di Roberto Benigni
martedì, gennaio 11, 2011
Compleanno del giorno
di Roberto Benigni
lunedì, gennaio 10, 2011
Lo spreco dello standby
Standby che spreco, la 'lucina rossa'
consuma l'11% dell'elettricità Ue
Legambiente: 'Le apparecchiature spente o non in uso consumano
per una spesa di 50-60 euro all'anno a famiglia: come 8 centrali
ROMA - Pochi sanno che dal gennaio del 2010 i nuovi elettrodomestici immessi sul mercato avrebbero dovuto rispettare la nuova direttiva europea che ne riduce i consumi sotto a 1 Watt quando sono in standby, cioè spenti ma pronti all'uso con la 'lucina rossa' accesa. Secondo una recente indagine nelle case di 1.300 europei, "le apparecchiature collegate alla rete elettrica, spente o non in uso, infatti, consumano l’11% di tutta l'elettricità che usiamo, per una spesa di 50-60 euro all'anno a famiglia, per un quantitativo complessivo di 43 TeraWattora in tutta Europa, pari all’energia prodotta da 8 grandi centrali termoelettriche, oppure a quella consumata da due terzi delle case italiane". Lo fa sapere Legambiente in una nota.
La direttiva europea prevedeva che dal 2010 (un anno dopo l’entrata in vigore del regolamento che mette in pratica la 2005/32/Ce), i nuovi apparecchi immessi sul mercato in Europa in modalità spenta o stand-by non dovessero superare 1 W di potenza assorbita, 2 W se la modalità stand-by serve ad illuminare un display che dia informazioni. "Ovviamente, gli apparecchi già nei negozi prima del 2010 potevano legittimamente essere venduti pur se di concezione vecchia e superata- rileva Legambiente- nel 2013 poi, i limiti saranno ulteriormente abbassati, dimezzando le soglie e imponendo lo spegnimento completo prima possibile (con tempi differenziati per tipo di apparecchi)". Costruire apparecchi con queste norme "non costa di più: ci si deve solo pensare in fase di progettazione".
Nonostante le norme sugli standby siano entrate in vigore un anno fa, in tempo giusto per far giungere al consumatore finale apparecchi adeguati, "ancora oggi e probabilmente nel periodo dei saldi di gennaio, moltissimi italiani acquisteranno elettrodomestici ormai fuori norma, magari a un prezzo apparentemente conveniente- denuncia Legambiente- grazie al quale porteranno a casa un’apparecchiatura obsoleta e energivora che contribuirà sostanziosamente a far lievitare i costi in bolletta".
Una recente ricerca condotta dal gruppo di ricerca 'eErg' del Politecnico di Milano, nell’ambito del progetto Selina su 6 mila prodotti in vendita nei diversi paesi europei, rivela che "oltre il 30% non rispetta ancora le nuove norme per gli standby e il 18,5% in modalità spento". Gli elettrodomestici più voraci, anche da spenti, sono le fotocopiatrici e le stampanti laser, i decoder della nuova Tv digitale, i router (per collegarsi in rete), i televisori e soprattutto i videogiochi e le macchinette del caffè. Ma attenzione anche ai forni, agli impianti stereo, ai caricabatterie dei cellulari che, anche senza luci accese, attaccati alla presa continuano a succhiare energia e soldi.
“L’Italia non ha fatto nulla per favorire l’adozione della direttiva. Sta quindi ai consumatori fare attenzione– dice Andrea Poggio, vicedirettore di Legambiente- leggere bene le etichette e chiedere informazioni al negoziante di fiducia per non farsi rifilare vecchi apparecchi". Per quelli che abbiamo già in casa invece, "bisogna acquistare una bella 'ciabatta' dotata di interruttore e ricordarsi di spegnerla- suggerisce Poggio- per i più sofisticati esistono poi prese elettriche intelligenti che staccano completamente la corrente quando l'apparecchio resta in standby per più di 2 minuti e altri ancor più programmabili e sofisticati".
"Dobbiamo tener presente che un terzo dei prodotti oggi in vendita non sono più a norma- avverte Andrea Poggio, vicedirettore di Legambiente- mentre ben due terzi non lo saranno più tra due anni e che a farne le spese saranno soprattutto le nostre tasche”.
Un dato da segnalare al riguardo, è quello per cui nel corso degli otto mesi del rilevamento effettuato dal Politecnico, "non si è registrato alcun significativo miglioramento dei prodotti in commercio- sottolinea Legambiente- sono migliorati solo il 2,6% degli apparecchi per l''off mode' e si è registrato un peggioramento del 1,7% per gli apparecchi in modalità standby". Quindi, "dobbiamo presumere quindi che poco sia cambiato anche nel corso del 2010".
Come conferma anche la ricerca del Politecnico "sono i nuovi elettrodomestici per la casa o per l'home office che ancora non hanno l'etichetta energetica a sfuggire al controllo– conclude Poggio- quindi attenzione agli acquisti affrettati e agli sconti apparenti che faranno lievitare le nostre bollette”.
domenica, gennaio 09, 2011
Foto della settimana
sabato, gennaio 08, 2011
Contributo Integrativo di Inarcassa al 4%
Come saprai dal 01/01/2011 il Contributo Integrativo di Inarcassa aumenterà dal 2% al 4%.
E' possibile che alcune Pubbliche Amministrazioni, per motivi di bilancio, non intendano riconoscere questo onere suppletivo (2%).
Ti ricordiamo che in riferimento al contributo integrativo la Legge n. 6/81, all'articolo 10, comma 1, stabilisce chiaramente che questo è “ripetibile” nei confronti del Committente.
Ti segnaliamo che il nostro Sindacato ha già provveduto a contattare gli Enti Pubblici della nostra Provincia per informarli in tal senso.
Qualora si dovessero verificare eventuali inadempienze i colleghi sono pregati di evidenziarle affinché si possa procedere nei modi e nelle sedi più opportune.
A presto
Il Consiglio Direttivo di InarSIND Brescia
venerdì, gennaio 07, 2011
3° Sagra Canunsei de Sant'Antone
“I canunsèi de Sant’Antone” sagra dei casoncelli di Sant ‘Antonio area oratorio di Castelcovati (in locale coperto e riscaldato) o presso i ristoranti che hanno aderito all’iniziativa.
La sagra tradizionale in onore del patrono diventa occasione per valorizzare la gastronomia tipica covatese attraverso la promozione della ricetta più genuina e rappresenta...tiva.
Per tutta la durata della sagra di Sant’Antonio anche i ristoranti covatesi aderiranno con menu a tema alla promozione del piatto tipico dei “canunsèi”.
Il programma completo della sagra sarà presto disponibile sul sito del comune:
www.comune.castelcovati.bs.it
PER TUTTI I PRESENTI DEGUSTAZIONE "CANUNSEI "E VINI DI FRANCIACORTA IN COLLABORAZIONE CON VINOEDINTORNIENOTECA
menu' alla carta
MENU' COMPLETO 20 € (canunsei burro e salvia,soppressa con spinaci e polenta oppure costine con verza,vino e acqua,sorbetto e caffè)
MENU' COMPLETO 20 € (canunsei burro e salvia,stracotto di manzo con polenta oppure soppressa con spinaci e polenta oppure costine con verza, acqua e vino dolce e caffè)
MENU' COMPLETO 20 € (canunsei burro e salvia,manzo all'olio con spinaci oppure scaloppini con i funghi , acqua e vino sorbetto e caffè)
Tu, che hai sempre creduto in Del Piero
giovedì, gennaio 06, 2011
Compleanni del giorno
mercoledì, gennaio 05, 2011
20 cose stupide da evitare
Il titolo della sezione che raccoglie queste immagini è eloquente:




















martedì, gennaio 04, 2011
La tragedia - spiegano gli inquirenti - sarebbe avvenuta al culmine di una lite per motivi familiari, anche se non c'erano evidenti motivi di contrasto o precedenti tra padre e figlio. L'uomo, 53 anni, era rimasto vedovo e viveva insieme al figlio unico. I due erano da soli in casa, quando - secondo la ricostruzione dei militari - il presunto parricida, dopo aver ucciso il padre ha dato fuco all'appartamento e poi si è gettato dal balcone, al secondo piano. I primi ad accorrere i vigili del fuoco, ma quando sono entrati nell'appartamento, ormai danneggiato dalle fiamme, hanno trovato il corpo dell'uomo a terra con ferite da taglio. Dopo la caduta, il giovane invece, è stato ricoverato a Brescia, ma le sue condizioni non sono gravi e i carabinieri lo hanno già interrogato.
La statua del "dito medio"
resterà in piazza Affari?
Rinviata ai primi di gennaio la decisione sul fuck off dell'artista
ora esposto di fronte al Palazzo della Borsa. La giunta è divisa

Che piaccia o meno, una cosa è certa: L.O.V.E - alias il dito medio firmato Maurizio Cattelan - è una statua-star. Ha fatto parlare di sé già prima di essere montata in piazza Affari. Dopo mesi di tira e molla fra artista, sindaca e giunta, è stata collocata a settembre in piazza Affari con un folto strascico di polemiche sull'adeguatezza di un enorme fuck off a due passi dal palazzo della Borsa.
Inaspettatamente, L.O.V.E è piaciuto ai milanesi al punto da spingere il Comune a prorogarne la permanenza in piazza Affari prima fino al 24 ottobre - di concerto con la personale dell'artista veneto ospitata presso il Palazzo Reale - poi fino al 9 gennaio. Era stata Letizia Moratti in persona ad annunciarlo dalla poltrona del talk Victor Victoria su La7: «Ho parlato con Cattelan. Abbiamo deciso che il dito rimane là dov'è fino a tutte le vacanze natalizie e poi sceglieremo dove metterlo, ma il dito rimarrà in città».
Ora che le festività sono arrivate, la decisione definitiva si avvicina. Che fare? Le posizioni in giunta restano polarizzate: da una parte gli antagonisti, colori i quali ritengono il dito di marmo sia solo una provocazione, o - con le parole dell'assessore alla salute Giampaolo Landi di Chiavenna - "un tormentone". I nomi sono quelli di Maurizio Cadeo, responsabile dell'arredo urbano, Alan Rizzi, sport e tempo libero, Carlo Masseroli, assessore all'urbanistica e Giacomo Beretta, al bilancio.
L'arco del no è ampio, le ragioni si ascrivono principalmente all'estetica e al decoro urbano di Milano. Cattelan, l'attuale proprietario di L.O.V.E., si è detto disponibile a donarla alla città con una sola condizione: la statua deve rimanere dov'è. Prendere o lasciare. Certo, undici metri di marmo al centro di un luogo pubblico non sono una bazzecola e la città deve esprimere il suo assenso all'"adozione permanente". Ecco dunque che la palla ripassa all'amministrazione comunale.
Chi è favorevole a rendere perenne il dito medio è Giovanni Terzi, responsabile dell'attività produttive, dello stesso avviso il collega Stefano Pillitteri, assessore ai servizi civici. A capeggiare la fazione pro-Fuck off, Massimiliano Finazzer Flory, "uomo cultura" della giunta Moratti e promotore dell'arte contemporanea negli spazi collettivi.
Finazzer vorrebbe che il dito rimanesse in piazza Affari per poi trovare casa nel museo dell'arte contemporanea in costruzione nell'area City Life, l'ex fiera.
Come andrà a finire? Tutte le decisioni sul dito sono per ora rimandate alla seduta di giunta calendarizzata il 4 gennaio, solo allora (forse) si saprà qualcosa sul futuro del mega fuck off di Cattelan.
Franz Bernardelli, curatore ed esperto d'arte, ci ha segnalato il bel video di Monica Castiglioni. Così la regista sul suo lavoro su undo.net: «La prima parte del video documenta la messa in opera della scultura, con incastri di grande precisione come nel gioco del tetris. La cerimonia di inaugurazione dell'opera e' stata accompagnata da un forte temporale che ha amplificato la potenza del monumento, quasi fosse un segno divino.
Filmando quel momento pensavo al film di De Sica "il giudizio universale" e il contesto architettonico, chiaramente d'epoca fascista, mi faceva sentire dentro un cinegiornale di propaganda degli anni '30 e '40».
lunedì, gennaio 03, 2011
Bombardino lovers
Una vetrina che ti piacerebbe un sacco...
e soprattutto all'interno vendono....
domenica, gennaio 02, 2011
Sostanze radioattive AlfaAcciai
UN CARICO RADIOATTIVO PARTITO
DALL’ALFA ACCIAI DI BRESCIA
Tre tir container, che trasportavano circa 70 tonnellate di fumi d’acciaieria partiti dalla Alfa Acciai di Brescia, e sono giunti in Sardegna il 29 gennaio dopo un viaggio in nave, passando indenni sia a Genova che all’arrivo nel Porto canale di Cagliari sono stati bloccati all’ingresso della Portovesme Srl per accertamenti, dopo che i dispositivi radiometrici hanno rilevato contaminazione da Cesio 137.
I vertici di Alfa Acciai hanno confermato che i loro portali radiometrici non hanno riscontrato anomalie e la difformità dei valori, secondo gli industriali bresciani, potrebbero derivare da una diversa taratura delle apparecchiature. Per quanto riguarda la sostanza radioattiva rilevata, si parla di Cesio 137.
http://lanuovasardegna.gelocal.it/dettaglio/portovesme-camion-radioattivi-aperte-due-inchieste/3318890
Foto della settimana
Finalmente è arrivata la neve, e con essa anche un pò di freddo; in attesa che la neve si assesti e che le cascate si riformino andiamo a fare una sgambata (senza sci e senza ciaspole!!!!) sul Monte Baldo; qui, siamo sugli ultimi metri di cresta che portano a Cima Costabella, salita partendo da Malga Ime.sabato, gennaio 01, 2011
venerdì, dicembre 31, 2010
ADMO

Ecco il sito ufficiale dell'ADMO:
dove trovate tutte le info su: come diventare donatori, il paziente, il midollo osseo, il trapianto, il donatore, domande frequenti, testimonianze, ecc...
Riassumiamo i punti + importanti:
- Per diventare donatori di midollo osseo è necessario presentarsi, senza impegnativa medica, presso un Centro Prelievi, per sottoporsi al prelievo di un campione di sangue (come per una normale analisi).
In seguito, al riscontro di una prima compatibilità con un paziente, il donatore sarà chiamato a ulteriori prelievi, sempre di sangue, per definire ancora meglio il livello di compatibilità.
- Chi può donare:
qualunque individuo di età compresa tra i 18 anni e i 35 anni, che abbia un peso corporeo superiore ai 50 kg. La disponibilità del donatore resta valida fino al raggiungimento dei 55 anni (per motivi clinici).
- A che cosa è sottoposto il donatore trovato compatibile con un paziente:
Il prelievo del midollo osseo avviene in anestesia generale o epidurale, con un intervento della durata media di circa 45 minuti, mediante punture delle ossa del bacino.
Dopo il prelievo si tiene il donatore sotto controllo per 12-24 ore prima di dimetterlo e si consiglia comunque un periodo di riposo precauzionale di 4-5 giorni. Il rischio correlato al prelievo è essenzialmente quello anestesiologico ( cioè è lo stesso rischio di un qualunque intervento in cui si è sottoposti ad epidurale: ad esempio, il parto).
Rimane solo un lieve dolore nella zona del prelievo, dolore che all'uscita dall'ospedale sparisce in pochi giorni (ed è facilmente dominabile con i comuni analgesici).
Durante la raccolta del midollo viene trasfusa un'unità di sangue, prelevata al donatore stesso circa una settimane prima. Tale procedura garantisce al donatore l'assenza dei rischi di infezione da trasfusione, in quanto gli viene trasfuso il suo stesso sangue. Il midollo prelevato al donatore si ricostituisce nell'arco di due settimane circa, riportando quindi il donatore stesso nella situazione di partenza, senza alcuna menomazione.
La sede ADMO di Brescia si trova in
Sig.a Sandra Baiguera
giovedì, dicembre 30, 2010
AVIS
mercoledì, dicembre 29, 2010
Milano città più cara mondo
«Milan l’è una gran Milan». - Per i meneghini questa è un’incontestabile verità assoluta. C’è un primato, tuttavia, nel quale ai lombardi non farà particolarmente eccellere. Quello della città turistica più cara al mondo. Milano si colloca al primo posto lasciandosi dietro Londra, Parigi e New York. E’ quanto emerge da un’indagine di “Mercer human resource consulting”, una società di consulenza americana che nel suo rapporto 2010 ha rivelato la triste verità. L’indagine è stata effettuata incrociando circa 200 parametri. Tra questi, i costi degli affitti, dei consumi, degli alberghi e dei divertimenti. L’indice, non a caso, è puntato contro gli aumenti dei prezzi degli hotel e contro quelli dei negozi di alta moda, inaccessibili pressoché a chiunque.
LA TOP TEN - Nella classifica delle città meno attente al portafogli del turista, Milano è immediatamente seguita da Londra e Parigi. Giù dal podio troviamo San Paolo, Roma, New York, Vienna, Rio de Janeiro, San Pietroburgo, Atene e L'Havana.
LA CLASSIFICA GENERALE - I milanesi saranno contenti, invece, della classifica generale, che prende in considerazione i costi delle città per gli stranieri. Ovvero, per chi vi fa tappa per turismo, lavoro o altro. Questa volta Milano è “solamente” 15esima. E così, tra le città europee, scopriamo che Mosca, Ginevra e Zurigo, Copenaghen, rispettivamente al 4°, 5° e 8° 10° posto - quest’ultima al pari con Hong Kong - sono abbordabili solo da alcuni “Paperoni”. C’è anche un città africana nella top ten: Libreville, in Gabon, in ragione del fiorente commercio del legno.
LE ALTRE CITTA’ EUROPEE - L’unica città italiana, oltre a Milano, ad occupare un posto significativo nella lista, è Roma, al 26° posto. Dopo Mosca, Ginevra, Zurigo e Copenhagen, quindi, le città più care in Europa sono Oslo (11°) in Norvegia, Londra e Parigi (entrambe al 17°), Berna (22°) in Svizzera, Vienna (28°) e St Pietroburgo (30°). Veniamo alle metropoli adatte anche agli stranieri meno facoltosi: Amsterdam (35°), Baku (36°) Dublino (42°), Istanbul (44°), Barcellona (49°), Francoforte (50°), Madrid (52°) e Lisbona (72°), Budapest (94°), Varsavia (96°) e Tallinn (115°). Le città del vecchio Continente meno care sono, invece, Tirana (200°) in Albania, seguita da Skopje in Macedonia (197°), Sarajevo (196°) in Bosnia-Erzegovina, Minsk (192°) in Bielorussia e Belfast (182°) nel Regno Unito.
Per approfondire l’articolo, vai a IlSussidiario.net
martedì, dicembre 28, 2010
Il caos delle pile scariche
Di sicuro ad avere le pile scariche saranno i consumatori, dopo aver girato invano tra tabaccai, negozi di elettronica e cassonetti alla ricerca di un contenitore dove buttare le batterie esauste. Sempre che, in preda alla disperazione, le pile non vengano poi gettate in mezzo agli altri rifiuti, con tanti cari saluti alla coscienza ecologista.
Celebrare il funerale delle batterie è un'impresa destinata a soccombere tra direttive europee, decreti, commissioni, ministeri e scartoffie burocratiche. Un classico della disorganizzazione italiana. La direttiva europea che disciplina la materia «rifiuti di pile e accumulatori» è del 2006 e viene recepita dall’Italia nel 2008, con la calma solitamente riservata alla legislazione comunitaria. Di proroga in proroga si è arrivati al 2010. E il caos regna sovrano.
Nel frattempo si è avuta la liberalizzazione del settore. Mentre prima esisteva un unico consorzio senza fini di lucro (il Cobat, incaricato da vent’anni della raccolta e del riciclo delle batterie industriali e non), adesso ne sono nati altri 14. La normativa prevede infatti che i costi della raccolta e lo smaltimento delle pile siano a carico dei produttori. Che però possono anche scegliere come farlo, se autonomamente o avvalendosi appunto dei consorzi. Esiste finanche un Registro Nazionale Pile, a cui per legge i produttori devono essere iscritti. Di fatto però il cittadino non sa dove andare a buttare le batterie di orologi, macchine fotografiche e telefonini.
Al Cobat lo dicono senza giri di parole: «Riteniamo che la gestione dei rifiuti delle pile e degli accumulatori, soprattutto quelle portatili, sia governata dal caos». La confusione di cui sopra scaturisce anche dal fatto che, mentre per le batterie delle auto (accumulatori al piombo), c’è un ritorno economico - le quotazioni oscillano intorno ai 1600 euro alla tonnellata, attirando anche soggetti che effettuano la raccolta al limite della legalità - delle pile normali nessuno si cura, visto che la gestione del rifiuto è solo un costo e i materiali recuperabili non arrivano al 50 per cento, a causa delle dimensioni ridotte. Inoltre non esistono impianti adatti in Italia (i più vicini sono in Francia e Svizzera).
«Abbiamo spinto molto per la liberalizzazione del settore», spiega Maria Antonietta Portaluri, direttore di Confindustria Anie, l'associazione di categoria dei produttori che rappresenta il 90 per cento del mercato. «Così ognuno è libero di organizzarsi, facendo in casa la raccolta e lo smaltimento oppure aderendo ai consorzi». Numeri, però, non ce ne sono. «Solo tra un anno sarà possibile avere delle cifre. Nel caso della raccolta di apparecchi elettrici ne servirono due». Gli unici a fornire delle cifre sono quelli del Cobat. «Il servizio di raccolta e riciclo delle batterie al piombo - quelle delle auto - è a disposizione di 70 mila produttori del rifiuto, per un numero di ritiri pari a 140.780 l'anno, 560 al giorno. In 20 anni di attività il Cobat ha raccolto quasi 3 milioni di tonnellate di batterie esauste, pari a circa 230 milioni di batterie avviate a riciclo e ha recuperato oltre un milione e mezzo di tonnellate di piombo, 131 mila tonnellate di polipropilene e ha neutralizzato 455 milioni di litri di acido solforico».
Ma dove bisognerà buttare invece le pile stilo del telecomando? A decidere tutto questo sarà un fantomatico Centro di Coordinamento, che dovrebbe far capo al ministero dell’Ambiente e che però molto prosaicamente gestirà pure i finanziamenti per le operazioni di raccolta, trattamento e riciclo in funzione della tipologia e delle quantità delle pile. «Noi come Anie coordineremo il centro di coordinamento e siamo in attesa del riconoscimento», continua l'avvocato Portaluri. Coordinare il centro di coordinamento è un'attività che di per sé mette già i brividi. In effetti abbiamo sollecitato molte volte il ministero su questo punto - ammette il direttore dell'Anie -. Speriamo entro fine mese di avere una risposta».
Francesco Panerai, presidente dell’Associazione commercianti radio, tv, elettrodomestici, dischi e affini aggiunge: «La situazione è peggiorata. Prima era un obbligo se non effettivo almeno morale per le municipalizzate raccogliere questo tipo di rifiuti. Oggi, essendo stati responsabilizzati i produttori, se ne possono lavare le mani». Italia: dove, oltre alle pile, è meglio che anche la pazienza sia ricaricabile.
lunedì, dicembre 27, 2010
domenica, dicembre 26, 2010
Foto della settimana
Ancora Val Daone, ancora alla ricerca di ghiaccio; fa molto caldo, ma troviamo ugualmente qualcosa; qui, in particolare, siamo in Val Leno, una laterale della Val Daone che si diparte da essa proprio dove c'è la centrale di Malga Boazzo; nella foto stiam facendo gli ultimi tiro di "Calypso", sulle Placche del Leno e la casina che si vede sullo sfondo è quella dove abbiam passato l'ultimo dell'anno: carina, no?





