da http://boa.unimib.it/bitstream/10281/20369/4/Phd_unimib_716326.pdf
“è triste che qualcuno chiami tutto questo “la privatizzazione dell’acqua”. (…). Quello che si vuole è la messa a gara dei servizi. Se uno poi vuole mantenere la proprietà pubblica delle imprese lo può fare, ma queste devono dimostrare sul campo di valere almeno quanto quelle private. Si noti bene: le imprese pubbliche “brave” non avranno problemi, e in Italia per fortuna ne abbiamo diverse”.
Così, Alberto Mingardi, fondatore dell’Istituto Bruno Leoni, editorialista del Wall Street Journal. Sempre per quest’ultimo:
“chi abbia un po’ di buon senso non può difendere uno status quo che ci vede, sulla media nazionale, prelevare 165 litri d’acqua per erogarne 100. I dati Istat sulla dispersione idrica fotografano da anni una situazione preoccupante, soprattutto in alcune regioni del
Sud, dove per distribuire 100 litri di acqua debbono esserne addirittura captati altri 100. Perché l’acqua sia un «diritto fondamentale», ovvero perché l’accesso alle risorse idriche sia
effettivamente a disposizione di tutti, è davvero indispensabile che essa venga sprecata così?”. Tratto dall’articolo Servizi Locali: le regole non possono attendere, in www.lavoce.info,
18 novembre 2009.