno più disponibili nella modalità Replay ma i contenuti rimarranno comunque disponibili nella stessa modalità on-demand nelle relative schede programma su Rai.tv.

Trovare quanto si cerca è davvero semplice: scelto il canale (ad es Rai Uno), si seleziona il giorno che interessa (ad es. lunedì 24 maggio) e il programma all'interno del palinsesto di giornata (ad. es Tutti pazzi per amore 2). L'accesso al contenuto in versione integrale (puntata intera) è istantaneo, in qualità “smooth streaming” fino ad 1,6Mbps (più del doppio della attuale qualità di Rai.tv).

Ma non è tutto: il filmato si può interrompere, riavviare e guardare saltando da un punto all'altro proprio come con un videoregistratore ed è possibile anche segnalarlo ad un amico interessato con un semplice click sull'icona della busta o condividerlo su Facebook, aprendo il menu a tendina dell'immancabile 'f'.

venerdì, settembre 24, 2010

Bèh.....

Da www.correre.it

Uno spettacolo desolante

CULTURA POLITICA, DIBATTITO PUBBLICO

Uno spettacolo desolante

Se s i s o l l e v a l o sguardo dalla congiuntura delle cronache giornalistiche quotidiane, e si guarda al quadro d’insieme, lo spettacolo sovrastante gli avvenimenti degli ultimi mesi — crisi della maggioranza di governo, eventualità di elezioni anticipate, prospettive di evoluzione della situazione — è desolante. Solo l’insipienza della classe politica, la programmatica malafede di certi media, un’opinione pubblica frastornata, e ormai incapace di discernere, potevano ridurre a una questione fra berlusconismo e a n t i b e r l u s c o n i s m o l’inattualità delle istituzioni, l’inconsistenza della cultura politica nazionale, la fragilità del sistema politico che ne sono emersi. L’intero spettro delle regole, dei principi e degli istituti che sono a fondamento della nostra vita politica si sono sfarinati, mentre troppi italiani si comportano come degli ultras in uno stadio di calcio. Non si illudano berlusconiani e antiberlusconiani di far uscire il Paese dal tunnel nel quale lo hanno cacciato semplicemente prevalendo gli uni sugli altri.

Se Berlusconi vincesse anche le prossime elezioni, si riproporrebbe lo stesso scenario: gli italiani divisi non sul «che fare» e «come farlo », ma sulla persona del capo del governo e i suoi problemi personali. Se a vincere fosse l’opposizione, nulla cambierebbe ugualmente; si esaurirebbe, con la fine dell’antiberlusconismo, anche la sua stessa forza propulsiva e verrebbero a galla le sue carenze culturali e politiche. Che piaccia o no, la lunga, e sterile, contrapposizione frontale fra berlusconismo e antiberlusconismo è stata l’ultima versione della storica incapacità dell’Italia di essere popolo, nazione. Anche la Francia e l’Inghilterra hanno vissuto periodi di aspre lotte interne che, a volte, hanno messo in discussione la legittimità del potere politico del momento, ma ne sono sempre uscite perché fondate sulle secolari tradizioni di una comunità che è, innanzi tutto, popolo, nazione, prima che Stato; comunità di fini etico-politici divisa solo sui mezzi tecnico-politici per raggiungerli. La Magna Charta inglese è del 1215! L’inattualità delle istituzioni — inadeguate a far fronte alle ricorrenti crisi del sistema politico con procedure chiare ed efficaci — è la bandiera del conservatorismo della sinistra. Che, per difendere lo status quo, si aggrappa alla difesa di regole antiquate, figlie di un mondo che non c’è più. Forse, la sinistra non ha neppure un reale interesse a vincere le elezioni perché già soddisfatta del controllo che esercita su alcuni dei settori chiave della società civile, come la scuola e l’università, lamagistratura, gran parte dei media e dell’editoria, nonché del mondo intellettuale. Una volta al governo, essa deve fare i conti col rivendicazionismo corporativo di quegli stessi settori che ne è la vera forza finché è all’opposizione. Alle doti di equilibrio del presidente della Repubblica si fa, così, carico della responsabilità di tenere in piedi il barcollante edificio democratico, attribuendogli poteri che non ha e una impropria funzione di supplenza della classe politica, incapace di assolvere la propria funzione. È la sostituzione della politica col diritto da parte dei nostri azzeccagarbugli istituzionali.

L’inconsistenza della cultura politica nazionale è l’autentica cifra del centrodestra; ne condiziona la capacità di dar vita al cambiamento promesso, e mai attuato, e di produrre «politiche» davvero modernizzatrici. È anche l’indotto delle corporazioni, degli interessi organizzati, ai quali il suo leader è tutt’altro che insensibile. Non condiziona il centrosinistra perché è proprio su tale inconsistenza culturale che esso fonda la difesa dello status quo in sintonia sia con la propria inclinazione anti-individualista e anti-capitalista, sia con la vocazione anti-modernista degli italiani. La diffusione di una cultura politica autenticamente liberal-democratica è bloccata perché metterebbe a rischio gli interessi corporativi dell’establishment intellettuale. Che boicotta ancora la storiografia liberale (i libri di Rosario Romeo su Cavour e sul Risorgimento) anche alla vigilia delle celebrazioni per i 150 anni dell’Unità d’Italia, in nome di una sua lettura classista, come «rivoluzione contadina mancata», smentita già dal precedente della stessa Rivoluzione francese. Che fu cittadina, parigina, non contadina. La programmatica malafede di alcuni media a larga diffusione impedisce letteralmente la crescita di un’opinione pubblica bene informata e, soprattutto, capace di farsi un’idea fondata sui fatti e verificabile nella realtà. Il popolo di destra e quello di sinistra — che leggono più volentieri i giornali che li confermano nei loro pregiudizi, che gli stessi giornali hanno creato, in una sorta di circolo vizioso quanto surreale, già sperimentato dall’Unità, il quotidiano del Pci, quando era filo-sovietico — vivono una realtà «virtuale» rappresentata, per il popolo di centrodestra, dalle (continue) promesse e dalle (inespresse) virtù taumaturgiche del capo; l’altra, per il popolo di centrosinistra, dalla sua demonizzazione. È nata, così, una nuova figura di italiano che, oltre al proprio «particulare», ubbidisce a un riflesso condizionato di natura emotiva, pro o contro Berlusconi. Un perfetto prodotto del marketing ideologico da parte di un giornalismo che non si prefigge di informare, né di giudicare con onesta coerenza, ma di creare, e addestrare, l’uomo nuovo: l’idiota di parte. Che, a destra, non vota per «una certa idea dell’Italia», ma contro la sinistra, e a sinistra non vota contro la destra— che, forse, voterebbe volentieri se non ci fosse il Cavaliere e non fosse poi troppo innovativa —ma contro una persona, senza chiedersi quale sia il Paese nel quale vorrebbe vivere, quali siano i propri diritti, i propri interessi. Un suddito. Ma—ha scritto Norberto Bobbio — «la democrazia ha bisogno di cittadini attivi. Non sa che farsene di cittadini passivi, apatici e indifferenti». Di tutto ciò dovrebbero, dunque, discutere una classe politica e un sistema mediatico degni di questo nome. Invece, l’immagine che il Paese «ufficiale» proietta di sé —il Paese «qualunque», dell’uomo della strada, è migliore, anche se incapace di reagirvi— è quella di un mondo che degrada, più velocemente di quanto già non si pensasse, verso una sorta di versione (meta-politica, ontologica) dell’Antico Regime, pietrificato come è nel proprio conservatorismo e prigioniero dei propri ritardi culturali.

Piero Ostellino
24 settembre 2010

The italian man who went to Malta

http://www.youtube.com/watch?v=m1TnzCiUSI0

Scusate, oggi mi sto rompendo le noci in ufficio!
E Ciccio con i suoi video erotici sui massaggiatori di sederi tatuati di modelle prestanti non aiuta la concentrazione...

Sara.G è in fibrillazione

Negramaro, anticipazioni album sul web
Sul canale ufficiale della band alcuni secondi del disco

ROMA - Un assaggio del nuovo progetto dei Negramaro, che uscira' prossimamente su etichetta Sugar, sara' disponibile su Youtube. Collegandosi al canale ufficiale della band www.youtube.com/negramaro del sito internet di condivisione video, da domani e nelle prossime settimane, sara' possibile ascoltare e vedere alcuni secondi del nuovo disco, grazie a delle clip video registrate in Canada nel corso della lunga produzione in studio.

23 settembre 2010
da ansa.it


Ed ecco qui i 47secondi di inedito
http://www.youtube.com/negramaro

Come t'invento i sette peccati capitali ...e li infrango uno ad uno

di Alessandro Capriccioli

Curiosando su Wikipedia mi sono imbattuto nella voce "Peccati Capitali": sarà che sono un laicista, ma la tentazione di fare qualche piccola verifica è stata invincibile.

SUPERBIA
Per superbia si intende la ipervalutazione della propria persona e delle proprie capacità, correlata ad un atteggiamento “di superiorità” verso gli individui considerati inferiori.

Ratzinger: “Salvezza solo nella Chiesa cattolica”.
Ratzinger fa squillare le trombe. Ribadisce l'unicità e la supremazia del cattolicesimo, respinge l'idea che le Chiese cristiane possano essere considerate su un piede di parità, proclama fermamente che le religioni non costituiscono vie uguali per raggiungere Dio, perché l'unica via vera resta la Chiesa cattolica.

AVARIZIA
L’avarizia è la scarsa disponibilità a spendere e a donare ciò che si possiede.

Mancato pagamento dei servizi idrici allo Stato Italiano.
Il Vaticano si rifiuta di pagare le bollette per le forniture idriche accessorie legate non solo all'acqua consumata, ma più in generale all'allacciamento idrico, come ad esempio la manutenzione della rete fognaria o la gestione delle acque di scarico. Nel 1999 l'azienda municipalizzata ACEA richiese pubblicamente il risarcimento per 20 anni di servizi non pagati, circa 50 miliardi di vecchie lire. Il Vaticano si rifiutò di pagare il servizio sfruttando il suo status di nazione a tutti gli effetti.

LUSSURIA
Nella dottrina cattolica classica, la lussuria è frutto della concupiscenza della carne (al pari del peccato di gola e dell’accidia) ed infrange sia il Sesto Comandamento che vieta di commettere atti impuri sia il Nono che riguarda il desiderare la donna d’altri.

Promosso il cardinale dello scandalo: polemiche Usa sulle scelte vaticane.
Dall'onta delle dimissioni sulla scia dello scandalo per i casi di pedofilia nella diocesi di Boston all'onore di essere uno dei nove cardinali che avranno l'onore di celebrare le messe funebri per Giovanni Paolo II. E' la sorte di Bernard Law, ex arcivescovo di Boston e attuale arciprete di Santa Maria Maggiore a Roma, una delle quattro basiliche patriarcali.

IRA
Secono la dottrina cattolica, l’ira, specialmente intesa come sentimento di vendetta, è uno dei sette vizi capitali, da cui bisogna astenersi sempre e in ogni caso, pena la maledizione eterna.

Welby, negati i funerali religiosi.
Il vicariato di Roma ha negato i funerali religiosi a Piergiorgio Welby. "Si tratta di un caso troppo clamoroso", ha spiegato il viceparroco della chiesa di Don Bosco, dove la vigilia di Natale dovevano svolgersi le esequie.

GOLA
La gola è il desiderio di ingurgitare più di quanto l’individuo necessita. E’ l’ingordigia di cibi e bevande.

Sigarette, un bicchierino di cognac e spumante per brindare all’eletto.
Ma nel "recinto" del conclave, oltre a "parlare tra loro" e votare, i cardinali mangiano, bevono, dormono e, qualche volta, fumano e scherzano. Ed anche spumante, cognac e sigarette hanno un piccolo posto nella storia dei conclavi.

INVIDIA
L’invidia è un sentimento malevolo nei confronti di un’altra persona o gruppo di persone che possiedono qualcosa (concretamente o metaforicamente) che l’invidioso non possiede.

Il Papa: “E’ un diritto della Chiesa intervenire nel dibattito politico”.
La religione, precisa il Papa, "non può essere relegata alla sfera privata".

ACCIDIA
Il significato del termine è oggi vago, ma resta fortemente connotato, nelle culture cristiane, di implicazioni moralistiche e negative, nel cattolicesimo, infatti, è un vizio capitale costituito dall’indolenza nell’operare il bene.

Il Papa: “Matrimonio e astinenza la strada per prevenire l’Aids”.
"E' di vitale importanza comunicare il messaggio che la fedeltà nel matrimonio e l'astinenza al di fuori di esso sono la via migliore per evitare l'infezione e per fermare la diffusione dell'Aids. Dopo aborto e eutanasia, Benedetto XVI torna a far sentire la sua voce.

23 settembre 2010

giovedì, settembre 23, 2010

Canta sulla "tazza"

C'è chi in bagno ha il telefono e chi... una videocamera per rimprendersi mentre canta...


Ornella Pellegrino dopo "Amici" canta (in bagno)
“Take a walk on the wild side”

http://www.youtube.com/watch?v=Nhsqb5H28bQ

Dicono che il filmato stia spopolando su youtube e che le radio incomincino a mandare a manetta il pezzo. Stiamo parlando della cover di “Take a walk on the wild side” cantata dall’ex di “Amici” Ornella Pellegrino.

Devo dire che non ricordavo una voce così piacevole, dolce, ben calibrata e con una buona pronuncia dell’inglese: la ragazza stupisce parecchio in questa sua rivisitazione del celebre brano di Lou Reed… ma più della canzone ancora a lasciare col sorriso in bocca è il video. Un bagno, un pò di carta igienica, uno spazzolone per il water ed il gioco è fatto: esce così fuori una clip che è stata definita da più fronti “geniale” (ed io mi accodo a questi) la quale dimostra ancora una volta come si possano fare prodotti simpatici e convincenti senza ricorrere a budget stratosferici. Sentiremo ancora parlare di questa ragazza? Glielo auguro!

Ma guarda un po'

L'EX ARBITRO
Byron Moreno arrestato per droga
Il giustiziere dell'Italia ai Mondiali 2002 fermato
all'aeroporto di New York: aveva 6 chili di eroina

NEW YORK - L'ex arbitro ecuadoriano Byron Moreno, che fu decisivo per l'eliminazione dell'Italia durante i Mondiali in Corea nel 2002, è stato arrestato all'aeroporto John F. Kennedy di New York mentre cercava di entrare negli Stati Uniti con almeno sei chili di eroina nascosti addosso. Lo hanno reso noto fonti della Dea, la più importante agenzia antidroga statunitense.

ARRESTATO - Secondo tale fonte i doganieri americani hanno scoperto che Moreno, attualmente impegnato come commentatore sportivo in una radio e in canale tv del suo paese, aveva nascosto la droga nei suoi indumenti intimi.

BUFFON IRONICO - «Sei chili di droga? Secondo me Moreno li aveva già nel 2002, ma non nelle mutande, in corpo...». Prova a scherzarci su, Gigi Buffon, alla notizia dell'arresto di Moreno, ma la battuta è chiaramente amara perché riapre una ferita azzurra. «A parte le battute, quando gente di sport entra in vicende di stupefacenti, vuol dire che si sta raschiando il fondo del barile», aggiunge il portiere della nazionale, tra i pali già nel 2002 quando la direzione di gara dell'arbitro costò l'eliminazione degli azzurri.

«Vuol dire anche - aggiunge Buffon - che si è perso il vero senso dello sport, che sarebbe anche quello di salvare tanti ragazzi dalla strada e da giri pericolosi, come quelli della droga».


21 settembre 2010
da corriere.it

mercoledì, settembre 22, 2010

Asta cimelli Lost

All'asta i cimeli di "Lost"
In vendita mille oggetti della serie tv


La "Lost mania" non conosce confini anche se ormai la popolarissima serie televisiva ha chiuso i battenti.
Il 20, 21 e 22 agosto oltre mille oggetti di scena verranno messi all'asta che si terrà al Barker Hangar dell'aeroporto di Santa Monica, in California. Chi vorrà aggiudicarsi un pezzo di fusoliera, i sedili dell'aereo oppure un abito da naufrago, potrà farlo da tutto il mondo con offerte via Internet.
Ce n'è per tutte le tasche: si va oggetti in vendita per pochi dollari come le lattine di birra a pezzi decisamente più impegnativi come il pulmino vintage bianco e azzurro della Volkswagen usato dagli scienziati del progetto "Dharma" in vendita tra gli 8 e i 12mila dollari".
Sul sito della casa d'arte (www.profilesinhistory.com) ci sono tutti gli oggetti usati sul set di Lost ordinati a seconda del personaggio cui sono appartenuti e una descrizione.

Ce n'è per tutti i gusti: basta consultare il catalogo, o meglio i sei cataloghi: uno per annata, tutti in vendita e scaricabili online. I fan sembrano scatenati e si pensa che le offerte per i singoli pezzi raggiungano cifre da capogiro.

20 agosto 2010
da tgcom.mediaset.it

martedì, settembre 21, 2010

Brescia sul podio... sbagliato!


Le città più inquinate d'Europa?
17 su 30 sono italiane
I dati sono stati raccolti dall'Istat attraverso l'Agenzia europea per l'ambiente. Al primo posto per lo smog la città di Plovdiv in Bulgaria, seguita da Torino, Brescia e Milano. Napoli in testa per la concentrazione di biossido di carbonio e Roma al 181esimo posto su 221 città esaminate

In Italia tira una brutta aria. Nella classifica delle prime 30 città europee più inquinate ben 17 sono italiane. Al primo posto c'é la città bulgara di Plovdiv, seguita da Torino, Brescia, Milano e Sofia.

Ai primi cinque posti per la qualità dell'aria svettano invece Tallinn in Estonia, e Stoccolma, Lund e Malmo in Svezia. I dati, raccolti dall'Istat attraverso l'Agenzia europea per l'ambiente, sono stati pubblicati dal sito di Epicentro dell'Istituto superiore di sanità in occasione della Settimana europea della mobilità.

Il Rapporto prende in considerazione i dati della qualità dell'aria tra il 2004 e 2008. Primato negativo, dunque, per Plovdiv nel 2008, seguita da Torino, che si è classificata prima in questa classifica non proprio onorevole, sia nel 2004 che nel 2005. Il capoluogo piemontese è anche la città europea con la situazione peggiore per la presenza nell'aria del cosiddetto ozono troposferico (che danneggia le vie respiratorie degli esseri umani ma è dannosa anche per piante e animali).

Napoli figura invece in testa alla graduatoria europea per il valore più elevato di concentrazione annua di biossido di azoto, uno dei principali responsabili delle piogge acide, che aumentano l'acidità dei terreni e contribuiscono al degrado dei monumenti. Fra le capitali dei 23 stati dell'Unione europea prese in considerazione dal Rapporto, Roma si colloca al 181esimo posto tra le 221 città esaminate. (Apcom)

20 settembre 2010
da notizie.virgilio.it

Sagra della lumaca

lunedì, settembre 20, 2010

Il batterista immaginario


New York, l'esibizione alla batteria immaginaria


Un senza tetto ripreso per caso nella metropolitana di New York diventa il nuovo idolo della Rete: l'uomo si siede alla sua batteria immaginaria, sistema con cura i piatti e i tamburi inesistenti e poi si lancia in una straordinaria performance silenziosa come se fosse sul palco del vicino Madison Square Garden.
L'azzeccata colonna sonora - il brano Dirty Cartoons della rock band indie Menomena - è stato aggiunto e sincronizzato dall'autore del video


31 agosto 2010
da tv.repubblica.it

domenica, settembre 19, 2010

Foto della settimana


Torri del Sella

31 luglio 2006


Gita in giornata alla seconda Torre del Sella, vicino al Pordoi; per me è la prima volta che arrampico nella zona e lo scenario è davvero formidabile...
Alessio

sabato, settembre 18, 2010

Compleanno del giorno

Ed eccoci alla prima delle "new entry" dell'anno :)

Mamma Bet ti dedica....
"...in un giorno di metà settembre ti farò il regalo mio più grande...."


AUGURI NICOLA!!!!!

venerdì, settembre 17, 2010

INARCASSA - mav settembre

Hola!

finalmente una BELLA NOTIZIA!

abbiam già parlato del nuovo statuto di Inarcassa con le nuove tariffe da salasso...
( per chi se li è persi.... post 1 , post 2, post 3 )

bon, l'unica cosa positiva è che hanno portato il regime agevolato (cioè, si paga la metà) da 3 a 5anni quindi...
tutti noi (o quasi) NON dobbiam pagar il MAV di settembre!!

spiego meglio:
tutti abbiam pagato a giugno la prima rata del 2010 pari a 846 euro, ed in teoria dovevam pagar la seconda rata a fine settembre (credo di 900euro).
Invece a chi è iscritto al QUARTO ANNO (cioè dal 2007) o al QUINTO ANNO (cioè dal 2006) non arriverà la seconda rata in quanto con quella di giugno siam già a posto (in realtà siamo a credito!!!) e pagheremo "solo" il conguaglio al 31dicembre!

Per sicurezza chiamate lo 06 - 85274330
e comunque basta controllar il vostro profilo su inarcassa-online (vi loggate, in alto a sinistra andate in "Estratto conti- soggettivo / integrativo" e noterete che avete un saldo positivo!!!)

Il "casino" è nato dal fatto che hanno approvato lo statuto nel corso del 2010 e quindi la prima rata è stata mandata "piena" a tutti (anche a quelli del quarto e quinto anno).

giovedì, settembre 16, 2010

La lettera del giudice Ayala

(n.d.r.: il giudice Ayala faceva parte del pool antimafia di Falcolne e Borsellino... )


L'intervento
Cosa nostra è cambiata
molte scorte sono inutili

"Da oltre diciotto anni Cosa nostra non ammazza più né magistrati, né poliziotti, né uomini politici, né giornalisti. Per fortuna, mi pare superfluo aggiungere", afferma l'ex magistrato del pool antimafia. "Non è forse, allora, giunto il momento di avviare una responsabile, sia pur graduale, rivisitazione delle scorte in circolazione?"
di GIUSEPPE AYALA

Il tasto è delicato, lo so. Ma lo affronto lo stesso. Le scorte che notiamo al seguito di magistrati e uomini politici rispondono ad un'esigenza reale, o non sono altro che residui di un'epoca per fortuna alle nostre spalle? Propendo decisamente per la seconda ipotesi. Il primo ad essere scortato a Palermo fu Giovanni Falcone. Eravamo agli albori degli anni ottanta. Cosa Nostra aveva inaugurato una nuova strategia, quella di contrapporsi militarmente allo Stato uccidendone i servitori che, con il loro operato, ostacolavano gli interessi mafiosi. Erano stati vilmente trucidati, tra gli altri, Boris Giuliano, il colonnello Russo, Cesare Terranova, Piersanti Mattarella, il procuratore della Repubblica Gaetano Costa. Ed anche un giornalista, Mario Francese.

L'allarme era più che giustificato. In quegli anni nasceva il pool antimafia. Il rischio che correvano i suoi componenti fu ritenuto assai elevato. A tutti venne, perciò, assegnata una scorta. Ne so qualcosa. Ne seguirono altre. Cosa Nostra, infatti, continuava a seminare morte.

Pio La Torre e Rosario Di Salvo, il generale Carlo Alberto Dalla Chiesa, Emanuela Setti Carraro e Domenico Russo, Rocco Chinnici, i due carabinieri Trapassi e Bartolotta, il portiere del palazzo Li Sacchi, ed altri ancora. In quel drammatico contesto storico la protezione delle vittime potenziali della furia mafiosa era necessaria e doverosa. Lo Stato doveva pur difenderle in qualche modo. Non sempre ci riuscì. Ne sanno qualcosa, per esempio, i familiari di Beppe Montana, Ninni Cassarà e Roberto Antiochia. Siamo nell'estate del 1985. Il 1992 ci ha lasciato due date che non saranno mai dimenticate: il 23 maggio e il 19 luglio.

Da allora è partita una fase completamente diversa. La strategia di Cosa nostra è radicalmente cambiata. La lista dei cosiddetti cadaveri eccellenti non ha avuto più bisogno di aggiornamenti. È una lista bloccata. Le stragi dell'estate 1993 a Roma, Firenze e Milano, infatti, sono anomale quantomeno per due ragioni. Sono state consumate fuori Palermo e hanno provocato vittime inermi che nulla avevano a che fare con le attività mafiose. Riina e Provenzano che conoscono la chiesa di S. Giovanni al Velabro o l'Accademia dei Georgofili è dura da credere. È ragionevole supporre che Cosa nostra non agì da sola. Come in altre tragiche occasioni. Ultime quelle dell'anno precedente. Ma questo è un altro discorso. Comunque sia, il calcolo è facile. Da oltre diciotto anni Cosa Nostra non ammazza più né magistrati, né poliziotti, né uomini politici, né giornalisti. Per fortuna, mi pare superfluo aggiungere.

Mi si darà atto, quindi, che l'attuale contesto storico è ormai del tutto diverso rispetto a quello del tragico passato che ho rievocato. E lo è stabilmente, visto il tempo trascorso. Non è forse, allora, giunto il momento di avviare una responsabile, sia pur graduale, rivisitazione delle scorte in circolazione? È mai possibile che non bastino diciotto anni per indurre chi di dovere a porsi finalmente il problema? Potrebbero cominciare a dare il buon esempio i diretti interessati. Io l'ho fatto. Non è stato facile. Ci provai per la prima volta nel 1998. Già allora avvertivo l'inutilità della scorta.

Provai a liberarmene. L'allora ministro dell'Interno, Giorgio Napolitano, alla fine di un cordialissimo colloquio mi comunicò che me lo potevo levare dalla testa. Con molto garbo mi spiegò anche le valutazioni che gli impedivano di assecondare la mia richiesta. Erano ragionevoli. Mi è andata meglio al secondo tentativo nel 2001. Dopo quasi diciannove anni di vita blindata ho ritrovato la mia libertà. È stata una sensazione talmente forte che continuo piacevolmente a gustarla.

Ma, ancora di più, il problema se lo devono finalmente porre i responsabili delle assegnazioni di scorte e, cioè, tanto per essere chiari, i componenti del Comitato Provinciale per l'ordine e la sicurezza, presieduto dal Prefetto. Non guasterebbe una direttiva del ministro dell'Interno. Sono un uomo di mondo e, in quanto tale, so bene che la revoca della scorta viene vissuta da alcuni destinatari come una sorta di deminutio. Il venir meno di uno status symbol. Negarlo è da ipocriti. Ciò malgrado, mi piace pensare che non sia questa la ragione per cui non si comincia a intervenire. Con prudenza, certo, ma anche con decisione. Il ritardo è già colpevole. In tempi di vacche magre come quelli che viviamo, il recupero di risorse, mezzi e uomini da destinare ad altre finalità istituzionali, magari preminenti, non rientra forse nei doveri di chi è chiamato a servire al meglio le istituzioni?

E poi, diciamocelo con franchezza, ci sono scorte al cospetto delle quali mi è stato chiesto: "Ma a chistu cu l'av'ammazzari?". Confesso di essermi rifugiato nel silenzio. Unica difesa dall'imbarazzo del dileggio. La mafia, purtroppo, è una cosa seria. Può l'antimafia concedersi il lusso di non esserlo? Non vorrei che l'eccessiva cautela possa avere a che fare con talune, episodiche presunte minacce, quali l'invio a qualcuno di buste contenenti proiettili. Suggerisco, in proposito, di indagare sino in fondo per accertare l'identità del mittente ma, soprattutto, di ricordare che né a Falcone, né a Borsellino, a quanto mi risulta, furono mai recapitati analoghi plichi. Intelligenti pauca.

12 settembre 2010
da palermo.repubblica.it

Voi tutti siete sul sentiero giusto, a meno che non vi blocchiate da qualche parte. Il sentiero è semplice ed è facile e tutto ciò che occorre è lasciarsi andare, abbandonarsi, nel silenzio o nella risata, o nella musica o nella danza.
Ricordate : la parola più spirituale nell'esistenza è questa... lasciarsi andare. OSHO

mercoledì, settembre 15, 2010

http://www.unavignettadipv.it/public/blog/blog.php?id=752

Terremoto in Friuli

Due sabato fa mi sono imbattuto in questo articolo sul terremoto del Friuli del 1976... come penso quasi tutti noi (non essendo ancora nati), non so moltissimo dell'argomento... ma questo testo risulta utile per farsi un'idea di massima (per approfondire qui c'è un post sulla storia delle ricostruzioni post-sisma in Italia) su come siano state affrontate le emergenze post-terremoto in Irpinia (Campania - 1980), nel Belice (Sicilia - 1968) e Friuli appunto.
Sono passati 30anni, ma mai come ora l'argomento è attuale: tg&giornali non parlano quasi più de L'Aquila, ma ciò non significa che sia tutto risolto... durante i primi mesi dell'emergenza la reazione dello Stato & tutti gli enti che sono corsi in Abruzzo è stata incredibile! Ora però si è entrati in una fase forse ancora più importante e le scelte che verranno prese avranno ripercussioni per i decenni successivi... il rischio di aver una nuova "Irpinia/Belice" è dietro l'angolo... ed intanto in Abruzzo le scosse continuano...

buona lettura

Quella regione testarda che
ha battuto le new town
Dopo il sisma del 1976 i «furlani» hanno rifiutato di lasciare i paesi distrutti così come avevano resistito all’Austria nel 1848. E oggi tutto è tornato com’era

«Ecumò ce hao di paja?». Così disse la vecchia terremotata, sotto gli occhi di padre David Maria Turoldo. I soccorritori le avevano appena consegnato un paio di coperte e dei viveri e lei voleva sapere: «E adesso cosa devo pagare?». Spiegava il frate poeta che lì c'era il senso di tutto: «Una ricostruzione, per essere vera, perché sia segno di civiltà e abbia un valore, non può essere regalata. Una ricostruzione si paga e basta: allora ha un valore. Una cosa si deve fare con le proprie mani, allora la si ama». Quindi «è bene che non ci sia dato nulla in regalo».

Sia chiaro: non è che lo Stato non abbia fatto la sua parte, dopo la doppia randellata che il sisma diede alle colline delle prealpi carniche il 6 maggio e l'11 settembre del 1976 uccidendo 989 persone alla prima conta più tutti quelli morti nelle settimane seguenti negli ospedali. Anzi, per una volta la macchina pubblica, Stato, Regione, Provincia, Comunità collinare e Comuni furono all' altezza della sfida. Al punto che Italo Calvino si sbilanciò a scrivere che «i responsabili politici lavorarono unitariamente mettendo insieme quei tesori di impegno, di finezza, di pazienza e di moralità che occorrono per il successo di una battaglia politica perché questo era l'imperativo categorico dettato dalla loro coscienza». Senza badare, per una volta, alle tessere di partito.

[.....]

Eccolo qui com’è, oggi, il cuore di Gemona. Il Duomo, il palazzetto gentilizio che ospita la ricca cineteca del Friuli, le stradine, le piazzette... Certo, le foto di allora con quegli ammassi di macerie dicono che quasi nulla è davvero «originale». Insomma, la «purezza » delle pietre antiche non è poi così antica. Se chiedi alle persone se avrebbero preferito buttar via tutto e tirar su una new town, però, ti guardano di traverso.

E così a Venzone, dove puoi vedere forse l'espressione migliore di quella filosofia che dominò la ricostruzione: «dov'era, com' era». Dov'era e com'era è il possente muro di cinta, dov'era e com'era è la porta di accesso al borgo, dov'erano e com'erano sono i palazzi allineati lungo la strada principale. Ma soprattutto, bellissimo, dov'era e com'era è il Duomo, che era stato inaugurato nel 1338 da Bertrando di Saint-Geniés, patriarca- guerriero di Aquileia e dopo avere barcollato alla prima botta sismica di maggio, era stato annientato dalla seconda di settembre.

Architetti, restauratori, ingegneri, storici dell’arte ed esperti vari erano tutti d'accordo: danni troppo gravi, impossibile ricostruire. Meglio fare una chiesa nuova. Qualcuno andò oltre, proponendo di coprire il paese intero con una gran cupola di plastica. Mai, dissero gli abitanti. E quando arrivarono le ruspe, sbarrarono loro la strada. E firmarono in massa (630 su 650 adulti) una petizione: com’era e dov’era. La leggenda, raccolta per Epoca da Gualtiero Strano, narra che a un certo punto il sovrintendente tentò di mettere in riga il prete, Giovan Battista Della Bianca: «Lei stia sul suo altare a dire la messa che a fare gli architetti ci pensiamo noi». E quello: «Se siete inefficienti faremo noi anche gli architetti ». Finì che i cittadini recuperarono tutte le pietre del loro Duomo, le caricarono sui furgoni e le carriole e le sparpagliarono in un grande campo: 7.650 pietre. Numerate una ad una grazie alla perizia fatta dopo la prima scossa.

«Ognuna di queste pietre, quando il Duomo fu edificato, costò una giornata di lavoro a un uomo: 7.650 pietre sono 7.650 giorni», spiegò il pievano, «Venti anni di fatiche, sudori, sofferenze non potevano finire in discarica ». Ci misero anni, i venzonesi, ad averla vinta. Ma ora il Duomo è lì. E chissà che rivederlo non abbia salvato delle vite. Le statistiche degli anni seguiti alla catastrofe, infatti, dicono che lo spaesamento tra i sopravvissuti più fragili fu tale da far impennare i suicidi fino a raddoppiare (11,6 contro 5 ogni centomila abitanti) la media nazionale.

Non solo a Gemona, Osoppo o Venzone fu sconfitta la teoria delle new town: «Secondo l'ingegnere autore della prima bozza del piano urbanistico — ricorda l'architetto Luciano Di Sopra, che del «modello Friuli» fu uno dei protagonisti come firmatario del piano di ricostruzione —, il sisma dava l'opportunità di abbandonare le zone danneggiate e trasferire la popolazione lungo l'asse Udine- Pordenone, con una ricostruzione resa più rapida dall'impegno integrale della prefabbricazione edilizia per realizzare nuovi edifici antisismici».

Impugna un libro scritto dopo essersi occupato di varie catastrofi in giro per il mondo compreso inizialmente («ma non facevo parte di nessuna cricca partitica e mi fecero fuori») il sisma in Irpinia. Si intitola Il costo dei terremoti. E’ pieno di cartine: «E’ stata una mania sovietica quella di spostare gli abitanti in new town permanenti—ammicca immaginando l'effetto che può fare a Berlusconi —. E’ il modello Belice. Ecco cosa hanno fatto a Montevago, Salemi, Salaparuta... Per non dire di Gibellina, spostata a una trentina di chilometri di distanza lasciando spazio ad architetti e artisti che avevano in testa modelli di periferie del Nord Europa. Il risultato è lì. Prendete Venzone e Gibellina Nuova. C'è qualcuno che pensa che andasse fatta la scelta siciliana?».

Corsi e ricorsi storici. La stessa scelta era stata fatta nell'isola dopo il terremoto che nel 1693 aveva devastato la Valle di Noto, causato almeno 60 mila morti e raso al suolo 25 centri. Fra i quali Occhiolà, feudo del principe di Butera. Il quale decise di spostare il borgo, di chiamarlo Grammichele e di prendere a modello la fortezza di Palmanova. In Friuli.

«Non ripetiamo il Belice», titolò il Corriere il giorno dopo il terremoto ai piedi della Carnia. Eppure non erano solo gli ingegneri «sviluppisti» a essere perplessi sulla possibilità di restituire la vita a quei paesi. «Non posso dimenticare l'incubo che a quattro mesi dal sisma domina in questa città morta», scriveva ai primi di settembre da Gemona il nostro Alfredo Todisco senza immaginare che giorni dopo sarebbe arrivata la seconda batosta, «Restaurare Gemona sarebbe come restaurare Ercolano o Pompei».

Ma si sa come sono i friulani: teste dure. Lo sa Vienna che, come spiega il professor Salimbeni nella pagina seguente, ebbe modo di assaggiare di che pasta erano fatti nel 1848, in occasione dell'eroica difesa della fortezza di Osoppo, uno degli episodi purtroppo meno noti del Risorgimento. Lo scrisse mezzo secolo fa, spiegando che i canadesi distinguevano gli italiani «in due grandi categorie: quelli del Friuli e gli altri», Gianfranco Piazzesi. Affascinato, lui, toscano di questo «popolo di emigranti plasmati con sapienza dal parroco: fatti apposta dal buon Dio per rifornire la comunità nazionale di muratori, di carabinieri e di domestiche. Un popolo che risolveva molti problemi e non ne creava nessuno».

Decisero di far le cose a modo loro e le fecero. Senza che ancora esistesse, così come la conosciamo oggi, la Protezione civile. Senza le scorciatoie emergenziali che oggi sono ritenute assolutamente indispensabili. Senza esibizioni muscolari. Senza l'alone mistico di uomini della Provvidenza. Bastò il buon senso e l'efficienza di Giuseppe Zambeletti, il sottosegretario che forse avrebbe potuto dare di più a questo Paese se non lo avessero fatto fuori alla prima occasione. Bastò la saggia decisione andreottiana di delegare il più possibile alla Regione e ai Comuni. Bastò una netta divisione dei compiti settore per settore. Bastò la collaborazione (questa sì una fortuna irripetibile) di quei 57mila militari che in quegli anni in cui c’era ancora la Cortina di ferro erano acquartierati nelle caserme a ridosso della frontiera jugoslava.

Determinante, certo, fu lo spirito dei friulani. Basti ricordare quanto disse anni fa l'allora presidente regionale, il dc Antonio Comelli: «Prima pensammo alle fabbriche, al lavoro, alla produzione. Poi alle case. Ricordo ad esempio che l'anno dopo il terremoto prelevammo 300 o 350 miliardi dal fondo per la ricostruzione per l'autostrada Udine-Tarvisio che era arrivata solo fino a Gemona. La gente era ancora nelle baracche. Pensammo: è giusto farlo, ma questa è la volta che ci linciano. E invece la gente capì: occorreva ripartire abbinando ricostruzione e sviluppo». Una scelta difficile, ma compresa: «Molti rinunciarono ai contributi statali. Chi aveva un danno non troppo grave si vergognava un po' a chiedere soldi che magari servivano da altre parti». Il contrario di quanto sarebbe accaduto pochi anni dopo in Irpinia con l'allargamento dei comuni colpiti: alla prima conta 36, all'ultima 687. A un certo punto il Gazzettino confrontò le due catastrofi. Itinerari opposti: fatti 100 i finanziamenti al momento del disastro, sette anni dopo gli stanziamenti per Gemona o Buja erano ridotti a 38, quelli per Sant’Angelo dei Lombardi o Nusco erano saliti a 132.

Di soldi dallo Stato, comunque, anche in Friuli, ne arrivarono: al 31 dicembre ‘95, quando la ricostruzione poteva ormai considerarsi conclusa, il pallottoliere si fermò a 12.905 miliardi. Nove miliardi di euro d’oggi. Un settimo dei 66 spesi in Campania.

Certo, i friulani ci misero forza e cuore. Ma quanto hanno pesato, sui fallimenti in Belice e in Irpinia, le scelte diametralmente diverse della politica, che certo non possono essere superficialmente addebitate alla «pigrizia » dei siciliani e dei campani?

Marco Fantoni se lo ricorda come fosse ieri mattina, quel 6 maggio. Tutti i capannoni dello stabilimento di Osoppo in cui produceva mobili e pannelli furono devastati dalla botta: «Sulle prime ci venne da piangere: un disastro. Ma era inutile star lì a lagnarci. Era un giovedì sera. Mentre organizzavamo nel piazzale un centro per le roulotte per ospitare le famiglie dei dipendenti, abbiamo cominciato a consolidare con dei tiranti l'unico capannone rimasto in piedi e a portarci i macchinari che ancora potevano essere riparati. Il lunedì mattina ripartimmo con la produzione. Un mese dopo brindammo al primo mobile della rinascita».

Dice che no, non ha chiarissimo se il terremoto abbia dato un'accelerazione allo sviluppo delle aziende della zona e in particolare della sua: «Va' a saperlo... Eravamo già ben avviati. Fu una sfida, questo sì: dovevamo mostrare di essere più forti della sfortuna». Certo è che al momento della scossa i dipendenti erano 310 e il fatturato di 6 miliardi di lire. Dieci anni dopo, i primi erano saliti a 510 e il secondo a 49. Un'impennata proseguita (360 milioni di euro nel 2007) fino alla grande crisi internazionale.

Fortuna dovuta a una pioggia di aiuti pubblici? «Mica tanto — risponde il figlio Giovanni, già presidente degli industriali friulani —. I contributi a fondo perduto sui danni accertati furono pari al 30% del danno subito per le aziende distrutte e al 20% per quelle danneggiate ». Finanziamenti? «Fino a 12 anni con 3 di preammortamento al tasso del 4%. La Regione, certo, faceva da garante. E questo aiutò. I soldi, però, li abbiamo dovuti restituire».

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4 settembre 2010
da corriere.it

S. Faustino come Montmartre

Su segnalazione di Ciccio...


La storia nell'arte al Carmine:
fascino e storicità del nostro Montmartre

Lungo tutta la via e nelle piazzette o contrade circostanti si assisterà all'esposizione di un elevato numero di artisti.

giovedì 16 settembre dalle 19 alle 23
via S. Faustino - Brescia (chiusa al traffico)

Pittori, scultori, musicisti ... faranno da cornice ad un quartiere che, per una sera, si prospetterà agli occhi dei cittadini come laridente e pittoresca collina che sovrasta Parigi.
Un po' ovunque ci si imbatterà nell'arte e nella poesia di artisti di ogni genere che, avvolti dalla naturale e suggestiva scenografia del Carmine, enfatizzata da scorci illuminati con lampade colorate e candele, scalderanno i cuori del pubblico dando una visione poetica di tutto il quartiere.

La serata verrà impreziosita da concerti di artisti bresciani.

da comune.brescia.it


Alcune delle postazioni artistiche in programma:
1) Loris Piovanelli & Elisabetta Rossi (zona karaoke)
2) Cristiano Saleri & Giancarlo Gandossi
Stefano Gustinelli & Stefano Bosio
3) Jeans & Gin
2 Strong
4) Dueparole Acoustic Band
Acoustic Karma
5) MADN Acoustic Trio
Consonanze Armoniche
6) Gioènda (musica irlandese/scozzese)
Ballerini di musica irlandese
7) Accademia Flamenco
8) Hip-Hop con gli Zero in Condotta
e molto altro.................

da curiosarte.it


martedì, settembre 14, 2010

Machete e Barney...

Andate a vedere Machete quando esce in Italia (se non é giá uscito...), fa troppo ridere!!!

Anche se dal trailer non si direbbe:


E non lo conoscete, guardatevi "How I met your mother" ("Alla fine arriva mamma" mi pare in italiano). Abbiamo tutti da imparare da Barney Stinson!


Besos!

Dancing at the Movies

Sto video è davvero notevole: un mix di una quarantina di scene di ballo da film famosi!
Il montatore è un genio e il risultato è davvero bello B-)


Da Grease a Footlose, un solo grande ballo

Spopola sul Web l'omaggio al cinema ballato relizzato da un utente di YouTube, Mart138, che ha incollato a tempo di musica - come fosse un'unica, imponente coreografia - le scene di danza di circa 40 film.

L'intro del filmato spetta a due indimenticabili pellicole legate al ballo: Flashdance e Dirty Dancing. Il resto è un susseguirsi di passi storici, da quelli di Grease a quelli di Moonwalker di Michael Jackson. Il tutto sulla musica anni Ottanta di Footlose di Kenny Loggins.

1 settembre 2010
da repubblica.it

lunedì, settembre 13, 2010

Festa dei fiori 2010

Su segnalazione di Ciccio...

14 - 19 settembre

La festa di Santa Croce a Monte Isola tra fiori, colori e tradizione

La quinquennale festa di Santa Croce (a Carzano), conosciuta anche erroneamente come "festa dei fiori di Montisola", è una celebrazione solenne conosciuta in tutta Italia e che ha per cornice la favolosa isola del lago d’Iseo: Monte Isola. La festa ha luogo in due piccoli borghi medievali, Carzano e Novale, che ogni lustro vengono addobbati a festa con arcate ricoperte da rami di pino e fiori di carta fatti rigorosamente a mano dagli abitanti del luogo.

I due paesi si presentano così in una veste unica ed eccezionale che la sera riesce a divenire, se possibile, ancor più magica poiché ogni arcata risplende di tante piccole luci bianche che rendono l’ambientazione da favola. Non manca mai nemmeno la tradizionale pesca di beneficenza che viene organizzata per raccogliere alcuni dei fondi (raccolti anche grazie all'autotassazione degli abitanti stessi) che si rendono necessari per l'organizzazione dell'evento.

Come già detto tutto il lavoro è rigorosamente manuale ed autofinanziato dagli abitanti mentre le tecniche di creazione dei fiori, che ad ogni edizione vengono affinate, sono tramandate di famiglia in famiglia e di generazione in generazione.

Si pensi che nell’ultima edizione, quella del 2005 si stima che siano stati realizzati ed esposti al pubblico più di 200 000 fiori. Questi, partendo da una produzione di inizio ‘900 quasi esclusiva di rose (fiore divenuto simbolo della festa), sono ora di ogni tipo e gli abitanti stessi fanno a gare per realizzare fiori sempre più belli e veritieri tanto che la fotografia tipica della festa rappresenta un’ape che si posa su di un fiore alla ricerca del nettare oppure di un visitatore che stregato dalla magia del luogo si avvicina ai fiori per annusarne l’odore.

Il fulcro delle manifestazioni è da tradizione il 14 settembre giorno in cui la Liturgia celebra la festa dell'Esaltazione della Santa Croce: nel piccolo borgo si svolge la processione con la S. Reliquia della Croce di Cristo che normalmente è conservata in un reliquiario d'argento a forma di croce del XVIII secolo.

da monteisola.eu


Qui potete scaricare il
PROGRAMMA in pdf


Qui ci sono immagini e storia della festa:
http://www.tuttomonteisola.it/redazionale/santacroce.html

youtube.com/movies

Forse non tutti sanno che esiste su youtube un canale in cui si posso veder interi film:


sono film vecchi e per lo più sconosciuti, in lingua inglese...
ma è un inizio visto che...


Su YouTube film gratis a breve:
c’è l’accordo con MGM


Il portale più famoso del mondo per la condivisione di brevi filmati, YouTube, ha deciso di espandere i propri confini; è stato infatti raggiunto un accordo tra MGM e, appunto YouTube, che consentirà di mandare su YouTube film gratis.

Dunque si apre una nuova era e, dopo i brevi videoclip e i trailer, YouTube apre una sezione dedicata ai film; la ragione è chiaramente dettata dalla sempre maggiore concorrenza.

Infatti, se YouTube è il più famoso sito per i videosharing, il portale americano Hulu che permette ai propri utenti di poter vedere gratuitamente i film in streaming, lo sta velocemente raggiungendo e presto potrebbe esserci il sorpasso sia per quanto riguarda la qualità dei filmati sia per numero di utenti.

Per iniziare, dunque, YouTube aprirà con la sezione ‘Oldies’. I film che saranno quindi visualizzabili sul portale saranno pellicole datate e, allo stesso modo, anche i filmati della sezione televisiva con serie storiche; tuttavia i titoli saranno di sicuro interesse per tanti appassionati.

I filmati offerti dalla MGM saranno accompagnati dalla pubblicità i cui proventi andranno ripartiti tra la casa di produzione cinematografica e YouTube.

Resta infine da sottolineare che al momento la sezione dedicata ai film sarà solo ed esclusivamente in lingua inglese.

A chi non conosce bene la lingua non resta che mettersi a studiare o in alternativa pazientare fino ad una versione che consentirà la visualizzazione anche in lingua italiana.

1 settembre 2010
da economia.tuttogratis.it



PS: se c'è qualcuno appossiato di film datati (molto datati... si parla della prima metà del secolo scorso) in lingua originale, questo è il sito che fa per lui

domenica, settembre 12, 2010

Foto della settimana


Cresta Croce
1 luglio 2006


Siam sempre nella tre giorni sull'Adamello; in particolare, qui, una volta scesi dal Bivacco Laeng e aver attraversato tutta la Vedretta della Lobbia siam saliti a Cresta Croce, fino a trovare questo cannone, il segno più grosso, tra i tanti presenti sull'Adamello, della guerra del '15-'18; pensare che in questi luoghi, dove con fatica ci arrampichiamo noi ventenni del 2000, novant'anni fa milioni di nostri coetanei ci combattevano e ci perdevano la vita, fa veramente venire i brividi...
Alessio

sabato, settembre 11, 2010

Rimborso Iva sulla tassa rifiuti


Rimborso Iva sulla tassa rifiuti
firma la petizione di Altroconsumo

Un balletto lungo un anno
Con la sentenza 238 del 2009 la Corte Costituzionale aveva riconosciuto la natura tributaria della Tia (Tariffa igiene ambientale), con la conseguenza di non poter essere assoggettata ad Iva. Per quasi un anno i Comuni sono andati avanti in ordine sparso nel concedere o no i rimborsi e nel continuare o no ad applicare l'Iva, anche perché il Governo non ha mai preso una decisione definitiva in merito. Qualche mese fa, rispondendo a un interpello presentato dalla Trevisoservizi, l'Agenzia delle entrate ha chiarito che l'Iva non doveva essere applicata alla Tia, in quanto tributo. Cosa significava questo? Che gli utenti della Trevisoservizi sono stati liberati dal balzello.

Novità (negative) dalla manovra
Nella manovra correttiva di quest'estate, il Governo ha inserito un articolo interpretativo che nega la natura tributaria della Tia e di conseguenza è compatibile con l'applicazione dell'Iva ed elimina alla radice la possibilità di chiedere il rimborso di quella pagata. In pratica viene data un'interpretazione opposta rispetto alla sentenza della Corte Costituzionale.
Altra novità: nell'articolo si dice che le controversie sorte dopo il 31 maggio 2010 sono di competenza del giudice ordinario, quindi non di quello tributario. Difficile, in pratica, capire quando inizia una controversia e di conseguenza a quale giudice bisogna rivolgersi.

Una petizione per i contribuenti
Con la nostra petizione chiediamo che il Governo prenda una decisione definitiva, in linea con la sentenza della Corte Costituzionale, e che ai contribuenti venga rimborsata l'Iva pagata negli anni passati. Lo scorso gennaio abbiamo scritto al Ministro Tremonti chiedendo la modifica del testo unico dell'Iva e di convertire in credito d'imposta (da usare in compensazione di altri tributi da pagare) quanto fin'ora indebitamente pagato. Non abbiamo ricevuto alcuna risposta.

Il modulo per il rimborso
Qui sotto trovi il modulo che avevamo predisposto a suo tempo, sulla base della sentenza della Corte Costituzionale, per chiedere il rimborso dell'Iva. Ovviamente a questo punto non è il caso di presentarlo, almeno fino a che non si arrivi alla conclusione auspicata.

Firma la nostra petizione per chiedere il rimborso e per recuperare l'Iva pagata gli anni scorsi.
Rimborso Iva sulla tassa rifiuti: siamo già in 8297
Modulo per rimborso Iva sulla tassa rifiuti con note esplicative
Scarica il documento in pdf.

19 luglio 2010
da altroconsumo.it

venerdì, settembre 10, 2010

XXX CAMPIONATO MUSICI E SBANDIERATORI A VR


Questo weekend a Verona. Per coloro a cui piacciono le coreografie, gli esercizi d'abiltà, il rullare di tamburi e il suono degli ottoni è un appuntamento da non perdere! Oggi ho visto le prove, semplicemente spettacolari!
Qui c'è il link del programma.

"Uguali nella diversità"

Lograto 19 settembre 2010
" Uguali nella diversità "


Il GRUPPO AMBIENTE e DUATHLON DI LOGRATO con il sostegno dell’ Amministrazione
Comunale di Lograto, alla luce dell’esperienza maturata nell’organizzazione della manifestazione di Duathlon, arrivata alla sua terza edizione, si fanno promotori dell’organizzazione di una giornata di sport per tutti, in collaborazione con le associazioni POLISPORTIVA BRESCIANA “NO FRONTIERE” e FONDAZIONE 3D ONLUS che promuovono e realizzano da anni progetti sportivi ed educativi.
Il nome scelto per la manifestazione è “Uguali nella diversità”, l’evento è stato programmato per il 19 settembre 2010 e vuole essere una “festa dello sport” cioè un evento di sensibilizzazione sulle discipline sportive dedicate sia ad atleti diversamente abili che normodotati.
Lo scopo della manifestazione è dimostrare come lo sport sia motivo di unione e di azzeramento delle cosiddette diversità, servirà inoltre a far scoprire l’importanza dello sport in tutte le condizioni di vita e far divertire i partecipanti facendo conoscere con l’occasione anche la realtà sportiva, territoriale ed ambientale di Lograto.



Tutte le associazioni di Lograto parteciperanno a questa giornata di festa & aggregazione. Per far si che tutto funzioni al meglio, è necessario l'aiuto di molti volontari: non serve nessuna dote particolare, si possono accompagnar gli atleti disabili nella "corsa" che si svolge la mattina, aiutare nelle attività che si fanno il pomeriggio al centro sportivo, dare una mano in cucina o fare servizio lungo il percorso. Insomma, chiunque abbia voglia di passare una giornata speciale è il benvenuto.
PER INFORMAZIONI
contattare Angelo Bulgarini cell. 348 3135844 o scrivere a duathlon.lograto@libero.it

giovedì, settembre 09, 2010

Tangenziale sud addio...

Avete notato quei simpatici apparecchietti più o meno nascosti in tangenziale a Roncadelle, dietro i cartelloni della provincia e appesi al ponte metallico? Ecco il triste perchè della cosa (riporto in parte dal giornale di Brescia, il resto, se vorrete andare a vedere, è qui):

Tangenziale Sud e gallerie di Pisogne: verso il controllo della velocità media

Una parte della Tangenziale Sud e le gallerie di Pisogne dell'ex Statale 510: sono i due tratti per i quali la Provincia sta studiando l'installazione di un sistema elettronico di controllo della velocità media, concettualmente analogo a quello operativo sui percorsi autostradali dove opera il Tutor.
[...]
Oltre alle gallerie di Pisogne, si progetta di controllare la velocità media anche sul tratto della Tangenziale Sud. «La procedura del bando prevede una tempistica che dura almeno due mesi, dunque è realistico pensare che tutto si possa concludere alla fine dell'anno» continua il comandante. Intanto, quindi, la rilevazione nel tratto di Roncadelle avviene regolarmente, anche se non vengono comminate sanzioni.

Quindi se volete lanciarvi ad un giro delle tangenziali alla "Pascal rides Paris" è meglio lo facciate prima della fine dell'anno. E poi saranno mazzate! Uffa...

Magnalonga di Franciacorta

In teoria le iscrizioni son già chiuse (son un rinco... Paola me l'ha segnalata 2 mesi fa...)
ma se qualcuno è interessato tentar non nuoce e una telefonata la può far

Domenica 12 settembre

Drop Box: una figata!

I vostri files sempre
con voi con DropBox

Non è un articolo prettamente Apple ma di sicuro il servizio gratuito di cui vi sto per parlare sarà sicuramente utile a tutti quelli che hanno bisogno di condividere i files con tanti computer connessi ad Internet o di avere i propri files in qualunque posto del mondo ci si trovi.

Si tratta di DropBox , un’applicazione semplice quanto utile e, nella sua versione base, free !

Dropbox funziona in questo modo: per cominciare si fa un account sul sito getdropbox.com e si scarica un piccolo applicativo che, per la cronaca, c’è per Windows, Linux e Mac OS quindi, se avete tanti computer in posti diversi DropBox fa al caso vostro.

In pratica DropBox vi creerà una cartella sul vostro computer e, ogniqualvolta avete bisogno di mettere in remoto dei files, li trascinate all’interno e DropBox fa il resto.

NON SOLO!

Se dovete passare un file più o meno pesante a qualcuno, DropBox vi permette di fare una cartella “pubblica” dove chiunque (in possesso di credenziali o del vostro link) può accedere e prelevare il file. Molto comodo se si pensa che al giorno d’oggi non tutti hanno account di posta elettronica che supportano grossi traffici di dati e, anche GMail che ha una buona capacità, è comunque limitata per quello che concerne l’invio e la ricezione di grossi files.
Il punto finale (ma non ultimo in ordine di importanza) è che la vostra directory remota può essere consultata e gestita direttamente sul sito.

La versione free (DropBox basic) prevede uno spazio sul disco remoto di 2GB ma per chi dovesse essere particolarmente esigente c’è il sevizio a pagamento e con 9,99$ al mese (o 99$ l’anno) vi daranno a disposizione ben 50G.

Per concludere aggiungerei che il servizio è ottimo, ha una banda davvero buona e il fatto che sia gratuito e gestibile anche direttamente sul sito è davvero geniale.

Per il resto vi rimando al sito ufficiale GetDropBox.com ma più in particolare al Drop Box Guided Tour uno screencast (in Inglese) ma davvero molto chiaro sul funzionamento.




E' davvero comodo!!! In pratica si ha una cartella di 2GB a cui si può aver accesso da qualsiasi posto!!!!
Si installa un programmino la prima volta sul pc, e poi si può gestir il tutto online da qualsiasi computer in qualsiasi luogo.

E' stra utile per lavoro: puoi condividere con chi voi una o più cartella e così scambi in tempo reale file di qualsiasi dimensione!!!! (x i MAC ad esempio ti si apre una finestrella che ti avvisa quando qualcuno ha messo qualcosa di nuova nella cartella DropBox).
Niente più menate di file troppo grandi da scambiar via mail quindi!

Aprir un account è facilissimo: facendolo da questo link

http://www.dropbox.com/referrals/NTEwNTc5NjcyOQ

(grazie Lucio) avrete ulteriori 250MB in "omaggio"!


Ora mi impratichisco un po' e poi vediam di usarlo anche per il tempo libero per scambiar le foto!