martedì, settembre 21, 2010

Brescia sul podio... sbagliato!


Le città più inquinate d'Europa?
17 su 30 sono italiane
I dati sono stati raccolti dall'Istat attraverso l'Agenzia europea per l'ambiente. Al primo posto per lo smog la città di Plovdiv in Bulgaria, seguita da Torino, Brescia e Milano. Napoli in testa per la concentrazione di biossido di carbonio e Roma al 181esimo posto su 221 città esaminate

In Italia tira una brutta aria. Nella classifica delle prime 30 città europee più inquinate ben 17 sono italiane. Al primo posto c'é la città bulgara di Plovdiv, seguita da Torino, Brescia, Milano e Sofia.

Ai primi cinque posti per la qualità dell'aria svettano invece Tallinn in Estonia, e Stoccolma, Lund e Malmo in Svezia. I dati, raccolti dall'Istat attraverso l'Agenzia europea per l'ambiente, sono stati pubblicati dal sito di Epicentro dell'Istituto superiore di sanità in occasione della Settimana europea della mobilità.

Il Rapporto prende in considerazione i dati della qualità dell'aria tra il 2004 e 2008. Primato negativo, dunque, per Plovdiv nel 2008, seguita da Torino, che si è classificata prima in questa classifica non proprio onorevole, sia nel 2004 che nel 2005. Il capoluogo piemontese è anche la città europea con la situazione peggiore per la presenza nell'aria del cosiddetto ozono troposferico (che danneggia le vie respiratorie degli esseri umani ma è dannosa anche per piante e animali).

Napoli figura invece in testa alla graduatoria europea per il valore più elevato di concentrazione annua di biossido di azoto, uno dei principali responsabili delle piogge acide, che aumentano l'acidità dei terreni e contribuiscono al degrado dei monumenti. Fra le capitali dei 23 stati dell'Unione europea prese in considerazione dal Rapporto, Roma si colloca al 181esimo posto tra le 221 città esaminate. (Apcom)

20 settembre 2010
da notizie.virgilio.it

Sagra della lumaca

lunedì, settembre 20, 2010

Il batterista immaginario


New York, l'esibizione alla batteria immaginaria


Un senza tetto ripreso per caso nella metropolitana di New York diventa il nuovo idolo della Rete: l'uomo si siede alla sua batteria immaginaria, sistema con cura i piatti e i tamburi inesistenti e poi si lancia in una straordinaria performance silenziosa come se fosse sul palco del vicino Madison Square Garden.
L'azzeccata colonna sonora - il brano Dirty Cartoons della rock band indie Menomena - è stato aggiunto e sincronizzato dall'autore del video


31 agosto 2010
da tv.repubblica.it

domenica, settembre 19, 2010

Foto della settimana


Torri del Sella

31 luglio 2006


Gita in giornata alla seconda Torre del Sella, vicino al Pordoi; per me è la prima volta che arrampico nella zona e lo scenario è davvero formidabile...
Alessio

sabato, settembre 18, 2010

Compleanno del giorno

Ed eccoci alla prima delle "new entry" dell'anno :)

Mamma Bet ti dedica....
"...in un giorno di metà settembre ti farò il regalo mio più grande...."


AUGURI NICOLA!!!!!

venerdì, settembre 17, 2010

INARCASSA - mav settembre

Hola!

finalmente una BELLA NOTIZIA!

abbiam già parlato del nuovo statuto di Inarcassa con le nuove tariffe da salasso...
( per chi se li è persi.... post 1 , post 2, post 3 )

bon, l'unica cosa positiva è che hanno portato il regime agevolato (cioè, si paga la metà) da 3 a 5anni quindi...
tutti noi (o quasi) NON dobbiam pagar il MAV di settembre!!

spiego meglio:
tutti abbiam pagato a giugno la prima rata del 2010 pari a 846 euro, ed in teoria dovevam pagar la seconda rata a fine settembre (credo di 900euro).
Invece a chi è iscritto al QUARTO ANNO (cioè dal 2007) o al QUINTO ANNO (cioè dal 2006) non arriverà la seconda rata in quanto con quella di giugno siam già a posto (in realtà siamo a credito!!!) e pagheremo "solo" il conguaglio al 31dicembre!

Per sicurezza chiamate lo 06 - 85274330
e comunque basta controllar il vostro profilo su inarcassa-online (vi loggate, in alto a sinistra andate in "Estratto conti- soggettivo / integrativo" e noterete che avete un saldo positivo!!!)

Il "casino" è nato dal fatto che hanno approvato lo statuto nel corso del 2010 e quindi la prima rata è stata mandata "piena" a tutti (anche a quelli del quarto e quinto anno).

giovedì, settembre 16, 2010

La lettera del giudice Ayala

(n.d.r.: il giudice Ayala faceva parte del pool antimafia di Falcolne e Borsellino... )


L'intervento
Cosa nostra è cambiata
molte scorte sono inutili

"Da oltre diciotto anni Cosa nostra non ammazza più né magistrati, né poliziotti, né uomini politici, né giornalisti. Per fortuna, mi pare superfluo aggiungere", afferma l'ex magistrato del pool antimafia. "Non è forse, allora, giunto il momento di avviare una responsabile, sia pur graduale, rivisitazione delle scorte in circolazione?"
di GIUSEPPE AYALA

Il tasto è delicato, lo so. Ma lo affronto lo stesso. Le scorte che notiamo al seguito di magistrati e uomini politici rispondono ad un'esigenza reale, o non sono altro che residui di un'epoca per fortuna alle nostre spalle? Propendo decisamente per la seconda ipotesi. Il primo ad essere scortato a Palermo fu Giovanni Falcone. Eravamo agli albori degli anni ottanta. Cosa Nostra aveva inaugurato una nuova strategia, quella di contrapporsi militarmente allo Stato uccidendone i servitori che, con il loro operato, ostacolavano gli interessi mafiosi. Erano stati vilmente trucidati, tra gli altri, Boris Giuliano, il colonnello Russo, Cesare Terranova, Piersanti Mattarella, il procuratore della Repubblica Gaetano Costa. Ed anche un giornalista, Mario Francese.

L'allarme era più che giustificato. In quegli anni nasceva il pool antimafia. Il rischio che correvano i suoi componenti fu ritenuto assai elevato. A tutti venne, perciò, assegnata una scorta. Ne so qualcosa. Ne seguirono altre. Cosa Nostra, infatti, continuava a seminare morte.

Pio La Torre e Rosario Di Salvo, il generale Carlo Alberto Dalla Chiesa, Emanuela Setti Carraro e Domenico Russo, Rocco Chinnici, i due carabinieri Trapassi e Bartolotta, il portiere del palazzo Li Sacchi, ed altri ancora. In quel drammatico contesto storico la protezione delle vittime potenziali della furia mafiosa era necessaria e doverosa. Lo Stato doveva pur difenderle in qualche modo. Non sempre ci riuscì. Ne sanno qualcosa, per esempio, i familiari di Beppe Montana, Ninni Cassarà e Roberto Antiochia. Siamo nell'estate del 1985. Il 1992 ci ha lasciato due date che non saranno mai dimenticate: il 23 maggio e il 19 luglio.

Da allora è partita una fase completamente diversa. La strategia di Cosa nostra è radicalmente cambiata. La lista dei cosiddetti cadaveri eccellenti non ha avuto più bisogno di aggiornamenti. È una lista bloccata. Le stragi dell'estate 1993 a Roma, Firenze e Milano, infatti, sono anomale quantomeno per due ragioni. Sono state consumate fuori Palermo e hanno provocato vittime inermi che nulla avevano a che fare con le attività mafiose. Riina e Provenzano che conoscono la chiesa di S. Giovanni al Velabro o l'Accademia dei Georgofili è dura da credere. È ragionevole supporre che Cosa nostra non agì da sola. Come in altre tragiche occasioni. Ultime quelle dell'anno precedente. Ma questo è un altro discorso. Comunque sia, il calcolo è facile. Da oltre diciotto anni Cosa Nostra non ammazza più né magistrati, né poliziotti, né uomini politici, né giornalisti. Per fortuna, mi pare superfluo aggiungere.

Mi si darà atto, quindi, che l'attuale contesto storico è ormai del tutto diverso rispetto a quello del tragico passato che ho rievocato. E lo è stabilmente, visto il tempo trascorso. Non è forse, allora, giunto il momento di avviare una responsabile, sia pur graduale, rivisitazione delle scorte in circolazione? È mai possibile che non bastino diciotto anni per indurre chi di dovere a porsi finalmente il problema? Potrebbero cominciare a dare il buon esempio i diretti interessati. Io l'ho fatto. Non è stato facile. Ci provai per la prima volta nel 1998. Già allora avvertivo l'inutilità della scorta.

Provai a liberarmene. L'allora ministro dell'Interno, Giorgio Napolitano, alla fine di un cordialissimo colloquio mi comunicò che me lo potevo levare dalla testa. Con molto garbo mi spiegò anche le valutazioni che gli impedivano di assecondare la mia richiesta. Erano ragionevoli. Mi è andata meglio al secondo tentativo nel 2001. Dopo quasi diciannove anni di vita blindata ho ritrovato la mia libertà. È stata una sensazione talmente forte che continuo piacevolmente a gustarla.

Ma, ancora di più, il problema se lo devono finalmente porre i responsabili delle assegnazioni di scorte e, cioè, tanto per essere chiari, i componenti del Comitato Provinciale per l'ordine e la sicurezza, presieduto dal Prefetto. Non guasterebbe una direttiva del ministro dell'Interno. Sono un uomo di mondo e, in quanto tale, so bene che la revoca della scorta viene vissuta da alcuni destinatari come una sorta di deminutio. Il venir meno di uno status symbol. Negarlo è da ipocriti. Ciò malgrado, mi piace pensare che non sia questa la ragione per cui non si comincia a intervenire. Con prudenza, certo, ma anche con decisione. Il ritardo è già colpevole. In tempi di vacche magre come quelli che viviamo, il recupero di risorse, mezzi e uomini da destinare ad altre finalità istituzionali, magari preminenti, non rientra forse nei doveri di chi è chiamato a servire al meglio le istituzioni?

E poi, diciamocelo con franchezza, ci sono scorte al cospetto delle quali mi è stato chiesto: "Ma a chistu cu l'av'ammazzari?". Confesso di essermi rifugiato nel silenzio. Unica difesa dall'imbarazzo del dileggio. La mafia, purtroppo, è una cosa seria. Può l'antimafia concedersi il lusso di non esserlo? Non vorrei che l'eccessiva cautela possa avere a che fare con talune, episodiche presunte minacce, quali l'invio a qualcuno di buste contenenti proiettili. Suggerisco, in proposito, di indagare sino in fondo per accertare l'identità del mittente ma, soprattutto, di ricordare che né a Falcone, né a Borsellino, a quanto mi risulta, furono mai recapitati analoghi plichi. Intelligenti pauca.

12 settembre 2010
da palermo.repubblica.it

Voi tutti siete sul sentiero giusto, a meno che non vi blocchiate da qualche parte. Il sentiero è semplice ed è facile e tutto ciò che occorre è lasciarsi andare, abbandonarsi, nel silenzio o nella risata, o nella musica o nella danza.
Ricordate : la parola più spirituale nell'esistenza è questa... lasciarsi andare. OSHO

mercoledì, settembre 15, 2010

http://www.unavignettadipv.it/public/blog/blog.php?id=752

Terremoto in Friuli

Due sabato fa mi sono imbattuto in questo articolo sul terremoto del Friuli del 1976... come penso quasi tutti noi (non essendo ancora nati), non so moltissimo dell'argomento... ma questo testo risulta utile per farsi un'idea di massima (per approfondire qui c'è un post sulla storia delle ricostruzioni post-sisma in Italia) su come siano state affrontate le emergenze post-terremoto in Irpinia (Campania - 1980), nel Belice (Sicilia - 1968) e Friuli appunto.
Sono passati 30anni, ma mai come ora l'argomento è attuale: tg&giornali non parlano quasi più de L'Aquila, ma ciò non significa che sia tutto risolto... durante i primi mesi dell'emergenza la reazione dello Stato & tutti gli enti che sono corsi in Abruzzo è stata incredibile! Ora però si è entrati in una fase forse ancora più importante e le scelte che verranno prese avranno ripercussioni per i decenni successivi... il rischio di aver una nuova "Irpinia/Belice" è dietro l'angolo... ed intanto in Abruzzo le scosse continuano...

buona lettura

Quella regione testarda che
ha battuto le new town
Dopo il sisma del 1976 i «furlani» hanno rifiutato di lasciare i paesi distrutti così come avevano resistito all’Austria nel 1848. E oggi tutto è tornato com’era

«Ecumò ce hao di paja?». Così disse la vecchia terremotata, sotto gli occhi di padre David Maria Turoldo. I soccorritori le avevano appena consegnato un paio di coperte e dei viveri e lei voleva sapere: «E adesso cosa devo pagare?». Spiegava il frate poeta che lì c'era il senso di tutto: «Una ricostruzione, per essere vera, perché sia segno di civiltà e abbia un valore, non può essere regalata. Una ricostruzione si paga e basta: allora ha un valore. Una cosa si deve fare con le proprie mani, allora la si ama». Quindi «è bene che non ci sia dato nulla in regalo».

Sia chiaro: non è che lo Stato non abbia fatto la sua parte, dopo la doppia randellata che il sisma diede alle colline delle prealpi carniche il 6 maggio e l'11 settembre del 1976 uccidendo 989 persone alla prima conta più tutti quelli morti nelle settimane seguenti negli ospedali. Anzi, per una volta la macchina pubblica, Stato, Regione, Provincia, Comunità collinare e Comuni furono all' altezza della sfida. Al punto che Italo Calvino si sbilanciò a scrivere che «i responsabili politici lavorarono unitariamente mettendo insieme quei tesori di impegno, di finezza, di pazienza e di moralità che occorrono per il successo di una battaglia politica perché questo era l'imperativo categorico dettato dalla loro coscienza». Senza badare, per una volta, alle tessere di partito.

[.....]

Eccolo qui com’è, oggi, il cuore di Gemona. Il Duomo, il palazzetto gentilizio che ospita la ricca cineteca del Friuli, le stradine, le piazzette... Certo, le foto di allora con quegli ammassi di macerie dicono che quasi nulla è davvero «originale». Insomma, la «purezza » delle pietre antiche non è poi così antica. Se chiedi alle persone se avrebbero preferito buttar via tutto e tirar su una new town, però, ti guardano di traverso.

E così a Venzone, dove puoi vedere forse l'espressione migliore di quella filosofia che dominò la ricostruzione: «dov'era, com' era». Dov'era e com'era è il possente muro di cinta, dov'era e com'era è la porta di accesso al borgo, dov'erano e com'erano sono i palazzi allineati lungo la strada principale. Ma soprattutto, bellissimo, dov'era e com'era è il Duomo, che era stato inaugurato nel 1338 da Bertrando di Saint-Geniés, patriarca- guerriero di Aquileia e dopo avere barcollato alla prima botta sismica di maggio, era stato annientato dalla seconda di settembre.

Architetti, restauratori, ingegneri, storici dell’arte ed esperti vari erano tutti d'accordo: danni troppo gravi, impossibile ricostruire. Meglio fare una chiesa nuova. Qualcuno andò oltre, proponendo di coprire il paese intero con una gran cupola di plastica. Mai, dissero gli abitanti. E quando arrivarono le ruspe, sbarrarono loro la strada. E firmarono in massa (630 su 650 adulti) una petizione: com’era e dov’era. La leggenda, raccolta per Epoca da Gualtiero Strano, narra che a un certo punto il sovrintendente tentò di mettere in riga il prete, Giovan Battista Della Bianca: «Lei stia sul suo altare a dire la messa che a fare gli architetti ci pensiamo noi». E quello: «Se siete inefficienti faremo noi anche gli architetti ». Finì che i cittadini recuperarono tutte le pietre del loro Duomo, le caricarono sui furgoni e le carriole e le sparpagliarono in un grande campo: 7.650 pietre. Numerate una ad una grazie alla perizia fatta dopo la prima scossa.

«Ognuna di queste pietre, quando il Duomo fu edificato, costò una giornata di lavoro a un uomo: 7.650 pietre sono 7.650 giorni», spiegò il pievano, «Venti anni di fatiche, sudori, sofferenze non potevano finire in discarica ». Ci misero anni, i venzonesi, ad averla vinta. Ma ora il Duomo è lì. E chissà che rivederlo non abbia salvato delle vite. Le statistiche degli anni seguiti alla catastrofe, infatti, dicono che lo spaesamento tra i sopravvissuti più fragili fu tale da far impennare i suicidi fino a raddoppiare (11,6 contro 5 ogni centomila abitanti) la media nazionale.

Non solo a Gemona, Osoppo o Venzone fu sconfitta la teoria delle new town: «Secondo l'ingegnere autore della prima bozza del piano urbanistico — ricorda l'architetto Luciano Di Sopra, che del «modello Friuli» fu uno dei protagonisti come firmatario del piano di ricostruzione —, il sisma dava l'opportunità di abbandonare le zone danneggiate e trasferire la popolazione lungo l'asse Udine- Pordenone, con una ricostruzione resa più rapida dall'impegno integrale della prefabbricazione edilizia per realizzare nuovi edifici antisismici».

Impugna un libro scritto dopo essersi occupato di varie catastrofi in giro per il mondo compreso inizialmente («ma non facevo parte di nessuna cricca partitica e mi fecero fuori») il sisma in Irpinia. Si intitola Il costo dei terremoti. E’ pieno di cartine: «E’ stata una mania sovietica quella di spostare gli abitanti in new town permanenti—ammicca immaginando l'effetto che può fare a Berlusconi —. E’ il modello Belice. Ecco cosa hanno fatto a Montevago, Salemi, Salaparuta... Per non dire di Gibellina, spostata a una trentina di chilometri di distanza lasciando spazio ad architetti e artisti che avevano in testa modelli di periferie del Nord Europa. Il risultato è lì. Prendete Venzone e Gibellina Nuova. C'è qualcuno che pensa che andasse fatta la scelta siciliana?».

Corsi e ricorsi storici. La stessa scelta era stata fatta nell'isola dopo il terremoto che nel 1693 aveva devastato la Valle di Noto, causato almeno 60 mila morti e raso al suolo 25 centri. Fra i quali Occhiolà, feudo del principe di Butera. Il quale decise di spostare il borgo, di chiamarlo Grammichele e di prendere a modello la fortezza di Palmanova. In Friuli.

«Non ripetiamo il Belice», titolò il Corriere il giorno dopo il terremoto ai piedi della Carnia. Eppure non erano solo gli ingegneri «sviluppisti» a essere perplessi sulla possibilità di restituire la vita a quei paesi. «Non posso dimenticare l'incubo che a quattro mesi dal sisma domina in questa città morta», scriveva ai primi di settembre da Gemona il nostro Alfredo Todisco senza immaginare che giorni dopo sarebbe arrivata la seconda batosta, «Restaurare Gemona sarebbe come restaurare Ercolano o Pompei».

Ma si sa come sono i friulani: teste dure. Lo sa Vienna che, come spiega il professor Salimbeni nella pagina seguente, ebbe modo di assaggiare di che pasta erano fatti nel 1848, in occasione dell'eroica difesa della fortezza di Osoppo, uno degli episodi purtroppo meno noti del Risorgimento. Lo scrisse mezzo secolo fa, spiegando che i canadesi distinguevano gli italiani «in due grandi categorie: quelli del Friuli e gli altri», Gianfranco Piazzesi. Affascinato, lui, toscano di questo «popolo di emigranti plasmati con sapienza dal parroco: fatti apposta dal buon Dio per rifornire la comunità nazionale di muratori, di carabinieri e di domestiche. Un popolo che risolveva molti problemi e non ne creava nessuno».

Decisero di far le cose a modo loro e le fecero. Senza che ancora esistesse, così come la conosciamo oggi, la Protezione civile. Senza le scorciatoie emergenziali che oggi sono ritenute assolutamente indispensabili. Senza esibizioni muscolari. Senza l'alone mistico di uomini della Provvidenza. Bastò il buon senso e l'efficienza di Giuseppe Zambeletti, il sottosegretario che forse avrebbe potuto dare di più a questo Paese se non lo avessero fatto fuori alla prima occasione. Bastò la saggia decisione andreottiana di delegare il più possibile alla Regione e ai Comuni. Bastò una netta divisione dei compiti settore per settore. Bastò la collaborazione (questa sì una fortuna irripetibile) di quei 57mila militari che in quegli anni in cui c’era ancora la Cortina di ferro erano acquartierati nelle caserme a ridosso della frontiera jugoslava.

Determinante, certo, fu lo spirito dei friulani. Basti ricordare quanto disse anni fa l'allora presidente regionale, il dc Antonio Comelli: «Prima pensammo alle fabbriche, al lavoro, alla produzione. Poi alle case. Ricordo ad esempio che l'anno dopo il terremoto prelevammo 300 o 350 miliardi dal fondo per la ricostruzione per l'autostrada Udine-Tarvisio che era arrivata solo fino a Gemona. La gente era ancora nelle baracche. Pensammo: è giusto farlo, ma questa è la volta che ci linciano. E invece la gente capì: occorreva ripartire abbinando ricostruzione e sviluppo». Una scelta difficile, ma compresa: «Molti rinunciarono ai contributi statali. Chi aveva un danno non troppo grave si vergognava un po' a chiedere soldi che magari servivano da altre parti». Il contrario di quanto sarebbe accaduto pochi anni dopo in Irpinia con l'allargamento dei comuni colpiti: alla prima conta 36, all'ultima 687. A un certo punto il Gazzettino confrontò le due catastrofi. Itinerari opposti: fatti 100 i finanziamenti al momento del disastro, sette anni dopo gli stanziamenti per Gemona o Buja erano ridotti a 38, quelli per Sant’Angelo dei Lombardi o Nusco erano saliti a 132.

Di soldi dallo Stato, comunque, anche in Friuli, ne arrivarono: al 31 dicembre ‘95, quando la ricostruzione poteva ormai considerarsi conclusa, il pallottoliere si fermò a 12.905 miliardi. Nove miliardi di euro d’oggi. Un settimo dei 66 spesi in Campania.

Certo, i friulani ci misero forza e cuore. Ma quanto hanno pesato, sui fallimenti in Belice e in Irpinia, le scelte diametralmente diverse della politica, che certo non possono essere superficialmente addebitate alla «pigrizia » dei siciliani e dei campani?

Marco Fantoni se lo ricorda come fosse ieri mattina, quel 6 maggio. Tutti i capannoni dello stabilimento di Osoppo in cui produceva mobili e pannelli furono devastati dalla botta: «Sulle prime ci venne da piangere: un disastro. Ma era inutile star lì a lagnarci. Era un giovedì sera. Mentre organizzavamo nel piazzale un centro per le roulotte per ospitare le famiglie dei dipendenti, abbiamo cominciato a consolidare con dei tiranti l'unico capannone rimasto in piedi e a portarci i macchinari che ancora potevano essere riparati. Il lunedì mattina ripartimmo con la produzione. Un mese dopo brindammo al primo mobile della rinascita».

Dice che no, non ha chiarissimo se il terremoto abbia dato un'accelerazione allo sviluppo delle aziende della zona e in particolare della sua: «Va' a saperlo... Eravamo già ben avviati. Fu una sfida, questo sì: dovevamo mostrare di essere più forti della sfortuna». Certo è che al momento della scossa i dipendenti erano 310 e il fatturato di 6 miliardi di lire. Dieci anni dopo, i primi erano saliti a 510 e il secondo a 49. Un'impennata proseguita (360 milioni di euro nel 2007) fino alla grande crisi internazionale.

Fortuna dovuta a una pioggia di aiuti pubblici? «Mica tanto — risponde il figlio Giovanni, già presidente degli industriali friulani —. I contributi a fondo perduto sui danni accertati furono pari al 30% del danno subito per le aziende distrutte e al 20% per quelle danneggiate ». Finanziamenti? «Fino a 12 anni con 3 di preammortamento al tasso del 4%. La Regione, certo, faceva da garante. E questo aiutò. I soldi, però, li abbiamo dovuti restituire».

[.....]

4 settembre 2010
da corriere.it

S. Faustino come Montmartre

Su segnalazione di Ciccio...


La storia nell'arte al Carmine:
fascino e storicità del nostro Montmartre

Lungo tutta la via e nelle piazzette o contrade circostanti si assisterà all'esposizione di un elevato numero di artisti.

giovedì 16 settembre dalle 19 alle 23
via S. Faustino - Brescia (chiusa al traffico)

Pittori, scultori, musicisti ... faranno da cornice ad un quartiere che, per una sera, si prospetterà agli occhi dei cittadini come laridente e pittoresca collina che sovrasta Parigi.
Un po' ovunque ci si imbatterà nell'arte e nella poesia di artisti di ogni genere che, avvolti dalla naturale e suggestiva scenografia del Carmine, enfatizzata da scorci illuminati con lampade colorate e candele, scalderanno i cuori del pubblico dando una visione poetica di tutto il quartiere.

La serata verrà impreziosita da concerti di artisti bresciani.

da comune.brescia.it


Alcune delle postazioni artistiche in programma:
1) Loris Piovanelli & Elisabetta Rossi (zona karaoke)
2) Cristiano Saleri & Giancarlo Gandossi
Stefano Gustinelli & Stefano Bosio
3) Jeans & Gin
2 Strong
4) Dueparole Acoustic Band
Acoustic Karma
5) MADN Acoustic Trio
Consonanze Armoniche
6) Gioènda (musica irlandese/scozzese)
Ballerini di musica irlandese
7) Accademia Flamenco
8) Hip-Hop con gli Zero in Condotta
e molto altro.................

da curiosarte.it


martedì, settembre 14, 2010

Machete e Barney...

Andate a vedere Machete quando esce in Italia (se non é giá uscito...), fa troppo ridere!!!

Anche se dal trailer non si direbbe:


E non lo conoscete, guardatevi "How I met your mother" ("Alla fine arriva mamma" mi pare in italiano). Abbiamo tutti da imparare da Barney Stinson!


Besos!

Dancing at the Movies

Sto video è davvero notevole: un mix di una quarantina di scene di ballo da film famosi!
Il montatore è un genio e il risultato è davvero bello B-)


Da Grease a Footlose, un solo grande ballo

Spopola sul Web l'omaggio al cinema ballato relizzato da un utente di YouTube, Mart138, che ha incollato a tempo di musica - come fosse un'unica, imponente coreografia - le scene di danza di circa 40 film.

L'intro del filmato spetta a due indimenticabili pellicole legate al ballo: Flashdance e Dirty Dancing. Il resto è un susseguirsi di passi storici, da quelli di Grease a quelli di Moonwalker di Michael Jackson. Il tutto sulla musica anni Ottanta di Footlose di Kenny Loggins.

1 settembre 2010
da repubblica.it

lunedì, settembre 13, 2010

Festa dei fiori 2010

Su segnalazione di Ciccio...

14 - 19 settembre

La festa di Santa Croce a Monte Isola tra fiori, colori e tradizione

La quinquennale festa di Santa Croce (a Carzano), conosciuta anche erroneamente come "festa dei fiori di Montisola", è una celebrazione solenne conosciuta in tutta Italia e che ha per cornice la favolosa isola del lago d’Iseo: Monte Isola. La festa ha luogo in due piccoli borghi medievali, Carzano e Novale, che ogni lustro vengono addobbati a festa con arcate ricoperte da rami di pino e fiori di carta fatti rigorosamente a mano dagli abitanti del luogo.

I due paesi si presentano così in una veste unica ed eccezionale che la sera riesce a divenire, se possibile, ancor più magica poiché ogni arcata risplende di tante piccole luci bianche che rendono l’ambientazione da favola. Non manca mai nemmeno la tradizionale pesca di beneficenza che viene organizzata per raccogliere alcuni dei fondi (raccolti anche grazie all'autotassazione degli abitanti stessi) che si rendono necessari per l'organizzazione dell'evento.

Come già detto tutto il lavoro è rigorosamente manuale ed autofinanziato dagli abitanti mentre le tecniche di creazione dei fiori, che ad ogni edizione vengono affinate, sono tramandate di famiglia in famiglia e di generazione in generazione.

Si pensi che nell’ultima edizione, quella del 2005 si stima che siano stati realizzati ed esposti al pubblico più di 200 000 fiori. Questi, partendo da una produzione di inizio ‘900 quasi esclusiva di rose (fiore divenuto simbolo della festa), sono ora di ogni tipo e gli abitanti stessi fanno a gare per realizzare fiori sempre più belli e veritieri tanto che la fotografia tipica della festa rappresenta un’ape che si posa su di un fiore alla ricerca del nettare oppure di un visitatore che stregato dalla magia del luogo si avvicina ai fiori per annusarne l’odore.

Il fulcro delle manifestazioni è da tradizione il 14 settembre giorno in cui la Liturgia celebra la festa dell'Esaltazione della Santa Croce: nel piccolo borgo si svolge la processione con la S. Reliquia della Croce di Cristo che normalmente è conservata in un reliquiario d'argento a forma di croce del XVIII secolo.

da monteisola.eu


Qui potete scaricare il
PROGRAMMA in pdf


Qui ci sono immagini e storia della festa:
http://www.tuttomonteisola.it/redazionale/santacroce.html

youtube.com/movies

Forse non tutti sanno che esiste su youtube un canale in cui si posso veder interi film:


sono film vecchi e per lo più sconosciuti, in lingua inglese...
ma è un inizio visto che...


Su YouTube film gratis a breve:
c’è l’accordo con MGM


Il portale più famoso del mondo per la condivisione di brevi filmati, YouTube, ha deciso di espandere i propri confini; è stato infatti raggiunto un accordo tra MGM e, appunto YouTube, che consentirà di mandare su YouTube film gratis.

Dunque si apre una nuova era e, dopo i brevi videoclip e i trailer, YouTube apre una sezione dedicata ai film; la ragione è chiaramente dettata dalla sempre maggiore concorrenza.

Infatti, se YouTube è il più famoso sito per i videosharing, il portale americano Hulu che permette ai propri utenti di poter vedere gratuitamente i film in streaming, lo sta velocemente raggiungendo e presto potrebbe esserci il sorpasso sia per quanto riguarda la qualità dei filmati sia per numero di utenti.

Per iniziare, dunque, YouTube aprirà con la sezione ‘Oldies’. I film che saranno quindi visualizzabili sul portale saranno pellicole datate e, allo stesso modo, anche i filmati della sezione televisiva con serie storiche; tuttavia i titoli saranno di sicuro interesse per tanti appassionati.

I filmati offerti dalla MGM saranno accompagnati dalla pubblicità i cui proventi andranno ripartiti tra la casa di produzione cinematografica e YouTube.

Resta infine da sottolineare che al momento la sezione dedicata ai film sarà solo ed esclusivamente in lingua inglese.

A chi non conosce bene la lingua non resta che mettersi a studiare o in alternativa pazientare fino ad una versione che consentirà la visualizzazione anche in lingua italiana.

1 settembre 2010
da economia.tuttogratis.it



PS: se c'è qualcuno appossiato di film datati (molto datati... si parla della prima metà del secolo scorso) in lingua originale, questo è il sito che fa per lui

domenica, settembre 12, 2010

Foto della settimana


Cresta Croce
1 luglio 2006


Siam sempre nella tre giorni sull'Adamello; in particolare, qui, una volta scesi dal Bivacco Laeng e aver attraversato tutta la Vedretta della Lobbia siam saliti a Cresta Croce, fino a trovare questo cannone, il segno più grosso, tra i tanti presenti sull'Adamello, della guerra del '15-'18; pensare che in questi luoghi, dove con fatica ci arrampichiamo noi ventenni del 2000, novant'anni fa milioni di nostri coetanei ci combattevano e ci perdevano la vita, fa veramente venire i brividi...
Alessio

sabato, settembre 11, 2010

Rimborso Iva sulla tassa rifiuti


Rimborso Iva sulla tassa rifiuti
firma la petizione di Altroconsumo

Un balletto lungo un anno
Con la sentenza 238 del 2009 la Corte Costituzionale aveva riconosciuto la natura tributaria della Tia (Tariffa igiene ambientale), con la conseguenza di non poter essere assoggettata ad Iva. Per quasi un anno i Comuni sono andati avanti in ordine sparso nel concedere o no i rimborsi e nel continuare o no ad applicare l'Iva, anche perché il Governo non ha mai preso una decisione definitiva in merito. Qualche mese fa, rispondendo a un interpello presentato dalla Trevisoservizi, l'Agenzia delle entrate ha chiarito che l'Iva non doveva essere applicata alla Tia, in quanto tributo. Cosa significava questo? Che gli utenti della Trevisoservizi sono stati liberati dal balzello.

Novità (negative) dalla manovra
Nella manovra correttiva di quest'estate, il Governo ha inserito un articolo interpretativo che nega la natura tributaria della Tia e di conseguenza è compatibile con l'applicazione dell'Iva ed elimina alla radice la possibilità di chiedere il rimborso di quella pagata. In pratica viene data un'interpretazione opposta rispetto alla sentenza della Corte Costituzionale.
Altra novità: nell'articolo si dice che le controversie sorte dopo il 31 maggio 2010 sono di competenza del giudice ordinario, quindi non di quello tributario. Difficile, in pratica, capire quando inizia una controversia e di conseguenza a quale giudice bisogna rivolgersi.

Una petizione per i contribuenti
Con la nostra petizione chiediamo che il Governo prenda una decisione definitiva, in linea con la sentenza della Corte Costituzionale, e che ai contribuenti venga rimborsata l'Iva pagata negli anni passati. Lo scorso gennaio abbiamo scritto al Ministro Tremonti chiedendo la modifica del testo unico dell'Iva e di convertire in credito d'imposta (da usare in compensazione di altri tributi da pagare) quanto fin'ora indebitamente pagato. Non abbiamo ricevuto alcuna risposta.

Il modulo per il rimborso
Qui sotto trovi il modulo che avevamo predisposto a suo tempo, sulla base della sentenza della Corte Costituzionale, per chiedere il rimborso dell'Iva. Ovviamente a questo punto non è il caso di presentarlo, almeno fino a che non si arrivi alla conclusione auspicata.

Firma la nostra petizione per chiedere il rimborso e per recuperare l'Iva pagata gli anni scorsi.
Rimborso Iva sulla tassa rifiuti: siamo già in 8297
Modulo per rimborso Iva sulla tassa rifiuti con note esplicative
Scarica il documento in pdf.

19 luglio 2010
da altroconsumo.it

venerdì, settembre 10, 2010

XXX CAMPIONATO MUSICI E SBANDIERATORI A VR


Questo weekend a Verona. Per coloro a cui piacciono le coreografie, gli esercizi d'abiltà, il rullare di tamburi e il suono degli ottoni è un appuntamento da non perdere! Oggi ho visto le prove, semplicemente spettacolari!
Qui c'è il link del programma.

"Uguali nella diversità"

Lograto 19 settembre 2010
" Uguali nella diversità "


Il GRUPPO AMBIENTE e DUATHLON DI LOGRATO con il sostegno dell’ Amministrazione
Comunale di Lograto, alla luce dell’esperienza maturata nell’organizzazione della manifestazione di Duathlon, arrivata alla sua terza edizione, si fanno promotori dell’organizzazione di una giornata di sport per tutti, in collaborazione con le associazioni POLISPORTIVA BRESCIANA “NO FRONTIERE” e FONDAZIONE 3D ONLUS che promuovono e realizzano da anni progetti sportivi ed educativi.
Il nome scelto per la manifestazione è “Uguali nella diversità”, l’evento è stato programmato per il 19 settembre 2010 e vuole essere una “festa dello sport” cioè un evento di sensibilizzazione sulle discipline sportive dedicate sia ad atleti diversamente abili che normodotati.
Lo scopo della manifestazione è dimostrare come lo sport sia motivo di unione e di azzeramento delle cosiddette diversità, servirà inoltre a far scoprire l’importanza dello sport in tutte le condizioni di vita e far divertire i partecipanti facendo conoscere con l’occasione anche la realtà sportiva, territoriale ed ambientale di Lograto.



Tutte le associazioni di Lograto parteciperanno a questa giornata di festa & aggregazione. Per far si che tutto funzioni al meglio, è necessario l'aiuto di molti volontari: non serve nessuna dote particolare, si possono accompagnar gli atleti disabili nella "corsa" che si svolge la mattina, aiutare nelle attività che si fanno il pomeriggio al centro sportivo, dare una mano in cucina o fare servizio lungo il percorso. Insomma, chiunque abbia voglia di passare una giornata speciale è il benvenuto.
PER INFORMAZIONI
contattare Angelo Bulgarini cell. 348 3135844 o scrivere a duathlon.lograto@libero.it

giovedì, settembre 09, 2010

Tangenziale sud addio...

Avete notato quei simpatici apparecchietti più o meno nascosti in tangenziale a Roncadelle, dietro i cartelloni della provincia e appesi al ponte metallico? Ecco il triste perchè della cosa (riporto in parte dal giornale di Brescia, il resto, se vorrete andare a vedere, è qui):

Tangenziale Sud e gallerie di Pisogne: verso il controllo della velocità media

Una parte della Tangenziale Sud e le gallerie di Pisogne dell'ex Statale 510: sono i due tratti per i quali la Provincia sta studiando l'installazione di un sistema elettronico di controllo della velocità media, concettualmente analogo a quello operativo sui percorsi autostradali dove opera il Tutor.
[...]
Oltre alle gallerie di Pisogne, si progetta di controllare la velocità media anche sul tratto della Tangenziale Sud. «La procedura del bando prevede una tempistica che dura almeno due mesi, dunque è realistico pensare che tutto si possa concludere alla fine dell'anno» continua il comandante. Intanto, quindi, la rilevazione nel tratto di Roncadelle avviene regolarmente, anche se non vengono comminate sanzioni.

Quindi se volete lanciarvi ad un giro delle tangenziali alla "Pascal rides Paris" è meglio lo facciate prima della fine dell'anno. E poi saranno mazzate! Uffa...

Magnalonga di Franciacorta

In teoria le iscrizioni son già chiuse (son un rinco... Paola me l'ha segnalata 2 mesi fa...)
ma se qualcuno è interessato tentar non nuoce e una telefonata la può far

Domenica 12 settembre

Drop Box: una figata!

I vostri files sempre
con voi con DropBox

Non è un articolo prettamente Apple ma di sicuro il servizio gratuito di cui vi sto per parlare sarà sicuramente utile a tutti quelli che hanno bisogno di condividere i files con tanti computer connessi ad Internet o di avere i propri files in qualunque posto del mondo ci si trovi.

Si tratta di DropBox , un’applicazione semplice quanto utile e, nella sua versione base, free !

Dropbox funziona in questo modo: per cominciare si fa un account sul sito getdropbox.com e si scarica un piccolo applicativo che, per la cronaca, c’è per Windows, Linux e Mac OS quindi, se avete tanti computer in posti diversi DropBox fa al caso vostro.

In pratica DropBox vi creerà una cartella sul vostro computer e, ogniqualvolta avete bisogno di mettere in remoto dei files, li trascinate all’interno e DropBox fa il resto.

NON SOLO!

Se dovete passare un file più o meno pesante a qualcuno, DropBox vi permette di fare una cartella “pubblica” dove chiunque (in possesso di credenziali o del vostro link) può accedere e prelevare il file. Molto comodo se si pensa che al giorno d’oggi non tutti hanno account di posta elettronica che supportano grossi traffici di dati e, anche GMail che ha una buona capacità, è comunque limitata per quello che concerne l’invio e la ricezione di grossi files.
Il punto finale (ma non ultimo in ordine di importanza) è che la vostra directory remota può essere consultata e gestita direttamente sul sito.

La versione free (DropBox basic) prevede uno spazio sul disco remoto di 2GB ma per chi dovesse essere particolarmente esigente c’è il sevizio a pagamento e con 9,99$ al mese (o 99$ l’anno) vi daranno a disposizione ben 50G.

Per concludere aggiungerei che il servizio è ottimo, ha una banda davvero buona e il fatto che sia gratuito e gestibile anche direttamente sul sito è davvero geniale.

Per il resto vi rimando al sito ufficiale GetDropBox.com ma più in particolare al Drop Box Guided Tour uno screencast (in Inglese) ma davvero molto chiaro sul funzionamento.




E' davvero comodo!!! In pratica si ha una cartella di 2GB a cui si può aver accesso da qualsiasi posto!!!!
Si installa un programmino la prima volta sul pc, e poi si può gestir il tutto online da qualsiasi computer in qualsiasi luogo.

E' stra utile per lavoro: puoi condividere con chi voi una o più cartella e così scambi in tempo reale file di qualsiasi dimensione!!!! (x i MAC ad esempio ti si apre una finestrella che ti avvisa quando qualcuno ha messo qualcosa di nuova nella cartella DropBox).
Niente più menate di file troppo grandi da scambiar via mail quindi!

Aprir un account è facilissimo: facendolo da questo link

http://www.dropbox.com/referrals/NTEwNTc5NjcyOQ

(grazie Lucio) avrete ulteriori 250MB in "omaggio"!


Ora mi impratichisco un po' e poi vediam di usarlo anche per il tempo libero per scambiar le foto!

mercoledì, settembre 08, 2010

Mostra fotografica


Mostra fotografica a VillaCarcina


8 SETTEMBRE 1943

DA EMEROTECA ITALIANA

L'ANNUNCIO DELLA FIRMA DELL'ARMISTIZIO DI CASSIBILE

Ecco il messaggio letto ieri sera alla Radio alle ore 19.42 dal Maresciallo Badoglio: «Il governo italiano, riconosciuta l'impossibilità di continuare l'impari lotta contro la soverchiante potenza avversaria, nell'intento di risparmiare ulteriori e più gravi sciagure alla Nazione ha chiesto un armistizio al generale Eisenhower, comandante in capo delle forze alleate anglo-americane. La richiesta è stata accolta. Conseguentemente, ogni atto di ostilità contro le forze anglo-americane deve cessare da parte delle forze italiane in ogni luogo. Esse però reagiranno ad eventuali attacchi da qualsiasi altra provenienza». Sul fronte calabro intanto reparti italiani e germanici ritardano, in combattimenti locali, l'avanzata delle truppe britanniche. La notizia della firma dell'armistizio è stata comunicata a Churchill e a Roosevelt.

L'ANNUNCIO DELLA FIRMA DELL'ARMISTIZIO DI CASSIBILE

Roma, 8 Settembre 1943

Risalire. Giorno di profonda tristezza per il popolo italiano, se anche nel primo momento la fine d'una guerra impopolare, che ha sparso di lutti e di rovine tutto il Paese, abbia potuto dare un senso d'istintivo sollievo. Tre anni di sacrifizi non hanno portato che a questo risultato. Sopra ogni resistenza, sopra ogni speranza di una conclusione meno gravosa, sopra ogni tentativo di far meglio valere gli sforzi fin da principio inadeguati è passata, più che la volontà imperiosa del nemico, la crescente certezza che la partita era irrimediabilmente perduta. Tristezza profonda d'oggi, amarezza degli ultimi mesi, mentre la guerra urtava alle nostre porte, invadeva il suolo della patria, annullava a mano a mano ogni tentativo di reggere col solo coraggio degli uomini a una evidente insufficienza materiale, a una impreparazione che la lunga durata della lotta doveva rivelare sempre più calamitosa.

Ed ecco questo popolo tratto da una duplice realtà ad approvare la cessazione di ostilità che erano divenute un vano olocausto di combattenti e un martirio di città indifese e a segnarla nello stesso tempo col segno del lutto, perché pesano ugualmente su di lui un passato di cui ha così scarsa colpa e un avvenire di cui lo travaglia il pensiero. Due date sorgono nella mente: il 4 novembre 1918, l'8 settembre 1943. Due guerre: col popolo, senza il popolo. E nel confronto è tutta la storia da cui bisogna risalire. Le bandiere d'Italia s'inchinino ai caduti, ai mutilati, ai superstiti, che hanno compiuto senza misura il loro arduo dovere. Si rialzeranno domani nel pugno di uomini che il grande dolore e l'immeritata umiliazione avranno fortificati. L'Italia risalirà. Ha in sé la sua rinascenza: lo spirito liberato e le intime forze riparatrici.

FOLLE COMMOSSE A MILANO - La cittadinanza di Milano ha appreso la notizia dell'armistizio nelle prime ore della sera, fulmineamente diffusa dopo che la radio ne ha dato il primo schematico annuncio. La reazione, timida al principio e incerta, ha preso consistenza più tardi, allorchè si è avuta la sensazione che non si trattava, come molti credevano, di un'informazione inesatta. La gente ha cominciato a uscire dalle case, ad aggrupparsi, infine ad affollare le strade. Era giusto l'ora in cui la città andava vuotandosi delle comitive che si trasferivano lontano dai pericoli delle incursioni. I ritardatari si sono fermati, scendendo dalle biciclette e dalle corriere, e nessuno di essi ha ripreso il viaggio interrotto. Non v'è stata, né al centro né alla periferia, una manifestazione vera e propria, un addensarsi considerevole di masse. Le grida erano poche e senza eco, non si udivano né evviva né abbasso.

Dovunque - a piazza del Duomo come a Porta Venezia, a Porta Ticinese, come in corso Garibaldi - erano folle commosse, non liete. In piazza la folla è rimasta fino a tardissima ora; altrove ha sostato sulle porte delle case, in capannelli. Le luci del giorno erano scomparse da un pezzo e la luna dominava il cielo tesissimo, quando sono tornati dalla campagna molti sfollati. Appena giunti nei paesi ove sogliono passare la notte avevano saputo la notizia e s'erano affrettati a tornare. Il pensiero correva, più che al domani e all'incerta nuova vita che ci attende senza allettanti promesse all'ieri, ai fratelli delle terre invase, ai morti così dolorosamente sacrificati in questa guerra senza speranza. Lo stesso quadro di miseria in cui i milanesi si aggiravano sopravvissuti ci ammoniva delle sofferenze che ci avevano condotto al doloroso finale e ci avevano imposto la suprema rinunzia. Domani una nuova vita, una nuova era, comincia e tutti ne sentono l'incombente onere. Ecco quello che si leggeva sui volti dei milanesi, iersera.

L'IMPRESSIONE A ROMA - La notizia grave e irrevocabile si è diffusa nel cadente crepuscolo per le vie della città a piccoli rivoli lenti; perché pochi avevano ascoltato alla radio il proclama del Capo del Governo e quei pochi per caso, la trasmissione essendo stata diffusa in ora inconsueta. Si concludeva così la lunga e ingrata prova, durante la quale l'onestà guerriera del combattente aveva pur scritto pagine luminose che mai impallidiranno. Confusi, contraddittori e certo non lieti erano i sentimenti della cittadinanza al primo annuncio. Le molte e strane voci che da parecchio tempo si andavano diffondendo, e smentite via via dai fatti, rendevano qualcuno incredulo. Che aveva udito il proclama alla radio veniva attorniato e tempestato di domande. Alcuni scuotevano il capo. Ed era strano vedere come la maggioranza della gente si avviasse inconsapevole alle proprie case con il volto e i discorsi che possiamo dire consueti, e come ancora vi fosse chi sussurrasse inedite notizie su movimenti e propositi bellici del nemico e come piazze e strade fossero identiche a stamane e a ieri nell'animazione dei passanti, nel via-vai degli autobus, e delle macchine di ogni genere.

In corso Umberto il passaggio militarmente grave e compassato di un reparto di artiglieria a cavallo, che forse non aveva niente a che fare con l'armistizio, parve il primo concreto sintomo di qualcosa di nuovo, senza che il pubblico sapesse collegare ragionevolmente i due fatti. Ma intanto a poco a poco un sordo e contenuto fermento andava propagandosi; esso non era fatto di grida, di agitazione, di folle inquiete, ma piuttosto s'indovinava negli sguardi, nei volti ansiosi, nell'atteggiamento dei singoli. E che diceva la gente? Pochi commenti abbiamo udito per le vie, quasi che nessuno sapesse tradurre in parole l'effetto profondo ma confuso che la notizia suscitava nel cuore; sollievo sì, ma anche consapevolezza di un castigo gravissimo e ben lungo da scontare, impostogli da una ingiusta fatalità. La mente intanto correva al nuovo tempo che stava per aprirsi, alle nuove preoccupazioni. Le strade in silenzio si facevano sempre più deserte.

Gene Gnocchi a Brescia

Nella splendida cornice del castello di Brescia,
sabato 11 settembre alle ore 21
,
Gene Gnocchi presenterà il suo spettacolo di cabaret:
“Cose che mi sono capitate....ancora”.

Il comico si è reso disponibile per la serata di beneficenza all'insegna del divertimento promossa dall'Associazione Culturale ZUZUMA in collaborazione con l'Ong SCAIP onlus e con il patrocinio del Comune di Brescia.


Sabato sono ad un matrimonio (strano è :D ), ma x 15euro che andranno in beneficenza se riuscite ad andare di sicuro vi fate anche due risate..

martedì, settembre 07, 2010

più ing è meglio?

Il ministro: servono nuovi riti di conciliazione
«Troppi avvocati» Davigo convince Alfano
Il giudice: altri fondi? Non servono«Eccesso di avvocati, troppe cause inutili»

Alla fine l' applauso che gli imprenditori presenti a Cernobbio gli hanno tributato è stato inatteso e soprattutto lungo. Piercamillo Davigo, il dottor Sottile del pool di Mani Pulite, «la mente» che scriveva materialmente le rogatorie laddove Antonio Di Pietro era il braccio investigativo, oggi fa il consigliere di Cassazione a Roma dopo essere stato giudice di Corte d' appello a Milano. Al workshop Ambrosetti si è presentato, come fanno i guru dell' economia, con sei-tabelle-sei. Tema: le contraddizioni della giustizia in Italia. E i suoi numeri hanno fatto colpo sulla platea. Chi si aspettava un sanguinoso duello tra l' ex pubblico ministero che nei tempestosi anni 90 voleva «rivoltare l' Italia come un calzino» e il ministro del governo Berlusconi, Angelino Alfano, è rimasto deluso. Per qualche ora Villa d' Este, come per incanto, s' è trasformata nel laboratorio dell' Italia-che-vorremmo, un Paese dove i Davigo e gli Alfano, i Fassino e i Maroni, si confrontano pragmaticamente sulle soluzioni da dare agli annosi problemi della giustizia e della sicurezza. E magari alla fine scoprono che le cose che li vedono convergere sono decisamente superiori alle divergenze. Il punto di partenza (comune) Davigo-Alfano è stato la valutazione di come nel Belpaese ci sia un' eccessiva domanda di intermediazione giudiziaria, non una bassa produttività dei magistrati. A farvi fronte ci sono 10 mila togati che nel loro lavoro di ogni giorno sono assediati da un esercito di oltre 200 mila avvocati. Anzi, una delle tabelle di Davigo certifica che per ogni giudice in carriera in Francia operano 7,1 avvocati e in Gran Bretagna 3,2, da noi la cifra-monstre è di 26,4. «Per questo - ha chiosato il magistrato - proporrei modestamente di portare il corso di laurea in Giurisprudenza a sei anni. In più al primo anno metterei l' esame di analisi matematica, in modo che qualche matricola possa rivedere in tempo la sua scelta e iscriversi a Ingegneria». Perché, a giudizio di Davigo, con meno avvocati e più ingegneri l' Italia sarebbe messa meglio. Dalle cifre al racconto. «Un giovane magistrato fresco di assegnazione scoprì di avere 800 processi pendenti. E si preoccupò. Passato qualche giorno ebbe modo di accertare che in realtà le cause sospese erano 15 mila e si rasserenò. Capì immediatamente che a quel punto il problema non era più suo». Poi per curiosità cercò di capire che tipologia di contenzioso fosse rimasto aperto e trovò, tra le altre, una causa di diffamazione intentata contro un incauto cittadino, reo di aver sostenuto che Enrico Toti non poteva trovarsi in prima linea. Essendo sfortunatamente privo di una gamba, Toti come avrebbe potuto esser destinato a un impiego così delicato? Da quel giorno il magistrato a chi si lamentava di aspettare il giudizio da sei mesi cominciò a rispondere così: «Mi sto occupando di Enrico Toti». Contrariamente a quanto potessero preventivamente pensare gli ospiti di Ambrosetti, l' esposizione di Davigo non si è chiusa con la canonica richiesta di maggior investimenti pubblici. «Non c' è bisogno di nuovi fondi per la giustizia» ha scandito l' ex pm, facendo brillare gli occhi degli industriali presenti in sala sempre benevoli nei confronto di chi si propone di tagliare le spese. «Chiudiamo i tribunali con meno di dieci magistrati e autorizziamo un solo tribunale per ogni provincia» ha proposto il dottor Sottile, nella circostanza anche «economicamente corretto». Accantonata 24 ore prima la querelle sul processo breve e visto il successo mietuto da Davigo, il ministro Alfano ha abilmente profuso ulteriori dosi di saggezza e pragmatismo. «Dobbiamo introdurre forme di conciliazione extragiudiziaria». I ricorsi contro la durata irragionevole dei processi crescono al ritmo del 40% e in un anno si finiscono per prescrivere 170 mila processi. Quasi 500 al giorno. Lotta dura, dunque, «contro i processi che pendono e che rendono». A chi? Agli avvocati, innanzitutto.

6 settembre 2010
da corriere.it

Miss Muretto coloured

Vive a Palazzolo la 57ª Miss Muretto

È LA PRIMA DI COLORE. Bruna Ndiaje, senegalese 19enne, viene da Genova ma da qualche tempo abita nel Bresciano. Confessa: «Vorrei prendere il posto di Naomi Campbell nelle sfilate»

È di origine senegalese, ha abitato a Genova e ora vive a Palazzolo. Bruna Ndiaje, 19 anni, studentessa di Medicina (vuole diventare pediatra) è la cinquantasettesima «Miss Muretto», il concorso di bellezza femminile di Alassio inventato dai fratelli Mario, Giorgio e Adriano Berrino nel 1953. Un concorso che da sempre si è proposto di premiare «la bellezza dell'ombrellone accanto». Trenta le ragazze selezionate in tutta Italia, nei locali e via Internet arrivate nella Baia del Sole già mercoledì scorso. Venti le ragazze che poi sono approdate alla finale di sabato sera. Alla fine la giuria, presieduta da Cristiano Malgioglio (in cui c'era anche Gianluca Curci, portiere della Samp) ha scelto per la prima volta in cinquantasette edizioni una concorrente di colore.
Bruna Ndiaje vuole diventare modella e lo ha fatto sapere durante la passerella di presentazione nel corso della finale del concorso ligure.
Bruna Ndjaje ha vinto anche la fascia di Miss Lovemytime. «Amo il mondo della moda. La mia massima aspirazione è quella di poter prendere il posto di Naomi Campbell, la regina delle sfilate. È naturalmente un sogno, anche se davvero in futuro vorrei fare la modella», ha raccontato.
Come Simona Ventura e Maria Teresa Ruta (che hanno vinto in passato quella fascia), la nuova Miss Muretto di Alassio è a caccia di un po' di celebrità.
Racconta di essere arrivata ad Alassio da sola, viaggiando in treno, accompagnata da un amico «perché mamma fa l'operaia, non poteva venire, doveva lavorare».
È appassionata di danza moderna e si muove con gran sesno del ritmo, adora Ryhanna e Beyoncé ma si strugge con le canzoni di Laura Pausini e Alexia e non è fidanzata.
«Sono nata a Genova - racconta - perché i miei si sono sposati lì, ma mio padre ci ha abbandonate poco dopo per tornare in Senegal, così mia mamma ha deciso di trasferirsi a Brescia, dove c'era lavoro, facendo tanti sacrifici per allevarmi e farmi studiare», racconta commossa ma fiera lei in un ottimo italiano.
E aggiunge: «I miei obiettivi? Diventare pediatra. Ma anche fare la modella e diventare come Naomi Campbell. Rimanendo coi piedi per terra, ovvio. Ma lavorerò per questo e se diventerò famosa aiuterò mia madre che così potrà smettere di lavorare in fabbrica e avere tutto quello che non ci siamo mai potute permettere»

6 settembre 2010
da bresciaoggi.it

lunedì, settembre 06, 2010

04 Settembre 2010



Tanti auguri e un bacione ai nostri novelli sposi da tutta la C.d.I.!!!

Compleanno del giorno

La tua moglietta ha scelto per te....

AUGURI STEFANO!!!!

domenica, settembre 05, 2010

Foto della settimana

Presanella
19 giugno 2006

Partiti per fare la Nord della Presanella, il troppo caldo ci ha portati sulla Cresta Nord-Est della stessa; via non ripetuta da anni, ma molto molto bella ed aerea; questa foto è scattata un attimo prima di uscire dalla via...
Alessio