giovedì, aprile 04, 2013

La storia della Caffaro di Brescia

Visto il post sullo speciale in TV
http://compagniaindie.blogspot.it/2013/04/brescia-pcb-caffaro.html
oltre alle segnalazioni di Ugo e PaolaF (nei commenti del link qui sopra)


ecco la segnalazione di Tizi con tutta la storia dettagliata di questa "catastrofe" ambientale.

 

Caffaro - Brescia

Inquadramento storico e territoriale

Nome industria

“Ditta Erba, Curletti e Zironi” (Milano 1900); → “Società Elettrica ed Elettrochimica del Caffaro” (Milano 1° febbraio 1906); → “Caffaro Spa – Società per l'Industria Chimica ed Elettrochimica del Caffaro” (Milano 1966); → “Caffaro Spa”, divisione chimica della holding “Snia Bpd”, già” Snia Viscosa”, che incorpora anche la “Chimica del Friuli”, ovvero gli impianti di Torviscosa – Udine (Milano 1985); → “Caffaro Spa”, divisione chimica di “Snia Spa” (Milano 1999).

Cronologia

1900 – continua…

Localizzazione geografica

Direzione a Cesano Maderno (Milano) poi Milano, stabilimento storico a Brescia, via Milano, entrato in attività dal 1906, alimentato dalla centrale idroelettrica del Caffaro nel comune di Bagolino (Brescia), attiva dal 1905; nuovo stabilimento, denominato Litacrom-Sai, a Porto Marghera (Venezia) dal 1938 e nuovo stabilimento per i prodotti per l'agricoltura ad Adria (Rovigo) dal 1975; dal 1999, dopo l'acquisizione di Caffaro da parte di Snia BPD nel 1985, viene costituita Caffaro Spa comprendente anche uno stabilimento a Colleferro (Roma) e lo stabilimento “storico” di Torviscosa (Udine), unificando così sotto il marchio Caffaro tutte le produzioni chimiche di Snia.

Insediamento produttivo

Proprietà

L'insediamento produttivo storico di Brescia venne promosso dalla ditta milanese “Erba, Curletti e Zironi” fondata nel 1900, che si costituì in Società per azioni dal 1906 con l'avvio della produzione, società successivamente quotata in borsa.
Gli azionisti di controllo variarono, ovviamente, nel tempo: agli inizi i milanesi Pietro Curletti e la famiglia Visconti di Modrone, imparentata con Carlo Erba; negli anni Settanta, il sindacato di controllo era formato da Mediobanca (16,39%), Pechiney-Ugine Kuhlman (16,09%), Finanziaria Pas (6,95%), Gruppo Oronzo de Nora (13,45%) nonché dai gruppi familiari Feltrinelli e Loro; dal 1985 Caffaro viene inglobata da Snia-BPD, controllata da Fiat e da Mediobanca; nel 1998 la Fiat cedeva le azioni di controllo di Snia a Cesare Romiti, come parte delle sue spettanze di liquidazione; alla fine del 1998 il finanziere monegasco Luigi Giribaldi e l'industriale piemontese Cornelio Valletto, con un investimento di 200 miliardi, assunsero il controllo della Snia. Nel 1999 un 20,5% del capitale venne acquistato dal gruppo finanziario dell'orbita dei protagonisti della scalata borsistica di Telecom, l'Hopa di Gnutti e la Fingruppo di Colannino, che investirono 600 miliardi per subentrare nel controllo del gruppo; il nuovo azionista di riferimento costituitosi nella Bios (Interbanca-Gnutti) consolidava nel 2000 la propria presenza arrivando al 29% del capitale dopo aver acquisito dalla Banca del Gottardo il 6% rimasto nelle mani di Luigi Giribaldi; con la separazione di Colannino da Gnutti, in seguito alla controversa vendita di Telecom a Tronchetti Provera nel 2001, la galassia Hopa di Emilio Chicco Gnutti assunse direttamente il controllo di Snia e decise di dar mandato al manager del gruppo, Umberto Rosa, di studiare la fusione di Snia con le controllate Caffaro e Sorin (tecnologie biomedicali), vale a dire l'inglobamento anche formale di Caffaro in Snia; quindi Hopa lanciava il 30 gennaio 2002 un'Opa per acquisire la maggioranza assoluta del capitale Snia, al fine di focalizzarsi sull'area delle tecnologie mediche e di alienare il settore della chimica. L'offerta pubblica di acquisto si concludeva il 6 aprile 2002, quando Bios si assicurava il controllo al 50,1% di Snia. Snia era un gruppo presente in diverse aree e con diversi stabilimenti: oltre all'area delle tecnologie mediche, considerata ormai il core business, vi era l'area energia (Caffaro Energia), l'area agrochimica (Caffaro Agrochimica), l'area dei film per imballaggi (Caffaro Flexible Packaging S.p.A.), l'area chimica e delle fibre (Caffaro S.p.A. - Business Unit Chemicals). Snia, aderendo alla proposta dell'Opa, dichiarava esplicitamente l'intenzione di dismettere del tutto il settore chimico e quindi la Caffaro, possibilmente ancora nel corso del 2002. Molte attività collaterali furono effettivamente cedute, nel corso del 2002, non la chimica e le fibre, probabilmente anche perché dal 2001 cominciavano a delinearsi le dimensioni del problema inquinamento in carico alla Caffaro di Brescia e anche alla Caffaro di Torviscosa. Snia, fallito questo tentativo, nel giugno 2003 decise la propria scissione in due società: Sorin Spa, società beneficiaria cui conferire le attività del settore tecnologie medicali; Snia Spa, società scissa, con le rimanenti attività chimiche Caffaro, sostanzialmente in capo agli stabilimenti di Brescia e di Torviscosa, nel frattempo ambedue compresi nei siti inquinati di rilevanza nazionale. Dopo l'atto di scissione perfezionato nel gennaio 2004, Snia-Caffaro venne progressivamente abbandonata dagli azionisti delle galassia Hopa, evolvendosi verso un assetto di public company, priva di azionista di controllo. Dopo un periodo di grandi difficoltà produttive e finanziarie ed in seguito al sequestro dell'impianto di cloro-soda dello stabilimento Caffaro di Torviscosa, disposto l'11 settembre 2008 dalla Procura di Udine, il 15 gennaio 2009 Snia S.p.A. comunicava che Caffaro aveva deliberato lo scioglimento anticipato della società e la conseguente messa in liquidazione della stessa.

Descrizione

Lo stabilimento storico di Brescia, entrato in attività nel 1906, è collocato in piena area urbana, a 900 metri circa dal centro storico di Brescia, nella zona ovest sul lato sud di via Milano, l'antica statale che collegava Brescia con il capoluogo lombardo. La fabbrica si inserì all'interno dell'allora frazione di Borgo San Giovanni-Fiumicello e si collocò a ridosso dalla scuola elementare “Dusi”, costruita nel 1898 per i bambini del Borgo, nelle adiacenze delle cascine che costellavano i campi a sud-ovest dello stesso abitato, a 300 metri dall'antica chiesa parrocchiale e dal centro del Borgo stesso e a poche decine di metri dalla stazione prevista proprio per servire quel nucleo abitativo, la stazione della ferrovia Brescia Iseo, per l'appunto di Borgo S. Giovanni, indispensabile per il trasporto delle materie prime, in particolare il sale. Inizialmente occupava un'area di 40.000 m2 che si è progressivamente estesa fino agli attuali 110.000 m2, quando la fabbrica raggiunse il massimo produttivo nel secondo dopoguerra: oggi, dunque, occupa quasi per intero l'isolato compreso tra via Milano, via Fiumicello, via Morosini e via Nullo. Dal lato di via Milano sorge l'edificio storico e monumentale in mattoni, pregevole anche dal punto di vista architettonico, progettato dall'ingegner Giovanni Navarrini, dove si trovano la direzione e gli uffici. Al centro il cuore produttivo della fabbrica, il reparto cloro-soda, dismesso nel 1997, e quindi i vari reparti attualmente quasi del tutto dismessi.

Settore produttivo

(riferimento alle categorie ISTAT)C Attività Manifatturiere
20 Fabbricazione di prodotti chimici
20.1 Fabbricazione di prodotti chimici di base, di fertilizzanti e composti azotati, di materie plastiche e gomma sintetica in forme primarie
20.13 Fabbricazione di altri prodotti chimici di base inorganici
20.13.09 Fabbricazione di altri prodotti chimici di base inorganici
  • fabbricazione di elementi chimici (esclusi i gas industriali ed i metalli di base)
  • fabbricazione di acidi inorganici, ad eccezione dell'acido nitrico
  • fabbricazione di alcali, soluzioni alcaline (soda caustica) ed altri prodotti chimici inorganici di base, ad eccezione dell'ammoniaca
  • fabbricazione di altri composti inorganici
20.15.0 Fabbricazione di fertilizzanti e composti azotati (esclusa la fabbricazione del compost)
20.20.00 Fabbricazione di agrofarmaci e di altri prodotti chimici per l'agricoltura (esclusi i concimi)
  • fabbricazione di insetticidi, rodenticidi, fungicidi, erbicidi, acaricidi, molluschicidi, biocidi
  • fabbricazione di disinfestanti (per uso agricolo o altro)
20.30.00 Fabbricazione di pitture e vernici, smalti e lacche
  • fabbricazione di adesivi sintetici
  • fabbricazione di composti per la calafatura e preparazioni simili non refrattarie per la riempitura e la copertura
  • fabbricazione di solventi e diluenti organici composti

Storia produttiva

La fabbrica nasceva essenzialmente per produrre la soda caustica (NaOH), composto chimico indispensabile per l'industria dei saponi, dei tessuti, della carta, che l'Italia fino agli inizi del Novecento, doveva totalmente importare. Il sistema impiegato era quello elettrolitico, secondo il metodo Kellner-Solvay, con catodo di mercurio e anodo, prima di platino, successivamente di grafite.
La materia prima fondamentale era dunque il sale, per la precisione, all'inizio, salgemma tratto dal giacimento di Porto Empedocle, in provincia di Girgenti in Sicilia, in ragione di circa 200 quintali al giorno, cui veniva aggiunta acqua per ottenere la salamoia da introdurre nei bagni elettrolitici da cui si ricavava la soda caustica, con la produzione anche di cloro e di idrogeno.
Schema di cella elettrolitica CLORO–SODA
Schema di cella elettrolitica CLORO–SODA
Il cloro, essendo un gas tossico, doveva in qualche modo essere recuperato: a tal fine venne installato anche un forno di calce a fuoco continuo alimentato dal pietrame calcareo di Virle e di Mazzano (Brescia), calce che, combinata col cloro sviluppato dalla decomposizione del sale, si trasformava in cloruro di calce, altro prodotto chimico di importanza.
Dunque le materie prime essenziali in quei primi anni erano: il sale proveniente dalla Sicilia, l'acqua prelevata in grande quantità (si attesterà sui 10-12 milioni di m3 l'anno, pari al fabbisogno di una cittadina di 40.000 abitanti) dalla falda sottostante, la pietra calcarea proveniente dai dintorni di Rezzato (Brescia), e l'energia elettrica prodotta dalla centrale del fiume Caffaro, da cui la fabbrica aveva preso il nome, collocata nel comune di Bagolino (Brescia). Va aggiunto il mercurio, teoricamente riutilizzato all'infinito, in realtà in parte disperso in ambiente e quindi da reintegrare.
La Caffaro, a partire dalla fine degli anni Trenta, si trasformò profondamente: da fabbrica della soda caustica, in cui il cloro inizialmente risultava un sottoprodotto fastidioso e difficilmente riutilizzabile, diventò sempre piú un'industria di prodotti derivati appunto dal cloro, in particolare di composti organici del cloro, spesso sostanze molto tossiche, cancerogene, non degradabili e accumulabili nella catena alimentare. Alcune di queste sostanze, quelle piú problematiche per l'ambiente, sono oggi note come POPs (persistent organic pollutants), ovvero la “sporca dozzina”, sostanze in genere cancerogene, ma soprattutto xenobiotiche, estranee alla biosfera, la quale non riesce a degradarle.
Questa conversione produttiva, in realtà, aveva avuto un'anticipazione importante durante la Prima guerra mondiale, quando venne installato in Caffaro un impianto per la produzione del monoclorbenzolo.
I prodotti che maggiormente caratterizzarono la Caffaro di Brescia, per circa mezzo secolo, a partire dal 1938, furono i PCB, policlorobifenili.
Fu la multinazionale americana Monsanto a brevettare i PCB negli anni Venti, mantenendone il monopolio fino a quando questi prodotti vennero messi al bando per l'eccessiva tossicità. La Monsanto concesse l'uso del brevetto, adeguatamente compensato con relative royalties, ad un'azienda per ognuno dei principali paesi industrializzati (Giappone, Germania, Inghilterra, Francia, Italia e Spagna). In Italia ad accaparrarselo, nel 1938, fu appunto la Caffaro di Brescia,
I PCB (C12H20-nCl, con n compreso tra 1 e 10) sono una classe di idrocarburi clorurati non polari con nucleo bifenilico (due molecole di benzene legate tra loro), con sostituzione di 1 fino a 10 atomi di idrogeno con atomi di cloro.
Molecola PCB
PCB
Questa struttura fa sì che i PCB siano una numerosissima famiglia di ben 209 congeneri, distinti in relazione al diverso numero di atomi di cloro (da 1 a 10) e alla diversa disposizione degli stessi (2, 3, 4, 5, 6, 2', 3', 4', 5', 6'). Generalmente quindi si ha a che fare con miscele di PCB, come erano peraltro quelle prodotte in Caffaro (dai diclorobifenili agli octaclorobifenili, ma anche i ecaclorobifenili), con i nomi commerciali di Apirolio e Fenclor.
Tra i 209 congeneri di PCB, alcuni di questi, esattamente 12, hanno dimostrato gradi di tossicità confrontabili con quelli osservati per la 2,3,7,8‑tetraclorodibenzo-p-­diossina (TCDD) e sono chiamati diossina-simili: da questo punto di vista si può quantificare il grado di tossicità di una miscela di PCB applicando un Fattore Equivalente di Tossicità (TEF o TEQ).
I PCB furono impiegati soprattutto come liquidi isolanti, refrigeranti ed ininfiammabili, nei trasformatori e condensatori, nonché nelle vernici, nelle plastiche, negli adesivi, nei lubrificanti e nei pesticidi; servivano anche come liquidi di trasmissione di pressione e di calore. Sono composti altamente stabili e pochissimo biodegradabili; inoltre possiedono una straordinaria capacità di bioaccumulazione nella catena alimentare, per cui anche una minima presenza nel terreno (decine di parti per miliardo ovvero di microgrammi/kg) determina un loro passaggio nei vegetali e quindi negli animali fino all'uomo. I PCB, sia per la struttura chimica che per le caratteristiche tossicologiche, sono precursori e parenti stretti delle diossine (PCDD/F). Ma è soprattutto dal secondo dopoguerra che la Caffaro diventò a tutti gli effetti un'industria chimica produttrice di composti organici cloroderivati.
Schema delle produzioni Caffaro
Schema delle produzioni più importanti della Caffaro (anni Settanta).
[È interessante notare l'integrazione fra i diversi prodotti e la centralità del cloro - nda]
Come si nota, oltre ai PCB, entrarono in produzione diversi altri composti organici del cloro: il tetracloruro di carbonio per la produzione del clorocaucciú, commercializzato come clortex, impiegato soprattutto nel campo delle vernici, che rende non infiammabili e resistenti a quasi tutti gli agenti chimici e ai gas aggressivi; le cloronaftaline, impianti, questi ultimi, entrati in produzione nel 1936; successivamente il cloropolietilene, simile al clorocaucciú, e le cloroparaffine, idrocarburi alifatici clorurati, impiegate come plastificanti, come componenti di vernici, nella lavorazione dei metalli. Fino al secondo dopoguerra vennero prodotti anche clorobenzoli (monocloro-, tricloro- e tetraclorobenzolo) e cloralio (idrato di tricloroacetaldeide), composto tossico, usato come intermedio nella produzione del DDT e come farmaco ipnotico prima della sintesi dei barbiturici.
Un'altra linea molto importante di prodotti fino al 1975, quando fu trasferita ad Adria, fu quella relativa ai fitofarmaci, anticrittogamici, insetticidi, disinfettanti e fertilizzanti.
Già nel 1912 la Caffaro, per riutilizzare il cloro liberato dal processo elettrolitico, iniziò la produzione di ossicloruro di rame, un anticrittogamico per le viti efficace contro la Peronospera che fu commercializzato con il nome di Pasta Caffaro Elettrocuprifera, successivamente commercializzata anche come Polvere Caffaro. La Polvere Caffaro era una polvere verde-chiara, insolubile in acqua, con la quale formava però una poltiglia molto bene adesiva alla foglia e che possedeva buona azione antiperonosporica. Per prepararla veniva impiegato il cloro che, fatto passare attraverso torri cariche di rame in presenza di acqua e di acido cloridrico, dava luogo ad una soluzione contenente cloruro rameico e rameoso, la quale veniva ulteriormente clorurata trasformando tutto il rame in cloruro rameico. Dalla soluzione con il latte di calce si otteneva una polvere con il 43% di rame sotto la forma: 3CuO.CaCl2.4H2O. Questa polvere, mescolata con sostanze sospensive, adesive e di altra natura, conteneva il 16,5% di rame. Per l'uso essa veniva stemperata in acqua nella dose dell'1% o a dosi maggiori, dall'1,5 al 2%, nel caso di forte infezione peronosporica.
Nel primo dopoguerra, precisamente dal 1920, entrarono in produzione anche gli insetticidi arsenicali, tanto l'arseniato di piombo che, successivamente, quello di calcio: in tutte queste preparazioni la materia prima arsenicale era l'arsenico, che veniva ossidato ad acido arsenico col cloro, quindi la reazione avveniva in tini nei quali erano fatti “reagire l'acido nitrico, l'acido arsenico con i trucioli di ossido di piombo”, con una produzione di 5 tonnellate mese.
Nel 1925 venivano prodotti anche disinfettanti a base di cloro, cloralio, cloroformio, clorofenolo, cloruro di zolfo, acido arsenico.
Nel 1927 comparvero due nuovi prodotti: il metabisolfito di potassio e l'idrosolfito di sodio anidro.
Nel 1932 vasta era la gamma dei prodotti per l'agricoltura: oltre agli ossicloruri, rameina, zolfo ramato, polvere Caffaro all'arseniato di piombo, polvere zincocuprica, abruchite, arseniati di calcio, di soda, di piombo, arsenito di soda, azol, baflor, cuprazol, ferfor, fluoris, sapotrol, coccidol, ibernol, nicol, procid, verderin, cruscolina, aficida. Il nicol fu ilprimo prodotto nazionale a base di nicotina contro gli afidi, specie del pesco, l'ibernol, a base di olii animali e di basi piridiche, il coccidol,a base di olii minerali speciali contro le cocciniglie degli agrumi ed altri minori
Nei primi mesi del 1936 entrava in funzione negli stabilimenti Caffaro il primo impianto di permanganato potassico: sale corrispondente al grado di ossidazione +7 del manganese con elevate proprietà ossidanti, il KMnO4 si presentava in cristalli violetti, era solubile in acqua e aveva energico potere disinfettante per cui era usato in medicina. Sempre in quell'anno, Caffaro produceva il Piretril marca gialla: questo si presentava come una polvere fine di color ambrato, contenente il 0,3% di piretrine, fissate su di un supporto perfettamente neutro e rese altamente stabili con particolari sostanze (probabilmente gli stessi PCB).
Nel 1950 vennero realizzati nuovi insetticidi: il gammaesano e il diclorodifeniletricloroetano (DDT). La produzione di DDT poteva raggiungere i 500 kg/giorno; il DDT grezzo veniva purificato in caldaia dove era fatto fondere e passava in un recipiente di ferro dotato di agitatori in cui il prodotto fuso era sciolto in benzina.
Nel 1952 si producevano il pentaclorofenolo, con proprietà battericide e fungicide superiori al fenolo, e, fra gli intermedi per l'industria farmaceutica, materie prime essenziali per la sintesi dell'idrazide dell'acido isonicotinico, il nuovo farmaco destinato alla lotta antitubercolare.
Nel 1957 entrarono in funzione a Brescia l'impianto per la produzione di ammoniaca sintetica da metano e l'impianto di produzione di acido nitrico (sostanze utili per produrre in proprio nitrato ammonico ed altri fertilizzanti) e nel 1958 venne messo in marcia l'impianto per la fabbricazione di nitrato di ammonio.
Nel 1957 la Caffaro produceva anche l'esaclorocicloesano, sigla HCH, formulato sotto il nome di cloresene, composto da cloro e benzolo (rispettivamente Kg. 0,7 e 0,5 per 1 Kg di cloresene), insetticida, entrato in commercio in Italia nel 1952-53, noto anche con il termine di lindano.
Negli anni Sessanta si aggiungevano altri antiparassitari, come Ziramit, anticrittogamico a base di dimetilditiocarbammato di zinco (ziram), il Liquifos, insetticida emulsionabile a base di Parathion in due versioni, una al 20% e una al 50% (“Questo prodotto è molto tossico, negli stessi depliants propagandistici dell'azienda sono sottolineate, con il teschio e la scritta veleno, con particolare cura, alcune avvertenze per l'uso, e in caso di contagio l'indicazione dell'antidoto “solfato di Atropina” da utilizzare secondo prescrizione medica”), il Paracoccidol, olio minerale bianco con parathion al 3,5% per le piante da frutto, a base di olii minerali bianchi (84%) costituiti soprattutto di insolfonabile e un 12,5% di emulsionanti bagnanti ed infine il Ricid emulsionabile, acaricida ovo-larvicida, composto da Clorbenside, cioè p-clorobenzil-p-clorbenilsolfuro (20%) e da solventi ed emulsionanti (80%).
Nel 1975 i prodotti per l'agricoltura vennero trasferiti ad Adria.
Nel 1982 iniziava la produzione del clortalonil o tetraclorisoftalonitrile, potente erbicida.
Dal 1984 veniva dismessa definitivamente la produzione dei PCB e di altri composti organici del cloro.
Nel 1997 chiudeva il reparto cloro-soda e con esso, poco dopo, anche la produzione delle cloroparaffine.
Al maggio 2000 la situazione per quanto riguardava le produzioni rimaste attive era la seguente: Acido cloridrico, Clortalonil , Clorito di sodio, Clorato di Sodio, Ipoclorito di sodio, Cloruro di calcio, Anidride carbonica, Clortex.

Tipologia rischio

è del tutto evidente che la fabbrica, finché fu attivo l'impianto di cloro-soda (1997), in particolare per lo stoccaggio di notevoli quantità di cloro, era compresa nella Classe A delle fabbriche a rischio di incidente rilevante, ai sensi della Direttiva “Seveso” (CEE 501/82), con l'obbligo, quindi, di dotarsi di un Piano di emergenza esterno.

Salute e sicurezza in fabbrica

La conoscenza precisa dell'esposizione subita dai lavoratori nel corso di un secolo alle sostanze altamente tossiche impiegate nelle produzione è estremamente difficile, a maggior ragione per i primi decenni di attività.
Per dare il senso delle condizioni generali in cui si lavorava in Caffaro nel 1974 si possono citare alcuni rilievi dell'Ispettorato del lavoro di Brescia verificati al reparto clortex:
1) art. 56 - le pulegge del discioglitore dei prodotti di ricupero di lavorazione, pur costituenti pericolo, non sono completamente protette con idonea custodia, anche verso l'albero; […] 5) art. 10 - lo spazio circostante la torre (testa) spruzzatore n. 3 o meglio l'apertura lasciata nel pavimento non è protetta in modo da evitare la caduta, dall'alto, di cose; […] 9) art. 4/c - “non si esercita in modo costante, sui lavoratori, la dovuta vigilanza per l'osservanza da parte di questi delle norme per la prevenzione degli infortuni sul lavoro e per l'uso dei mezzi di sicurezza loro forniti […] per esempio si è avuto modo di constatare che il lavoratore Minelli ha eseguito un prelievo di clortex effettuando una errata manovra in seguito alla quale si è avuta una dispersione di cloro nell'ambiente […] 12 ) art. 242 le vasche di decantazione (esterne) in corrispondenza della scaletta a gradini, hanno l'altezza, del loro bordo, inferiore a m. 0,90, né sono risultate essere provviste di copertura, anche parziale; […] 14) art. 247 - gli impianti di reparto, in corrispondenza dei premistoppa o delle flange, non sono a perfetta tenuta per cui si verificano perdite di tetracloruro di carbonio, durante il loro funzionamento, (dai premistoppa in special modo) che viene raccolto in bacinelle di plastica che viene, poi, immesso nel discioglitore dei prodotti di recupero; 15) art. 248 – i recipienti di cui è cenno al punto precedente non sono conformi alla disposizione prevista […] perché privi di chiusura atta ad impedire la fuoriuscita del pericoloso contenuto (le bacinelle vengono portate sul piano di scarico per mezzo di una carrucola semplice)[…].
Analogamente erano sottoposti a severi rilievi tutti gli altri reparti. Quindi il verbale si concludeva occupandosi anche del capitolo igiene del lavoro:
115) artt. 33 e 34 - non tutti i lavoratori che operano nei vari reparti dello stabilimento di cui all'elenco preparato dall'esecutivo di sicurezza, sia pure temporaneamente, sono stati sottoposti a visita medica preventiva o periodica. Dall'esame delle schede personali si è rilevato, inoltre, che le visite periodiche non si effettuano regolarmente secondo la periodicità stabilita nella tabella in titolo; 116) art. 4/d – non è stato disposto e preteso che i lavoratori osservassero le norme di igiene del lavoro ed in particolare che gli stessi si recassero nella locale infermeria nei giorni prestabiliti per essere sottoposti a visita medica periodica; 117) art. 21 – si è avuto modo di constatare che durante le operazioni di scarico dell'autotreno dell'inerte (gress) non vengono adottate precauzioni o accorgimenti atti ad evitare lo sviluppo e la diffusione della polvere negli ambienti di lavoro […]. Alla taglierina o troncatrice di mattoni refrattari non sono stati applicati dispositivi atti ad evitare il fenomeno di cui sopra. Si dica altrettanto della tramoggia dosatrice di urea formaldeide del reparto concime. 118) art. 20 – si è avuto modo di constatare che dalla vasca della pressa P1 e dall'addensatore del reparto clortex fuoriescono dei vapori in particolar modo quando si esegue il riempimento dell'addensatore o quando funziona la pressa a vite, vapori che si diffondono nell'ambiente in quanto non sono stati adottati provvedimenti atti ad impedire o quanto meno a ridurre la diffusione […].
Infine, per deduzione si può ricavare l'impatto potenziale sulla salute dei lavoratori, scorrendo le caratteristiche tossicologiche accertate di alcuni dei composti chimici impiegati in Caffaro. Innanzitutto il benzolo o benzene, una prima volta nel 1916-1918 per la produzione del monoclorobenzolo, successivamente per la produzione di nclorobenzoli in diverse epoche, e, soprattutto, a partire dal 1936 per la produzione del difenile e successivamente dei PCB, fino al 1984 (materia prima benzolo 1.320 t/a): è una sostanza classificata sicuramente cancerogena per l'uomo, nota per questo fin dal 1928, e che colpisce organi emopoietici (organi deputati alla produzione delle cellule del sangue, come il midollo osseo e la milza). Quindi l'arsenico ed i composti arseniati ed arseniti (dal 1920 fino al 1971, nell'ordine di 5 tonnellate mese solo l'arseniato di piombo, ma, in minori quantità, erano prodotti anche l'arseniato di calcio e l'arsenito di sodio), sicuramente cancerogeni per l'uomo, il primo studiato e riconosciuto come tale fin dal 1822: sono colpiti cute, polmoni, seni nasali, fegato. Non si possono ignorare neppure le diossine, anche se in parti minime risultato di reazioni parassite nella produzione dei clorobenzoli, dei clorofenoli, presenti come impurità nei PCB, probabilmente formatesi nell'incendio del distillatore del Fenclor del luglio 1981: sono sostanze ritenute, anche in dosi minime, cancerogene per l'uomo.
Particolarmente rilevanti per le quantità storicamente prodotte e per la significativa dispersione in ambiente sono i PCB, (dal 1938 al 1984 -'85, da 1.300 a 2.500 t/a), sostanze molto probabilmente associate a tumore nell'uomo, e responsabili come le diossine, di altri effetti sulla salute, sul sistema endocrino, in particolare, sull'apparato riproduttivo, ecc.
Infine, il tetracloruro di carbonio (320 t/a), entrato in produzione nel 1936 per la clorurazione del caucciú, responsabile di numerosi fenomeni di inquinamento acuto delle acque (1980-1984), sostanza possibile causa di tumore nell'uomo, come pure il DDT (dal 1950 al 1957 per 500Kg/g) e l'esaclorocicloesano o lindano, e diversi altri composti: i già citati clorofenoli prodotti tra gli anni Venti e gli anni Cinquanta, il cloroformio, negli anni Venti e Trenta, le cloroparaffine, tra il 1967 e il 1996 (11.000 t/a) ed il clortalonil, in produzione dal 1984 fino ad oggi (2.300 t/a), tutte sostanze probabilmente associate a tumore nell'uomo.

Strategie d'impresa su salute e sicurezza in fabbrica

La Caffaro non si pose per lungo tempo esplicitamente problemi di tutela della salute e della sicurezza in fabbrica, se non quelli derivanti dagli obblighi di legge e dai controlli che vennero esercitati dalle pubbliche autorità. Controlli che, per la prima metà del secolo scorso, si possono ritenere scarsamente efficaci, sia per le insufficienti conoscenze sulla tossicità delle produzioni che poteva avere un generico ufficiale sanitario comunale, sia per l'inefficace strumentazione disponibile, sia per la posizione di potere preminente che occupava nel Ventennio il presidente dell'azienda, Giovanni Morselli, molto vicino al regime, un pezzo grosso dell'industria chimica nazionale.
Successivamente la linea dell'azienda è sempre stata quella di porre in essere solo gli interventi a tutela della salute e della sicurezza dei lavoratori che le venivano prescritti, come si evince dal citato sopralluogo in azienda, compiuto dall'Ispettorato del Lavoro di Brescia, durato ben otto giorni, dal 6 al 16 marzo 1974: vennero rilevate numerose inadempienze e carenze anche gravi, che evidenziavano un ambiente di lavoro non proprio attento alla tutela degli operatori.
La linea aziendale registrò un'evoluzione significativa a partire dal 1976, quando parte dell'opinione pubblica, scossa dall'evento Seveso, cominciò a mettere in discussione la collocazione della fabbrica in città: a questo punto la direzione aziendale capì che era essenziale il sostegno dei lavoratori e del sindacato aziendale e che questo non poteva che essere ottenuto con una diversa disponibilità al dialogo ed a definire intese migliorative delle condizioni e dell'ambiente di lavoro, come effettivamente con gradualità avvenne. In questo contesto l'azienda concordò anche l'ingresso di istituzioni pubbliche di medicina del lavoro a supporto della tutela dei lavoratori.

Lotte per la salute in fabbrica

Solo negli anni Settanta, sull'onda del formidabile rinnovamento prodotto dal 68 studentesco e dal 69 operaio, il sindacato cominciò a porre all'interno della Caffaro il tema dell'ambiente e della tutela della salute dei lavoratori. Verso la fine del 1974 fu realizzata all'interno della Caffaro la prima indagine ambientale con strumentazione tecnica adeguata da parte della Clinica del Lavoro di Pavia, indagine che era il frutto della precedente contrattazione sindacale. Probabilmente, anche per far fronte ad una situazione con evidenza insostenibile, in quel periodo, il Consiglio di fabbrica costituì una propria Commissione ambiente, composta essenzialmente da tecnici, che si mise ben presto all'opera per analizzare sistematicamente, reparto per reparto, anche attraverso appositi questionari, la situazione dal punto di vista della sicurezza e dell'esposizione a fattori nocivi e per elaborare una proposta complessiva di intervento da sottoporre quindi al Consiglio di fabbrica. Questo lavoro, al di là dei limiti di impostazione, compiuto tra il 1974 ed il 1976 dalla Commissione ambiente, fu molto utile perché dotò il Consiglio di fabbrica dei dati conoscitivi essenziali, reparto per reparto, relativi alla tossicità delle diverse sostanze in gioco, alle emissioni in ambiente e all'esposizione dei lavoratori.
Questo materiale diventò prezioso quando la Caffaro fu investita dal ciclone Seveso, nel 1976, essendo immediatamente assimilata all'Icmesa per le produzioni dei PCB, come si è visto, parenti stretti e precursori delle diossine. Fu in quel frangente che per la prima volta da parte di settori della pubblica opinione venne messa in discussione la stessa collocazione della fabbrica in città.
Da allora si definì quella che sarebbe stata sempre la linea del sindacato di fabbrica fino ad oggi, denominata dagli stessi protagonisti strategia della doppiezza: nel senso che, mentre all'interno il sindacato esprimeva un conflitto-collaborativo con l'azienda per ottenere maggiore sicurezza denunciando in quella sede le carenze reali rilevate, all'esterno nei confronti dell'opinione pubblica manteneva sempre un atteggiamento rassicurante, di garanzia che la situazione era sotto controllo. Come spiegare questa contraddizione? Lo chiariva lo stesso leader sindacale di fabbrica: “Noi rappresentavamo il proletariato, una classe per la quale il lavoro era ed è il valore essenziale. Senza il lavoro l'operaio non è nulla, non ha identità. Paradossalmente, si potrebbe dire, piuttosto che morire disoccupato, è preferibile correre il rischio di morire intossicato. Insomma per noi l'occupazione, e quindi anche la salvaguardia della fabbrica, è sempre stata la priorità assoluta. Di conseguenza non potevamo accettare che questa venisse messa in discussione, che potesse chiudere perché, magari, la gente in preda all'isteria era terrorizzata dal rischio che rappresentava; semmai si trattava di ridurre il piú possibile quel rischio”.
Così il sindacato lottò strenuamente, sì per migliorare le condizioni di lavoro, per far entrare in fabbrica, prima la Clinica del lavoro di Verona negli anni Ottanta, poi gli operatori del servizio pubblico di Medicina del lavoro, ma anche per continuare la produzione dei PCB per altri 8 anni dopo il 1976, cioè dopo Seveso e dopo che la stessa Monsanto, a causa della riconosciuta supertossicità del prodotto, aveva definitivamente chiuso ogni produzione di PCB negli Usa. Inoltre il sindacato fece l'impossibile perché la Direttiva Seveso non venisse attuata in particolare nel Piano di emergenza esterno, previsto per la Classe A: realizzare quel Piano e portarlo a conoscenza dell'opinione pubblica, come d'obbligo, avrebbe significato evidenziare l'incompatibilità della collocazione della fabbrica dentro la città, accanto ad una scuola elementare, ad una scuola materna, a migliaia di abitazioni residenziali. Per cui, paradossalmente, a Brescia, dell'antica prima industrializzazione degli inizi del secolo scorso, soprattutto metalmeccanica, a ridosso del centro storico, l'unica azienda tutt'ora attiva è rimasta la piú nociva, la Caffaro.

L'impresa e la questione ambientale

Per la Caffaro l'ambiente fu fin dall'inizio un'opportunità da sfruttare senza limiti e quasi senza oneri: si pensi che per costruire lo stabilimento la Caffaro utilizzò una propria cava di ghiaia all'interno del perimetro aziendale, che poi riempì di peci e scarti di produzione, una sorta di discarica fatta in casa, con l'immaginabile dispersione degli inquinanti in un terreno di tipo alluvionale; inoltre, si appropriò, senza alcuna autorizzazione e gratuitamente per decenni, di ingentissime quantità di acqua di falda, emunta con sette pozzi, acqua che poi veniva scaricata all'esterno, “arricchita” di tutte le sostanze tossiche entrate in produzione, e che dava origine ad una roggia da cui si irradiava il sistema di irrigazione dei campi a valle della stessa fabbrica.
Insomma l'ambiente venne utilizzato peggio che una bestia da soma, da sfruttare senza alcun riguardo. Ed in effetti, nonostante le proteste che si manifestarono fin dai primi giorni di entrata in funzione della fabbrica, nel lontano 1906, la Caffaro riuscì a sottrarsi sostanzialmente alle proprie responsabilità verso l'ambiente circostante, anche dopo l'evento Seveso, grazie alla solidarietà che seppe attivare nel sindacato aziendale, di cui si è detto sopra, ed anche all'atteggiamento scarsamente incisivo, quando non acquiescente, delle Istituzioni pubbliche deputate ai controlli, di cui si dirà poi. Paradossalmente la Caffaro, soprattutto a partire dagli anni Settanta, operò molto di piú per migliorare l'ambiente interno che non per tutelare l'ambiente esterno, preoccupandosi ben poco di contenere le emissioni nocive. Situazione di privilegio che durò fino al 2001, quando la pubblicazione della storia della Caffaro (Marino Ruzzenenti, Un secolo di cloro e… PCB. Storia delle industrie Caffaro di Brescia, Jaca Book, Milano 2001), le cui conclusioni vennero anticipate, il 13 agosto del 2001, dal quotidiano “La Repubblica”, con un lancio clamoroso in prima pagina, A Brescia c'è una Seveso bis, fece riemergere per intero quanto era stato per decenni rimosso. E da allora la Caffaro è stata costretta a prendere atto del disastro ambientale prodotto nel territorio bresciano e ad assumere alcuni provvedimenti di emergenza tesi a contenere ulteriori emissioni (innanzitutto, l'obbligo di depurare l'acqua di scarico prima di immetterla all'esterno).

Conflitti ambientali

Ovviamente, data la collocazione della fabbrica all'interno della città, nel corso del secolo di storia dell'azienda, si verificò una conflittualità pressoché permanente da parte dell'ambiente circostante che fin dall'inizio subì gli effetti nocivi di questa ingombrante presenza. Ne evidenziamo alcuni episodi.
Era stata da poco avviata la produzione quando la Caffaro fece sentire per la prima volta la sua poco gradevole presenza nell'ambiente circostante, recando fortemente “danno” ed “incomodo” in particolare all'indifesa scuola elementare ed ai terreni agricoli vicini. Così, già, il 18 maggio del 1906 giungeva all'Amministrazione municipale la protesta del maestro Federico Garzoni, capogruppo della scuola elementare di Fiumicello, alla quale, come si è visto, si era improvvidamente addossata la fabbrica:
“Mi sento in obbligo di avvertire questa on. Giunta che essendosi verificati danni alle persone e alle piante per la vicinanza dello Stabilimento della soda caustica, occorre di urgenza una visita dell'Ufficiale sanitario a queste scuole”.
Si trattava evidentemente di esalazioni di cloro che si disperdevano nell'aria, le stesse che depositandosi sui campi attigui bruciavano letteralmente le coltivazioni di quel disgraziato contadino che con l'avvio delle produzioni Caffaro si era trovato nell'impossibilità di proseguire il proprio lavoro e costretto, per la disperazione, a vendere i terreni all'azienda. Questa, però, non sapeva che farsene, perché collocati oltre la ferrovia delimitante il lato sud dello stabilimento, ed incontrava intuibili difficoltà a reperire acquirenti privati, sia per uso agricolo che abitativo. “Provvidenziale” quanto inatteso giunse, quindi, nel 1927 l'interesse del Comune che acquistò in blocco tutta l'area, molto piú vasta di quella necessaria per il proprio gasometro. In quell'area lo stesso Comune nel secondo dopoguerra avrebbe costruito il campo sportivo di atletica!
Nel frattempo, dopo appena un decennio di attività, appunto nel 1916, scoppiò il primo serio episodio di grave inquinamento del suolo e delle falde idriche, quando l'acqua di alcuni pozzi cominciò ad odorare fortemente di benzolo e ad essere rifiutata persino dagli animali. In realtà fin dall'inizio la Società Elettrica ed Elettrochimica del Caffaro versava direttamente in falda o nei fossati attigui allo stabilimento le acque di lavaggio e di rifiuto inquinando il territorio a sud dello stesso, senza che però il fenomeno potesse essere vistosamente percepito. Nel maggio di quell'anno, in alcuni capannoni, venne ospitata la ditta di coloranti Bonelli che, come sussidiaria dell'esercito, aprì un reparto per la produzione di liquidi esplosivi a base di acido cloridrico o muriatico e clorobenzolo, di fatto un reparto della stessa Caffaro con la quale era consociata. Accadde così che l'aggiunta dell'aromatico benzolo alle emissioni “tradizionali” (innanzitutto cloro e mercurio) fece deflagrare una situazione di inquinamento preesistente, ma non immediatamente percepibile da parte della popolazione. L'inquinamento acuto delle acque interessava circa 350 abitanti a sud della fabbrica, da Borgo S. Giovanni a Chiesanuova, i quali dovettero essere riforniti di acqua potabile con carribotte da innaffio. La popolazione interessata, ovviamente, protestò anche vivacemente, ma la situazione perdurò fino al 1918, quando fu sospesa la produzione di monoclorobenzolo: ed ora sappiamo, dai dati di letteratura scientifica, che sicuramente quella produzione diede origine, per reazioni parassite, alla formazione di diossine, che da allora cominciarono ad essere disperse in ambiente. Ma le diossine si formeranno e verranno disperse in ambiente anche in altri reparti: nel clorosoda, con gli anodi di grafite; nell'impianto di pentaclorofenolo, attivo nel secondo dopoguerra; nella produzione di tricloro e tetraclorobenzolo; negli impianti dei PCB, infine come impurità presenti negli stessi PCB. Questi microinquinanti, tuttavia, all'epoca non erano percepiti come tali, anche perché poco o per nulla conosciuti.
Solo nel 1976, l'evento Seveso fece da detonatore e cominciarono a manifestarsi voci, tra l'opinione pubblica locale, di grande preoccupazione, mentre da parte di alcuni si ipotizzava lo spostamento della fabbrica fuori dal contesto urbano. Ma per le ragioni, in parte già viste, alla fine non se ne fece nulla.
Nel 1980 scoppiava il problema, fino ad allora ignorato, della dispersione in ambiente delle peci e dei rifiuti tossici delle produzioni Caffaro: il Collettivo politico nuova sinistra di Passirano, a conclusione di un lavoro di indagine durato un anno e mezzo, pubblicò all'inizio dell'anno un Dossier inquinamento che ipotizzava la collocazione di fanghi contenenti PCB e provenienti dalla Caffaro in una discarica locale, la Vallosa.
L'episodio forse piú critico si verificò, sempre nei primi anni Ottanta, quando il Comune di Brescia, attraverso la propria municipalizzata, si accorse che alcuni pozzi dell'acquedotto pubblico erano fortemente inquinati, in particolare di tetracloruro di carbonio, a tal punto che alcuni di questi furono chiusi. Anche in questo caso la vicenda sollevò non poco allarme, in particolare negli abitanti della IV Circoscrizione, quella direttamente colpita, trattandosi di un bene primario come l'acqua potabile. La IV Circoscrizione, per tutti gli anni Ottanta, effettivamente si occupò e preoccupò prioritariamente del problema Caffaro.
Ma le mobilitazioni dei cittadini, forse, piú significative si registrarono a partire dall'agosto 2001, dopo che deflagrò, come già si è ricordato, il “caso Caffaro”. Occorre annotare che le prime reazioni istituzionali, all'indomani della denuncia del 13 agosto 2001, furono ovviamente tutte tese a minimizzare. Ma stavolta la popolazione non stette a guardare in attesa passiva degli eventi. Su invito di alcune personalità di “Medicina democratica”, di “Legambiente”, di Rifondazione comunista, dei Verdi e dei Democratici di sinistra della IV Circoscrizione si tenne una prima assemblea popolare molto partecipata (cui seguirono numerose altre), che diede vita ad un Comitato popolare contro l'inquinamento zona Caffaro. Accanto a questo, si costituì un Comitato tecnico scientifico indipendente formato dalla dott.ssa Simona Albini, geologa, dal prof. Franco Berrino, epidemiologo dell'Istituto tumori di Milano, dall'ing. Roberto Carrara di "Medicina democratica", dal dott. Fabrizio Fabbri, biologo e, all'epoca, direttore del Comitato scientifico di Greenpeace Italia, dal dott. Luigi Mara, chimico e direttore di “Medicina Democratica”, dal dott. Celestino Panizza, medico del lavoro dell'Asl Brescia, dal dott. Paolo Ricci, medico del lavoro dell'Asl Mantova e dal prof. Marino Ruzzenenti, storico.
Le proposte scientificamente argomentate e le pressioni della popolazione e del Comitato hanno fatto sì che, pur con limiti e lacune, le istituzioni fossero costrette finalmente ad avviare indagini approfondite, facendo emergere per la prima volta nelle sue dimensioni reali il disastro ambientale prodotto dalla Caffaro sul territorio circostante.

Posizione delle istituzioni

La posizione delle diverse istituzioni che nel corso del secolo si occuparono della Caffaro (governo, enti locali, ufficiale sanitario, presidi deputati alla salvaguardia ambientale e alla tutela della salute, università…) fu sostanzialmente ispirata da un atteggiamento ambivalente: da un canto rassicurare l'opinione pubblica che la situazione era sotto controllo e che non vi era alcuna ragione di allarme, dall'altro porre in essere alcuni controlli indicando misure atte a contenere le emissioni, evitando comunque di approfondire le indagini al punto da dover mettere in discussione l'esistenza o per lo meno la collocazione in città della fabbrica stessa. Clamoroso in questo senso fu, dopo Seveso, l'incapacità (la non volontà?) di scoprire che anche in Caffaro vi era un problema diossine, sia da parte delle strutture sanitarie di Brescia e della Regione Lombardia, sia da parte della Clinica del lavoro di Verona che intervenne in Caffaro dopo il grave incidente al distillatore dei PCB del 1981.
Vi fu un'unica eccezione, rappresentata dal pretore Vincenzo Cottinelli, che, in relazione allo stoccaggio di enormi quantità di cloro in mezzo alle abitazioni, dispose misure severissime nel 1985 che, se attuate, avrebbero messo in grosse difficoltà l'azienda.
Ma fu solo dal 2001 che le istituzioni locali, violentemente sollecitate dall'inchiesta pubblicata da “La Repubblica”, si misero finalmente e con impegno all'opera. Si costituì da parte dell'Asl un Comitato tecnico scientifico, formato tra l'altro in buona parte da coloro che fino ad allora avevano ignorato o tenuto nascosto il problema, con l'intento neppure velato di dimostrare che si trattava di allarmismi infondati. Ma, fin da subito, le prime indagini portate in profondità fecero emergere un disastro ambientale dalle proporzioni “insospettate”, anche se in gran parte prevedibili, sulla base di un'attenta lettura della storia della Caffaro.

Aspetti giudiziari

Nel 2001 si avviò anche un procedimento penale da parte della Procura di Brescia per disastro ambientale e omicidio colposo, procedimento che gli stessi PM avevano chiesto di archiviare ancora in fase istruttoria nel gennaio 2007, a cui si opposero Legambiente ed il Comitato popolare contro l'inquinamento zona Caffaro (ma non il Comune di Brescia): il Gip, con ordinanza del 15 ottobre 2007 dispose che l'indagine proseguisse, indagine che è tutt'ora in corso.
Nel novembre 2005, alcuni dei cittadini piú direttamente e pesantemente colpiti dall'inquinamento avviarono un'azione legale in sede civile per il risarcimento dei danni, azione tutt'ora in corso. Anche in sede civile, non risulta che l'Amministrazione comunale si sia attivata per un'azione di risarcimento dei danni subiti dal patrimonio pubblico.

Caratteristiche dei danni alla salute e all'ambiente

I danni alla salute, in termini di nesso causale diretto, sono difficilmente rilevabili.
Si possono dedurre indirettamente dalla tossicità scientificamente acclarata dei contaminanti in questione, dispersi in ambiente e veicolati negli umani attraverso la catena alimentare.
I danni all'ambiente noti sono riconducibili all'inquinamento del terreno in un'area molto estesa a sud della Caffaro, all'inquinamento dei corsi d'acqua superficiali sempre a sud della stessa, all'inquinamento della falda sottostante, all'inquinamento in profondità del terreno sotto la fabbrica, al rilascio di contaminanti da alcune discariche incontrollate dove sono stati interrarti i rifiuti delle produzioni Caffaro.
Per quanto riguarda la falda le sostanze tossiche sono in particolare solventi clorurati e soprattutto tetracloruro di carbonio, come già si è detto, probabilmente cancerogeno.
Nei terreni e nella catena alimentare fino all'uomo, gli inquinanti principali in campo, in concentrazioni molto elevate che non hanno riscontro in letteratura, sono in particolare PCB e diossine (PCDD/F), composti con caratteristiche di tossicità ampiamente studiate a livello internazionale.
Sono composti persistenti (si degradano molto lentamente nell'ordine di decenni) bioaccumulabili (si accumulano nel tempo negli organismi viventi), capaci di alterare il sistema immunitario e lo sviluppo neurologico, nonché di “alterare” o “distruggere” i meccanismi di funzionamento del sistema endocrino, di essere, cioè, “interferenti endocrini” (EDC). Le diossine-TEQ sono classificate sicuramente cancerogene per l'uomo dallo IARC.
Altre alterazioni dello stato di salute che con un diverso grado di evidenza sono state correlate a questi composti sono: effetti sulla riproduzione con riduzione della qualità dello sperma, deterioramento della fertilità e aumento del tasso di abortività spontanea, riduzione del tasso di maschi nati, aumentata incidenza di anormalità nello sviluppo maschile come l'ipospadia o il criptorchidismo; endometriosi; pubertà precoce. Inoltre dati derivanti da studi sull'uomo e sull'animale indicano chiaramente che l'esposizione (soprattutto prenatale) a EDC certi (es. PCB e diossine) può avere effetti avversi sullo sviluppo neurologico, sulla funzionalità endocrina e comportamentale e sulla funzionalità immunitaria.
Studi epidemiologici sono suggestivi di un aumento correlato con l'esposizione a PCB di tumori del tratto digestivo, soprattutto cancro epatico, melanoma maligno. Tuttavia, limiti nella quantificazione dell'esposizione a rischio, la limitata consistenza dei risultati e, in alcuni casi, la presenza di confondenti dell'esposizione sono di ostacolo ad una chiara individuazione di una accertata relazione dose-risposta.
Effetti avversi sono stati riscontrati in ratti, topi, scimmie e mammiferi: questi effetti sanitari negativi osservati nella maggior parte degli animali sono di tipo immunologico, dello sviluppo, sulla riproduzione, epatici e sul peso; molti studi riportano concordemente aumento di cancro epatico indotto in roditori esposti a vari congeneri di PCB; la gravità degli effetti dipende dalla dose, dalla specie, dal tipo di miscela di PCB, dalla durata e dall'epoca dell'esposizione ed da altri fattori.
L'esposizione fetale a composti organici persistenti (POPs) come PCB e diossine, può provocare alterazioni del timo, un organo fondamentale per lo sviluppo del sistema immunitario, per cui sarebbe verosimile che l'alterazione nello sviluppo del sistema immunitario giochi un ruolo nello sviluppo di disturbi neuro comportamentali.
Infine, sono sempre piú numerosi gli studi che dimostrano come l'esposizione a composti chiamati in causa dal “caso Caffaro”, nel periodo gestazionale, determinino un aumento di rischio di cancro nel corso della vita anche se l'esposizione a questi composti venisse a cessare. Il fatto è che questi composti (diossine, PCB, mercurio, composti organo-clorurati), interferiscono con il sistema endocrino e sono in grado di provocare alterazioni sul genoma e sull'epigenoma con effetti sulla salute in tutte le fasi della vita e dello sviluppo dell'individuo.

Indagini ambientali ed epidemiologiche

Effettivamente, dopo il fatidico agosto 2001, sono state prodotte numerose indagini ambientali, soprattutto dall'Arpa di Brescia. è quindi oggi disponibile una mole considerevole di dati che attestano un inquinamento in particolare da PCB e da diossine, ma anche da mercurio, su un territorio notevolmente esteso: l'intera porzione della città a sud della Caffaro, a forma di cono con al vertice la fabbrica (da nord a sud circa 6 chilometri, coinvolgendo anche parte del comune di Castelmella, per 2,5 chilometri di base), abitata da circa 25.000 abitanti, presenta il terreno, per almeno 35 cm di profondità, e le rogge fortemente inquinate da diossine, PCB e mercurio; le concentrazioni di diossine e PCB, sia per l'estensione che per la profondità, non hanno riscontri in letteratura: tutto il territorio vede i PCB e le diossine presenti nel terreno da dieci a cento volte sopra i limiti di legge, fino ad un massimo di 8.330 μg/kg per i PCB (limite 1-60 μg/kg) e di 3.322 ng/kg per le diossine (limite 10 ng/kg); la stessa falda è inquinata da tetracloruro di carbonio (300 volte i limiti di legge) e altri solventi clorurati; sotto la fabbrica per almeno 35 metri il terreno è impregnato all'inverosimile di diossine e PCB, nonché di tutte le sostanze tossiche che sono state impiegate nel corso dei decenni e che abbiamo citato sopra; la contaminazione da diossine e PCB è transitata nella catena alimentare fino all'uomo; a tutela dei cittadini, il sindaco di Brescia è stato costretto, il 23 febbraio 2002, ad emanare un'Ordinanza di interdizione dell'uso dei suoli e dei fossi, sia a scopo ricreativo che per qualsiasi coltivazione, ordinanza che da allora è stata continuamente reiterata e via via estesa all'intera zona della città interessata dalla contaminazione.
Per quanto riguarda le indagini sanitarie, va rilevata innanzitutto la grave contaminazione dei cittadini il cui sangue presenta livelli elevatissimi di diossine e PCB diossina-simili :
Brescia, Seveso, Taranto
Da segnalare anche la pubblicazione nel 2008 su una rivista scientifica internazionale, “Chemosphere”, del dato relativo alle diossine e PCB diossina-simili presenti nel latte materno di una signora che nel 2003 aveva partorito un figlio e si era sempre nutrita di prodotti provenienti dalla zona piú contaminata. Ebbene nel latte di questa madre vennero trovati 147 pgTEQ di diossine e PCB diossina-simili per grammo di grasso (superando i 6 pgTEQ il latte vaccino deve essere distrutto!). I livelli sono altissimi, senza confronti con altri siti contaminati noti in letteratura:
Diossine e PCB dioxin-like nel latte materno (pgTEQ/g di grasso)
WHO-TEQsBresciaVenezia RomaDuisburgCasertaCaserta 
PCDD/DFs3013,7 9,4013,847.99,1 
PCBs-DL11618,85 11,0113,47,58,5 
Total TEQs14733,0 20,427,2715,417,5 
Piú controversa è la valutazione degli effetti sulla salute conclamati attraverso le indagini epidemiologiche fino ad ora svolte. Come è noto le indagini epidemiologiche presentano per diverse ragioni letture non sempre univoche, in particolare al fine di stabilire con assoluta certezza il cosiddetto nesso di causalità, se non altro perché ormai tutte le persone sono sottoposte all'esposizione di diversi agenti tossici ed è difficile isolare un unico fattore.
L'Asl di Brescia ha compiuto, sempre dopo il 2001, uno studio della coorte dei lavoratori della Caffaro, coorte composta da dipendenti presenti il 13 settembre 1974 o assunti fino al 1994. In totale 1.163 persone (si stima che almeno 1.000 altri dipendenti fossero inclusi nei precedenti libri matricola). La mortalità dei lavoratori Caffaro è stata confrontata con quella della popolazione generale della Lombardia. I risultati evidenziano che il rapporto osservato/atteso (O/A) che raggiunge la significatività statistica è quello relativo ai tumori primitivi del fegato (13/6,4). I morti per cirrosi sono stati 17, rispetto a 11,7 attesi. L'analisi per durata dell'esposizione limitatamente agli operai, mette in evidenza valori statisticamente significativi per le morti per tutti i tumori e per le morti per cancro polmonare. Per i tumori del fegato, in coloro che avevano lavorato per meno di 10 anni, tra 10 e 20 e oltre 20 anni, i rapporti O/A sono stati rispettivamente 0/0,8; 4/1,7 e 7/2,9.
L'Asl ha compiuto anche alcuni studi sulla salute della popolazione residente nei quartieri a sud della fabbrica, su alcuni tipi rari di tumore (linfomi NH) e sui sarcomi dei tessuti molli (STM): è stato evidenziato nelle donne il rischio di 9 volte superiore per i LNH, mentre per i STM è di 2,29 Quest'ultimo valore, a differenza del primo, non raggiunge la significatività statistica per la bassa numerosità dei casi collegata alla rarità di questa forma tumorale. Un successivo aggiornamento dello studio sui linfomi NH conferma e consolida i risultati già precedentemente resi pubblici: oltre al rischio nelle donne residenti nel quartiere immediatamente a sud della Caffaro dove si registra un rischio molto elevato (8,98), emerge anche un rischio significativo nelle donne residenti per piú di 10 anni nelle aree considerate a rischio in modo aggregato, rischio non evidenziato nello studio precedente. Emerge anche una relazione chiara con la residenza per le donne del quartiere immediatamente a sud della Caffaro e nelle aree inquinate complessivamente considerate.
Sempre dagli studi condotti dall'ASL sono emersi effetti sulla funzionalità ormonale in particolare sulla tiroide.

Processi di bonifica

I provvedimenti per ora realizzati riguardano soprattutto la parziale messa in sicurezza del sito, classificato sito inquinato di interesse nazionale “Brescia-Caffaro” (art. 14, L. 179 del 31 luglio 2002, Disposizioni in materia ambientale). Questi sono stati i piú importanti: totale impermeabilizzazione superficiale del sito aziendale; obbligo imposto alla Caffaro di emungere circa 10 milioni di m3 di acqua dalla falda sottostante per mantenerla bassa e in depressione al fine di evitare che la stessa intercetti la enorme quantità di inquinanti del sottosuolo della fabbrica con conseguente contaminazione disastrosa di tutta la falda cittadina; obbligo di filtrare con carboni attivi l'acqua del pozzo piú contaminato, prima di immetterla all'esterno, non piú nelle rogge destinate all'irrigazione di campi, ma nel fiume Grande; prosciugamento definitivo, quindi, del sistema di rogge che si dipartiva dallo scarico Caffaro al fine di limitare l'ulteriore propagazione dei contaminanti.
Per quanto riguarda la bonifica dei terreni esterni si è proceduto ad alcuni saggi, molto limitati (alcune aree pubbliche e circa tre giardini privati), con l'asportazione dello strato superficiale di terreno e la sostituzione con terra non inquinata (circa 50 cm). L'ostacolo principale è, ovviamente, la mancanza di risorse, tenendo conto che per ora non è neppure stato definito l'accordo di programma tra i vari enti pubblici coinvolti e la Caffaro stessa per il varo di un primo lotto di interventi prioritari di bonifica.

Ipotesi ed esperienze di recupero

L'entità dell'inquinamento esclude per ora, almeno per l'insediamento produttivo, qualsiasi ipotesi di recupero tecnicamente fattibile. Analogamente, allo stato dei fatti, per l'area esterna inquinata non si registra un progetto concreto di recupero del territorio: sono state ipotizzate varie volte alcune soluzioni, come la parziale trasformazione dei terreni agricoli in boschi piantumati, rimaste però allo stato di formulazioni teoriche.

Fonti bibliografiche e documentarie

Pubblicazioni

  • Marino Ruzzenenti, Un secolo di cloro e… PCB. Storia delle industrie Caffaro di Brescia, Jaca Book, Milano2001, pp. 595.
  • Marino Ruzzenenti, Caso PCB: ecco come ti distruggo l'ambiente, dossier di “MissioneOggi”, n. 1, gennaio 2002, pp. 17-32.
  • Marino Ruzzenenti, Caffaro di Brescia: un secolo di veleni, dossier di “Medicina Democratica”, n. 139/140, novembre-dicembre 2001/gennaio-febbraio 2002, pp. 28-64.
  • Comitato popolare contro l'inquinamento “zona Caffaro”, Il “caso PCB”. Tutto quello che i cittadini devono sapere (e che l'Asl avrebbe dovuto spiegare), Brescia, 18 aprile 2002, pp. 16.
  • Asl Brescia, Il caso Caffaro. Un'analisi oggettiva, Asl Brescia, 3 maggio 2002, pp. 32.
  • Celestino Panizza e Paolo Ricci, Contaminazione da PCB: Brescia è piú inquinata di Seveso, in “Epidemiologia & Prevenzione”, n. 26, maggio-giugno 2002, pp. 145-153.
  • Marino Ruzzenenti, Il “caso Caffaro”: insieme ai PCB le diossine, “Medicina Democratica”, n. 144/145, settembre-dicembre 2002, pp. 9-26.
  • Marino Ruzzenenti, Caffaro: un secolo di veleni, in “Libertaria”, anno 5, n. 1, gennaio/marzo 2003, pp. 24-34.
  • Pietro Apostoli et all., Precisazioni sull'inquinamento da PCB a Brescia, in “Epidemiologia & Prevenzione”, n. 27, novembre-dicembre 2003, pp. 356-365.
  • Celestino Panizza e Marino Ruzzenenti, Caffaro di Brescia: si estende l'inquinamento da PCB e diossine, “Medicina Democratica”, n. 154/156, maggio-settembre 2004, pp. 23-34.
  • Celestino Panizza e Paolo Ricci, Esposizione a danni da PCB/diossina a Brescia: commento al rapporto della Asl, in “Epidemiologia & Prevenzione”, n. 28, luglio-ottobre 2004, pp. 211-214.
  • Francesco Donato e Michele Magoni, Risposte ad alcune osservazioni dell'articolo di Panizza e Ricci di EP del luglio-ottobre 2004 sulla Relazione redatta dal Comitato tecnico scientifico (CTS) dell'Asl di Brescia, in “Epidemiologia & Prevenzione”, n. 29, settembre-dicembre 2005, pp. 232-238.
  • Cinzia La Rocca, Silvia Alivernini, Chiara Laura Battistelli, Sergio Carasi, Marialuisa Casella, Nicola Iacovella, Annamaria Indelicato, Carmelo Scarcella, Luigi Turrio-Baldassarri, Istituto Superiore Di Sanità, Asl Brescia, PCDD/F and PCB in human serum of differently exposed population groups of an italian city, “Organohalogen Compounds”, vol. 67, a. 2005, pp.1537-1539.
  • Marino Ruzzenenti, Brescia – “caso Caffaro”: l'inquinamento dai terreni alla falda idrica, “Medicina Democratica”, n. 173/175, maggio-ottobre 2007, pp. 31-42.
  • Luigi Turrio-Baldassarri, Vittorio Abate, Chiara Laura Battistelli, Sergio Carasi, Marialuisa Casella, Nicola Iacovella, Annamaria Indelicato, Cinzia La Rocca, Carmelo Scarcella, Silvia Alivernini, PCDD/F and PCB in human serum of differently exposed population groups of an italian city, “Chemosphere”, vol. 73, a. 2008, pp. 228-234.
  • Marino Ruzzenenti, Industrie urbane. La “Caffaro” di Brescia, in Salvatore Adorno e Simone Neri Serneri (a cura di), Industria, ambiente e territorio. Per una storia ambientale delle aree industriali in Italia, Il Mulino, Bologna, 2009, pp. 113-131.

Archivi

  • Archivio aziendale dello stabilimento Caffaro di Brescia.
  • Archivio corrente dell'ASL di Brescia, settore igiene pubblica.
  • Atti del Consiglio comunale di Brescia.
  • Archivio corrente dell'Assessorato all'ecologia del Comune di Brescia.
  • Archivio corrente dell'Assessorato all'ecologia della Provincia di Brescia.
  • Archivio della Fondazione Luigi Micheletti di Brescia.
  • Archivio di Stato di Brescia.
  • Archivio storico della Camera del lavoro di Brescia.
  • Archivio della IV Circoscrizione di Brescia.

Web

Allegati



Aggiornamento al Giugno 2009
 
 

mercoledì, aprile 03, 2013

Canzone di Balotelli

Qualcuno l'ha mai sentita?


Musica/ Uscito "Supermario", il brano su Balotelli
È il nuovo singolo del rapper Vacca, tratto dal disco "Pazienza"

Chiacchierato, ripreso, fotografato, discusso, criticato, esaltato, da oggi anche "cantato". Sì perché esplicitamente dedicato a Mario Balotelli è in uscita domani (su Itunes e nelle radio) "Supermario". Il nuovo singolo di Vacca, tratto da "Pazienza", l'album del 33enne rapper milanese che uscirà il prossimo 19 marzo. Nel pezzo il calciatore più ricercato del momento viene più volte citato come termine di paragone: Supermario è il simbolo della sfrontatezza, del prendere la vita di petto e del personaggio che grazie al talento scala dal basso i vertici del successo.

"Non ho i tuoi soldi né i tuoi gioielli, né il Porsche Carrera né le tue amanti, ma sono come Supermario Balotelli, ogni serata è buona per andare al party": questi alcuni versi del brano con cui Vacca intende smascherare gli eccessi e le ipocrisie dello show-business. Balotelli di questo mondo diviene in parte emblema e in parte vittima: "io di problemi no che non me ne sono mai fatti, li dribblo con classe come fa un centravanti", dice il rapper in un altro passo della canzone.

21 febbraio


qui l' audio:
http://www.corriere.it/spettacoli/nightlive/musica/supermario-canzone-balotelli/92d657e0-7b72-11e2-ba69-3fd719869bcf


qui il testo:
http://www.angolotesti.it/V/testi_canzoni_vacca_5001/testo_canzone_supermario_1686969.html

RIT.
Non ho i tuoi soldi ne i tuoi gioielli
ne il Porsche Carrera ne le tue amanti
ma vivo come SuperMario Balotelli
ogni serata è buona per andare al party ( X2 )

Stanotte a quel party so che ci vanno tutti quanti
mi sa che li raggiungo anche se ho pochi contanti
io di problemi no che non me ne sono mai fatti
li scarterò con classe come fa un centroavanti
davvero di problemi non me ne sono mai fatti
nella mia rubrica ho sempre avuto i giusti contatti
da quello di Mancini,Betty a quello di Moratti
e 'mo che ho quello di Silvio io non avrò più sbatti
faccio uno squillo e entro nel locale con il tappeto rosso
quando entro nel privé mi siedo al tavolo più grosso
volevo una bottiglia e cinque ne sono arrivate
tu hai chiesto una bottiglia ti hanno preso a bottigliate

RIT.
Non ho i tuoi soldi ne i tuoi gioielli
ne il Porsche Carrera ne le tue amanti
ma vivo come SuperMario Balotelli
ogni serata è buona per andare al party ( X2 )

Ho più ragazze al tavolo che in tutto il tuo privé
mischio Red Bull con Appleton fanculo al tuo Moët
c'ho l'abito di Zara mica quello di Ferre
lo Swatch al polso mica Rolex Oro e nemmeno Cartier
in tasca c'ho la Fidaty mica la carta d'oro
ordino quel che voglio tanto oggi pagano loro
do fuoco ad un altra clava mai fumata una Marlboro
sorseggio una birra chiara e do colpi a questo pandoro
la faccia congelata per l'aria condizionata
qui sembra un ortofrutta mai vista tanta patata
neanche una tipa brutta sarà questa luna piena
ma vogliono fare solo un giro su quel Carrera

RIT.
Non ho i tuoi soldi ne i tuoi gioielli
ne il Porsche Carrera ne le tue amanti
ma vivo come SuperMario Balotelli
ogni serata è buona per andare al party ( X2 )

Fatto una pausa al cesso dovevo cambiare l'acqua alla creatura mia
c'ho messo più di un ora era un session di fotografia
mi hanno fermato mi hanno toccato capelli e barba
e adesso in tasca c'ho più numeri delle pagine gialle
quando le lucci si accendono panico fino a notte fonda
tre marziani e anche Galliani c'aveva la cresta bionda
ad aspettarmi c'è una fila di fighe come la Guerra
ma voglio una nera non un'altra Eliana Cartella

RIT.
Non ho i tuoi soldi ne i tuoi gioielli
ne il Porsche Carrera ne le tue amanti
ma vivo come SuperMario Balotelli
ogni serata è buona per andare al party ( X3 )

martedì, aprile 02, 2013

Brescia, PCB & Caffaro

Domenica puntata di "Presa Diretta" su RaiTre dedicata al caso Caffaro e l'inquinamento di Brescia.

Tutta la zona a sud di via Milano, Chiesanuova e pure Castelmella (sapevo in città ma non pensavo anche al di là del Mella!!) sono drammaticamente contaminate.

Pigliatevi un paio d'ore (non c'è fretta, rimane online) e guardatelo (i primi 20minuti che parlano del caso negli USA), anche perchè in molti abitate a Castelmella quindi meglio conoscere la sitauzione.

PULIAMO L’ITALIA
è un racconto di Riccardo Iacona, Rebecca Samonà e Angelo Loy.


PRESADIRETTA nell’ultima puntata accende le telecamere sul caso Brescia, l’inquinamento più grave di Italia, forse d’Europa, perché riguarda un pezzo intero di città, 4 milioni quadrati di territorio nella zona sud di Brescia dove vivono 25mila persone.

Si tratta del Sito di Interesse Nazionale Caffaro, dal nome della fabbrica che per 50 anni ha buttato nelle acque della città 150 tonnellate di PCB, Policlorobifenile, allo stato puro, una sostanza la cui tossicità per il terreno e per l’uomo si misura in microgrammi. Eppure in dieci anni non si è fatto nulla e le 25mila persone, donne,uomini e bambini vivono ancora a stretto contatto con il PCB. Ma quanto è pericolosa l’esposizione al PCB per la salute dell’uomo?

PRESADIRETTA è andata fino a Boston, all’università di Harvard, per intervistare PHILIPPE GRANDJEAN, professore e scienziato di fama internazionale, che studia da più di venti anni l’effetto sulla salute umana dell’esposizione a PCB e a Diossina. Lo scienziato ha scoperto di recente che oltre a provocare diversi tipi di cancro, l’esposizione prolungata al PCB “scassa” letteralmente il sistema immunitario e l’apparato endocrino, con conseguenze molto gravi soprattutto per i bambini. Come dimostra la terribile storia di Anniston, una piccola città dell’Alabama, fortemente inquinata da una fabbrica della MONSANTO, che proprio come la CAFFARO, ha prodotto per cinquanta anni centinaia di migliaia di tonnellate di PCB.

PRESADIRETTA è andata a vedere da vicino e ha scoperto una intera comunità malata. L’unica grande differenza è che la MONSANTO è stata portata in tribunale, ha dovuto pagare 700 milioni di dollari ai cittadini che aveva inquinato e adesso si sta facendo carico di tutte le spese della bonifica. Da noi invece non è successo nulla, la Procura della Repubblica non ha portato a processo i dirigenti della Caffaro, la Caffaro nel frattempo è fallita e non esiste più e gli enormi costi della bonifica rimangono sulle nostre spalle. Dove troviamo adesso i miliardi di euro che servono per ripulire la città di Brescia?

lunedì, aprile 01, 2013

Riqualificazione energetica


Riqualificazione: una 
convenienza sul lungo periodo

Prendendo spunto da un dossier molto interessante pubblicato  su “Casa 24 Plus” del 21/02/2013 dedicato al rapporto fra costi delle azioni di efficientamento energetico sugli immobili residenziali e aumento del loro valore di mercato, condividiamo con voi qualche interessante dato sul tema.
Gli articoli (che vi proponiamo in allegato al termine del post) partendo da un’indagine condotta da I-Com, Enea e Assoimmobiliare  sottolineano, numeri alla mano, quanto nel lungo periodo edifici ‘energivori’ erodano il loro prezzo di mercato, mentre gli interventi di recupero si possono tradurre in un corrispondente incremento del valore dell’immobile.  
L’analisi fa un confronto su quattro città italiane e stima il valore percepito di un immobile tipo sottoposto ad interventi per il passaggio da classe energetica C a classe energetica C.
Incrociando i vari parametri emerge che il cambio di classe energetica permette di risparmiare oltre 1000€ all’anno, ma con un ritorno più rapido solo per classi energetiche elevate oppure in caso di ristrutturazioni di edifici particolarmente degradati o in zone periferiche.
A riprova che comunque il settore delle riqualificazioni è uno dei pochi che si “salva” nel contesto non di certo positivo per l’edilizia, lo dimostra anche che per il 2013 le risorse investite per interventi in riqualificazione catalizzeranno il 36,7% di quelle destinate all’intero comparto.
Ecco perché EXITone con l’attività dei Tutor dell’Immobile ha creato una community di professionisti specializzati, fra le altre cose, in attività di diagnosi dei consumi energetici, condotte nel rispetto dei più importanti standard internazionali, e in grado di proporre soluzioni innovative grazie agli accordi quadro e alle convenzioni che EXITone ha siglato con prestigiosi partner in esclusiva per i Tutor dell’Immobile del Business Network EXITone.

21 febbraio 2013


 Casa 24 Plus” del 21/02/201

3
 

domenica, marzo 31, 2013

Compleanno del giorno



partenza
 
cartonizzata



 





AUGURI ELISA!!!



sabato, marzo 30, 2013

Foto della settimana

Val di Fassa
03 gennaio 2010

Val di Fassa, salendo la Cascata del Rio Pelous, che si trova sopra Campitello, , sullo sfondo lo splendido Sassolungo, colorato dai primi raggi del sole.
Alessio

Inserire tracce GPS in Google Maps



Come inserire le tracce 
GPS in google maps


[...]
Di seguito si spiega la procedura per creare le proprie mappe nel pannello utente di Google maps per poi esportarle in un frame da inserire nei contenuti del proprio sito.
I passi da seguire sono:
  1. se non lo si possiede già si dovrà creare un account google;
  2. effettuare il login e quindi entrare in google maps;
  3. entrare nella sezione Le mie mappe (tasto in alto a sinistra);
  4. premere il tasto Crea una nuova mappa (tasto in alto a sinistra sotto Le mie mappe);
  5. premere il tasto Importa sopra alla form Titolo della mappa (sempre a sinistra);
  6. selezionare il file kml precedentemente creato (vedi qui come creare il file kml, preferibilmente con meno di 400 trackpoint) e salvato sul pc;
  7. una volta caricato il file, la traccia apparirà sulla mappa;
  8. per esportare in un sito web o altrove la mappa visualizzata premere il tasto link in alto a destra. E' possibile esportare un frame in un sito (codice HTML) oppure esportare il link diretto alla pagina che si sta visualizzando in questo momento.



Altre utili guide sull'argomento che potrebbero interessare:


http://www.lifeintravel.it/guida-qlandkarte-creare-traccia-gps.html

venerdì, marzo 29, 2013

SportsTracker & C.

Su questo forum hanno fatto un super confronto tra le varie applicazioni disponbili per Android e che sfruttano il GPS per monitorare le proprie sessioni:


Riporto qui quanto c'è nel thread :

RunkeeperLink Google Play
Sito internet: www.runkeeper.com
Stelle Play Store: 4.4
Numero download: 1-5 milioni
Ultimo aggiornamento: 18/12/2012
Versione attuale: 2.14.2.2
Free
Prima recensione Voto: 6+ (piu' che altro per il passato)
Seconda recensione Voto: 7.20

Runtastic
Link Google Play
Sito internet: www.runtastic.com
Discussione di supporto: http://www.androidiani.com/forum/le-...-feedback.html
Stelle Play Store: 4.6
Numero download: 1-5 milioni
Ultimo aggiornamento: 19/10/2012
Versione attuale: 3.5.1
Disponibile in versione Free e PRO
Prima recensione Voto: 8
Seconda recensione Voto: 7.47

Endomondo
Link Googe Play
Sito internet: www.endomondo.com
Stelle Play Store: 4.6
Numero download: 5-10 milioni
Ultimo aggiornamento: 18/12/2012
Versione attuale: 8.4.1
Disponibile in versione Free e PRO
Prima recensione Voto: 9
Seconda recensione Voto: 7.93

Adidas miCoach
https://play.google.com/store/apps/d...=search_result
Stelle Play Store: 4.4
Numero download: 1-5 milioni
Ultimo aggiornamento: 29/03/2012
Gratuito
Prima recensione Voto: 8
Seconda recensione Voto: 6.47

Nike+ Running
Link Google Play
Sito internet: nikeplus.nike.com
Stelle Play Store: 3.8
Numero download: 1 - 5 milioni
Ultimo aggiornamento: 21/11/2012
Versione attuale: 1.0.7
Prima recensione Voto: 4+
Seconda recensione Voto: 5.20

Sports Tracker
Link Google Play
Sito internet: www.sports-tracker.com
Stelle Play Store: 4.6
Numero download: 1 - 5 milioni
Ultimo aggiornamento: 11/01/2012
Versione attuale: 1.8.5
Free
Prima recensione Voto: 8+
Seconda recensione Voto: 5.67

Sportypal
https://play.google.com/store/apps/d...=search_result
Stelle Play Store: 4.4
Numero download: 100-500 mila
Ultimo aggiornamento: 25/04/2012
Disponibile in versione Free e PRO
Prima recensione Voto: 7-
Seconda recensione (by Catoita) Voto: 7.53

Strava Run
https://play.google.com/store/apps/d...JhdmEucnVuIl0..
Stelle Play Store: 4.6
Numero download: 50-100 mila
Versione: 3.0.1
Ultimo aggiornamento: 18/12/201
Prima recensione: non disponibile
Seconda recensione Voto: 4.07
Cardiotrainerhttps://play.google.com/store/apps/d...9fZmVhdHVyZSJd
Stelle Play Store: 4.5
Numero download: 10-50 mila
Ultimo aggiornamento: 11/01/2012
Recensione: http://www.androidiani.com/forum/le-...ml#post1517026
PRO: molto completa, ghost run, intervalli, cardio
CONS: interfaccia confusionaria e mancanza di appeal, portale non esistente, niente geotag, non interamente in Italiano
Voto: 7 1./2
Disponibile in versione Free e PRO

Runstar
https://play.google.com/store/apps/d...=search_result
Disponibile in versione Free e PRO
Stelle Play Store: 4.3
Numero download: 5-10 mila
Ultimo aggiornamento: 05/04/2012
Recensione: http://www.androidiani.com/forum/le-...ml#post1487350
PRO: ottima grafica, lettore integrato, powersong, feedback vocale, upload su Dailymile o Runkeeper
CONS: solo in inglese, no cardio, funzioni limitate
VOTO: 7
Free e PRO (3 euro)

JogTracker
https://play.google.com/store/apps/d...mFja2VycHJvIl0.
Stelle Play Store: 4.4
Numero download: 5-10 mila
Ultimo aggiornamento: 30/12/201
Recensione: http://www.androidiani.com/forum/le-...ml#post1521965
PRO: Immediato, feedback vocale in Italiano (sintetizzato), cardio
CONS: basico, interfaccia povera, portale primitivi
VOTO: 5
Disponibile in versione Free e PRO

il file di calcolo per la valutazione delle seconde recensioni lo trovate qui

giovedì, marzo 28, 2013

Palestre provincia di Brescia

Spesso capita di dover giocare od andare in una palestra in qualche paese e chiedersi: ma dov'è 'sta palestra???

Nel corso degli anni tra basket&volley ne ho girate un po' di palestre e manmano salvate in Google Maps.

Visto che c'è la possibilità, tanto vale condividerlo :)



Se dovete andar a giocar/veder delle partite e non sapete 'ndo stà la palestra,
basta cliccarci sopra (o sulla mappa o nell'elenco laterale a sinistra)
e far "indicazioni stradali da qui"
  
oppure 
vi copiate le coordinate da mettere nel navigatore satellire

o vi segnate l'indirizzo, via, ecc

e il gioco è fatto!

mercoledì, marzo 27, 2013

Il corso di bresciano di Balotelli


Da "La tribù del calcio" che va in onda su Italia 2 il weekend, 
ecco un cartoon con Balotelli che insegna il bresciano a Rajola :D





Il corso di bresciano di Mario Balotelli

martedì, marzo 26, 2013

Bici che costa come un auto... di lusso

Beccatevi sta bici ultratecnologica!


m55-bike.com
 On an M55, even the most minuscule details are designed to amaze the rider. These bikes can outperform all other e-bikes currently on the market, and you can be sure that you won’t fly by the same model on the road, as all editions are limited to a maximum of 55 pieces per series. That’s a total of 275. In the world. Each bike produced by M55 is a true performer, a real collector’s item and a  great conversation piece that you’ll never get bored of, no matter if you ride it on a daily basis, or simply exhibit it on your yacht as a piece of art.

Guardate il video

lunedì, marzo 25, 2013

Codice Deontologico Ingegneri

Dovesse capitarvi di dover subentrare ad un altro professionista:
3.4.
L'Ingegnere che sia chiamato a subentrare in un incarico già affidato ad altri, potrà accettarlo solo dopo che la committenza abbia comunicato ai primi incaricati il definitivo esonero; dovrà inoltre informare per iscritto il o i professionisti a cui subentra e in situazioni controverse il Consiglio dell'Ordine relazionando a quest'ultimo sulle ragioni per cui ritiene plausibile la sostituzione.


Prima di accettare, verificate bene che non vi stiate ficcando in un casino.

domenica, marzo 24, 2013

Tener-a-mente 2013 al Vittoriale

Su segnalazione di manu...


Grandi nomi al Vittoriale
per Tener-a-mente 2013

E' ricco e pieno di sorprese il cartellone 2013 di Tener-a-mente, che va da gennaio a settembre e che ha avuto un'anteprima a Brescia con il concerto di Franco Battiato, a cui farà seguito il 6 e 7 aprile lo spettacolo dei Momix.
Tener-a-mente 2013 è un vero e proprio omaggio al pianoforte e ai suoi più grandi interpreti moderni, dal jazz alla classica, con il tris d’eccellenza Keith Jarrett, Ludovico Einaudi e Stefano Bollani, ma anche Danilo Rea e Riccardo Cecchetti.
Spazio a progetti speciali sul palco e nell’incantevole scenario del Parco del Vittoriale, che porteranno a Gardone Riviera il nuovo direttore artistico della Biennale di Venezia, sezione danza, Virgilio Sieni, e, novità assoluta, una co-produzione firmata “Anfiteatro del Vittoriale”: lo spettacolo, di e con Filippo Timi, dedicato al Vate, padrone di casa, nel 150° anniversario della nascita.
Infine due prime nazionali: il concerto settembrino di David Byrne e St Vincent e il debutto del nuovo spettacolo di Ale&Franz con Enrico Ruggeri.
Confermata la formula trasversale, dal jazz alla grande musica pop, dalla danza al teatro, con la novità di un’incursione nel cabaret più raffinato, per la terza edizione del Festival firmato “re:think-art” e realizzato in collaborazione con la Fondazione Il Vittoriale degli Italiani e il contributo del Comune di Gardone Riviera.

Nel cartellone 2013 spiccano due nomi internazionali di cui la direzione del Festival è particolarmente soddisfatta: David Byrne e Keith Jarret. “David Byrne fu il primo artista che avremmo voluto invitare a Vittoriale tener-a-mente, già nel 2011 provammo ad averlo ospite ma solo quest’anno ha deciso di tornare in Italia e siamo decisamente orgogliosi della scelta di aprire il tour italiano proprio da questo palcoscenico. Per raffinatezza, eccentricità e innata eleganza è senz’altro l’ospite ideale della casa di Gabriele d’Annunzio”, spiega Luca Faustini, che affianca Viola Costa nella direzione della kermesse.

Come già accadde nel 2012 per Paolo Conte, quest’anno sono molti gli artisti che hanno scelto di esibirsi al Vittoriale, selezionando il palcoscenico gardesano per bellezza e unicità. Su tutti spicca il nome di Keith Jarrett, di cui è nota l’avversione, più marcata negli ultimi anni, a esibirsi in spazi all’aperto. “Sarà un concerto indimenticabile, cui sorride perfino il calendario, che regalerà lo spettacolo unico della luna piena a illuminare il lago, dietro il palco”, aggiunge Viola Costa, direttrice artistica del Festival.
“Ma questo è anche l’anno dei graditi ritorni: uno su tutti quello di Filippo Timi, che si è letteralmente innamorato di d’Annunzio e del Vittoriale, quando venne ospite lo scorso anno per il “Gran Gala tener-a-mente”. Ed eccolo tornare, con un progetto speciale, pensato non per il palco, ma per quella trascrizione in pietre vive dell’animo dannunziano, che è il parco”.

"Il 150° di d'Annunzio", ha dichiarato il presidente del Vittoriale Giordano Bruno Guerri, "non avrebbe potuto essere celebrato meglio nell'anfiteatro che lui decise di chiamare Parlaggio. E faremo qualche sorpresa anche nel Laghetto delle Danze, in quelle Vallette appena e finalmente riaperte al pubblico", conclude sornione.
Tutto le info si possono trovare sul sito del Festival www.anfiteatrodelvittoriale.it.
L’inizio di tutti gli spettacoli è fissato per le ore 21.15, a eccezione del concerto di Keith Jarrett, previsto per le 21.
Le prevendite sono aperte sul sito del teatro dal 19 marzo per 24 ore esclusivamente per i possessori della tener-a-mente card. Dal 20 marzo per tutti, sul sito e nei punti di prevendita. Infoline al 340.1392446

Foto della settimana


 Val Varaita
02 gennaio 2010 
 
Alpi Cozie, Val Varaita, Pontechianale (CN), piccolo paesino di frontiera a pochi chilometri dalla Francia; questa splendida valle, culla del cascatismo italiano, racchiude un sacco di splendide colate che durante la stagione diventano terreno di gioco per gli amanti del ghiaccio.
Alessio
 

venerdì, marzo 22, 2013

XXI giornata Primvara del FAI




I Beni aperti in Lombardia

Cerca qui sotto i Beni aperti nella località di tuo interesse

Con il Patrocinio di:

Vi preghiamo di controllare sempre gli orari di apertura dei luoghi (diversi per ogni città e suscettibili di variazioni indipendenti dalla nostra volontà) alla pagina Elenco Beni aperti, nella Regione di vostro interesse.
L'orario di chiusura dei Beni può essere anticipato nel caso si formassero code troppo lunghe. Ci scusiamo per il disagio.
Le aperture dei luoghi sono tutte a cura di volontari FAI che si impegnano con passione per l'ottima riuscita dell'evento. Grazie per collaborare con loro seguendo le indicazioni fornite per le visite nei diversi luoghi.




giovedì, marzo 21, 2013

Sport Show - sconto GioventùCard


Dopo il grande successo del 2012,
torna anche quest'anno

SPORTSHOW
FIERA DELLO SPORT


SportShow è dove lo sport si trasforma in spettacolo, esaltando il suo lato più affascinante.
20.000mq di attività sportive con Campi da Gioco ed Arene dello Sport alla scoperta degli sport più sorprendenti e alla riscoperta di quelli tradizionali.
Dal 22 al 24 marzo 2013 nella moderna cornice di Brixia Expo – Fiera di Brescia, SportShow metterà a disposizione veri e propri campi da gioco e arene dello sport, dove tutti potranno cimentarsi in ogni attività con l'assistenza di atleti e istruttori professionisti, ma anche assistere a competizioni e performance live degli sport più coreografici.

Clicca qui per scaricare la mappa con l'elenco della aree

Bungee Jumping, Carli Fitness Show, Snowboard, Scherma, Bike Trial, BMX Flatland, Football e Basket Freestyle... sono solo alcune delle fantastiche proposte della fiera.

Anche GIOVENTU' CARD sarà presente alla manifestazione!
Ti aspettiamo allo STAND 30 con giochi, divertimento, incontri con atleti professionisti di tanti sport e moltissime altre sorprese!

I titolari GIOVENTU' CARD potranno entrare in fieraAL PREZZO DI 7 EURO anzichè 10 EURO

Entra nel sito www.fieradellosport.com e mettiti alla prova.
Allo SPORTSHOW il protagonista sei tu!
SPORTSHOW
FIERA DELLO SPORT

Brixia Expo, 22-23-24 MARZO 2013

Il cartoon della Metro Brescia!

Su segnalazione di Ciccio....

Un bel cartone animato per spiegare ai più piccoli ( e non solo... guardandolo ho scoperto che si può portare la bici in metro!!!) come funziona la nuova Metropolitana di Brescia


Educational Metro - Capitan Giovanni e l'avventura in città 


 
Le avventure di Capitan Giovanni: un cartoon 3D per avvicinare la metropolitana ai più piccoli.

Fortemente voluto da Brescia Infrastrutture e Brescia Mobilità, il progetto educational è frutto della collaborazione tra le agenzie EdWorks, Borgo Creativo, Raineri Design, Cassani.
Il video educational in 3D Le avventure di Capitan Giovanni racconta la storia della nostra città, dalla preistoria ai giorni nostri attraverso l'avventura di Monica e Giovanni, due fratelli di età diverse che insieme al robottino Brixy e alla sfera luminosa Bell vanno alla scoperta di questo innovativo mezzo di trasporto. Per il progetto, sviluppato in co-marcketing con Editrice La Scuola e Centrale del Latte di Brescia, le agenzie Borgo Creativo, Raineri Design, EdWorks hanno realizzato una school bag che conterrà il dvd del cartoon 3D, una merendina Centrale del Latte, un taccuino Editrice La Scuola, con storie e pagine bianche per liberare la fanstasia, e un gadget istituzionale (una penna).
Tutti i bambini coinvolti nel progetto (sono 55 le scuole che parteciperanno) riceveranno in dono la simpatica school bag e avranno la possibilità rivedere il cartoon 3D insieme a mamma e papà, ogni volta che vorranno. L'obiettivo di questa iniziativa è quello di coinvolgere anche le famiglie attarverso l'entusiasmo la partecipazione diretta dei più piccoli.


mercoledì, marzo 20, 2013

Venerdì sciopero dei mezzi

Su segnalazione di manu...

città a rischio paralisi 
Bus e metro: venerdì sciopero di 24 ore

Città a rischio paralisi venerdì 22 marzo: è stato infatti confermato lo sciopero nazionale di 24 ore di autobus, metro e tram proclamato unitariamente dai sindacati dei trasporti.

La conferma della protesta, proclamata un mese fa (quando i sindacati decisero di riprogrammare lo sciopero inizialmente in programma per l’8 febbraio), è stata annunciata unitariamente da Filt Cgil, Fit Cisl, Uiltrasporti, Ugl Trasporti e Faisa Cisal. Lo sciopero nazionale di 24 ore nel trasporto pubblico locale si svolgerà con la garanzia dei servizi minimi indispensabili nel rispetto delle fasce orarie previste dagli accordi locali.

«Alla base dello sciopero - spiegano i sindacati - la persistente incertezza sul quadro complessivo delle risorse finanziarie destinate al settore e l’insoddisfacente stato di avanzamento del negoziato per il rinnovo del contratto, scaduto ormai da cinque anni».
Nello stesso giorno sono possibili disagi anche per chi dovrà viaggiare con Alitalia: è infatti in programma uno sciopero di 4 ore degli assistenti di volo proclamato da Anpav e Avia.

18 marzo 2013

Un bresciano vince Italia's Got Talent

Su segnalazione di manu...

Daniel Rays dà voce all'emozione
È lui il «re» di Italia's Got Talent
Il vocalist di Prevalle si aggiudica l'edizione 2013 del talent show di Canale 5. Con un'esecuzione celestiale di «Lascia ch'io pianga» commuove la giuria. Poi attraverso il televoto arriva una vera e propria standig ovation virtuale
 
Il sogno di Daniel Rays è diventato realtà: il vocalist di origini ghanesi, da molti anni ormai naturalizzato bresciano, è infatti il vincitore della quarta edizione di «Italia's Got Talent», la trasmissione di Canale 5 partita lo scorso 12 gennaio e gratificata anche quest'anno da un vero e proprio boom di ascolti. Il verdetto è stato ufficializzato ieri sera a conclusione della finalissima del programma, ed è stato decretato dal pubblico attraverso il meccanismo del televoto. Il giovane cantante di Prevalle ha superato quindi l'ultimo scoglio, conquistando la platea televisiva, e in particolar modo i fan bresciani, con una impegnativa prova da sopranista: a sorpresa infatti lo staff del programma gli ha affidato come prova finale non la consueta canzone pop, bensì un pezzo d'opera, ovvero «Lascia ch'io pianga», tratto dal «Rinaldo» di Georg Friedrich Händel. Un brano che risale al 1711 ma che col tempo è diventata una delle arie più popolari nei repertori da concerto. In ogni caso, un brano certo non facile, che ancora una volta ha messo in luce le ormai indubbie qualità vocali di Rays. Il giovane bresciano è riuscito così a stupire ancora una volta giurati e pubblico con il «coraggio di una scelta che non ha strizzato l'occhio alla platea», come hanno commentato i giudici. La sua avventura ad «Italia's Got Talent» è stata del resto vincente fin dall'inizio: di sicuro la sua prima esibizione, avvenuta nel corso della seconda puntata, verrà ricordata come il momento in assoluto più emozionante di quest'anno, grazie in particolar modo alle lacrime che il giudice Gerry Scotti non ha saputo trattenere di fronte alla sua versione di «Hallelujah» di Leonard Cohen. Dopo il passaggio fra i 40 semifinalisti, è arrivata la seconda performance sulle note dello standard «At last», che è valso il passaggio diretto alla finale di ieri.
A SOSTENERE il cantante a Roma per la sua ultima prova, una piccola spedizione bresciana composta dai suoi genitori Janet e Albert oltre che da Umberto Averoldi e Marilena Goffi, rispettivamente presidente e direttore del coro di voci bianche «Giocanto» di Villanuova nel quale Rays si esibisce tuttora come solista: un sostegno emotivo importante, per affrontare un appuntamento che aveva il sapore di un'ultima chance da giocarsi fino in fondo. «È stata un'esperienza eccezionale - ha dichiarato il vincitore -. Sono stato davvero fortunato ad avere la possibilità di partecipare ad un programma di così grande successo, che di sicuro mi sta già aiutando ad aprire tante porte per il mio futuro».

17 marzo 2013

martedì, marzo 19, 2013

Cosa fanno i Grillini in Sicilia

Su segnalazione di PaolaF...

Giunta Regione Sicilia
I grillini restituiscono 77 mila euro ma 
sui rimborsi scoppia la polemica via web
I militanti del Movimento 5 Stelle rimproverano ai loro deputati poca trasparenza nei criteri con cui trattengono somme per le spese: cifre che oscillano dai 600 a oltre 2000 euro. "Ci sono pendolari che non hanno diritto neppure a questo"

E' ormai per loro una consuetudine, ostentata in un Palazzo che con fatica sposa la linea dell'austerity. I quindici deputati grillini, anche a febbraio, hanno rinunciato a buona parte dello stipendio. Hanno trattenuto, come nei due mesi precedenti, 2.500 euro cui però vanno aggiunte le somme ritenute necessarie per affrontare le spese (vitto, alloggio e trasporti soprattutto). Un "sacrificio", quello degli esponenti di "5 stelle", che ha prodotto un accantonamento complessivo di 76.673 euro. Soldi congelati nel conto generale dell'Ars in attesa dell'istituzione del fondo per le microimprese previsto nel disegno di legge della finanziaria. Per le microimprese, finora, sono stati messi da parte quasi 280 mila euro. "A fine anno  -  commenta il capogruppo del Movimento, Giancarlo Cancelleri  -  si arriverà a sfiorare quota un milione di euro. E questa somma potrebbe anche essere maggiore, se a questo fondo confluiranno versamenti di altri politici, che finora, purtroppo, devo dirlo con grande amarezza, non sono arrivati". Un riferimento non casuale ai "tagli" ai propri emolumenti annunciati ma non praticati da deputati e membri di governo. Fra cui lo stesso presidente Crocetta.

Un'iniziativa senza precedenti, quella di "5 stelle". Ma il meccanismo messo a punto dai grillini del-l'Ars, quello che prevede la trattenuta di una somma pari alle spese sostenute, provoca nette differenze, fra un deputato e l'altro, nei redditi effettivi. E fa discutere, sul blog di "Sicilia 5 stelle", i simpatizzanti del movimento. I rimborsi spese più sostanziosi sono quelli documentati dal siracusano Stefano Zito: 2.116 euro. Zito è seguito dal vicepresidente dell'Ars Antonio Venturino (1.898). Cifre lontane da quelle trattenute come rimborso da Claudia La Rocca: solo 609 euro. Varia soprattutto la spesa per il pernottamento: se Zito, per quanto riguarda il mese di febbraio, indica 1.354 euro come spese di alloggio, l'alcamese Valentina Palmeri si ferma a quota 27. E anche un palermitano come Giorgio Ciaccio (pur fra i più sobri nelle spese) mette a rimborso 500 euro per "affitto casa". Pur avendo la residenza nella stessa città dove lavora. I costi di trasporto vengono calcolati, si precisa, sulla base delle tariffe Aci. Eppure il bagherese Salvatore Siragusa presenta una nota spese di 858 euro per le spese della benzina. E se Vanessa Ferreri, originaria di Acate (220 chilometri da Palermo) trattiene 733 euro per le spese di trasporto, Matteo Mangiacavallo da Sciacca (96 chilometri da Palermo) ne trattiene oltre 400 in più. Giampiero Trizzino, fino a ieri sera, non aveva dato notizia della busta paga percepita e dell'entità della somma restituita.

Ferma restando la bontà dell'operazione "restitution", i conti non sempre tornano. Cancelleri replica così: "Tutte le spese sono giustificate: nel caso di Zito, ha dovuto dare un congruo anticipo sull'affitto, mentre Siragusa ha viaggiato molto per incontrare i nostri gruppi sparsi sul territorio". Di certo, sul blog "Sicilia 5 stelle" non mancano le critiche. Lux, ad esempio, contesta Venturino perché a dicembre, a fronte di indennità pari a 11.700 euro, ne ha restituiti solo 4.500. Il vicepresidente dell'Ars ha risposto sempre sul web, dicendo che ha dovuto anticipare tre mensilità per l'affitto dell'appartamento a Palermo. E che, per via della carica, "ha dovuto affrontare qualche spesa di rappresentanza in più rispetto ad altri cittadini a 5 stelle". Replica che ha suscitato altre critiche. Davide, Marco, Carmelo gli chiedono di postare tutte le fatture delle spese di rappresentanza: "Ne va della serietà del movimento", scrive Tony. Tutti apprezzano il gesto, molti restano perplessi. Francesco Di Stefano ricorda che "ci sono lavoratori pendolari e altri che devono sostenere spese di affitto, benzina, treno, senza alcun aver diritto ad alcun rimborso". "Mi sa che pian piano si prenda gusto a trattenere soldi in più: sarebbe più opportuno trattenere 3 mila euro in più al netto di tutte le spese", scrive Davide. Il web non perdona. Neppure chi ne ha fatto un totem.

 13 marzo 2013

lunedì, marzo 18, 2013

Proroga del 55%

 
Proroga del 55% nella Strategia
energetica nazionale approvata
Proposta la differenziazione delle percentuali detraibili in base agli interventi e una pianificazione urbanistica all’insegna dell’efficienza

Proroga delle detrazioni fiscali e pianificazione urbanistica all’insegna dell’efficienza energetica. Sono alcuni dei pilastri su cui poggia la Sen, Strategia energetica nazionale, approvata dai Ministri uscenti Clini e Passera con cui si delineano le misure per il raggiungimento di una maggiore sostenibilità entro il 2020.

Il documento approvato, che Edilportale è in grado di anticipare, cerca di rispondere a quattro sfide: abbassare i prezzi dell’energia, che sono più alti rispetto agli altri Paesi Ue, raggiungere e superare l’obiettivo di decarbonizzazione dell’economia, rendere l’approvvigionamento di energia più sicuro e meno dipendente dall’estero, favorire la crescita sostenibile.
 
Il raggiungimento degli obiettivi si articola in sette priorità: efficienza energetica, mercato competitivo del gas, sviluppo sostenibile delle energie rinnovabili, sviluppo delle infrastrutture e del mercato elettrico, ristrutturazione della raffinazione e della rete di distribuzione di carburanti, produzione sostenibile di idrocarburi e modernizzazione del sistema di governance.
 
Incentivi per l’efficienza energetica
Secondo il testo approvato, grazie al Paee, piano di azione sull’efficienza energetica, sono già stati raggiunti risultati importanti. Dal 2007, ad esempio, sono stati attivati i certificati bianchi, le detrazioni del 55% per gli interventi di efficientamento energetico degli edifici e il Conto termico.
 
Nonostante il successo ottenuto, le misure si sono scontrate con gli alti investimenti iniziali richiesti e la scarsa consapevolezza sui potenziali risparmi. Per questi motivi la Sen si propone di prorogare il periodo di vigenza delle detrazioni fiscali del 55% introducendo delle correzioni in grado di rendere più efficiente ed efficace il meccanismo incentivante.
 
Si pensa quindi ad una differenziazione della percentuale di spesa detraibile, così come a parametri di costo massimo ammissibile in base alla tipologia di intervento effettuato, ma anche a sistemi per evitare la sovrapposizione con altri incentivi.
 
Secondo la Sen, dovrebbe inoltre essere studiata un’incentivazione diretta a favore delle Pubbliche Amministrazioni, che per vincoli di bilancio o per l’impossibilità di accedere a determinati bonus finora hanno avuto difficoltà ad avviare gli interventi di riqualificazione energetica.
 
La Sen pensa poi ad incoraggiare la cogenerazione ad alto rendimento incentivando non solo le nuove installazioni, ma anche la sostituzione degli impianti esistenti.
 
Ai sensi del testo approvato, il risparmio energetico passa anche attraverso la gestione urbanistica delle città. Nell’ambito del progetto Smart Cities, la Sen si popone quindi di avviare modelli di pianificazione innovativa dei servizi urbani e dei flussi energetici.
 
Le reazioni degli ambientalisti
La firma del decreto ha suscitato un’ondata di polemiche nel mondo ambientalista. Per il deputato del Pd e responsabile green economy Ermete Realacci è inaccettabile che un governo in scadenza approvi un documento tanto importante senza un passaggio parlamentare.
 
Secondo Greenpeace, Legambiente e Wwf, l’approvazione sarebbe un “colpo di mano” a tutela delle fonti fossili. A detta delle associazioni ambientaliste, il Governo uscente dovrebbe essere in carica solo per gli affari correnti di ordinaria amministrazione, mentre la Strategia energetica nazionale rientra nella programmazione strategica.
 
Rispondendo a queste lamentele, il Ministro dell’Ambiente Corrado Clini ha sottolineato invece che il documento approvato ha chiuso il suo iter dopo una consultazione pubblica di cui le Amministrazioni competenti hanno preso atto.

12 marzo 2013

domenica, marzo 17, 2013

Foto della settimana


Pietra di Bismantova
01 gennaio 2010

Appennino Reggiano, l'inconfondibile mole della Pietra di Bismantova, durante uno squarcio tra le nubi in una mattinata piuttosto nevosa.
Alessio