
sabato, aprile 25, 2009
venerdì, aprile 24, 2009
Gli Ottantini ce la faranno
Per gli italiani nati negli anni '80 dobbiamo trovare un nome e un calmante. Il secondo è forse più urgente. Diventare adulti di questi tempi, tra musi lunghi e vecchi squali, non è facile.
Ne trovo dovunque. Pensavo che l'Europa orientale fosse fuori dalle loro rotte - Belgrado è fascinosa però non è Berlino, Sofia è una sorpresa ma San Francisco è meglio - e invece eccoli lì. I toscani Federico e Laura, la friulana Greta e l'abruzzese Antonio, il calabrese Danilo, i lombardi e i veneti, i sardi che non mancano mai: pronti ad annegare le malinconie italiane nell'esotismo balcanico, e non è facile. Ne ho incontrati in ogni angolo del mondo, di ragazzi così, e in tante città italiane. Il rivolo di trasferimenti da sud a nord - alimentato da economie spompate e pratiche vergognose - è diventato un torrente.
E' una Generazione Samsonite che vive con la valigia in mano, o con un viaggio in mente. I titoli dei telegiornali li ottengono i coetanei che fanno casino davanti all'università, e la sera rientrano a casa da mamma e papà. Gli ultimi posti di lavoro se li sono presi i trentenni della Generazione Ikea, nati negli anni '70. Poi il Big Crash. I ventenni - infanzia felice anni '80, adolescenza serena anni '90 - non se l'aspettavano, questo scherzo.
Lo so, lo so: le generazioni sono semplificazioni, e ogni persona ha una storia diversa. Ma un comun denominatore esiste, e gli Ottantini - ecco, li chiamerò così - sono una generazione in corridoio, che si ritrova davanti tante porte chiuse.
Precluse le professioni liberali: migliaia di neo-avvocati si strappano di bocca piccole cause. Blindati i media: pubblicità e diffusione in calo, si esce ma non si entra. Sprangate banche e finanza (troppo tardi: i prestigiatori coi capelli grigi sono già scappati). Serrate industria e commercio: clienti e ordini calano. Sbarrata la politica: ormai si accede per il favore dei capi. Chiusa perfino la possibilità di metter su famiglia. Bisogna rimandare la prima Festa del Papà (oggi, auguri!), consiglia la futura mamma, che ha la testa sulle spalle.
Il catalogo è questo. Un Ottantino può scegliere: scoraggiarsi o reagire. Suggerisco la seconda soluzione, e spiego perché.
Partiamo di qui: preoccuparsi è ragionevole. Come ha scritto Davide S. a "Italians", ricordando l'invettiva di un vecchio professore: «Certe generazioni saltano, la storia ne è piena!». Ma saltano per sfiducia, per arroganza o per mollezza: non per il mondo che trovano intorno. In America the Greatest Generation (© Tom Brokaw) coincide con la nostra. Nata dopo la Prima Guerra Mondiale, s'è beccata dittature, depressione, guerra e ricostruzione. Non ha mollato mai.
E voi, ragazzi? La "tempesta perfetta" della recessione vi ha accolto fuori dal porto (niente potrà più spaventarvi, direbbe il vecchio Conrad). Avete tra i piedi un po' di sessantenni rassegnati, di cinquantenni opportunisti, di quarantenni pavidi e di trentenni poveri (c'è di peggio). Forza e coraggio: è l'atteggiamento che cambia l'umore, la vita e la storia. Se scegliete d'essere sconfitti prima d'aver perso, diventerete la "generación amargada". Suona bene, ma fa male.
http://www.beppesevergnini.com/articoli.php?mese=2009-04-01_it
Sembra un film "interessante"
La casa distributrice della pellicola, tratta dal best seller di Valerie Tasso, si è vista negare gli spazi per le affissioni pubblicitarie. Il motivo? L'immagine di una mano femminile che si insinua negli slip di pizzo
In Italia non esiste più la censura istituzionale, ma esiste una censura più sottile ed efficace che impedisce a soggetti percepiti come potenzialmente scandalosi di trovare spazio sui media. Lo denuncia Mediafilm Cinema, distributore italiano del film 'Valerie - Diario di una ninfomane', che si è visto negare gli spazi per le affissioni del manifesto della pellicola tratta dal best seller di Valerie Tasso, che ritrae un busto femminile con una mano che si insinua delicatamente dentro un paio di slip di pizzo nero.
All’obiezione che è stata mossa, a proposito delle campagne pubblicitarie di biancheria intima che da anni mostrano generosamente e con estrema disinvoltura parti del corpo femminile normalmente poco esposte, spiega ancora Tabarelli che la risposta è stata: "Ma le immagini non vengono mai associate alla parola ninfomane. Inoltre, quella foto invita esplicitamente al peccato".
"Siamo perplessi - prosegue il distributore milanese - nel constatare come in Italia ci sia un’onda montante di ipocrita bigottismo che non protesta quando in televisione, in fascia protetta, si vedono vallette vestite come se fossero in spiaggia o reality show in cui seni rifatti vengono mostrati con orgoglio".
Le stesse difficoltà si sono verificate sulla carta stampata proprio a causa della parola ‘ninfomanè, prosegue. Già in occasione dell’uscita del libro da cui il film è tratto, l’autrice, Valerie Tasso, aveva notato come questa parola scatenasse oscure paure e in una recente intervista aveva dichiarato: "Si possono fare libri e film con titoli come ‘Diario di un assassino' e nessuno dice niente. Ci siamo assuefatti agli schizzi di sangue ma ninfomane non si può dire impunemente".
La distribuzione italiana sottolinea poi che il problema della "censura contro la sessualità femminile" non è solo italiana. Anche nella Spagna di Zapatero, infatti, lo stesso manifesto venne affisso nelle strade per poi essere ritirato dal Comune di Madrid a causa di un preteso errore: sui cartelloni non era infatti specificato, come previsto dalla legge, "pellicola non raccomandata ai minori di 13 anni".
da quotidianonet.ilsole24ore.com
Ecco il trailer del film incriminato
giovedì, aprile 23, 2009
Definizioni

CIVIL ENGINEERING
The art of directing the great sources of power in nature for the use and convenience of man.
THOMAS TELFORD (First president of the Institution of Civil Engineers)
STRUCTURAL ENGINEERING
L'arte di formare con dei materiali che nella realta' non si conoscono, delle forme che nella realta' non si possono analizzare, per resistere a delle forze che nella realta' non si possono valutare, in modo tale che la gente non possa, nella realta', sospettarlo.
S. KELSEY, Finite Element Method in Civil Engineering
IN VIGORE LE NORME TECNICHE
Nel nuovo testo del decreto legge, come abbiamo avuto modo di preannunciare ieri, e precisamente nell’articolo 2 dello stesso, viene anticipata dal 30 giugno 2010 al 30 giugno 2009 l’ultima proroga per le norme tecniche di cui al D.M. 14/1/2008 che entreranno in vigore, quindi, l’1 luglio 2009.
Sempre nello stesso articolo 2 viene introdotto l’obbligo che gli interventi di ampliamento nonché di demolizione e ricostruzione di immobili e gli interventi che comunque riguardino parti strutturali di edifici” non potranno essere realizzati e, quindi, non potrà essere esibito alcun premio di cubatura “ove il progettista non abbia documentalmente provato il rispetto della vigente normativa”.
Sembra, quasi, che tutto l’onere di certificare il rispetto delle norme tecniche di cui al D.M. 14/1/2009 ricada sui progettisti delle opere, senza alcun controllo da parte degli uffici.
La bozza del decreto legge recante Misure urgenti in materia di edilizia, urbanistica e opere pubbliche, allegata alla presente notizia, è composta da 8 articoli e nella stessa è previsto che potranno essere eseguiti senza la necessità di chiedere alcun titolo abilitativi: i lavori di manutenzione ordinaria e straordinaria;le opere interne;i lavori necessari per l’abattimento delle barriere architettoniche;l'istallazione di ascensori, solo se interni agli edifici;i mutamenti di destinazione d'uso, che non necessitano di lavori;le aree di sosta e di parcheggio; l'installazione dei pannelli solari, fotovoltaici e termici, purché siano senza serbatoio di accumulo ed al di fuori di alcune zone. Per effettuare i lavori sugli immobili che si trovano nelle aree paesaggistiche non sarà più vincolante il parere della soprintendenza e le autorizzazioni rilasciate dall'amministrazione competente non potranno quindi essere più annullate dall'organo, che potrà esprimere un “parere non vincolante”.
Per quanto riguarda le semplificazioni in tema di Conferenza di servizi e relative al Codice dei Beni culturali e del Paesaggio, la bozza del decreto sembra circoscrivere il ruolo della Soprintendenza. Il Soprintendente esprime il parere sulle opere esclusivamente in sede di Conferenza di Servizi e non si potrebbe quindi più esprimere successivamente come avveniva prima.
In questo modo, si equipara il ruolo della Soprintendenza agli altri componenti della conferenza. Nell’articolo 4 si legge testualmente: “In caso di opera o attività sottoposta anche ad autorizzazione paesaggistica, il Soprintendente si esprime in via definitiva, in sede di Conferenza di Servizi, ove convocata, in ordine a tutti i provvedimenti di sua competenza, ivi compresa la verifica di legittimità dell'autorizzazione di cui all'articolo 159 del decreto legislativo 22 gennaio 2004 numero 42”.
Gli interventi sul Codice dei Beni culturali andrebbero nel senso di ridurre il potere che il Soprintendente ha sugli interventi sui Beni sottoposti a vincoli paesaggistici o edifici tutelati.
Sembra, ormai, certo che il nuovo testo del decreto legge, esaminato nel preconsiglio di ieri e modificato nella parte che riguarda il rispetto delle norme antisismiche dopo il terremoto del 6 aprile che ha colpito l’Abruzzo, potrà essere portato al Consiglio dei Ministri della prossima settima che si terrà L'Aquila sempre che prima di tale data la bozza, dopo essere trasmessa alle Regioni ed al sistema delle autonomie, sia condivisa dalle stesse al fine di dare attuazione a quanto stabilito nel citato accordo del 31 marzo scorso.
Il ministro per i Rapporti con le Regioni Raffaele Fitto ha precisato che “il testo del provvedimento, così come concordato, sarà oggetto di esame specifico e preventivo nel corso di una apposita riunione della Conferenza Unificata e che solo in seguito sarà esaminato dal Consiglio dei Ministri”.
Il presidente della Conferenza delle Regioni Vasco Errani ha fatto sapere: “Saremo particolarmente attenti alla verifica dei contenuti applicativi e che sia stato quindi rispettato l'accordo tra Governo e Regioni, in particolare che ci sia il pieno rispetto della legislazione antisismica senza alcuna deroga o rinvio, e che sia garantita la qualità del governo del territorio, dei valori ambientali, culturali e paesaggistici, e delle norme conseguenti
da lavoripubblici.it
CDM a L'Aquila giovedì, slitta Piano Casa
Di conseguenza slitta ancora una volta il cosiddetto Piano Casa, recante misure urgenti in materia di edilizia e urbanistica, che potrebbe essere discusso al CDM di fine aprile.
mercoledì, aprile 22, 2009
Modello di Murray x scoprire se...
La risposta in una formula matematica
Un professore di matematica ha predetto con successo il futuro di molte coppie
Ha sbagliato solo con alcune coppie che, pur essendo inquadrate come «felici», hanno divorziato - mentre tutti i casi in cui si era prevista una separazione sono stati indovinati.
«Io stesso sono stupito che le emozioni umane possano essere sintetizzate in modelli matematici e che si possa predire il loro esito», ha detto Murray al Daily Mail. Il metodo consiste nel mettere le coppie di fronte a temi scottanti, come soldi, sesso o relazioni con le famiglie del partner, e ascoltarli conversare tra di loro per 15 minuti. Dalla conversazione marito e moglie ricevono un punteggio ( gioia, ottimismo e umorismo fanno guadagnare punti, mentre ira, sarcasmo e disprezzo risultano negativi), sulla cui base il team riesce a tracciare un grafico e predire il futuro della loro unione.
Il matrimonio ha buone possibiltà di riuscita se la somma dei valori positivi è almeno cinque volte quella dei negativi.
Il modello matematico che alla fine effettua la previsione è complesso, e tiene conto, per esempio, dei tentativi che vengono fatti per cambiare il corso della conversazione, quando ha preso una brutta piega, o di sanare le ferite inferte dal partner troppo aggressivo.
Secondo il modello matematico di Murray, esistono cinque tipi di matrimonio:
1- la più alta percentuale di successo è di coloro che vedono il rapporto come un modo per aiutarsi a vicenda e preferiscono la condivisione delle esperienze invece che l’individualità.
2- Ci sono poi quelli che rispondono solo «positivamente» al partner, pur di evitare il conflitto;
3 - la terza categoria è quella delle coppie «volatili», ossia appassionati tra loro ma che, forse di conseguenza, si riscaldano troppo sulle discussioni, minando alla stabilità dell’unione.
4- C’è poi la coppia «ostile» in cui nessuno dei due vuole parlare degli argomenti più scottanti, finendo nella totale mancanza di comunicazione e
5- quella in cui uno dei due si anima nelle discussioni mentre l’altro è talmente disinteressato da non dar corda alle conversazioni.
lastampa.com
Il libro sull'argomento:
The Mathematics of Marriage: dynamic nonlinear models
Cambridge Mass., MIT Press
martedì, aprile 21, 2009

Considero valore ogni forma di vita, la neve, la fragola, la mosca.
Considero valore il regno minerale, l'assemblea delle stelle.
Considero valore il vino finché dura il pasto,
un sorriso involontario,
la stanchezza di chi non si è risparmiato,
due vecchi che si amano.
Considero valore quello che domani non varrà più niente e quello che oggi vale
ancora poco.
Considero valore tutte le ferite.
Considero valore risparmiare acqua,
riparare un paio di scarpe,
tacere in tempo, accorrere a un grido,
chiedere permesso prima di sedersi,
provare gratitudine senza ricordarsi di che.
Considero valore sapere in una stanza dov'è il nord,
qual è il nome del vento che sta asciugando il bucato.
Considero valore il viaggio del vagabondo,
la clausura della monaca,
la pazienza del condannato, qualunque colpa sia.
Considero valore l'uso del verbo amare e l'ipotesi che esista un creatore.
Molti di questi valori non ho conosciuto.
Erri De Luca (da “Opera sull'acqua e altre poesie”, Einaudi, To, 2002)
Parodia Vescovo Williamson
Settimana scorsa mi sono imbattutto in questa parodia della Galappa's:
fa ridere fex, ma allo stesso tempo lascia quell' "amarognolo" che rende l'idea dell'assurdità della cosa.
http://www.youtube.com/watch?v=3yvsl8zxyT8 seconda puntata
http://www.youtube.com/watch?v=RaPFKOjESwE
sesta puntata
http://www.youtube.com/watch?v=5gedU8JycsA
terza puntata
http://www.youtube.com/watch?v=C3l3enPhH8A
quinta puntata
http://www.youtube.com/watch?v=DmDWLpCMLjQ
prima puntata
http://www.youtube.com/watch?v=Ip0NPsK5u6Y
lunedì, aprile 20, 2009
Distraiamoci un attimo...
Bet, vogliamo parlare delle pretese della moglie del tuo "prediletto"??
e punta al Castello Sforzesco
La ricerca della casa, quindi, sarebbe già partita. E che casa: Victoria non starebbe certo pensando ad un modesto appartamento. Sempre secondo il periodico rosa, la signora Beckham non si accontenterebbe neppure di un mega loft di design nel Quadrilatero della Moda. La sua scelta è caduta su un luogo da favola: il meneghino Castello Sforzesco. Pare che Victoria sia rimasta rapita dalla bellezza gotica del complesso architettonico medievale. Sa che è complicato, ma è disposta a tentare qualsiasi cosa per realizzare il suo sogno. In alternativa, la coppia potrebbe optare sull'albergo di Armani, di cui Victoria è testimonial - si parla di un intero piano - in costruzione in via Manzoni.
Certo, Victoria non è la sola a subire il fascino del maniero storico. Fra le celebrities è in buona compagnia: altri fan dei castelli sono Sting, Nicolas Cage fino a Tom Cruise, che avrebbe intenzione di acquistare il Castello Odescalchi sul lago di Bracciano, già ambientazione da favola delle sue nozze. Victoria, pur obbligata attualmente a una vita da pendolare per impegni di lavoro tra New York, Londra e Milano, è molto determinata e disposta anche a passare più tempo in Italia, allo scopo di riuscire a mobilitare le autorità locali per ottenere tutti i permessi necessari all'usufrutto di un'ala del castello.
da repubblica.it
e basta? se vuole poi può prender casa sul lago di Garda: c'è una modesta villettina vicino a Salò... il Vittoriale.
Vuoi non pensare anche ai figli? se cerca una bella sala prove per la band del figlio mi dicono che l'Arena di Verona viene via ad un buon prezzo.
Be poi quando vai a Roma non vorrai portar il cane a far bisogni in un giardinetto della Garbatella!?!? un bel bonifico, tiriamo su una recinzione e via... il Circo Massimo ospiterà tutti i bisognini del cucciolo!
sabato, aprile 18, 2009
venerdì, aprile 17, 2009
A PROPOSITO DI SANTORO E L'ABRUZZO...
"Caro Santoro, anzi caro onorevole, visto che m’ha chiesto di chiamarla così, so bene che quando si è invitati nei salotti altrui non è buona educazione raccontare al mondo quel che ci si è detti. Ma siccome quel salotto era in diretta su Raidue in prima serata, davanti a svariati milioni di telespettatori, mi permetto di infrangere le regole. Non me ne vorrà. In fondo lei di regole infrante è un maestro. E, in effetti, dopo aver fatto a pezzi quelle della par condicio e del buon senso, l’altra sera ha definitivamente massacrato anche quelle del buon gusto e della civiltà. Missione compiuta, olé. Il suo ultimo Annozero, mi permetta, è stato uno spettacolo squallido, un atto di sciacallaggio ributtante, che non mette più la polemica sull’asse di ciò che è di sinistra o non di sinistra, ma di ciò che è civile e ciò che non lo è più. E mi chiedo se sia possibile che lei e i suoi sottopanza siate così accecati dall’odio e dalla faziosità da perdere non dico l’equilibrio politico, che quello l’avete già perso da tempo, ma anche il senso di umanità. E che non vi rendiate conto che tutto questo vi porta lontani dal Paese reale, dal sentimento diffuso di commozione e solidarietà, dall’Italia che si unisce di fronte alla sofferenza, per una volta provando a ragionare non per schemi di partito, ma secondo bisogni, urgenze e necessità. Provi a togliersi per una volta la giacchetta da europarlamentare, caro onorevole Santoro, provi a togliersi per una volta i paraocchi del katanga in servizio permanente effettivo. Vedrà che in Abruzzo c’è un’umanità dolente e dignitosa, lacerata e orgogliosa, che non chiede bandiere di partito né polemichette pretestuose. Chiede risposte concrete. Responsabilità. E serietà. Per una volta, proviamoci, anche noi, che abbiamo per le mani il bene prezioso dell’informazione. Proviamoci a togliere la maglietta di parte e a guardare la tragedia senza pensare a quel che ne potremmo guadagnare in termini di marchette politiche. Proviamo a essere seri. E lei che è un gran professionista lo sa: attaccare la Protezione civile per il ritardo nella consegna di una bottiglietta d’acqua (una! Su 27mila sfollati!), mentre ci sono le bare dei morti ancora aperte e i soccorritori che rischiano la vita fra le macerie, non è serio. Anzi, sarebbe perfino ridicolo, se non fosse tragico. Tragico per le vittime, innanzitutto. Ma tragico anche per lei, per la sua squadra avvilita nei bassifondi della polemica, per la sua professionalità ridotta a zerbino in nome dell’ideologia, per la sua umanità schiacciata sotto il peso dell’odio politico. In Abruzzo i soccorsi hanno funzionato. Lo sanno tutti, lo dicono tutti. I volontari sono stati eroici, hanno salvato decine di vite umane. Le tendopoli sono state operative in tempi record. Non c’è stato caos, non c’è stata disorganizzazione. Tutti gli osservatori, italiani e stranieri, di destra e di sinistra, hanno potuto notare che per la prima volta sul luogo della tragedia si è sentita forte e tempestiva la presenza dello Stato. Chissà perché gli unici che non se ne sono accorti sono stati i suoi inviati, poveri kamikaze spediti sul posto a cercare disperatamente di trasformare una efficiente opera di soccorso nella Caporetto di Bertolaso.Per altro, mi lasci dire, caro onorevole, evidentemente lei non è più il maestro di un tempo, l’esperienza a Bruxelles l’ha rammollita o gli allievi sono scarsi: ammetterà che hanno lavorato proprio male. La tesi si poteva argomentare in modo assai migliore, di voci contro, in quella situazione, se ne potevano raccogliere un’infinità. E loro, invece, gli sciagurati di Caporetto, che cosa le hanno portato in pasto? Una bottiglietta d’acqua consegnata in ritardo, lo sfogo di un medico chiaramente sfinito e poco altro. A guardare bene, tutte interviste forzate, con domande tranello, risposte indotte e montaggi con tagli spericolati. Poca roba, lo sa anche lei, chissà come li avrà sgridati nella solita riunione che fate il giorno dopo per esaminare, minuto per minuto, gli errori commessi in trasmissione. E che dirà allora di quei collegamenti con Ruotolo? Erano così noiosi... Ci voleva tanto a trovare qualcuno che dicesse «Bertolaso è un incapace» con efficace sintesi televisiva? Evidentemente nemmeno Ruotolo è più quello di una volta... Su, onorevole Santoro, sia sincero: in fondo portare in tv qualcuno che si lamenta contro la Protezione civile in mezzo a 27mila sfollati non è mica una missione complicata. Se vuole gliene troviamo altrettanti in cinque minuti anche qui nel centro di Milano, dove pure la gente non ha patito sulla sua pelle il terremoto. La scarsità delle testimonianze da voi raccolte è una conferma (se ce ne fosse bisogno) che la Protezione civile ha funzionato bene. Ma mi resta un dubbio: possibile che non abbiate incontrato nemmeno uno che ringraziava i soccorritori? Possibile che non vi sia venuto in mente di intervistare così, en passant, anche uno della Protezione civile? Non li avete trovati? Ruotolo è così bollito? Lei dice bene che non si può sventolare l’eroismo dei volontari come pretesto per non parlare dei problemi. Siamo d’accordo. Ma non si possono nemmeno sventolare i morti come pretesto per dire fregnacce. Voi, invece, l’avete fatto. Scientificamente. Per tutta la trasmissione. A cominciare da Ruotolo che esordisce lasciando microfono libero a un uomo esasperato che insulta le divise. E poi la bottiglietta d’acqua e altri lamenti. E poi la piccola teoria degli schizzi di fango. E poi la presidente della Provincia che se la prende con le istituzioni (e lei che cos’è signora, mi scusi?). E poi il suo sarcasmo, dottor Santoro, fra Kgb, caschi e altre cose che voleva mettersi in testa (a mettersi un po’ di buon senso, ci ha mai pensato?). E, infine, soprattutto la ciliegina sulla monnezza, cioè le spaventose vignette di Vauro, dove si ironizzava sulla cubatura dei cimiteri, l’ampliamento edilizio delle bare e, ancora, la ridicolaggine dei soccorritori. Lasciamo da parte i malinconici dettagli: Travaglio che legge (per altro con inesattezze) verbali da questurino di provincia e il magistrato candidato De Magistris, investito ufficialmente del ruolo di censore dei furbetti (avete capito bene: il furbetto dei Valori eletto a simbolo di censore dei furbetti, che è un po’ come fare tenere ad Adriano un corso contro l’alcolismo). Lasciamo da parte i malinconici dettagli, non restano che le fregnacce. E che sono fregnacce lo sa anche lei, caro onorevole Santoro. Per tutta la settimana, nei colloqui con i suoi collaboratori, mi è stato detto che trovava sciocco insistere sulla prevedibilità dei terremoti, sulla cassandra Giuliani, sulla questione dell’emergenza, perché il vero problema è quello edilizio. Sacrosanto. Il vero problema è che in Italia ci sono 7 milioni di case a rischio, di cui 80mila sono edifici pubblici. Il vero problema è quell’ospedale dell’Aquila inaugurato nel 2000, dopo vent’anni di lavori, e che ora è inagibile. Il vero problema è il decreto del 2004 che prevedeva costruzioni antisismiche e che è sempre stato rinviato. Il vero problema è che occorre una grande opera di rottamazione edilizia e di ricostruzione. Questo è il punto. Voi lo sapevate benissimo. Dietro le quinte se ne conveniva. E allora perché, invece, avete messo in scena solo un vergognoso processo alla Protezione civile? Forse perché il problema delle case costruite male non può essere addossato in nessun modo a Berlusconi? Forse perché vi siete accorti che, anzi, il piano casa appena varato andava proprio nella direzione dell’auspicato rinnovamento edilizio? Forse perché il ritardo delle norme antisismiche non è colpa di un sottosegretario del vituperato centrodestra, ma di una cultura del Paese che riguarda tutti? Forse perché il primo a firmare quel rinvio è stato proprio Antonio Di Pietro, nume tutelare del furbetto anti-furbetti De Magistris? Dev’essere così, è chiaro. Ma il risultato è vergognoso. Noi speravamo di parlare dei problemi seri. Su questo giornale l’abbiamo fatto, fin dal primo giorno, senza nascondere nulla, con dati e cifre, denunce e accuse fondate su abusi e inadempienze nelle costruzioni. Voi invece avete preferito affidarvi alle beghe da cortile, avete ritirato fuori la madonna del radon, l’autodidatta Giuliani, avete mestato nel torbido raccolto sul fondo della disperazione con un unico scopo: mettere nel frullatore chi da cinque giorni lavora, rischiando la vita e senza risparmiare energia, per ridare speranza all’Abruzzo. Mi chiedo perché, caro onorevole Santoro. Mi chiedo a che serva. Visto che all’inizio della trasmissione faceva nobilmente appello al Paese che vogliamo lasciare ai nostri figli, ecco, le chiedo se davvero lei vuole lasciare ai suoi figli un Paese così, in cui nemmeno di fronte a 290 morti si trova la forza di mettere da parte i biechi interessi della politica di giornata. Se davvero vuole lasciare ai suoi figli un Paese in cui si irridono i volontari, magari solo perché vestono una divisa (si capisce la divisa non fa chic come l’orecchino e il jeans strappato...). Se davvero vuole lasciare ai suoi figli un Paese in cui di fronte all’emergenza ci si continui a sentire uomini di parte prima che uomini. Avevamo avuto una speranza nei giorni scorsi. Avevamo visto un clima diverso. Avevamo trovato commenti per una volta sensati a destra e a sinistra, avevamo trovato persone capaci di capire che il dolore e la sofferenza, pensi un po’ Santoro, contano persino più dell’essere berlusconiani o antiberlusconiani. Avevamo sperato che di qui potesse nascere un’Italia più civile. Avevamo sperato. Poi sono arrivati Vauro, le vignette e la sua bottiglietta d’acqua. Che meschinità."
Fast & Furious 4
Sempre più tamarro!
Ci sono tutti i protagonisti del primo episodio della serie
Uccooooooooo
giovedì, aprile 16, 2009
mercoledì, aprile 15, 2009
MATERIA INAFFERRABILE
installazioni d'arte contemporanea a cura di Giampietro Guiotto Comune di Pisogne (Bs),
18 aprile – 10 maggio 2009, inaugurazione ore 17.30
Comunicato stampa
Il 18 aprile alle ore 17.30 si inaugurerà la mostra d’installazione d’arte contemporanea “Materia Inafferrabile” organizzata dal Comune di Pisogne (Bs) e curata da Giampietro Guiotto.Il percorso espositivo coinvolgerà tutto il paese, dalla Torre del Vescovo, alle piazze fino il lungolago attraverso installazioni di 6 artisti emergenti e una mostra di fotografia collocata presso la Sala Puda.Oltre ad un’installazione luminosa visibile solo di notte, la mostra accoglie le mucche da collezione di Forge Monchieri.La mostra è visitabile fino il 10 maggio 2009Artisti: Angelo Bordonari, Laura Agnello Modica, le mucche da collezione di Forge Monchieri, Resi Girardello, Ausilia Scalvinoni, Zizioli + Lorenzini.
Percorso mostra
Lungo Lago:Angelo Bordonari - Frammenti di desideri irraggiungibili, sculture sospese e cadute dal cielo..
Torre del Vescovo e sulle acque del Lago - Laura Agnello Modica - Frammenti di corpo in vetroresina, pagine di pelle in cui è scritta la vita delle streghe e la loro storia.
Piazza centrale e lungo Lago Le mucche da collezione di Forge Monchieri - Le mucche vanno in transumanza artistica: colore e ricordi di un mondo contadino, antico e scomparso.
Sala Puda: Ausilia Scalvinoni – Fotografie di margherite senza materia, che continuano a danzare e a inneggiare all’amore.Piazza del molo: Resi Girardello – “Castello in aria” fatto di fili di rame e ferro, inconsistente, pericolante e meraviglioso come il Palazzo del Piccolo Principe.
Acque del Lago:Zizioli +Lorenzini – Scritta luminosa visibile solo di notte all’interno delle acque del Lago. “Aspettando la grande onda” è uno slogan preso a prestito dai mass media, una speranza che dal Lago giunga l’inatteso.
Testi da catalogo a cura di Giampietro Guiotto, di cui si dà un estratto:
CHIARA ZIZIOLI + ALESSANDRO LORENZINI
Zizioli + Lorenzini sembrano lavorare nell’ambito della pubblicità e degli slogan, quindi si presume che essi conoscano bene il valore della comunicazione visiva e la menzogna legata al lavoro pubblicitario. Nella loro proposta realisticamente possibile di un fascio di luce esclusivamente notturna che proietta la frase “Aspettando la grande onda” essi producono l’irrealtà del pensiero, provocano nello spettatore un senso di disagio o di sconcerto fino a lasciarlo nell’attesa irreale di qualcosa che potrebbe avverarsi. L’opera prende di mira innanzitutto qualsiasi modalità visiva compresa l’arte stessa perché la vera rappresentazione è linguaggio convenzionale esattamente come lo è la parola e l’immagine. Gli artisti, nel mostrarci dunque il ragionamento semiotico e non l’emozione relativa ad esso, ammettono l’irrealtà della loro opera, intesa come idea disegnata che non coincide con la realtà. Essi affermano la non verità e lo scollamento nei riguardi del mondo reale. Si scopre che il linguaggio verbale non è naturalistico ma costruzione mentale di realtà espressa attraverso il codice della lingua. Certo, folgorati da questa verità, ci si presenta un lato oscuro della condizione nella quale noi la riconosciamo.Ma un’arte senza immagini è ancora definibile come arte? Trans-arte, forse, poiché in essa l’opera si colloca e sta dove non c’è opera, aprendo completamente alla socialità e alla semiotica, alla politica e all’ermeneutica. E’ la realtà, dunque, a essere carica di non-senso, oppure essa si dispiega in ordinata naturalità e siamo noi con i nostri sensi, ragione, fantasia e regole linguistiche e mentali che sconvolgiamo la logica naturale fino ad inventarla? Questo rimane il mistero e il dubbio promosso dai due artisti Zizioli + Lorenzini, la parte nascosta della realtà e del nostro essere che ci è ignoto.
ANGELO BORDONARI
La scultura dell’artista Angelo Bordonari si presenta spezzata, manchevole, frammentata, ma rimanda subito alla pienezza della forma nascosta e allusa, come si trattasse di un’installazione di forma classica, finita nei suoi angoli più remoti. Così in “Inevitabilità” la grande ala spezzata si prolunga a terra inerme; essa porta con sé un piccolo e vuoto nido d’uccello, che segna l’attesa dell’ospite ormai volato lontano, a significare la necessità della morte come l’attesa della vita. L’intensa luce che emana dall’opera è coglibile come luce spirituale dell’intero universo, a suggerirci che l’artista non ci ammannisce un discorso intorno al cosmo, ma che ci ricorda come noi stessi dimentichiamo di essere mortali, nonostante morte e vita siano inevitabilmente presenti nella nostra vita. Insomma, l’arte può aiutarci a vedere ciò che non è palese e immediatamente visibile, a “Vedere attraverso il cuore della luce”, come l’artista esplicita in un’altra opera, due grandi labbra sospese e diafane alla riva del Lago tra due enormi alberi in fioritura. Esse non si incontreranno mai, ma, nella loro perseveranza impossibile, rivelano l’attesa possibile e il contatto impossibile, la possibilità dell’Essere eternamente teso verso l’Altro o l’ignoto che non conosce. Il frammento diventa metafora dell’Essere riconoscibile nell’unità del cosmo, entità vagante alla ricerca di Sé attraverso l’Altro, amore o attesa di qualcuno che venga a completare la felicità e si avveri l’incontro.
RESI GIRARDELLO
In questo sconfinamento dei linguaggi artistici nel quale sembra inutile distinguere le varie arti, s’inserisce il lavoro “Castello in aria” di Resi Girardello, costruito interamente da fili di ferro e rame e da lamine metalliche. La solidità della struttura architettonica, tradotta in pareti perforate dal disegno a maglia metallica, allude ad un piccolo castello fiabesco tridimensionale parzialmente coperto da smalti metallizzati e argentati, che ripercorrono con il loro cromatismo sintetico l’intelaiatura dell’installazione. Nella rivisitazione fantastica dell’architettura classica, l’artista riperimetra con fili metallici i contorni di porte, finestre, guglie, torri e rosoni, per poi unificarli e trasformarli in forme del vuoto e in profili architettonici, e dunque del pensiero libero, semplice, infantile e poetico, che mette in ridicolo la funzionalità e la monumentalità di tutte le architetture della storia. L’arte di Resi Girardello, vicina a quella del ricamo o del ferro battuto, diventa elegante e colta, attenta e precisa, semplice e naturale in quanto legata alla manualità artigianale antica, che interpreta il materiale e traduce la propria soggettività in atto creativo. I suoi castelli, come altre installazioni, liberati dalla costrizione della materia, dal peso scultoreo o architettonico, richiamano nelle strutture soltanto la forma originaria, ma, nell’eleganza e nella preziosità degli intrecci dei fili ferrosi, l’opera appare un grande e prezioso gioiello. L’artista consegna, così, alla povertà del filo di ferro o del rame un prezioso valore, che eleva ad una nuova dignità e inaspettata eleganza.
LAURA AGNELLO MODICA
Il corpo per Laura Agnello Modica è un insieme di elementi metafisici e corporei costituito da riflesso, ombra, impronta, pelle, specchio, fotografia e, infine, parole. Il riflesso non è il reale, ma ha l’aspetto del reale. Per questo motivo ci confonde. Nel caso dell’ombra e dell’impronta, l’uomo sente una stretta connessione con il corpo, come un sintomo di appartenenza. L’impronta possiede, a differenza del riflesso e dell’ombra con cui è in forte affinità, una materialità che è un’oggettivazione dell’Io, o, meglio, del corpo che lo rappresenta. La pelle ha una funzione eminentemente protettiva, ma nel contempo è mezzo di comunicazione tra l’in sé - per sé e il mondo, predisposta a modificarsi seguendo forze interne ed esterne che entrano in contatto con essa. Essa è confine e soglia dell’Io, è sicura testimone del mondo psichico, romanzo visivo in cui si scrive la vita. Con questi parametri filosofici Laura Agnello Modica penetra l’universo storico lentamente, lo setaccia e lo scompone quasi scrivendoci sopra, incidendolo e manifestandolo. In questa sorta di comunicazione complessa, l’artista traduce il corpo in frammenti leggeri in vetroresina, galleggianti sul Lago e appesi all’interno dell’alta torre pisognese in pagine scombinate di pelle in vetroresina e in fogli A4, che raccontano la storia del mondo e le percezioni dell’uomo. Così, per la storia di Valcamonica e della sua prima terra, Pisogne, Agnello Modica percorre d’un balzo le vicende della signoria vescovile del Trecento e la gente sottomessa, ma ribelle e vigile che vi si rapportava; continua, poi, nell’ultimo Quattrocento e nei primi anni del Cinquecento, per cogliere artisticamente l’avvento di streghe e stregoni come segno inconfondibile di una ribellione di massa divenuta inesauribile, ma anche inestricabile, con il sacrificio del corpo eretico bruciato dagli inquisitori, come se si fosse trattato di una radicale e terribile scarificazione tribale.
AUSILIA SCALVINONI
Le margherite di Ausilia Scalvinoni sono forme che approdano ad un’ampia riflessione filosofica, occidentale e orientale. Lo sviluppo digitale che ha permesso l’inversione del bianco e nero, quasi a farlo sembrare un negativo fotografico, insegue le forme, fino a illuminarle da dentro e far trasparire la loro essenza in bilico tra materia e spirito.Il colore, inteso come involucro emotivo della forma, scompare, per alludere alla forma primigenia, all’illuminazione di quell’istante in cui la forma è evanescente. Nei grigi e nei neri abissali, i loro steli si inclinano, la compostezza delle loro corolle si sfascia, mentre l’ultima parvenza di petalo sfoglia e ondeggia. Nel loro dinamismo di linee e movimenti sinuosi, si cristallizza la visione della fugacità dell’attimo, l’emersione dell’oscurità che cerca la luce, il desidero di sottrarsi all’abisso metafisico e impalpabile del mondo, la volontà di librarsi là dove il nulla incontra il vuoto. La loro esistenza e la loro vitalità di margherite si annullano per assumere le forme dell’inquietudine, della precipitazione, dello spreco di energie, dell’impazienza verso l’ignoto. Come ogni fiore, esse si scoprono prive di importanza nella pienezza cosmica. Pertanto, il nostro sguardo deve agire con delicatezza e tenerezza. La fotografia di Ausilia Scalvinoni ci parla, così, di luce e oscurità, di dinamismo e immobilità, di silenzio e incomunicabilità, di vita e morte. La materia è destinata a perdere la forma, ma negli ultimi movimenti di vitalità riecheggia l’inno all’amore, la danza nel silenzio e nel vuoto, nella trasparenza dell’aria e nella profondità dell’acqua che ci riconduce al fiume eterno: essenze floreali al limite estremo della semplificazione, entità alla ricerca di una danza che corrisponda al ritmo delle pulsazioni del loro spirito vitale, emanazioni di luce e riverberi di natura che si estendono all’infinito.
MUCCHE DA COLLEZIONE DI FORGE MONCHIERI/
Mucche in transumanza Se qualcuno fosse tentato di acquistare le mucche da collezione di Forge Monchieri per collocarle nel proprio giardino, rimarrebbe frustrato, perché queste opere d’arte non sono vendibili e nemmeno riproducibili. Nate come oggetti ideali e visualizzazione di un mondo agricolo ormai scomparso, le mucche dell’Azienda del Cav. Gianfranco Monchieri suscitano la nostalgia e la visione concreta di un territorio amato, l’ambiguità tra irrealtà e realtà del visibile. Nella parvenza di sculture oggettuali, esse vorrebbero mimare (o ridicolizzare?) l’arte concettuale e la bellezza del processo mentale dell’artista necessario alla costruzione dell’opera, ma, nella loro nuda oggettività, esse ammettono di non conoscere l’artista che le ha create e, quindi, nemmeno l’idea prima che le ha generate.In questo momento esse subiscono, però, una dislocazione temporale, una sorta di transumanza artistica dal luogo loro consueto, che è il parco dell’Azienda Forge Monchieri, alla piazza e lungolago di Pisogne, per partecipare ad un’esposizione d’installazione d’arte contemporanea. Decontestualizzate dal luogo originario, esse diventano ora, grazie al godimento visivo e al consenso del pubblico, inedite opere d’arte che generano nuove percezioni sensibili e riflessioni sul senso del vivere, temporanea visione di un mondo assurdo ed enigmatico, ma anche gioioso.Nella loro irrealtà, esse diventano pensiero invisibile, come il dolore e il piacere, direbbe Magritte. Esse rappresentano in modo non più illusorio quello che è scomparso, la vita contadina e lo spazio della natura disintegrata dall’uomo. Un tempo, nel colore del manto delle autentiche mucche nere a chiazze bianche si stendeva, forse, un cielo tempestoso percorso da limpidissime nuvole bianche, mentre ora, grazie alla trasmutazione dell’arte, compaiono cieli azzurri, soli, lune e colori sgargiantI.
martedì, aprile 14, 2009
Gli "amici" del Vex
Miglia di giovani hanno invaso per tre giorni la valle dell'Oglio. Giovani e musica a tutto volume, protagonisti del rave-party non autorizzato - ma sorvegliato speciale 24 ore su 24 dalle Forze dell'ordine - nell'ex cotonificio Ferrari, che ha scosso a partire da venerdì notte la quiete della Sgraffigna di Palazzolo.
La manifestazione ha calamitato nella vecchia e abbandonata fabbrica in riva all'Oglio qualcosa come quattromila persone, provenienti da mezza Europa. I quartieri della Sgraffigna e di San Giuseppe, lungo la striscia d'asfalto che sale alla frazione di San Pancrazio, si sono trovati per tre giorni sotto l'assedio di auto e camper posteggiati ovunque, sporcizia disseminata lungo le strade e nelle aree di sosta. Non sono mancati momenti di tensione fra alcuni residenti e giovani arrivati da ogni angolo d'Italia e da Germania, Francia, Austria, Belgio, Gran Bretagna e Polonia per partecipare a quello che era un rave-party d'eccellenza, organizzato a livello europeo con musica dal vivo (una dozzina i gruppi che si sono esibiti, giorno e notte, nei capannoni in ferro e mattoni) e richiami che correvano celermente in Rete e via sms.
La diplomazia e l'esperienza delle forze di polizia hanno però evitato - al di là dei comprensibili disagi per i residenti e della sporcizia - qualsiasi incidente o particolari atti vandalici. Anche se tutto è filato liscio sul fronte della sicurezza a Palazzolo sono scoppiate violente polemiche. Le quali sostanzialmente ruotano attorno al grande rave-party non autorizzato con tutte le conseguenze per il popoloso quartiere, ma ancor prima all'ex cotonificio Ferrari, da anni abbandonato e in forte degrado già meta di raduni musicali "clandestini".
Ecco qui la fotogallery:
http://www.giornaledibrescia.it/fotogallery/?idGallery=214
L'INTERRUZIONE È IL MESSAGGIO
I segnali si moltiplicano. La connessione sempre e dovunque - via cellulare, mail, sms - sta superando il livello di guardia. Il lamento è sempre più frequente. Non esiste conversazione che non sia spezzata dall'arrivo di un nuovo messaggio. Non esiste un momento di dialogo esente da squilli di telefonino. Non c'è comunicazione che ottenga la piena attenzione degli interlocutori. Secondo il "New Scientist", la produttività in ufficio è messa seriamente in discussione da un flusso incessante di segnali che tentano di raggiungere chi lavora con ogni mezzo, fisico e digitale. Thomas Friedman, editorialista del "New York Times", ha persino proposto una visione epocale: dopo l'epoca dell'informazione, oggi siamo entrati nell'"era dell'interruzione".
Victor Gonzáles e Gloria Mark, ricercatori all'università di California, Irvine, hanno condotto uno studio dedicato alla multidimensionalità dell'attività di comunicazione in ufficio. Di fatto si è trattato di seguire una serie di giornate di lavoro e registrare le diverse forme di interazione degli impiegati con interlocutori esterni e interni, via mail, telefono, messaggistica, riunioni fisiche e in videoconferenza. Mark ha osservato che in media il lavoro è interrotto una volta ogni tre minuti. Si direbbe che per portare a termine un compito che richieda attenzione e concentrazione occorra lavorare alla mattina presto, la sera tardi o nel weekend.
Ma il problema non è solo l'interruzione. Perché questo potrebbe essere risolto con l'organizzazione: per esempio, cercando di spezzettare in segmenti di tempo molto brevi tutte le forme di comunicazione. Oppure evitando di tener conto dei nuovi interlocutori che si presentano prima di aver concluso la conversazione in atto. In realtà, il fenomeno più grave è che ogni singola comunicazione viene svolta mentre si gestisce l'arrivo di un'altra. Spesso, addirittura, si tengono più comunicazioni contemporaneamente.
La tecnologia ha creato questa situazione moltiplicando le forme di accesso e di connessione. L'etichetta di ogni forma di comunicazione, peraltro, prevede la sua specifica norma di comportamento: una risposta a una mail o a un sms è obbligatoria, anche se non necessariamente immediata; una persona che bussa alla porta o che entra in ufficio si deve ascoltare al più presto; una chiamata si prende subito, anche quando si ha davanti qualcuno. I soli a poter vivere relativamente tranquilli sono coloro che possono contare sul lavoro di un assistente che gestisca almeno le chiamate. Ne emerge che la tecnologia deve trovare il modo di automatizzare lo smistamento delle chiamate e organizzare le forme di connessione per la gran parte degli impiegati in modo analogo a quello che riescono a fare gli assistenti dei grandi capi aziendali.
L'integrazione delle forme di messaggistica è una delle linee di ricerca e sviluppo di molte di aziende, dall'Ibm alla Nortel, dalla Cisco alla Microsoft, che tra l'altro ha appena annunciato l'avvio di uno sviluppo in comune con Motorola per lavorare su questo tema. Impossibile ricordare tutte le iniziative in questo senso. Di certo è un bene che siano in molti a pensarci: perché si tratta di un bisogno vero.
A proposito: questo articolo è stato anche un esperimento. Quante interruzioni si sono inserite nel tempo richiesto dalla scrittura di questo pezzo? Ho tenuto il conto. E il numero è 39. Più di una ogni tre minuti. Gonzáles e Mark hanno ragione.
Morale. Il tempo lineare è assediato dal tempo caotico.
Il tempo lineare era adatto agli orari di lavoro e tempo libero della società industriale. Il tempo caotico è quello della società dell'informazione, nella quale siamo immersi in ogni momento della giornata.
Ma a questo proposito: il tempo dell'utilità deve lasciare il posto al tempo dell'esperienza.
Al posto del tempo libero, destinato al consumo, vorrei il tempo da liberare destinato alle relazioni con gli altri, l'ambiente, la cultura. Il tempo delle relazioni gratuite.
Luca De Biase (http://blog.debiase.com/2006/10/15.html#a966)
lunedì, aprile 13, 2009
domenica, aprile 12, 2009
sabato, aprile 11, 2009
Viaggio a Sharm
venerdì, aprile 10, 2009
giovedì, aprile 09, 2009
Cosa fare e cosa non fare
come rendersi utili
senza creare intralci
Tantissime persone in rete si stanno affannando alla ricerca di coordinate e informazioni per dare una mano alle popolazioni colpite dal sisma. Su Facebook, sui forum e sui blog stanno circolando però diversi appelli che rischiano di portare fuori strada chi vuol dare una mano e addirittura intralciare chi sta operando sul posto in queste ore. C'è il rischio infatti che la partecipazione emotiva di queste ore porti persone di buona volontà a compiere gesti che rischiano di ostacolare le operazioni di recupero, così come esiste il rischio che tra qualche settimana la gara di solidarietà si arresti e lasci le popolazioni dell'Abruzzo abbandonate al loro destino. Per questo, è bene seguire alcune regole basilari per questo tipo di situazioni.
Non telefonate alla Protezione Civile dell'Abruzzo, per ora
Non telefonate al centralino della Protezione Civile dell'Abruzzo per proporvi come volontari o avere informazioni: le linee telefoniche devono rimanere libere per permettere rapide comunicazioni a chi segnala ritrovamenti ed emergenze.
Non andate in Abruzzo da soli
Non raggiungete i luoghi colpiti dal terremoto individualmente e se non avete esperienza in operazioni di protezione civile. Verrà il momento in cui saranno utili il conforto e il lavoro dei volontari, ora no: tirare fuori la gente dalle macerie è un’operazione delicata e non ci si può improvvisare, a meno di correre il rischio di intralciare i professionisti e peggiorare le cose. Non andate in Abruzzo da soli, non invitate le persone ad andarci e non diffondete appelli che invitano a farlo. Vi avranno raccontato le storie di trent’anni fa, del Friuli e di chissà quale altro terremoto del passato: le cose sono cambiate. Nei prossimi giorni serviranno certamente persone che aiutino gli sfollati ma finché non si finisce di scavare tra le macerie evitate di intralciare i lavori e intasare le strade.
Rivolgetevi a enti e associazioni, sempre
Se volete raggiungere l'Abruzzo, telefonate alla Protezione Civile della vostra regione (purché non sia l'Abruzzo, ovviamente) e fatevi segnalare le associazioni che stanno preparando convogli di persone e beni di prima necessità per l'Abruzzo.
Dilazionare le donazioni di sangue, sempre
In questo momento non c’è alcuna emergenza sangue: l’Avis ha chiesto ai tantissimi donatori di fermarsi, perché i centri sono congestionati e le scorte sono più che sufficienti a soddisfare le richieste. Donate il sangue nelle prossime settimane, senza cambiare la frequenza con cui lo fate regolarmente. Convincete altre persone a donare il sangue, che fa bene sempre. Ma non intasate i centri: qualora servisse altro sangue, l'Avis diramerebbe immediatamente una comunicazione ai suoi donatori.
Fate attenzione a donare soldi, sempre
Stanno già fioccando decine di sottoscrizioni e raccolte di denaro per le vittime del terremoto e la truffa è sempre in agguato: per il momento, fidatevi solo di Croce Rossa Italiana, Caritas, Poste e altri enti o istituzioni noti e affidabili. Versate i soldi direttamente sui loro conti e non via altri intermediari, a meno che non siano di vostra estrema fiducia: le coordinate bancarie dei loro conti correnti si trovano facilmente online, mettete come causale “Terremoto Abruzzo”.
Sicuramente state già ricevendo via email e su Facebook frotte di appelli alla solidarietà: inoltrare tutto alla cieca e senza essere certi della veridicità e dell'affidabilità di quel che si dice in giro rischia di essere più dannoso che utile. Controllate che non contengano informazioni false o non aggiornate, controllate che non contengano i numeri telefonici della Protezione Civile o riferimenti a un’emergenza sangue che non esiste: inviare appelli errati può essere controproducente e alimentare la confusione, Mentre invece questi sono i momenti in cui più di ogni altra cosa serve equilibrio e buon senso. Trovate altre informazioni utili su questo wiki.
Solidarietà a lungo termine
Per tutte le informazioni utili e per il successivo coordinamento delle attività che i volontari potranno svolgere, si può consultare il sito del Coordinamento dei Csv Abruzzo www. abruzzocsv.org, dove è fin da ora possibile inserire i dati dei volontari civili privati il cui supporto potrà essere utile una volta passata la fase acuta dell'emergenza.
mercoledì, aprile 08, 2009
E poi c'e' la grandezza silenziosa
Lo schifo senza fine
- Il governo inasprisce le pene, e gli sciacalli ci danno dentro più che possono. Due di questi sono stati fermati dalla polizia ad Onna, uno dei comuni abruzzesi più colpiti dal terremoto. I due, di nazionalità italiana, sono stati trovati in possesso di refurtiva proveniente dai taccheggi effettuati nella zona, per un valore complessivo di 80 mila euro.
corriere.it
- Sono arrivati con un furgoncino pieno di carne chiedendo ai cittadini di Pizzoli 80 euro per un chilo. Indignate alcune persone hanno avvertito i carabinieri
tgcom.mediaset.it
- Finta raccolta fondi Mediaset-Milan su facebook
Ci sono sciacalli non solo tra le macerie delle città colpite dal terremoto, ma anche su Facebook: Marco Pellegatti, finto nipote del giornalista di Mediaset, Carlo Pellegatti, sul suo profilo sta cercando di raccogliere fondi per un'iniziativa benefica che sostiene esser stata organizzata insieme dal Milan e da Mediaset, ma che è in realtà inesistente. "Mediasetpremium in collaborazione con Ac Milan sta raccogliendo fondi per la popolazione dell'Abruzzo colpita dal terremoto" si legge sul profilo del sedicente Marco Pellegatti. "Non ho nessun nipote che si chiama Marco, non sono iscritto a Facebook e, soprattutto, non esiste nessuna raccolta fondi organizzata da Milan e Mediaset", ha chiarito Carlo Pellegatti che ha già allertato l'ufficio legale di Mediaset e domani presenterà una denuncia alla polizia postale
repubblica.it
- dalla conta dei morti a quella dei telespettatori: TG1 senza vergogna
http://www.youtube.com/watch?v=H8rScFAAtfI
- Livio Fanzaga, direttore di Radio Maria, parla del terremoto in Abruzzo.
"..sofferenza che il signore ha voluto che in questa settimana santa in qualche modo anche loro partecipassero diciamo così alle sofferenze della sua passione..."
http://www.youtube.com/watch?v=obKwqICewQA
- chiudiamo col simpatico battutista Silvio:
«Una volta che lo Stato è vicino - ha esortato Berlusconi - fate così, andate al mare, sarete serviti e riveriti fidatevi: avete l’assistenza di tutti gli italiani». Berlusconi ha dunque insistito a non restare nelle tende, ma a spostarsi «sulla costa, è a un’ora di autobus, facciamo tutto noi».
A dei bambini che lo salutavano, Berlusconi ha detto: «Fate i bravi, voi, dite alle mamme di portarvi al mare che ci sono degli alberghi che vi aspettano».
Poi, rivolgendosi a una signora sulla quale erano visibili i segni di una lunga permanenza al sole, il Cavaliere ha detto: «Mi raccomando, mettete la crema solare».
martedì, aprile 07, 2009
elenco di TECNICI "ESPERTI STRUTTURISTI"
Formazione di un elenco
di TECNICI "ESPERTI STRUTTURISTI"
Il Consiglio Nazionale degli Ingegneri con circolare n° 213 DEL 6 APRILE 2009 chiede a questo Ordine di formare un’elenco di ingegneri esperti strutturisti.
Chi fosse interessato può comunicare il proprio nomiativo ed i retivi dati personali alla segreteria dell’Ordine tramite e-mail o fax.
Distinti saluti.
LA SEGRETERIA
lunedì, aprile 06, 2009
Terremoto in Abruzzo, solidarietà e aiuti
OFFRI ALLOGGIO AI TERREMOTATI? CONTATTA LA CROCE ROSSA A QUESTA EMAIL
Conti correnti e donazioni
La Caritas diocesana di Roma ha istituito un fondo di solidarietà promuovendo una colletta per aiutare la popolazione abruzzese. È possibile contribuire alla colletta di solidarietà con: Versamenti c/c postale - numero di conto corrente postale 82881004 (IBAN: IT77K0760103200000082881004) intestato a Caritas diocesana di Roma, specificando nella causale «Terremoto Abruzzo»; Bonifico bancario - IBAN: IT13R0306905032000009188568, specificando nella causale "Terremoto Abruzzo".
Anche la Caritas Ambrosiana, che fa capo alla Diocesi di Milano, ha avviato una raccolta fondi aprendo un conto corrente. E' possibile sin d'ora esprimere concreta solidarietà partecipando alla "raccolta fondi - causale Terremoto Abruzzo 2009 - donazione diretta presso l'Ufficio raccolta fondi di Caritas Ambrosiana, via San Bernardino 4, Milano (orari: dal lunedì al giovedì dalle ore 9.30 alle ore 12.30 e dalle ore 14.30 alle ore 17.30 e il venerdì dalle ore 9.30 alle ore 12.30)- conto corrente postale n. 13576228 intestato a caritas ambrosiana onlus - conto corrente bancario n. 578 - cin p, abi 03512, cab 01602 presso l'agenzia 1 di milano del credito artigiano e intestato a caritas ambrosiana onlus iban: it16p0351201602000000000578. Oppure donazione telefonica tramite carte di credito chiamando il numero 02.76.037.324 in orari di ufficio.
La Croce Rossa Italiana ha lanciato un appello di emergenza a livello internazionale, chiedendo a tutta la popolazione di "partecipare ad un grande sforzo di solidarietà per alleviare la sofferenza di tutte le vittime del terremoto" . Per effettuare donazioni alla Croce Rossa Italiana si possono utilizzare: il Conto corrente bancario C/C n. 218020 presso Banca Nazionale del Lavoro-Filiale di Roma Bissolati - Tesoreria - via San Nicola da Tolentino 67 - Roma, intestato a Croce Rossa Italiana via Toscana 12 - 00187 Roma, codice Iban IT66 - C010 0503 3820 0000 0218020, causale pro terremoto Abruzzo; il Conto corrente postale n. 300004 intestato a Croce Rossa Italiana via Toscana 12 - 00187 Roma, codice Iban IT24 - X076 0103 2000 0000 0300 004, causale pro terremoto Abruzzo. E' anche possibile effettuare dei versamenti online, attraverso il sito web della Cri.
Aiuti e raccolte
La Croce Rossa ha aperto la sala operativa nazionale di Legnano e i Centri interventi d'emergenza (Cie) di Verona, Roma, Potenza e Palermo per la raccolta di generi di prima necessità (coperte, vestiti, pannolini, latte in polvere, casse d'acqua) da spedire nelle zone terremotate. La Cri ha anninciato di avere già inviato nelle zona del disastro 10 mila coperte per fare fronte alle primissime esigenze delle persone rimaste senza abitazione.
L'associazione ambientalista "Fare ambiente" sta coordinando la raccolta di materiali di prima necessità presso la propria sede di Roma, in Via Nazionale, 243, tel. 06 48029924.
La Protezione civile Abruzzo ha messo a disposizione un numero attivo 24 ore su 24 per richiedere informazioni: 80.35.55
I consigli
Il Dipartimento della Protezione Civile raccomanda di:
- non mettersi in viaggio verso i luoghi colpiti dal terremoto;
- limitare al massimo l'uso del telefono, per agevolare tutte le operazioni di soccorso e lasciare libere le linee agli operatori, evitando sovraccarichi di rete.



















