sabato, gennaio 23, 2010

E' la più certa prova d'amore quella di un uomo che cambia parere per essere d'accordo con la donna. ERRI DE LUCA, In nome della madre
La storia e`originariamente di Douglas Adams: la racconta ne "Il salmone del dubbio"
da guerrillaradio.iobloggo.com

Una ragazza stava aspettando il suo volo in una sala d'attesa di un grande aeroporto. Siccome avrebbe dovuto aspettare per molto tempo, decise di comprare un libro per ammazzare il tempo. Comprò anche un pacchetto di biscotti. Si sedette nella sala VIP per stare più tranquilla. Accanto a lei c'era la sedia con i biscotti e dall'altro lato un giovane di colore che stava leggendo il giornale. Quando cominciò a prendere il primo biscotto,anche il giovane ne prese uno; lei si sentì indignata ma non disse nulla e continuò a leggere il suo libro. Tra lei e lei pensò: "Ma tu guarda che schifo,che arroganza,che maleducazione…se solo avessi un po' più di coraggio, gliene direi quattro, tornatene al tuo Paese, prima di viaggiare impara ad essere civile...". Così ogni volta che lei prendeva un biscotto,il giovane di colore accanto a lei, senza fare un minimo cenno, ne prendeva uno anche lui.
Continuarono fino a che non rimase solo un biscotto e la donna pensò: "Ah, adesso voglio proprio vedere cosa farà.…!" Il giovane di colore prima che lei prendesse l'ultimo biscotto lo divise a metà!
"Ah, questo è troppo", pensò e cominciò a sbuffare ed indignata si alzò di scatto,borbottò a bassa voce "i cafoni dovrebbero restare a casa", prese le sue cose, il libro e la borsa e si incamminò verso l'uscita della sala d'attesa.
Quando si sentì un po' meglio e la rabbia era passata, si sedette su una sedia lungo il corridoio per non attirare troppo l'attenzione e per evitare altri incontri spiacevoli. Chiuse il libro e aprì la borsa per infilarlo dentro quando....nell'aprire la borsa vide che il pacchetto di biscotti era ancora tutto intero nel suo interno. Capì solo allora che il pacchetto di biscotti uguale al suo era del giovane di colore che si era seduto accanto a lei e che però aveva diviso i suoi biscotti con lei senza sentirsi indignato, schifato, nervoso. Al contrario di lei che aveva sbuffato,ma che ora si sentiva sprofondare nella vergogna…

venerdì, gennaio 22, 2010

Storia di Haiti

Ovviamente non so nulla della storia di questa nazione... a parte le conclusioni dell'autore, questo articolo ha messo qualche "toppa" alla mia totale ignoranza.



Haiti
I conti in sospeso di Parigi
Secoli prima del terremoto del 12 gennaio, Haiti era già vittima di un disastro economico alimentato dalle esose richieste degli ex colonialisti francesi. L'accusa di Ben Macintyre.

Qual è esattamente il problema dell’isola di Haiti? Secondo i geologi è la faglia che divide la placca tettonica nordamericana e quella caraibica. Secondo altri, il terremoto è la prova indiscutibile della collera divina. Per i più sensibili è la serie di tiranni che hanno saccheggiato Haiti nel corso degli anni. Ma per moltissimi haitiani tutto è cominciato circa 200 anni fa, con il colonialismo francese.

Nel diciottesimo secolo Haiti era il gioiello della corona francese, la Perla dei Caraibi, il più grande esportatore di zucchero al mondo. Perfino per gli standard coloniali, il modo col quale erano trattati gli schiavi ad Haiti nelle piantagioni era particolarmente spregevole. Dato che morivano molto rapidamente, per mantenere il loro numero costante la Francia importava fino a 50mila nuovi schiavi l’anno. Ispirandosi ai principi della rivoluzione francese, nel 1791 gli schiavi si ribellarono agli schiavisti sotto la guida dell'autodidatta Toussaint Louverture. Dopo una violenta guerra, le forze di Napoleone furono sconfitte e Haiti dichiarò la propria indipendenza nel 1804.

La Francia però non poteva perdonare l’impertinenza degli schiavi e soprattutto i suoi mancati guadagni: 800 piantagioni di zucchero distrutte, 3.000 coltivazioni di caffè andate perdute. Fu imposto così un rigido blocco commerciale. Nel 1825, in cambio del riconoscimento dell’indipendenza di Haiti, la Francia chiese un prezzo esorbitante, pari a 150 milioni di franchi d’oro, equivalente al quintuplo degli introiti annuali derivanti dalle esportazioni del paese. Il decreto reale fu fatto rispettare da 12 navi da guerra francesi, dotate complessivamente di 150 cannoni. Sui termini del decreto non ci fu nulla da contrattare. Alla fine la giovanissima nazione accettò, non avendo altra scelta. Haiti dovette pagare per la propria libertà, e così ha fatto, controvoglia, per i successivi 122 anni. Anche quando l’indennità complessiva fu abbassata a 90 milioni di franchi, Haiti rimase indebitata fino al collo, tanto da dover chiedere prestiti a tassi da estorsione alle banche statunitensi, tedesche e francesi. Per farsi una chiara idea della cifra, è sufficiente pensare che nel 1803 la Francia acconsentì a vendere agli Stati Uniti il territorio della Louisiana, un’area grande 74 volte più di Haiti, per 60 milioni di franchi.

Una commissione per lavarsene le mani

A causa di questo debito, si può dire che Haiti sia nata in bancarotta. Nel 1900 una cifra pari all’80 per cento del budget nazionale era ancora destinata a ripagare gli interessi accumulati sul debito. Per legare i contadini alla terra e ottenere la massima produzione possibile di raccolto, in modo da pagare l’indennità, Haiti fece entrare in vigore il cosiddetto Codice Rurale, istituendo una divisione di fatto tra città e campagne, tra un’élite dalla pelle chiara e la maggioranza dalla pelle scura.

Il debito è stato saldato soltanto nel 1947. A quella data, però, l’economia haitiana era ormai senza speranze, il territorio era deforestato, la popolazione viveva nell'instabilità politica ed economica e nella miseria più nera, esposta alle calamità naturali e al dispotismo dei tiranni. Sette anni fa il governo haitiano ha chiesto a Parigi la restituzione di una somma pari a circa 22 miliardi di dollari (compresi gli interessi) per aver fatto di quest’isola il paese più povero dell’intero emisfero occidentale.

In seguito al devastante terremoto della settimana scorsa, le cui conseguenze hanno messo in luce le drammatiche condizioni dell'isola, si sono moltiplicati gli appelli alla Francia a onorare il suo debito morale. Ma Parigi è sorda: per l’Eliseo il caso si è chiuso nel 1885. Nel 2004 Jacques Chirac aveva istituto una Commissione di riesame, guidata dal filosofo di sinistra Régis Debray, incaricata di esaminare le relazioni della Francia con Haiti dal punto di vista storico. La commissione giunse alla conclusione che la richiesta di risarcimento era “non pertinente, sia in termini legali, sia in termini storici”.

Ora che Haiti si trova alle prese con una devastazione sociale completa, con la paralisi al governo e con un numero di morti ancora indefinito, il ministro delle finanze francese ha lanciato un appello per accelerare la cancellazione del debito di Haiti. Che triste ironia! Se la Francia non avesse oppresso questo paese con i debiti sin dalla sua nascita, Haiti sarebbe stata più capace di affrontare le calamità naturali. Bernard Kouchner, il ministro degli esteri francese, ha fatto appello per una conferenza sulla “ricostruzione e lo sviluppo”: "Si tratta di un’occasione da cogliere al volo per far uscire Haiti dalla maledizione che la perseguita da lunghissimo tempo", ha detto il presidente Sarkozy.

Haiti in realtà non ha bisogno di tante parole, conferenze o commissioni. Ha bisogno soltanto di soldi. E presto. Finora le donazioni ufficiali provenienti dalla Francia sono meno della metà di quelle provenienti dalla Gran Bretagna. L'eredità del colonialismo è amara in tutto il mondo, ma in pochi paesi il legame tra i peccati del passato e gli orrori del presente più diretto. Forse a lenire le ferite di Haiti potrebbe bastare anche la semplice ammissione da parte dei francesi che la catastrofe sotto i nostri occhi in questi giorni è almeno in parte una conseguenza della storia, e non di un cieco destino.

La Francia non intende pagare per la propria storia. Ma provate a immaginare che succederebbe se di fronte al conto di un ristorante francese affermaste che il saldo non è pertinente, incaricaste una Commissione di riesame di appurare come stanno le cose e ve ne andaste in tutta tranquillità. (ab)

pubblicato su "The Times" il 21 gennaio 2010

da presseurop.eu

Presseurop.eu

Mi son imbattuto in questo interessante sito:


Qui si trovano tradotti in italiano i più importanti giornali del mondo

Con l'inglese ce la si può ancora ancora cavar, ma francese, tedesco, ecc. sono decisamente tabù quindi direi che è uno strumento molto utile!

"questo e' il mio segreto.
veramente semplice.
si vede bene solo con il cuore.
L'essenziale e' invisibile agli occhi."
Il piccolo principe. A.d.S-E.

giovedì, gennaio 21, 2010

E io pago

Su segnalazione di Ciccio...


Fortuna che prima di Natale ho comprato un HD da 500GB... ora quanto me lo facevam pagare in più??!?!?


Arriva la tassa su cellulari
e pc, più soldi alla Siae

Per i cellulari la tassa sarà di 90 centesimi su ogni prodotto venduto - Per hard disk esterni o interni e la chiavette Usb, c'è una quota (in centesimi) per ogni GB - solo da questa categoria di prodotti a Siae andranno circa 100 milioni di euro l'anno

In arrivo, tra pochi giorni, la tassa su telefonini e pc. In generale su tutti i dispositivi che hanno una memoria.

È quanto deciso dal decreto firmato il 30 dicembre dal ministro dei Beni e delle attività culturali Sandro Bondi. Il decreto aggiorna ed estende, a livelli inauditi in Europa, il cosiddetto “equo compenso”: una somma che i produttori di beni tecnologici devono versare a Siae, a “compenso” della copia privata.

L’equo compenso esiste in tutta Europa e consiste in una tassa su alcuni supporti, ad esempio Cd e Dvd vergini, da versare alla Siae come compenso appunto per le copie legittime che l’utente farà dei propri file regolarmente acquistati.

Si tratta di un provvedimento che aumenterà sicuramente gli introiti della Siae: secondo le stime di Confindustria e Assinform infatti nel 2010 si passerà dagli attuali circa 70 milioni di euro a oltre 300, un salto di qualità notevole, soprattutto perché saranno tassati tutti i dispositivi, anche quelli che palesemente è quasi impossibile utilizzare per metterci sopra film o musica.

Il decreto contiene i dettagli del compenso per ciascun prodotto. In alcuni casi, come i cellulari, c’è una somma unitaria di 90 centesimi su ogni prodotto venduto. Per altri, come gli hard disk esterni o interni e la chiavette Usb, c’è una quota (in centesimi) per ogni GB. Considerato che ormai è comune trovare 250 GB di hard disk nei pc e che ne sono stati venduti 6,9 milioni nel 2008, solo da questa categoria di prodotti a Siae andranno circa 100 milioni di euro l’anno. Destinati a salire di molto nei prossimi anni, visto che la quantità di GB degli hard disk cresce nel tempo.

Fuori tutto accade anche senza di noi. VINICIO CAPOSSELA

mercoledì, gennaio 20, 2010

Viaggiare

Viaggiare. Lasciare paesi.
Essere altri costantemente,
perché l'anima non ha radici
per vivere per vedere soltanto.

Non appartenere neppure a me.
Andare avanti, andare indietro
l'assenza di avere un fine
e dell'ansia di raggiungerlo.

Viaggiare così è viaggio.
Ma lo faccio senz'aver di mio
altro che il sogno del passaggio.
Il resto è solo terra e cielo.

Fernando Pessoa

martedì, gennaio 19, 2010

Ai nostri siculi...

...potrebbe interessare.

Offerte Wind Jet da Verona a Catania e Palermo



Valide fino al 30 giungno

Dutch X - factor


lunedì, gennaio 18, 2010

E' fuggita l'estate,
più nulla rimane.
Si sta bene al sole.
Eppur questo non basta.

Quel che poteva essere
una foglia dalle cinque punte
mi si è posata sulla mano.
Eppur questo non basta.

Ne' il bene ne' il male
sono passati invano,
tutto era chiaro e luminoso.
Eppur questo non basta.

La vita mi prendeva,
sotto l'ala mi proteggeva,
mi salvava, ero davvero fortunato.
Eppur questo non basta.

Non sono bruciate le foglie,
non si sono spezzati i rami...
Il giorno è terso come cristallo.
Eppur questo non basta.

Arsenij Tarkovskij

domenica, gennaio 17, 2010

Foto della settimana


Monte Castello di Gaino
14 novembre 2004



Scattata sulla vetta del Monte Castello di Gaino, sopra Toscolano Maderno
Alessio

sabato, gennaio 16, 2010

Tutto ciò che siamo, è il risultato di ciò che pensiamo. (Buddha)

venerdì, gennaio 15, 2010

Leggono a scuola il Diario di Anna Frank deputato leghista li denuncia: "Pagine hard"

Interrogazione di Grimoldi al ministro Gelmini: "Vi è un passo nel quale Anna Frank descrive in modo minuzioso le proprie parti intime e la descrizione è talmente dettagliata da suscitare turbamento in bambini delle elementari"

Paolo Grimoldi (Lega Nord) Paolo Grimoldi (Lega Nord)

Il deputato leghista Paolo Grimoldi ha presentato un'interpellanza al ministro dell'istruzione, Mariastella Gelmini, chiedendo il suo intervento nei confronti di una scuola elementare brianzola in cui è stato letto il testo integrale del Diario di Anna Frank. Secondo il leghista, nella versione integrale "vi è un passo nel quale Anna Frank descrive in modo minuzioso e approfondito le proprie parti intime e la descrizione è talmente dettagliata da suscitare inevitabilmente turbamento in bambini della scuola elementare".

Immediata la replica dalla scuola, la Lina Mandelli di Usmate Velate (Monza-Brianza). "Credo che il ministro dell'Istruzione abbia cose più importanti di cui occuparsi", ha detto Claudio Redaelli, dirigente vicario dell'istituto. Secondo il dirigente le pagine a cui si riferisce il deputato sono "descrizioni in termini talmente ingenui, come logico attendersi da una dodicenne degli anni Quaranta, da non destare, soprattutto se mediata dall'intervento dell'insegnante, particolare turbamento in bambini del ventunesimo secolo che in tivù vedono e sentono di peggio".

"Io sono stato interpellato dagli stessi genitori della scuola per ben tre volte - ha detto Grimoldi - La prima volta ho riposto che c'è l'autonomia scolastica, la seconda che forse c'e stato un abuso dell'autonomia, la terza mi sono sentito in dovere di fare questa interrogazione: credo che quelle pagine per bambini di nove anni si possano definire hard".

Dibattito sulla lingua italiana 2

Ecco un'antologia dei commenti che ha scatenato l'articolo di Segre

Scrittori e docenti intervengono sulle questioni aperte da Cesare Segre

«Tutti parliamo allo stesso modo» L'italiano perde efficacia e vivacità

Scurati: l'osceno ha sostituito il tragico. Pincio: manca un progetto sul futuro

«Diciamo parolacce che non offendono più, e «non siamo più capaci di senso tragico». Riflessioni diverse, quelle suscitate tra scrittori e linguisti dall’articolo di Cesare Segre pubblicato ieri dal «Corriere », sul degrado della lingua e la sua volgarità. Segre ricordava il disuso dei registri diversi, dall’alto al basso, dall’aulico al colloquiale, nel linguaggio giovanile, e in quello televisivo, a partire da una classe politica che «tende sempre più ad abbassare il registro, perché pensa di conquistare più facilmente il consenso»; per arrivare a chi dà del tu agli immigrati e a chi fa del turpiloquio «indifferenziato » un’abitudine. Commenta il professor Pietro Trifone, ordinario di linguistica all’Università di Tor Vergata: «Ha ragione Segre quando dice che è importante l’appropriatezza d’uso di registri diversi. Anche i registri bassi possono essere utilizzati in certi ambiti: per esempio, se nel corso di una lezione io dico "vi state abbioccando" invece che "addormentando", lo faccio perché proprio il cambio di registro può essere efficace. Il fatto che la nostra lingua degradi è spiegabile: si tratta di un patrimonio comune, ma il confronto con il passato ci dice che c’è stato un progresso rispetto a 30-40 anni fa, quando usavamo molto di più il dialetto, o rispetto al periodo postunitario, quando era circa il 10 per cento della popolazione a usare l’italiano; mentre ora che tutti lo parlano (fondandosi peraltro sul modello televisivo) qualche colpo all’eleganza è spiegabile. D’accordo anche sul fatto che il turpiloquio, diffondendosi ovunque, toglie vivacità alla lingua e perde efficacia. Anche Dante ha scritto parolacce, ha chiamato l’Italia "bordello", ma è stato il primo a usare questa parola. Pesava». «Non butterei tutta la responsabilità sui giovani—precisa Silvia Ballestra—perché il turpiloquio non è più appannaggio dei giovani. Però è vero: la parolaccia è brutta da sentire ma se diventa un intercalare comune si depotenzia. E quando poi vogliamo usare una parolaccia vera, che facciamo? È una zona di eversione del linguaggio che dovrebbe continuare a esistere — mentre i giovanilismi sono come i brufoli, poi passano: la lingua è in movimento, è un organismo vivo che si evolve». Si evolve, anche nel dialetto, sostiene Vitaliano Trevisan: «Per quanto riguarda il dialetto: è vero che nel registro alto perde qualcosa»—Segre ricordava che «i dialettalismi, che insaporiscono la lingua, sono inopportuni ai livelli alti» — «mentre se è vivo, come dalle mie parti, è molto vivo in basso, e ha intatte le sue caratteristiche di inventiva. Anche sul contemporaneo, che è in grado di tradurre per immagini in modo efficace. Sono d’accordo con Segre su un’altra questione: negli uffici pubblici, per la strada, tra la gente comune, c’è questo dare del tu agli immigrati, che è molto fastidioso, non mi piace». Su questo, Ballestra aggiunge: «Segre ha scelto un esempio particolare, perché la parola "vu cumprà" è proprio brutta. E il lei al posto del tu è difficile sia da usare sia da capire. Ci sono lingue, come l’inglese e lo svedese, dove la seconda persona plurale assolve questa funzione ». A proposito del tu, Tommaso Pincio fa notare un altro tu indifferenziato: «In tv i politici sono soliti darsi del tu, poco il lei e solo per sottolineare la volontà di non scendere a patti, non per rispetto ma per disprezzo, con effetti devastanti ».
E racconta un episodio: «Partecipavo a una trasmissione letteraria a l l a radio, Fahrenheit, in cui ci si dà del lei per statuto, proprio per senso di rispetto. A un certo punto l’intervistatrice mi ha dato inavvertitamente del tu. Subito gli ascoltatori hanno mandato Sms che dicevano "non perdete le buona consuetudine di darvi del lei"». Un elemento, l’attenzione alla lingua, ai registri, che Trifone sottolinea: «La forte sensibilità intorno a questi temi è un bel sintomo, è sensibilità per un valore importante, la lingua italiana». E suggerisce su quali aspetti puntare: «Sulla scuola. Che è però anche la grande accusata (così poi diventa sempre più povera, riceve sempre meno finanziamenti). Ma è qui che si può avere un contatto con i livelli alti della lingua. Poi l’università. E i media: i giornali e la televisione, perché non è possibile ridurre tutto a rissa, a slogan. Su Internet direi che ci sono blog vivaci e molto ricchi linguisticamente, altri di segno opposto». Giulio Mozzi obietta invece: «Se Segre dice che c’è un’evoluzione nella lingua italiana, avrà certo le basi scientifiche per dirlo. Ma decidere che questa evoluzione è inopportuna, questa è un’opinione». Mentre secondo Antonio Scurati «una sorta di compulsione bassomimetica è la manifestazione più evidente del clima di basso impero in cui viviamo».
E continua: «Quella che al tempo di Pasolini era una scelta stilistica tra le altre, ora è una sorta di impossibilità di scelta, un unico orizzonte angusto. Anche in campo letterario, dove la lingua dovrebbe esprimersi al suo massimo, e dove invece abbiamo il predominio di una mimesi coatta del parlato. I registri alti sono sempre più penalizzati anche da una certa ricezione critica». Rincara la dose Pincio: «Il problema non è della lingua, è altrove. Un impoverimento etico e morale, di un Paese che non progetta più il proprio futuro, e che va subito al "sodo", nel senso del prevalere della quantità sulla qualità, del "sodo" a scapito della forma, che considera una scocciatura. Invece il rituale è anche una forma di rispetto ». «In questa restrizione — afferma Scurati — c’è una perdita secca di interi campi di possibilità umane. Non siamo più capaci di tragico, impedito dallo scomparire dei registri alti, sostituito dall’osceno, suo esatto opposto. L’umano si restringe, le nostre risate ci seppelliscono continuamente».
Ida Bozzi

HAITI

soccorsi alle popolazioni colpite dal sisma Haiti, si muove la macchina degli aiuti
Ong e associazioni hanno avviato raccolte fondi.

«Un aiuto subito»: l'iniziativa del Corriere della Sera

(Afp)
MILANO - Si è subito messa in moto la macchina della solidarietà a favore delle popolazioni colpite dal devastante sisma di Haiti. Numerose le organizzazioni umanitarie e le associazioni governative e non che si sono da subito impegnate negli aiuti e che hanno già organizzato raccolte di fondi.

Corriere e Gazzetta - Un aiuto subito per Haiti con il Corriere della Sera e la Gazzetta dello Sport: è possibile effettuare donazioni sul conto corrente di Banca Intesa "Un aiuto subito", Iban IT86 R030 6909 4000 0000 0111 105. In alternativa è possibile usare la carta di credito tramite il numero verde 800.132.870 o effettuare un versamento sul conto corrente postale intestato ad Agire (ente che coordina molte ong italiane tra cui Amref e Save the Children) 85593614, causale "Un aiuto subito per Haiti". Infine con un sms al numero 48541 da cellulari Tim, Vodafone o da rete fissa Telecom Italia si donano 2 euro.

Caritas - La Caritas ha lanciato un appello per contribuire alla realizzazione del piano d'emergenza. Per sostenere gli interventi in corso si possono inviare offerte a Caritas Italiana tramite c/c postale 347013 specificando nella causale "Emergenza terremoto Haiti". Offerte sono possibili anche tramite altri canali, tra cui Unicredit Banca di Roma, via Taranto 49, Roma - Iban IT 50 H 03002 05206 000011063119, Intesa Sanpaolo, via Aurelia 796, Roma - Iban IT 19 W 03069 05092 100000000012, Banca Popolare Etica, via Parigi 17, Roma - Iban IT 29 U 05018 03200 000000011113. CartaSi e Diners telefonando a Caritas Italiana tel. 06.66177001.

Unicef - Anche l'Unicef lancia una raccolta fondi. Si possono effettuare donazioni tramite: c/c postale 745.000, causale "Emergenza Haiti"; carta di credito online su www.unicef.it, oppure chiamando il numero verde 800745000; c/c bancario Banca Popolare Etica Iban IT51 R050 1803 2000 0000 0510 051; i comitati locali dell’Unicef presenti in tutta Italia (elenco sul sito www.unicef.it).

Croce Rossa Italiana - Queste le coordinate per la raccolta fondi della Croce Rossa in favore delle popolazioni colpite dal terremoto ad Haiti: numero verde tel. 800.166.666; donazione online www.cri.it; bonifico bancario causale "Pro emergenza Haiti", Iban IT66 - C010 0503 3820 0000 0218020. Per donare 2 euro alla Croce Rossa "Pro emergenza Haiti" è possibile inviare un sms da numero Wind e 3 al 48540. Il numero sarà attivo fino al 27 gennaio. Inoltre il Comitato internazionale della Croce Rossa ha attivato uno speciale sito Internet per aiutare gli haitiani ad avere notizie dei propri cari: l'indirizzo è www.icrc.org/familylinks.

Medici Senza Frontiere - Medici Senza Frontiere lancia una raccolta fondi straordinaria. Si può contribuire tramite carta di credito telefonando al numero verde 800.99.66.55 oppure allo 06.44.86.92.25; bonifico bancario Iban IT58D0501803200000000115000; conto corrente postale 87486007 intestato a Medici Senza Frontiere onlus causale "Terremoto Haiti"; online sul sito www.medicisenzafrontiere.it.

Anpil – Si muove anche l'Anpil con una raccolta fondi in favore dei bambini vittime del terremoto: orfani e dispersi. L'associazione Anpil opera in Haiti da oltre 20 anni con progetti interamente dedicati all'infanzia. Per donazioni immediate: beneficiario Anpil-onlus; Iban IT49A 03069 09465 000026291186 (banca Intesa Sanpaolo) oppure conto corrente postale 42136200; causale "Emergenza Haiti". Per contatti diretti www.anpil.org, tel. 026701633 o 3381201353 (dr. Grazioli).

WFP - Per aiutare il Programma Alimentare Mondiale delle Nazioni Unite (WFP) a fornire assistenza alimentare alle vittime del terremoto si possono inviare offerte tramite: internet (www.wfp.org/it); bonifico bancario, causale "Emergenza Haiti", c/c 6250156783/83, Banca Intesa Iban IT39 S030 6905 1966 2501 5678 383; versamento su conto corrente postale 61559688 intestato a Comitato Italiano per il Pam, Iban IT45 TO76 0103 200 0000 6155 9688.

Fondazione Rava
- La Fondazione Francesca Rava è un'organizzazione umanitaria internazionale presente ad Haiti da 22 anni con numerosi progetti in aiuto all’infanzia. Gestisce l’ospedale pediatrico Saint Damien, l’unico dell’isola e il più grande dei Caraibi, gravemente danneggiato dal sisma. Servono urgentemente fondi per sostenere i soccorsi medici d’emergenza, organizzare gli scavi delle macerie per salvare i dispersi, ricostruzione dell’ospedale. Si può sostenere la fondazione attraverso bollettino postale su c/c postale 17775230; bonifico su c/c bancario Banca Mediolanum, Ag. 1 di Basiglio (Mi), Iban IT 39 G 03062 34210 000000760000, causale "Terremoto Haiti"; carta di credito su www.nphitalia.org o chiamando lo 02.54122917.

Misericordie - Le Misericordie Italiane hanno aperto una sottoscrizione in favore delle popolazioni colpite dal terremoto di Haiti. È possibile fare una donazione sul c/c 000005000036, Monte dei Paschi di Siena, Firenze Agenzia 6, Iban IT 03 Y 01030 02806 000005000036; oppure sul conto corrente postale 000021468509, Firenze Agenzia 29, Iban IT 67 Q 07601 02800 000021468509 entrambi intestati a Confederazione Nazionale con causale "Pro Haiti".

Ucodep - Ucodep lancia una raccolta fondi per sostenere i primi interventi di post emergenza, che svolgerà in loco con Oxfam. Le donazioni si possono effettuare sul sito www.ucodep.org con carta di credito, o telefonando al numero verde 800.99.13.99. In alternativa si può effettuare un versamento sul c/c postale 14301527 intestato a Ucodep, con causale "Emergenza Haiti". Ucodep, impegnata in un progetto di sviluppo rurale ad Haiti, è parte della rete di Oxfam International.

Creval - Il Gruppo Creval ha attivato una raccolta fondi su un apposito conto corrente (Fondazione Gruppo Credito Valtellinese - Emergenza terremoto Haiti. Iban: IT 40 M 05216 11010 000000020200). La donazione può essere effettuata presso tutte le filiali delle banche del gruppo (Credito Valtellinese, Credito Artigiano, Credito Siciliano, Banca dell'Artigianato e dell'Industria, Credito Piemontese, Carifano, Banca Cattolica) e per i clienti tramite bonifici online all'indirizzo www.creval.it. Sulle operazioni non verrà applicata alcuna commissione. I fondi raccolti verranno utilizzati per gli interventi di emergenza di Caritas e Avsi.

http://www.corriere.it/esteri/10_gennaio_13/haiti-macchina-aiuti_6f61e3c2-004d-11df-b35f-00144f02aabe.shtml
" Le cento città" Vincenzo Costantino Chinaski (poesia da "Gabbia")

Ognuno ha le sue prigioni , mentali, fisiche...
Ognuno ci convive...
Ma quando le pareti cominciano a restringersi, le facce diventano anonime...
Quando lo specchio comincia a darti del tu...
Quando i marciapiedi ti provocano vertigini e la strada sembra il tuo tappeto rosso...
Metti insieme il tuo bagaglio...
Riempilo di ricordi, speranze, parole, storie vissute e storie da vivere...
Riempilo di emozioni, musiche, liti, illusioni d’epoca, domande e risposte...
Trovati un amico e comincia la condivisione, l’esplorazione...
vai a caso, lascia le tue lacrime sul cuscino, incontrati con la vita, scontrati con il dolore ruba l’amore...
Non avere una meta ma cento, prova a ritornare perché il ritorno dà senso al viaggio...
Pensa a Polifemo e alla sua solitudine e rispetta la solitudine altrui...
Gira intorno al mondo...
Non girare con lui...
Affrancati da te stesso e dall’attesa...
Per amare la vita bisogna tradire le aspettative...
Guardati intorno e guardati da chi si professa libero...
Il sapore della libertà è la paura...
Solo chi ha paura della libertà ha il coraggio di inseguirla...

giovedì, gennaio 14, 2010

http://www.unavignettadipv.it/public/blog/
Chi parla male, pensa male e vive male. Bisogna trovare le parole giuste: le parole sono importanti! (Nanni Moretti in "Palombella Rossa")

Dibattito sulla lingua italiana 1

Mi permetto di riportare un interessante articolo che ha colpito la mia attenzione leggendo il Corriere di ieri....
L'ho trovato molto veritiero, cercherò di farne tesoro... ma sconfiggere la consuetudine è davvero ostico.

Parole e volgarità

Così degrada la nostra lingua
L'italiano e i registri violati

L'insegnamento della lingua italiana e il documento diffuso dalle accademie della Crusca e dei Lincei

Ha avuto giusta risonanza il documento diffuso dalle accademie della Crusca e dei Lincei sull’insegnamento della lingua italiana, che i giovani conoscono malissimo. Ma uno dei fatti che denunciano la crisi mi pare la mancanza di selettività riguardo ai cosiddetti registri. Questa parola, che i linguisti moderni hanno tratto dalla terminologia musicale, indica tutte le varietà di una lingua, impiegate a seconda del livello culturale e sociale dell’interlocutore e del tipo di situazione.

Si parla di registro aulico, colto, medio, colloquiale, familiare, popolare, ecc. Sappiamo che ci si esprime diversamente parlando a un re o a uno straccivendolo, in un’assemblea o all’osteria, a un superiore o a un compagno di bisbocce; o anche a un vecchio o a un bambino. Cambia la scelta delle parole: sventurato, sfortunato, scalognato, iellato, sfigato hanno, più o meno, lo stesso significato, ma appartengono a registri diversi. Cambia la sintassi: nel Nord il passato remoto si usa solo nei registri più alti, e l’indicativo tende a sostituire il congiuntivo; gli per «a lei» è condannato, ma usato a livello colloquiale; i dialettalismi, che insaporiscono la lingua, sono inopportuni ai livelli alti. Chi non sa usare i registri crea situazioni d’imbarazzo, e può persino offendere, quasi ricusasse le differenze tra le categorie e le funzioni sociali. Certo, si può far violenza ai registri per polemica o per esibizionismo, ma anche in quel caso occorre conoscerli; non ci si può certo appellare allo stile postmoderno, che ha già portato più equivoci che chiarimenti. I giovani sono quelli che sembrano ignorare di più i registri, e con ciò stesso si mettono in condizione d’inferiorità, perché mostrano di non aver rilevato, nel parlare, che la scelta linguistica denota la loro attitudine a posizionarsi rispetto ai propri simili, e a riconoscere il ruolo o i meriti degli interlocutori.

Il rispetto dei registri è uno di quegli atti di cortesia che rendono più scorrevoli i rapporti umani. L’individuazione dei registri è particolarmente difficile per gli stranieri, che possono anche parlare bene la nostra lingua ma non si accorgono delle stonature prodotte da interferenze tra questi: per esempio usando termini del gergo giovanile in un discorso scientifico. Si dovrebbe dunque essere pazienti quando un «vu cumprà» ci interpella col tu, ma chi gl’insegna la lingua dovrebbe fargli rilevare l’imprecisione, e soprattutto evitare di interpellarlo allo stesso modo, denunciando il proprio senso di superiorità. La nostra classe politica, che in tempi lontani annoverava ottimi parlatori e oratori, tende sempre più ad abbassare il registro, perché pensa di conquistare più facilmente il consenso ponendosi a un livello meno elevato. È la tentazione, strisciante, del populismo. Naturalmente questo implica il degrado anche delle argomentazioni, perché, ai livelli alti, il linguaggio è molto più ricco e duttile. Le conseguenze sono disastrose: da una parte si finisce per ridurre qualunque dibattito a uno scontro fra slogan contrapposti, dall’altra si favorisce la trasformazione di contrasti d’opinione in alterchi, nei quali le passioni, o i preconcetti, annullano il confronto delle idee.

Non si tiene conto del fatto che la capacità di usare il registro alto (pensiamo ai discorsi, perfetti per strategia argomentativa, dei Kennedy, dei Clinton e degli Obama) è uno degli elementi che contribuiscono alla «maestà», poca o tanta, di un personaggio politico. Il quale, mettendosi invece al livello dell’ascoltatore medio, sarà magari guardato con simpatia, ma perderà qualunque aura: cosa che alla lunga può provocare perdita di autorità. Uno degli elementi costitutivi dei registri più bassi è il turpiloquio. Purtroppo il pessimo costume di abbandonarsi al turpiloquio (a partire dal «me ne frego» fascista) si sta diffondendo ovunque, molto meno disapprovato della diffusione degli anglismi, che se non altro non feriscono il buon gusto. Forse si teme che questa disapprovazione sia considerata bacchettoneria; si dovrebbe invece formulare una condanna esclusivamente estetica. Anche qui, molti giovani si mettono alla testa del peggioramento. Pensiamo all’uso di punteggiare qualunque discorso con invocazioni al fallo maschile, naturalmente nel registro più basso, che inizia con la c. Un marziano giunto tra noi penserebbe che il fallo sia la nostra divinità, tanto ripetutamente viene nominato dai parlanti. Insomma, una vera fallolatria.

Ma la celebrazione del fallo viene poi alternata con quella dell’organo femminile, o con allusioni ad atti sessuali più o meno riprovati, con auguri agli avversari di subire trattamenti sessuali sgradevoli, e così via. È vero che la fantasia ormai scarseggia; ma se qualche utente del registro fallico, riscuotendosi da un uso meccanico delle espressioni, badasse al significato letterale delle parole, si accorgerebbe che il suo orizzonte è ormai dominato da organi sessuali maschili e femminili, da scene di stupro e di sodomia e simili. Un po’ di varietà, per favore! Anche questo malcostume è condiviso da molti nostri politici, vogliosi di celebrare la propria virilità; dovrebbero leggersi o rileggersi Eros e Priapo di Gadda. Non si può reagire col sorriso, quando si rifletta che richiamarsi ai fondamentali della nostra animalità, alla vitalità prepotente e incontrollabile del sesso, ci porta agli antipodi non solo della ragione e degli ideali, ma anche della razionalità e della capacità dialettica che dovrebbero contraddistinguere l’homo sapiens sapiens. E non dimentichiamo che i cosiddetti attributi, se da un lato vengono usati a designare vigore e potenza, dall’altro sono sinonimo di stupidità: una molteplicità di significati che ci porta nell’indifferenziato, là dove la parola non è ancora stata affilata per interpretare il mondo.

Cesare Segre

Da Corriere.it
Ho imparato a dipingere come Raffaello; adesso devo imparare a disegnare come un bambino. PICASSO

mercoledì, gennaio 13, 2010

L’immaginazione è tutto. E’ la previsione di quello che attrarrete nella vostra vita. (Albert Einstein)

martedì, gennaio 12, 2010

Nei ghetti d'Italia questo non e' un uomo

Di nuovo, considerate di nuovo
Se questo è un uomo,
Come un rospo a gennaio,
Che si avvia quando è buio e nebbia
E torna quando è nebbia e buio,
Che stramazza a un ciglio di strada,
Odora di kiwi e arance di Natale,
Conosce tre lingue e non ne parla nessuna,
Che contende ai topi la sua cena,
Che ha due ciabatte di scorta,
Una domanda d´asilo,
Una laurea in ingegneria, una fotografia,
E le nasconde sotto i cartoni,
E dorme sui cartoni della Rognetta,
Sotto un tetto d´amianto,
O senza tetto,
Fa il fuoco con la monnezza,
Che se ne sta al posto suo,
In nessun posto,
E se ne sbuca, dopo il tiro a segno,
“Ha sbagliato!”,
Certo che ha sbagliato,
L´Uomo Nero
Della miseria nera,
Del lavoro nero, e da Milano,
Per l´elemosina di un´attenuante
Scrivono grande: NEGRO,
Scartato da un caporale,
Sputato da un povero cristo locale,
Picchiato dai suoi padroni,
Braccato dai loro cani,
Che invidia i vostri cani,
Che invidia la galera
(Un buon posto per impiccarsi)
Che piscia coi cani,
Che azzanna i cani senza padrone,
Che vive tra un No e un No,
Tra un Comune commissariato per mafia
E un Centro di Ultima Accoglienza,
E quando muore, una colletta
Dei suoi fratelli a un euro all´ora
Lo rimanda oltre il mare, oltre il deserto
Alla sua terra - “A quel paese!”
Meditate che questo è stato,
Che questo è ora,
Che Stato è questo,
Rileggete i vostri soggetti sul Problema
Voi che adottate a distanza
Di sicurezza, in Congo, in Guatemala,
E scrivete al calduccio, né di qua né di là,
Né bontà, roba da Caritas, né
Brutalità, roba da affari interni,
Tiepidi, come una berretta da notte,
E distogliete gli occhi da questa
Che non è una donna
Da questo che non è un uomo
Che non ha una donna
E i figli, se ha figli, sono distanti,
E pregate di nuovo che i vostri nati
Non torcano il viso da voi.

ADRIANO SOFRI

lunedì, gennaio 11, 2010

Compleanno del giorno

In coda alla barriera di Mestre, di ritorno da una 3giorni a Lignano Sabbiadoro, tra un baratto di cioccolatini e dei cartelli "help us" appesi al finestrino... una canzone "detonò" all'interno della Micra:


AUGURI MARY!!!!

domenica, gennaio 10, 2010

Foto della settimana

Anno nuovo, "rubrica" nuova. :-)

Dal lontano 2004 molto di noi ricevono mensilmente delle stupende foto di paesaggi fatte dal nostro "uomo delle Alpi" (anche se abita nella bassa mantovana sconfinata :-) )
Sono davvero spettacolari, quindi, in accordo con l'autore, ho pensato di pubblicarle in modo che tutti possano ammirarle.
Settimanalmente quindi posterò le varie istantanee scattate da Alessio nel corso delle sue mille gite tra ghiacciai, roccie & laghetti con la didascalia originale della nostra guida CAI.

La prima settimana si comincia con...


Monte Baldo
21 novembre 2004



Collage di 7 foto, scattate da cima Col Santo, una delle vette della cresta del Monte Baldo: visto che panorama?
Alessio

venerdì, gennaio 08, 2010

Ciclista reo confesso

Baby campione e dopato
"Così mi davano di tutto"
Eugenio Bani, diciannovenne pisano, è una promessa
del ciclismo italiano.
Squalificato per 21 mesi, ora
racconta tutto
e denuncia. Con nomi e cognomi

Ecco la confessione del giovane junior positivo alla gonadotropina corionica e squalificato per 21 mesi


7 gennaio 2010



giovedì, gennaio 07, 2010

Grattacielo più alto del mondo


Dubai, inaugurato grattacielo
più alto al mondo

DUBAI - Dubai ha inaugurato oggi il grattacielo più alto al mondo e ha rivelato la sua vera altezza, finora tenuta segreta: 828 metri.

Il sovrano dell'Emirato, lo sceicco Mohammed bin Rashid al-Maktoum, ha ribattezzato la torre -- costata 1,5 miliardi di dollari e con 200 piani -- "Burj Khalifa", dal nome del presidente degli Emirati arabi uniti e sovrano del vicino emirato di Abu Dhabi.

I timori sul debito di Dubai -- del valore di 100 miliardi di dollari, e che ha reso l'andamento della borsa di Dubai uno dei peggiori al mondo -- hanno gettato ombre sia sulla cerimonia di inaugurazione che sulle affermazioni dell'azienda di costruzioni che ha realizzato il grattacielo, la Emaar Properties, secondo cui il Burj rappresenta un nuovo inizio.

"La paura per Dubai è che l'evento venga ricordato come un secondo peccato di hybris (tracotanza, ndr)", ha detto David Butter, direttore regionale per Medio Oriente e Nord Africa all'Economist Intelligence Unit.

Il primo peccato di tracotanza, Dubai lo commise a novembre del 2008, due mesi dopo il crollo di Lehman, quando spese 24 milioni di dollari nella cerimonia di inaugurazione dell'hotel Atlantis.

Emaar ha detto che i prezzi del settore immobiliare adesso si sono stabilizzati.

"Dovete chiedervi, 'Perché stiamo costruendo tutto ciò?' Per portare qualità di vita e il sorriso alla gente e credo che dovremo continuare a farlo", ha spiegato Mohamed Alabbar, presidente di Emaar, il principale costruttore quotato del mondo arabo.

"Le crisi vanno e vengono", ha aggiunto Alabbar. "Costruiamo per gli anni a venire... Dobbiamo avere speranza e ottimismo".

Tuttavia gli investitori non sono stati molto felici del fatto che le azioni di Emaar abbiano chiuso in calo del 3,4%, spingendo il principale indice di Dubai in ribasso del 2,6%

"Probabilmente si tratta della fine dei mega progetti di Dubai per i prossimi anni mentre l'emirato cerca di razionalizzare le sue risorse e pensa a ricostruire l'economia in un modo o nell'altro", ha spiegato Saud Masud, capo della ricerca di Ubs.

mercoledì, gennaio 06, 2010

Compleanno del giorno

Anno nuovo, proviamo a far qualcosa di diverso... come alle "radio locali", faremo un buon compleanno con dedica musicale!

Visto il festeggiato, oggi non poteva che esserci... Elio!
e la loro più famosa non può che esser...



AUGURI FEDE!!!!

lunedì, gennaio 04, 2010

Gusti diversi

Buon annoooooooooooooooooo!

e si ricomincia a lavorar...


In attesa del ritorno della Giorgia con pensieri seri & foto fighe (mi sa che ce ne saranno un sacco di stupende romane), rianimiamo un po' il blog che è fermo da qualche giorno :-)


Uomini e donne, gusti diversi, reazioni uguali...

venerdì, gennaio 01, 2010

Prontuario per il brindisi di Capodanno

Bevo a chi è di turno, in treno, in ospedale,
cucina, albergo, radio, fonderia,
in mare, su un aereo, in autostrada,
a chi scavalca questa notte senza un saluto,
bevo alla luna prossima, alla ragazza incinta,
a chi fa una promessa, a chi l’ha mantenuta,
a chi ha pagato il conto, a chi lo sta pagando,
a chi non è invitato in nessun posto,
allo straniero che impara l’italiano,
a chi studia la musica, a chi sa ballare il tango,
a chi si è alzato per cedere il posto,
a chi non si può alzare, a chi arrossisce,
a chi legge Dickens, a chi piange al cinema,
a chi protegge i boschi, a chi spegne un incendio,
a chi ha perduto tutto e ricomincia,
all’astemio che fa uno sforzo di condivisione,
a chi è nessuno per la persona amata,
a chi subisce scherzi e per reazione un giorno sarà eroe,
a chi scorda l’offesa, a chi sorride in fotografia,
a chi va a piedi, a chi sa andare scalzo,
a chi restituisce da quello che ha avuto,
a chi non capisce le barzellette,
all’ultimo insulto che sia l’ultimo,
ai pareggi, alle ics della schedina,
a chi fa un passo avanti e così disfa la riga,
a chi vuol farlo e poi non ce la fa,
infine bevo a chi ha diritto a un brindisi stasera
e tra questi non ha trovato il suo.

ERRI DE LUCA

(Grazie Ciccio!)

giovedì, dicembre 31, 2009

T'aggia 'mpara' e t'aggia perdere.
ERRI DE LUCA

mercoledì, dicembre 30, 2009

Non c'e' che il superfluo che incanta.
PHILIPPE PETIT

martedì, dicembre 29, 2009

Se non hai dato tutto non hai dato ancor...
VINICIO CAPOSSELA

lunedì, dicembre 28, 2009

Non si rifa' la vita non piu' uguale...
VINICIO CAPOSSELA

domenica, dicembre 27, 2009

Il talento è nemico dell'ostinazione, unica disciplina necessaria. L'ostinazione è una sottomarca della costanza, virtù che non ho posseduto. ERRI DE LUCA

sabato, dicembre 26, 2009

Piccolo amore, piccolo amore
che pena quelli con un grande amore
quelli con la pistola in mano
se guardi un altro oppure ci lasciamo...
che bella novità
la prossima carezza che verrà.
ROBERTO VECCHIONI

venerdì, dicembre 25, 2009

Io non posso pretendere
Che una mano scavi il mio volto
Afflitto dall’ignoranza
Né che Dio mi seduca con le sue apparizioni
Né che il povero cambi la veste.
In un sol giorno scrivo mille poesie
Perché ho l’anima gonfia d’amore
E mi prevarica l’atto di una maternità crocifissa
ALDA MERINI

L'invito della follia

Tanto tempo fa la follia decise di invitare tutti
i sentimenti per un'insolita riunione conviviale...




BUON NATALE!

giovedì, dicembre 24, 2009

BUON NATALE!!!

A chi si siente solo
a chi ha la gioia nel cuore
a chi vorrebbe essere amato
a chi vorrebbe donare
a chi ha sbagliato
a chi vorrebbe volare.
A chi è in guerra
a chi si sente in pace
a chi soffre in silenzio
a chi sa perdonare.
A chi non ha occhi per vedere
a chi sa ascoltare.
A chi ha una meravigliosa famiglia
a chi è lontano dalla sua terra
a chi ha degli amici
a chi ne vorrebbe da amare.
A chi desidera una casa
per vivere questo Santo Natale...
A te, a me,
a tutti noi...
TANTI AUGURI DI BUON NATALE!!!
Crea, conosci, approfondisci, dubita, leggi,
fai esperienza
[...]
manda a memoria i valori in cui hai creduto,
la storia che hanno travisato, le memorie divelte,
le vite bruciate, i destini che hanno deviato,
e tutti gli esseri umani che hai rispettato e amato
DIEGO CUGIA