lunedì, ottobre 06, 2008
Silvio di Milano - Sono un eroe
Sulle note della canzone "Eroe (Storia di Luigi delle Bicocche" di Caparezza
hehe! video notevole! tristemente notevole, ma notevole.
domenica, ottobre 05, 2008
Sicuri gli aerei turchi...
Turchia, licenziato un pilota:
aveva messo un 15enne
ai comandi dell'aereo
Il secondo pilota aveva il controllo del velivolo ma l'adolescente aveva la possibilità di interferire con i comandi
ANKARA - Un pilota della compagnia aerea turca Anadolujet, partner della compagnia di bandiera Turkish Airlines, è stato licenziato perché - assentatosi dalla cabina di pilotaggio per recarsi nella toilette - ha fatto sedere ai comandi dell'aereo, in volo da Ankara a Erzurum, un passeggero di 15 anni in visita nella cabina di pilotaggio.
IL PRECEDENTE - Lo rendono noto fonti dell'aviazione civile precisando che, nonostante il secondo pilota avesse il controllo del velivolo, l'adolescente aveva comunque la possibilità di interferire con i comandi. Nel 1994 un aereo della compagnia russa Aeroflot si schiantò in Siberia dopo che il pilota, in circostanze analoghe, aveva fatto sedere il figlio ai comandi del velivolo e il ragazzo aveva inavvertitamente disinserito il pilota automatico.
da corriere.it
sabato, ottobre 04, 2008
Statistiche di Settembre
direi... sticazzi!
quasi un centinaio di contatti al giorno di media!!!
ok, molti son fittizzi (pochi secondi passando attraverso una ricerca in google) e molti siam noi che veniam più volte al giorno a dar una sbirciata.... comunque pensavo meno.

Qui trovate il dettaglio del " da dove si collegano"...
chissa chi saranno tutti quei contatti dall'Olanda e dalla Turchia... hehe!

da Rotterdam, da Amsterdam e da Kocaeli...
comunque mi ha stupito che Brescia sia solo al terzo posto.PS: tra le mille info che da hitstas.com ci sono anche le parole digitate su google che poi hanno portato "qui"... non avete idea delle ricerche assurde che fa la gente in google!!! hehe!
la prossima volta vi metto l'elenco delle "peggiori"!
venerdì, ottobre 03, 2008
Mostra di pittura a Palazzolo
giovedì, ottobre 02, 2008
Svelato il Segreto più celato!!
ecco la "pozione" dello CHAMPAGNONE DI VISELLI!!!!
Direi che al prossimo aperitivo "casereccio" non possiamo non testarlo subito...
...ovviamente Francy è l'assaggiatrice ufficiale!!! e chi se no?!?! ehehe
mercoledì, ottobre 01, 2008
Sempre detto che i medicinali non servono
Fare sesso? Rimedio anti-raffreddore
Una ricerca propone l'eiaculazione contro la congestione nasale. «Meglio dei farmaci»
MILANO - Addio spray nasali, infusi decongestionanti, aerosol e medicinali da banco. Per curare il raffreddore è sufficiente avere un rapporto sessuale e in mancanza di un'occasione propizia si può ricorrere alla masturbazione. Il rimedio è stato proposto da Sina Zarrintan, un ricercatore del Dipartimento di neurochirurgia dell'Università di medicina di Tabriz, in Iran e pubblicato sull'ultimo numero di Medical Hypotheses col titolo «Ejaculation as a potential treatment of nasal congestion in mature man» («L'eiaculazione come potenziale rimedio della congestione nasale nel maschio adulto»). Sono quindi esclusi dallo studio i giovani – anche se non ne viene spiegato il motivo – e ovviamente le donne.
COME FUNZIONA - Ironie a parte, l'effetto anti-raffreddore dell'eiaculazione è dovuto all'attività del sistema nervoso simpatico che viene messa in moto dall'eccitazione sessuale che decongestiona i vasi sanguinei, compresi quelli che irrorano le narici e che causano il "naso chiuso". A differenza dei farmaci decongestionanti, il vantaggio di questo trattamento consiste nella mancanza di effetti collaterali: è ripetibile e riporta lo stato di benessere tramite una stimolazione interna al sistema nervoso simpatico. Meno effetti collaterali, quindi. E secondo Zarrintan se si pianifica adeguatamente una terapia a lungo termine è possibile vaccinarsi contro le congestioni nasali. Come si legge dall'abstract: «Il metodo può essere effettuato volta per volta in base al bisogno e va regolato in base alla severità dei sintomi». L'autunno è alle porte, il maltempo e i malanni stagionali anche.
La posta del cuore
ho bisogno di un consiglio.
Io e il mio ragazzo conviviamo da soli pochi mesi, ma lui sembra essere gia' stato colpito dalla crisi di mezza eta'. Vuole farsi un tatuaggio.
Come posso aiutarlo?
Casalinga preoccupata, Delft
martedì, settembre 30, 2008
W l'università.....
Intanto vi ricordo il post mangereccio più sotto
Il bello del calcio è che, qualche volta, può accadere l’impossibile: la Corea del Nord che batte l’Italia, l’Algeria che batte la Germania, Israele che batte la Russia. Il brutto dell’università italiana è che troppo spesso accade l’impossibile. Come all’Università di Bari, dove un concorso del 2002 dichiarò idonea alla cattedra l’aspirante docente Fabrizia Lapecorella, che aveva zero pubblicazioni nelle quattro categorie delle 160 riviste più importanti del mondo, zero nelle prime venti riviste italiane, zero in tutte le altre, zero libri firmati come autore, zero libri come curatrice, zero libri come collaboratrice. E ovviamente zero citazioni fatte dei suoi lavori: come potevano citarla altri studiosi, se non risulta aver mai scritto una riga? Eppure, battendo una concorrente che aveva un dottorato alla London School of Economics, 10 pubblicazioni e 31 citazioni sulle riviste nazionali e internazionali più importanti, vinse lei. Destinata a essere promossa poco più di tre anni dopo, dal terzo governo Berlusconi, direttore del Secit per diventare col secondo governo Prodi esperto del Servizio consultivo e ispettivo tributario e infine, di nuovo con Tremonti, direttore generale delle Finanze. Una carriera formidabile. Durante la quale, stando alla banca dati centrale di tutte le biblioteche italiane, non ha trovato il tempo per scrivere una riga. Sia chiaro: magari è un genio. E forse dovremo essere grati a chi l’ha scoperta nonostante difettasse di quei lavori che all’estero sono indispensabili per diventare ordinari.
Ma resta il tema: con quali criteri vengono distribuite le cattedre nella università italiana? Roberto Perotti, PhD in Economia al Mit di Boston, dieci anni di docenza alla Columbia University di New York dove ha la cattedra a vita, professore alla Bocconi, se lo chiede in un libro ustionante che non fa sconti fin dal titolo: L’università truccata. Gli scandali del malcostume accademico. Le ricette per rilanciare l’università (Einaudi). Un’analisi spietata. A partire, appunto, dal sistema di assegnazione delle cattedre. Dove i casi di persone benedette dalla nomina a «ordinario » con 12 «zero» su 12 in tutte le tabelle delle pubblicazioni e delle citazioni, a partire da quelle del «Social Science Citation Index», sono assai più frequenti di quanto si immagini, visto che Perotti ne ha scovati almeno cinque. Dove capita che il rettore di Modena Giancarlo Pellicani indica una gara vinta dal figlio Giovanni anche grazie alla scelta di non presentarsi di 26 associati su 26. Dove succede che il preside di Medicina a Roma, Luigi Frati, possa vincere la solitudine avendo al fianco come docenti la moglie Luciana, il figlio Giacomo, la figlia Paola. Un uomo tutto casa e facoltà. Che probabilmente diventerà rettore della Sapienza. Superato solo da certi colleghi baresi come i leggendari Giovanni Girone, Lanfranco Massari o Giovanni Tatarano, negli anni circondati da nugoli di figli, mogli, nipoti, generi... Il familismo è però solo una delle piaghe nelle quali il professore bocconiano (che ha l’onestà di toccare perfino il suo ateneo, rivelando che «l’ufficio relazioni esterne della Bocconi impiega circa 100 persone e ha un bilancio di 13 milioni di euro» che basterebbero ad assumere «i migliori docenti di economia degli Usa») affonda il bisturi. A parte quello che «il clientelismo e la corruzione esistono, ma sono tutto sommato circoscritti», Perotti fa a pezzi almeno altri tre miti. Uno è che «il vero problema dell’università italiana è la mancanza di fondi». Non è vero. Meglio: è vero che «le cifre assai citate della pubblicazione dell’Ocse "Education at a Glance" danno per il 2004 una spesa annuale in istruzione terziaria di 7.723 dollari per studente» appena superiore ad esempio a quella della Slovacchia o del Messico. Ma se si tiene conto che metà degli iscritti è fuori corso e si converte più correttamente «il numero di studenti iscritti nel numero di studenti equivalenti a tempo pieno», la spesa italiana per studente «diventa 16.027 dollari, la più alta del mondo dopo Usa, Svizzera e Svezia ». Quanto agli stipendi dei docenti, è verissimo che all’inizio sono pagati pochissimo, ma da quel momento un meccanismo perverso premia l’anzianità (mai il merito: l’anzianità) fino al punto che un professore con 25 anni di servizio da ordinario non solo prende quattro volte e mezzo un ricercatore neoassunto ma «può raggiungere uno stipendio superiore a quello del 95 percento dei professori ordinari americani (...) indipendentemente dalla produzione scientifica».
Altro mito: nonostante tutto, «l’università italiana è eroicamente all’avanguardia mondiale della ricerca in molti settori».Magari! Spiega Perotti che in realtà, al di là della propaganda autoconsolatoria, fra i primi 500 atenei del mondo, secondo la classifica stilata dall’università cinese Jiao Tong di Shanghai, quelli italiani sono 20 e «la prima (la Statale di Milano) è 136ª, dietro istituzioni quali l’Università delle Hawaii a Manoa ». Certo, sia questa sia la classifica del Times (dove la prima è Bologna al 173˚posto) sono fortemente influenzate dalle dimensioni dell’ateneo. Infatti nella «hit parade» pro capite della Jiao Tong 2008 possiamo trovare al 19˚posto la Normale di Pisa. Ma a quel punto le grandi università italiane slittano ancora più indietro: la Statale milanese al 211˚,Bologna al 351˚,la Sapienza addirittura a un traumatico 401˚posto. Da incubo. Quanto al quarto mito, quello secondo cui «l’università gratuita è una irrinunciabile conquista di civiltà, perché promuove l’equità e la mobilità sociale consentendo a tutti l’accesso all’istruzione terziaria», l’economista lo smonta pezzo per pezzo. I dati Bankitalia mostrano che nel Sud (dove il fenomeno è più vistoso) dal 20% più ricco della società viene il 28% degli studenti e dal 20% più povero soltanto il 4%. Un settimo. In America, dove l’università si paga, i poveri che frequentano sono il triplo: 13%. Come mai? Perché al di là della demagogia, spiega l’autore, l’università italiana è «un Robin Hood a rovescio, in cui le tasse di tutti, inclusi i meno abbienti, finanziano gli studi gratuiti dei più ricchi ». Rimedi? «Basta introdurre il principio che l’investimento in capitale umano, come tutti gli investimenti, va pagato; chi non può permetterselo, beneficia di un sistema di borse di studio e prestiti finanziato esattamente da coloro che possono permetterselo». Non sarebbe difficile. Come non sarebbe difficile introdurre dei sistemi in base ai quali il rettore che «fa assumere la nuora incapace subisca su se stesso le conseguenze negative di questa azione e chi fa assumere il futuro premio Nobel benefici delle conseguenze positive». Tutte cose di buon senso. Ma che presuppongono una scelta: puntare sul merito. Accettando «che un giovane fisico di 25 anni che promette di vincere il premio Nobel venga pagato tre volte di più dell’ordinario a fine carriera che non ha mai scritto una riga». Ma quanti sono disposti davvero a giocarsela?
Gian Antonio Stella
Sagra della lumaca

E' ad Ospitaletto.
- se magnà lumache, casoncelli e grigliate,
- sabato&domenica pomeriggio c'è anche intrattenimento per i bimbi con la "FATTORIA DIDATTICA" (passeggiate con cavalli&asini, tiro con l'arco)
- (questa interesserà ai vostri genitori...) la sera ballo lissssssio
Il tutto è organizzato dalla Fraternità (è una cooperativa che si occupa di persone disagiate, adolescenti e bambini con situazioni familiari difficili, ecc): il ricavato contribuirà a sostener i progetti per la Comunità dei Minori.
Diffondete la voce!
lunedì, settembre 29, 2008
Come aggirare Google
Ecco come usare il motore di ricerca di Mountain View (e non solo) senza finire nella sua banca dati
Smettere di usare Google perché traccia la nostra navigazione è un impresa impossibile. Come rinunciare alla comodità del più famoso motore di ricerca al mondo? Eppure il problema esiste. Sono milioni i dati relativi alle nostre ricerche che ogni giorno immettiamo nella banca dati di quello che qualcuno chiama il nuovo Grande Fratello del Web. I dati profilati attraverso la navigazione servono per fare pubblicità mirata come AdWords, Adsense e molti altri. Ma per alcuni tra i più smaliziati cittadini della rete la propria privacy è più importante di ricevere degli accurati consigli per gli acquisti. Così sono nati alcuni applicativi per ovviare al problema quasi senza controindicazioni. Il problema dello User Profiling poi, va ben oltre Google e i grandi player dell' IT, riguarda le nostre sessioni di navigazione in generale, per questo molti dei software proposti sono validi anche per tutti quei siti internet che fanno net tracking.
RICHIESTE FANSTASMA - Track Me Not è un'estensione per il browser Firefox pensata per proteggerci dal data-profiling attivato dai motori di ricerca, funziona per tutti i motori, non solo per Google. TMN lavora in background quando Firefox è aperto ed invia periodicamente delle ricerche casuali. Il motore di ricerca riceverà le nostre ricerche reali mescolate a molte altre, simulate dal programma. In questo modo Google non sarà in grado di recepire nitidamente quali siano gli argomenti che ci interessano, poiché questi compariranno in modo offuscato. In altre parole l'applicazione nasconde il percorso di ricerca in un insieme indistinto di domande fantasma rendendo difficile l'aggregazione di tali dati in un profilo preciso che identifichi l'utente.
IL DONO DELL' INVISIBILITA'. Scroogle è un sito internet che si colloca tra l'utente e Google rendendo anonime le ricerche. Dal sito si può scegliere la lingua di ricerca (compreso l'italiano) e se usare connessioni criptate HTTPS. Passando attraverso Scroogle si diventa praticamente invisibili a Google perché sarà il sito stesso a raggiungere il motore di ricerca per noi. In più sono eliminate pubblicità, cookie e ogni sistema di tracciamento lesivo. Navigando su Scroogle si avranno gli stessi risultati di Mountain View, senza pubblicità e profilazione. Scroogle è stato creato da Daniel Brandt, creatore di un altro sito anti-google: Google Watch questa sorta di osservatorio si occupa di raccogliere tutte le malefatte più o meno note di Google offrendo sempre ottima documentazione aggiornata e validi suggerimenti per difendere la propria privacy.
SCAMBIAMOCI I COOKIE! - Scookies è un' estensione per il Browser Firefox e funziona per tutti i motori di ricerca e siti internet che cercano di tracciare gli utenti tramite i cookie. Scookies cambia i cookie degli utenti mescolandoli gli uni agli altri. In questo modo vengono alterati i profili di ciascun utilizzatore intorbidendo il tracciato originale. Inoltre ogni user può segnalare nuovi siti internet che fanno profilazione contribuendo a migliorare l'anonimato di tutti gli altri. Scookies aumenta la sua performance ogni volta che un nuovo utente si aggiunge alla comunità. Questo applicativo è una creazione di Andrea Marchesini coautore del volume Luci e Ombre di Google, edizione Feltrinelli un utile saggio sui pericoli che si incorrono nel fidarsi troppo di Google.
RISOLVERE IL PROBLEMA ALLA RADICE - Privoxy è un proxy anonimizzante. Ovvero un applicazione che si colloca tra il nostro browser e i siti internet che vogliamo raggiungere. Con questo proxy possiamo davvero controllare la privacy della navigazione. Consente di cambiare lo user agent (nome del browser e del sistema operativo) , bloccare banner pubblicitari, filtrare cookie e molto altro. Può essere installato anche sul proprio computer in semplici passaggi ed è altamente configurabile. Privoxy è uno strumento essenziale per qualunque progetto che miri a proteggere la navigazione dell’utente.
CHE COSA MANCA? - Gli applicativi descritti non garantiscono una certezza riguardo la protezione della privacy. Rappresentano un segnale d'attenzione circa il comportamento spesso non propriamente trasparente di chi ci offre servizi «gratuiti». Manca la protezione verso servizi utili (mappe) che non richiedono l’autenticazione, manca ancora un vasto fronte di opposizione al monopolio della ricerca da parte di pochi motori. Manca soprattutto una conoscenza critica riguardo i sistemi di profilazione e una visione d'insieme delle sottoreti costituite dai grandi player dell'IT che spesso vengono scambiate per l'interezza di Internet
1) Privoxy (un proxy installabile sul pc);
2) Track me Not (invia ricerche simulate nascondendo quelle reali);
3) Scookies (scambia a caso i cookies degli utenti);
4) Sgroogle (cripta le ricerche)
domenica, settembre 28, 2008
Raccolata differenziata: Tetra Pack
Brescia città (e la Vallecamonica) c'è, quindi cittadini reciclate!!!!!
http://www.tiriciclo.it/hpm00.asp?IdCanale=3
COME AVVIENE il riciclo del Tetra Pak:
http://www.tiriciclo.it/Hpm00.asp?IdCanale=5
sabato, settembre 27, 2008
Sposini, il primo ballo...
facendo loro tantissimi auguri,
colgo l'occasione per fornir loro una idea per il "primo ballo" da sposati...
venerdì, settembre 26, 2008
ALITALIA CHE PASSIONE!!!
http://video.google.it/videosearch?q=travaglio+cai&hl=it&emb=0&aq=f#
....Sagace il ragazzo!! ma...che tristezza vivere in un paese così!!!
giovedì, settembre 25, 2008
Ma perchè??
Tuffo da 11 metri in una piscina alta 30cm
Darren Taylor è soprannominato Professor Splash.
Il suo tuffo è «la madre di tutte le "spanciate"»
LONDRA (Gran Bretagna) - Con il suo costumino intero nero a mezza coscia e i suoi capelli argentati, Darren Taylor sembra quasi un personaggio dei fumetti. Poi, però, quando lo vedi salire sul trampolino alto 11 metri e gettarsi a capofitto in una piscinetta per bambini con dentro appena 30 centimetri di acqua, la voglia di ridere passa per qualche secondo. Giusto il tempo del salto, anzi della “spanciata”, che gli permette di evitare le letali conseguenze che avrebbe un tuffo convenzionale, magari di testa. E pazienza se poi le braccia e le gambe gli restano coperte di lividi per una settimana.
TUFFO DA GUINNESS - Con quegli incredibili balzi dal trampolino, il 47enne signor Taylor da Denver, Colorado, (altrimenti conosciuto con il nome d’arte di «Professor Splash») ci campa dal 1983 ed è pure finito nel Guinness dei Primati. Manco a dirlo, la tecnica di salto in questo caso è tutto ed è proprio grazie al fatto di arcuare all’indietro il corpo e di sollevare il più possibile il mento, che il Professor Splash riesce a controllare la pancia e a spostare così una gran quantità di acqua. E più acqua viene mossa, più l’impatto sul corpo viene attutito, anche se per ulteriore sicurezza sotto la piscina sono stati aggiunti dei materassi supplementari.
IL SEGRETO - Ovviamente, la «madre di tutte le spanciate» (la definizione è dello stesso Taylor) ha anche altri segreti. Uno su tutti: «Non guardare mai dentro la piscina – ha confidato il temerario tuffatore, che ha visto il primo trampolino a 4 anni e a 10 già gareggiava in competizioni ufficiali – perché fa paura. L’unica cosa a cui devi pensare è di fare un bel volo». Pur non essendo mai rimasto ferito gravemente durante un salto, il Professor Splash si è però rotto varie volte i talloni, le caviglie, i denti e la mascella, eppure non ha alcuna intenzione di smettere. Non a caso, il suo prossimo obiettivo è quello di provare a tuffarsi da un’altezza di 12 metri. Naturalmente, le sue performance hanno attirato la curiosità del pubblico (vedere per credere il video del suo ultimo salto dagli 11 metri, quello che gli è valso il record del mondo - Guarda il video) ma anche degli scienziati. A detta del Professor Peter Main, dell’Institute of Physcs, il Professor Splash colpirebbe l’acqua alla velocità di 30 miglia orarie (quasi 50 km/ora). «La decelerazione è dolorosa – ha spiegato l’esperto al quotidiano inglese «Daily Mail» - ma è dentro i limiti di sicurezza fissati dalla Nasa per gli astronauti».
04 settembre 2008da corriere.it
mercoledì, settembre 24, 2008
le Veeeeline
Veline taroccate è polemica sul web
L'accusa: scelte pilotate. Striscia: è tutto regolare
Nella lettera di Ippoliti si legge addirittura che la Nargi sarebbe stata imposta da Fabrizio Del Noce, ora direttore di RaiFiction e a interim ancora di Raiuno. Su un altro sito di gossip, fin da luglio si indicava nella Nargi la nuova velina bruna. Che si replica da Striscia? Non se la prendono tanto, ma sottolineano l’assurdità delle accuse. Circa la presunta raccomandazione di Del Noce, poi, i suoi rapporti con Ricci non dovrebbero essere idilliaci, visto il processo ancora in corso per la microfonata contro Staffelli. Altro che segnalare una velina. Il nome della Nargi era nell’aria semplicemente perché lei ha un fidanzato con un minimo di notorietà e perché è molto «velinesca». Dunque gli accusatori avrebbero tirato a indovinare, ma con basi oggettive, come dire?, «di contenuti». Indicando peraltro anche i nomi di altre concorrenti, invece puntualmente eliminate.
Pare, anzi, che alcune decisioni delle giurie siano state accolte con dispiacere dallo staff del programma, che si vedeva sfuggire alcune giovanotte molto adatte. E ancora: non è che due veline debbano restare tali per sempre, non sono nominate a vita come i senatori. Se non vanno bene, Ricci può eliminarle quando vuole. Anzi, storicamente, alla prova dello stacchetto funzionano meglio le veline scelte dagli autori che quelle votate dal popolo. Perché, dunque, Ricci dovrebbe rischiare con un taroccamento? Magari perché lui stesso ci ha insegnato che non bisogna mai credere a niente, nel dorato mondo della televisione... E comunque, posso ricordare la mia personale esperienza, già raccontata su La Stampa. Ho fatto da giurato alle veline. In giugno, a Riccione, all’inizio delle selezioni.
Per la giuria, c’era assoluta libertà di voto. Ognuno sceglieva la propria concorrente preferita, in caso di ex aequo si alzava una paletta. Le ragazze comparivano come per incanto poco prima dell’esibizione; stavano mute; appena finita la registrazione, sparivano, inghiottite dal nulla. Alla giuria non davano confidenza. Non ammiccavano, non sorridevano. Un collega aveva persino lamentato, sarcastico: «E dire che avevo pensato a un voto di scambio...»
L'aritcolo non l'ho nemmeno letto... volevo saper se concordavate con me sul fatto che la bionda (c'ha una ghigna!!) non è minimamente all'altezza della mora.
Voi chi avreste scelto tra le finaliste?



Basandomi sulle foto qui sopra x' nn ho visto Veline:- come coppia io voto l'ultima.
- singolarmente la seconda (o la terza) mora e l'ultima bionda.
martedì, settembre 23, 2008
Proposta culturale per domenica
Vi butto li queste proposte "vicine" a noi:
Abbazia di Rodengo
http://www.fondoambiente.it/upload/oggetti/Abbazia_Rodengo.pdf
Abbazia San Pietro in Lamosa (Provaglio)
http://www.beniculturali.it/eventi/dettaglio.asp?nd=ec,ri&idevento=54531
Rocca Scaligera (Sirmione)
http://www.beniculturali.it/eventi/dettaglio.asp?nd=ec,ri&idevento=53285
Rocca visconteo-veneta e la Casa-Museo di Ugo Da Como (Lonato)
http://www.beniculturali.it/eventi/dettaglio.asp?nd=ec,ri&idevento=55060
QUI trovate TUTTE le proposte (più di 1000 siti!!!!)
basta scegliere la provincia e via:
http://www.beniculturali.it/eventi/ricerca.asp?nd=ec,ri&grandeevento=41
La gita alla Rocca d'Anfo in aprile (sempre organizzata dal FAI) è stata molto bella/interessante, quindi Io direi proprio di approfittarne anche stavolta ed andar da qualche parte!
Io andrei volentieri a visitar l'abbazia di Rodengo o la rocca di Sirmione.
Se avete altre proposte, fatele pure...
... l'importante è andar da qualche parte!
lunedì, settembre 22, 2008
Dimenticavo...
http://www.repubblica.it/2008/09/sezioni/cronaca/caserta-sparatoria/saviano-omerta/saviano-omerta.html
PIZZINO O SALATINO?
per salvare la nostra ex compagnia di bandiera è necessario individuare un soggetto imprenditoriale che abbia alcune precise caratteristiche:
1) una notevole liquidità da investire;
2) un interesse imprenditoriale specifico nel trasporto aereo di merci e persone;
3) ottimi rapporti con la politica e con l'attuale maggioranza di governo;
4) una vasta esperienza nel campo della trattativa col sindacato;
5) un progetto per risolvere la competizione Malpensa/Fiumicino;
6) uno strumento per assorbire gli inevitabili esuberi;
7) relazioni internazionali commerciali e politiche.
Una sola impresa, in Italia, possiede tutte queste caratteristiche: la MAFIA. L'idea è talmente semplice e geniale che mi meraviglia che il nostro governo non l'abbia finora mai presa in considerazione.
Saluti da Stoccarda
Gianguido Mussomeli
Ehmmm, ehhhhhmmm. Sicuro sicuro?
VITTORIO ZUCCONI
Cartelli sull'aereo...
Ce ne sono alcune che mi hanno fatto pianger!
uahahahahahhahahahaha!
domenica, settembre 21, 2008
Mercoledì al cinema!
Visto che l'ultimo loro film ("Non è un paese per vecchi"), molto crudo&violento, non è stato apprezzato da molti, sottolineo che quello era una "eccezione":
Burn after reading è come gli altri film dei Coen, geniale&divertente (ad es."Il grande Lebowsky" o "Fratelli dove sei")!!!
Chi viene ?!?!?!?
mercoledì ore 20,20
Per ora siamo:
io
vex
ceco
sabato, settembre 20, 2008
venerdì, settembre 19, 2008
LA SCATOLA DEL BROKER
Repubblica — 18 settembre 2008
NEW YORK - "Esco di casa quando voi dormite, come i ladri. Perché adesso questo sono diventato per voi, il malfattore, l'untore, io che fino a ieri ero l'incarnazione del nuovo secolo americano, questa sera potrei tornare a casa con la mia vita in una scatola, buttata alla rinfusa con i ritratti dei figli che non vedo mai, la foto della moglie che sta già parlando con l'avvocato divorzista, il cappelluccio dei New York Yankees, la coppetta vinta nel torneo aziendale di softball a Central Park, il blackberry muto e il rolodex di clienti che sei mesi fa mi chiamavano a casa di notte per offrirmi soldi e oggi non si fanno trovare. Oggi sono il predatore diventato preda e quella scatola sarà la mia bara di cartone". "Esco alle quattro, quattro e mezzo nel New Jersey, dove eravamo venuti in tanti a cercareunacasaeungiardinopercrescereifiglipiccolinilontanidalletrappoledilussodiManhattan, sparpagliati nelle cittadine costruite lungo la ferrovia locale del New Jersey, la NJ Transit, paesi come Summit, Chatham, Madison, Morristown, fino a Dover, la stazione di testa, la terra dei cavalli e delle colline, e sembra di stare in Via col Vento, non a un'ora da New York. Ogni mattina lo stesso orizzonte e lo stesso incubo della bara di cartone alle cinque". SEGUE NELLE PAGINE SUCCESSIVE «Esco di casa quando voi dormite, come i ladri. Perché adesso questo sono diventato per voi, il malfattore, l' untore». «Un filo di alba che si alza sopra la skyline d' estate in fondo all' autostrada numero 78, buio da lazzaroni in inverno, con l' orecchio alla radio per sapere quale dei tunnel sotto lo Hudson che portano in città, il Lincoln, lo Holland, sia già intruppato da altri ladri come me dentro le loro Bmw, Audi, Rover, Porsche, Mercedes (mai Cadillac, quella è roba da giardinieri italo americani arricchiti) in leasing, che fanno la gara dei topi grassi per arrivare primi dentro le scatole di cristallo attorno a Times Square e Broadway. Le strade dove siamo scappati dopo il massacro dell' 11 settembre che bruciò vivi tanti di noi nelle Torri. Conoscevo tanti di loro e vivevano qui, lungo il percorso del treno e dell' autostrada, miei vicini, grigliata al sabato e birra alla domenica. Guidiamo veloci, sapendo che la polizia del New Jersey ci conosce e chiude un occhio sul limite, correndo per scoprire se il nostro mondo sia finito mentre dormivamo agitati e quando tornerò a casa per non vedere i miei figli già addormentati dovrò dire a mia moglie, se è ancora sveglia e non ha già firmato i documenti del divorzio, che sono un disoccupato. Un milionario con le pezze al sedere, senza soldi per pagare le rate di quella casa che non avrei mai dovuto comperare, senza fondi per le scuole private dei figli, senza scorte per saldare i debiti dello shopping nelle boutique dei «mall» di lusso, e senza nessuna possibilità di trovare un altro posto. Non c' è bisogno di un master a Yale per sapere che il livello delle spese sale sempre con il livello del reddito e anche oltre: questa è la terra del credito. Sarò un profugo come almeno altri 70 od 80 mila come me, che oggi vagano per le vie di Manhattan con il Range Rover a due settimane dal pignoramento per morosità, agitando come barboni da Zegna e Armani curriculum che non interessano a nessuno. Per dare la caccia a posti che non ci sono più, neppure a un decimo di quello che avrei guadagnato ieri. Sono un broker di «investment bank», settore «hedge funds» e «derivate» che neppure sto a spiegarvi che cosa siano perché non l' ho mai capito neppure io, se non che erano formule create da «idiot savants» sui computer per far fare soldi a tutti, finché ce n' erano, e adesso per farli perdere a tutti. I nostri «managing directors», quelli che a fine anno devono distribuire i sei, sette, anche nove, proprio come Lehman, miliardi di bonus fra i dipendenti, ci dicono di non preoccuparci, anche se non capiamo le formule che lampeggiano sui nostri monitor, perché «noi siamo come i casinò e non possiamo mai perdere, perché abbiamo la percentuale assicurata su tutte le operazioni e il 20 per cento sui profitti del cliente». «The sure thing», il sogno di tutti i giocatori, scommettere sul sicuro, a corsa finita, e con i soldi degli altri, nel giro infinito dei credito che sciabordava come l' acqua nella stiva di una nave e bagna tutti. Fino a quando l' acqua finisce e tutti restiamo a secco, come adesso. La mia banca è una delle poche ancora vive, e non vi dirò quale, almeno questa mattina, mentre vi parlo, avvio il motore senza sgasare per non svegliare i bambini e accendo l' autoradio. Ma anche la mia sanguina e boccheggia come tonni sul ponte di un peschereccio destinato appunto a finire in scatola, una di quelle banche d' affari, cioè senza conti correnti, mutui, flusso di cassa e di soldi dei cadaveri dello stipendio fisso che depositano i loro stipendi che oggi vorremmo tanto avere anche noi, noi che prima neppure guardavamo in faccia chi ci proponeva operazioni sotto i 10 milioni di dollari, il minimo per accedere ai nostri prodotti. Eravamo gli dei senza controlli governativi, senza quei rompiscatole moralisti e statalisti che fanno le pulci alle banche commerciali, esaltati come i pionieri di un mondo nuovo e senza frontiere, noi che dalle scatole di cristallo e targhe di bronzo alle porte, Bear Stearns, Lehman Brothers, Morgan Stanley, Goldman Sachs, JP Morgan, AIG, giocavamo ai «Masters of the Universe», ai signori dell' universo. E oggi ci guardiamo allo specchio lavandoci i denti alle quattro chiedendoci che mestiere potrebbe fare un prete se un giorno qualcuno dimostrasse che Dio non c' è più. Al mio piano che guarda su Broadway, quando ci sto, perché per almeno una settimana al mese svolazzo tra Chicago, Dallas, New York, San Francisco, Miami, Los Angeles per vendere i miei prodotti - ho più «miglia» nel conto che l' intera Air Force americana - a clienti che fino a ieri ci inseguivano e oggi ci accolgono come un ispettore del fisco, i cubicoli dei traders, le truppe d' assalto che trattano le azioni e di noi «brokers», i mediatori dei grandi affari, sono sempre più deserti. Nella mia banca, a questo piano, eravamo in 35 ancora nel mese di maggio, fino a un venerdì alle cinque, quando il capo di tutti i capi ci chiamò per dire che 30 di noi avrebbero potuto dormire fino a tardi, lunedì, e non tornare. Grazie e tanti cari saluti. Io sono stato fortunato, sono fra i cinque sopravvissuti, ma a una condizione: devi scordarti di avere una famiglia, una casa, una vita, non voglio più sentire storie di mogli che piagnucolano e bambini che hanno la partita di pallone, chiaro? Chiarissimo. Ora siamo in cinque a fare il lavoro di 35. Rivedrò mio figlio quando licenzieranno anche me o quando si sposerà. Un giorno di permesso credo che per l' occasione me lo daranno. Qui dentro, come alla Lehman, dove mi avevano ingaggiato con bonus grassi nel 2005, con palate di stock che non potevamo vendere e ora valgono meno della carta igienica, siamo tutti giovani, o almeno lo sembriamo, trent' anni o poco più. La Lehman era «the place to be», il posto dove stare, perchè Fuld, il presidente, il Master dei Master dell' Universo, era il più aggressivo e spregiudicato di tutti, enormi rischi, enormi guadagni, andate e moltiplicate i profitti e i bonus, ci dicevano dalla Washington repubblicana, ma per fortuna sono scappato in fretta. I direttori portavano a casa milioni di bonus a fine anno, noi un gradino sotto, mezzo milione, oltre lo stipendo di 250 mila dollari, vagonate di quattrini che i più sciocchi buttavano subito in barche, seconde case, condomini di lusso venduti a prezzi di rapina per sfilare appunto quei ghiotti bonus e costruiti nei quartieri di Manhattan già malfamati e rasi dai «luxury condos» con annessi ristoranti. A New York tutto respira con i polmoni di Wall Street, quando i polmoni si sgonfiano, tutto si gonfia, ristoranti, rette per asili privati da 20 mila dollari l' anno, alberghi da 1.500 a notte per la junior suite, fitness club. Non ci sono quarantenni, attorno a me. Gli anni in questo mondo che lavora dalle 5 del mattino alle 10 di sera, perché oggi i mercati non chiudono mai e puoi fare o perdere fortune a Singapore o a Londra o a Mosca mentre dormi, sono come gli anni dei cani, contano per sei o sette di voi umani. A quarant' anni, o sei assurto al cielo del top management, con garanzia di paracadute d' oro se ti buttano dalla finestra o ti sei fatto un fondo per conto tuo tirandoti dietro i clienti che avevi servito prima. O sei un relitto che nessuno vuole più. Nemmeno nei tempi grassi, figurarsi ora. Lunedì scorso, dopo il collasso di Lehman, venticinque dei miei ex amici e colleghi sono venuti qui per offrirsi. Ho fatto una proposta a uno solo di loro, che era un mio capo e nel 2006 aveva intascato due milioni e mezzo di bonus a dicembre. Gli ho offerto 150 mila dollari lordi annui, senza bonus, lo stipendio iniziale che prende un ventenne con un Master in Business venuto da Harvard o da Stanford. Ha detto che ci penserà, perché con 100 mila dollari all' anno, pagate le tasse, ci paga si e no cinque mesi del proprio stile di vita che gli costa 15 mila dollari al mese. Sorry, prendere o lasciare e non è detto che domattina ci siano ancora io, la mia banca e l' offerta. Non sono amareggiato, non ce l' ho con nessuno. Noi in America diciamo che «it was good while it lasted», è stato bello fino a quando è durato, come un amore, una vacanza, un ciclo vittorioso della tua squadra. Soltanto mi addolora sentirmi trattato come una prostituta che ora i clienti fingono di non conoscere dopo avere fatto la coda per andare a letto con lei a qualsiasi prezzo. Quando garantivamo noi, con le nostre formule scritte da geni della matematica come il mio capo, che è un pazzo capace di lavorare 24/7 e nei pochi momenti liberi esegue le Variazioni di Goldberg su uno Steinway da concerto, i milioni di aria fritta accumulati da ventenni brufolosi in California che avevano costruito una «punto.com» fatta di panna montata e volevano tradurre in soldi veri le loro stock options prima che si squagliassero, eravamo i santi protettori della nuova America post industriale e tutta a credito. Chi se ne importa se prendevi il quinto dei profitti, quando i profitti si misuravano a diecine di milioni? Domani sarò anche io assorbito da un' altra banca e licenziato per esubero, o buttato dalla finestra, o ripescato da quel governo che credeva nella santità del libero mercato e oggi corre con il secchio dell' acqua per spegnere più incendi di quanti secchi abbia, ma non porto rancore. Nessuno mi ha obbligato a lavorare per un casinò. Nessuno mi aveva promesso 40 anni di posto sicuro con pensione, orologio d' oro e liquidazione a 65 anni. L' ho sempre saputo che alla fine dell' autostrada 78 non c' era la pentola d' oro, ma una scatola di cartone. Almeno potrò dire al mio capo, al genio che non ha mai visto i suoi figli e compila equazioni come fughe di Bach, che i suoi New York Yankees mi hanno sempre fatto schifo». - VITTORIO ZUCCONI
"Proposta indecente" (cit.)
«Metto all'asta la mia verginità per un milione di euro»
L'annuncio di Raffaella Fico, ex concorrente del GF8
MILANO - Raffaella Fico, 20 anni, showgirl ed ex concorrente dell'ultima edizione del Grande Fratello, in un'intervista esclusiva a «Chi», il settimanale diretto da Alfonso Signorini in edicola mercoledì, fa un annuncio destinato a dare scandalo: «Metto all'asta la mia verginità per un milione di euro. Voglio proprio vedere se c'è qualcuno che tiri fuori questa somma per avermi».IL PRECEDENTE - Pochi giorni fa una giovane australiana aveva deciso di mettere all'asta la propria verginità per un milione di dollari. Raffaella Fico, appena uscita dalla casa del Grande Fratello, aveva dichiarato di essere vergine. «Non so che cosa significhi fare sesso», dice ora la Fico. «Se qualcuno pagherà un milione di euro per me, sarò di certo imbarazzata. Ma con questi soldi potrò realizzare i miei sogni. Comprarmi una casa a Roma e pagarmi un corso di recitazione». «Se lui non mi piacerà, manderò giù un bicchiere di vino».
da corriere.it
Dai, impegnamoci ed evitiam facili volgarità sulla meret...., ehm donzella in questione.
giovedì, settembre 18, 2008
Sardinia tour - cap.4
Tra un "porcetto"...
e 2 petti... di polllo
la vacanza procede rilassante...
con una donzella che ha sempre 1! chiodo fisso...
Vestiti a puntino per la serata...
si va in mezzo ai vip...
dove ognuno incontra i propri "idoli"...
e i luoghi più congeniali alla propria indole...
Purtroppo però la vacanza è già finita...
e salutiamo il mare... almeno fino al nuovo anno!
mercoledì, settembre 17, 2008
Visto che siamo in periodo matrimoni...
povero cristo... giorno di SanValentino, davanti a 20mila persone, in diretta sulla tv nazionale (quindi qualche decina di milioni di americani)...
... e per concludere in "bellezza", consolato dalla mascotte (un orsetto gigante!!!?!?!?!?) e con Tracy McGrady (il campione della tua squadra del cuore) che se la sghignazza alle tue spalle...
...penso che il tipo si sia sparato!!!!
EDIT:
non ci credo, un'altra uguale...
http://it.youtube.com/watch?v=5pJKo2-6sdo
ma allora sono i palazzetti NBA che portano sfiga!!!!
martedì, settembre 16, 2008
Sardinia tour - cap.3
capitolo 3
Il viaggio parte subito in salita:
il passeggero di destra o è troppo silenzioso
Una volta imbarcati sul traghetto, sembra di esser su una nave di profughi...
Giunti a terra una visione: dobbiamo seguire, su strade dissestate e piene di curve, un SI (esistono ancora!!!) guidato da colei che come motto ha "non sono pronta"...
Giunti in qualche modo a destinazione, la "donna delle mucchine" capisce di esser davvero a casa!
In spiaggia poi si incontrano strani personaggi...
...simil mummie...
... "ominidi" insabbiati con attributi sia superiori che inferiori...
.... e fotomodelli che mostrano come mettersi in posa per uno scatto...
lunedì, settembre 15, 2008
Son tornati i BEEHIVE!!!!
In questo caso non si parla del cartone, ma del "telefilm" che facevano con Cristina D'avena nei panni di Licia.
Bene il gruppo si è riformato!!!
Ecco il confronto:
COM'ERANO a fine anni 80...
COME SONO oggi...
Ma beccatevi la serie tv com'era:
http://it.youtube.com/watch?v=foi4TYKd3IA
uuahahahahhahahahahaha!!!!!!
ricordo che la facevano alle ore 20 su Italia 1!













