Qualcuno ha avuto la brillante idea di raccogliere su questo sito
i nomi più assurdi che si trovano in facebook.
E' un mix tra "doppisensi" e "battute alla Lucio" :D
Molti saranno fake, ma ce ne sono che fanno piegar!
Eccone alcuni:

























































"A bunch of crazy people"

























































Alla fine il momento è arrivato: Google ha ufficialmente svelato +1, la propria risposta al sistema di Like di Facebook attualmente usato dagli iscritti al social network per esprimere le loro preferenze in giro per la rete, e dai siti per misurare la popolarità dei propri contenuti.
Quello che Google ha battezzato come “bottone +1″ appare direttamente nella pagina dei risultati di ricerca, dando all’utente la possibilità di esprimere facilmente il proprio gradimento per il contenuto mostrato, offrendo anche la facoltà di tornare indietro e ritirare il +1 in maniera del tutto simile al Like di Facebook. Ma le preferenze non restano anonime, visto che Google ha deciso di legare anche i vari account tra loro, andando per esempio ad analizzare i contatti dell’account mail e quelli di Gtalk: in questo modo i “+1″ mostratici non saranno generici ma relativi alle nostre conoscenze dirette. Torna quindi utile sapere che è possibile controllare i legami del nostro account attraverso la sezione “Social Circle and Content” della Google Dashboard.
Come di consueto, +1 sarà lentamente disponibile nelle varie versioni del motore di ricerca, a partire da quella in lingua inglese: per chi proprio non ce la fa ad aspettare invece c’è la possibilità di attivare la funzionalità dalla sezione Google Experimental Search.
Personalmente sono andato anche a curiosare all’interno della privacy policy di +1, dove viene chiaramente indicato che proprio come il Like di Facebook, le nostre preferenze sul motore di ricerca vengono automaticamente associate al nostro account e sono disponibili anche agli altri contatti: se c’era qualche dubbio residuo in merito alla similitudine (o dovremmo dire uguaglianza?) di Like e +1, con questo direi che viene definitivamente chiarito.
Ma perché dovremmo quindi usare +1, visto che per condividere ci sono già Facebook, Twitter e compagnia bella? Difficile al momento dirlo, soprattutto ignorando quelle che sono le intenzioni di Google per il proprio futuro nel campo “social”: ReadWriteWeb mette il successo di +1 nelle mani di quanto i Profili Google saranno effettivamente in grado di diventare centrali nelle nostre identità online, cosa che al momento non avviene sicuramente. Da considerare a mio avviso anche la possibilità di usare in futuro le preferenze nell’algoritmo di ranking del motore di ricerca, insieme ad altri provvedimenti presi di recente.
Concludendo con una nota a proposito dei contatti, proprio nell’ottica dell’arrivo di +1 sarà ancora più importante fare in modo che Gmail non aggiunga automaticamente alla rubrica gli indirizzi ai quali si risponde dalla webmail, in modo da non avere una lista di +1 riempita da persone che “conosciamo” solo per avere risposto una volta a un loro messaggio
Gruppo del Brenta, Val d'Ambiez (parte meridionale); ci troviamo sul cengione che taglia orizzontalmente tutta la Parete Sud-Est della Cima d'Ambiez, pronti ad attaccare la via Fox-Stenico; sotto di noi il Rifugio Agostini dove abbiamo dormito, di fronte a noi tutta la valle, in uno dei pochi momenti in cui abbiamo potuto ammirarla, in due giorni in cui le nubi e le nebbie hanno dominato la scena...Cosa dice lei
“Gli uomini preferiscono le donne poco impegnative”
Cosa capisce lui
“Gli uomini preferiscono le donne poco impegnative”
Traduzione
“Non è colpa mia, siete voi che siete imbecilli, io sono meravigliosa!”
Contesto
Una conversazione fra un uomo e una donna lasciata di recente per una che lei considera intellettualmente inferiore.
Etimologia
La corretta comprensione della frase richiede una traduzione preliminare del concetto di “Rompicoglioni”. Che molte donne intendono come “Una che tormenta ossessivamente il partner per qualsiasi sciocchezza”, e la maggior parte degli uomini definisce come “Colei che, dopo averti scelto, decide di trasformarti in un progetto open source”, laddove “open source” sta per “Non solo critico ogni aspetto della tua persona e personalità, ma condivido le critiche con tutte le mie amiche, chiedendo consiglio e appoggio”. Data questa definizione, possiamo procedere.
L’idea che gli uomini mollino deliberatamente donne intelligenti, versatili e brillanti per mettersi con delle cretine che non sanno fare una “o” con il bicchiere è molto diffusa nella mitologia delle femmine, ormai abituate ad addossare ai maschi la colpa di qualsiasi loro guaio nel mondo, ed è alimentata con molto entusiasmo da una certa frangia di femministe, convinte che gli uomini siano incapaci di evolversi e pertanto si spaventino di fronte a donne che percepiscono come migliori di loro. Questo è vero in una ridotta percentuale di casi, in generale coincidenti con la definizione di “Borioso imbecille”. Ergo, non il tipo d’uomo che una vorrebbe accollarsi a lungo termine.
Per i maschi normodotati, una donna intelligente, versatile, sensibile, intraprendente, autonoma e capace di generare in loro multiple erezioni è una compagna irrinunciabile. Non solo la preferiscono a tutte, ma la venerano e la stimano sopra ogni cosa, e nonostante talora siano così maldestri da perderla per strada finiscono per rimpiangerla a oltranza. Quando un uomo lascia una donna intelligente, versatile, sensibile, intraprendente e autonoma per un modello in apparenza meno polifunzionale, in genere lo fa o perché la donna intelligente eccetera non è in grado di causargli multiple erezioni (e quella nuova sì), oppure perché la donna intelligente è una tremenda rompicoglioni e quella nuova no. Nel senso che se lo prende com’è e le piace come sta: non soffrendo di un mostruoso senso di superiorità, la nuova compagna non ritiene di dover adeguare l’uomo alle sue aspettative. Magari negozia i punti difficili, ma non sente la necessità di cambiare quello che di base le piace moltissimo.
Essendo intelligente in un mondo che dell’intelligenza femminile sembra farsene poco, preferendole tette e chiappe, la donna intelligente tende un tantino al vittimismo. A questo va aggiunta la tendenza a guardare la tizia per cui sono state mollate dall’alto di un pregiudizio sminuente: se è più figa, ecco, lui è un superficiale che cerca la figa. Se è meno figa, mi ha mollata per un cesso che però gli dà meno problemi. Tutto, meno che ammettere che essere intelligenti, versatili e via dicendo non basta. Non è troppo: è insufficiente. In altre parole, o non sei così intelligente versatile sensibile blah blah blah, oppure lui non ti trova (a suo insindacabilissimo giudizio) abbastanza figa. Più spesso, tutte e due.
Morale della favola: sì, cara, sei intelligente. Non ti ha lasciato per quello, ma perché non gli causavi (più) multiple erezioni.
http://www.report.rai.it/dl/Report/puntata/ContentItem-12922e22-1706-4487-959a-5b4df78584fb.html
A prima vista l'effetto potrebbe indurre a pensare che si tratta di un pilota intergalattico che sta cercando di tagliare la luna a metà. In realtà, questa immagine è frutto di due coincidenze. Il vapore rilasciato dall'aereo e la Luna mai così vicina alla Terra dal 1992. Il risultato è questo incredibile scatto realizzato nel cielo del Somerset, nel sud dell'Inghilterra"Ju Tarramutu" è, soprattutto, il titolo della nuova fatica di Paolo Pisanelli, uno di quei registi appassionati e caparbi che fanno la fortuna del documentario italiano. È lui che ci racconta da un'angolazione diversa la tragedia cominciata il 6 aprile 2009. Lo fa ad altezza di terremotato, mettendosi dalla parte di chi ha perso tutto, opponendo alle testimonianze civili e umane i maxi schermi, i plasma che invadevano le tendopoli, casse di risonanza della propaganda di governo, quando non erano "solo" armi di distrazione di massa. Uscirà, Ju Tarramutu, il 6 aprile, nel biennale del terremoto in Abruzzo, e deve la sua diffusione, in più di 20 città, alla ZaLab che già provvide al lungo e fortunatissimo viaggio di Come un uomo sulla terra.
Un'ora e mezza in cui cuore e pancia si attorcigliano attorno a uno scultore che ritrova i suoi gioielli o a una donna anziana che con dignità piange nel salotto di casa sua, vedendo come gli sforzi di una vita siano divenuti pareti fatiscenti, scoprendo quanto vicino la morte le sia passata vicino. Un'ora e mezza in cui quelle tendopoli che imprigionano più che accogliere si riempiono spesso delle parole vuote e non raramente stupide di un presidente del consiglio che suggerisce una sistemazione da campeggio di fine settimana. Un gioiello, Ju Tarramutu, che si inserisce nella già nutrita produzione post 6 aprile 2009 e che brilla per originalità e umanità.
«È nato da dentro, per istinto più che per ragionamento- racconta il regista- è un documentario che ho scritto girando, questo è uno di quegli eventi che ti travolge. All'inizio, forse, voleva essere una sorta di esorcismo a quel disastro, poi è diventato qualcosa di più». Diventa un racconto dolente e rabbioso, ma anche dolce e intimo, racconta un dramma collettivo senza mai dimenticare i singoli individui.
«Ho iniziato a seguirli, sono andato lì in varie occasioni. E io L'Aquila non la conoscevo, dovevo andarci pochi giorni prima del sisma, poi l'impegno è saltato. Ho imparato a conoscerla così e ho voluto cercare nelle loro parole, nei loro ricordi, com'era. L'opera ha iniziato a prendere corpo durante il G8, dopo aver incontrato molte persone, aver trovato rapporti importanti. Dai luoghi, spesso inavvicinabili, dal silenzio, sono passato a loro. Trovavo attorno a quella città ormai fantasma tante altre ghost town e attraverso questo film creavo io stesso un luogo, uno spazio da abitare per queste donne, questi uomini senza più un posto proprio. Da qui sono nati tutti gli scambi, umani e creativi, che costituiscono la parte più forte del documentario».
Pisanelli non ha forzato i ritmi, né le storie, con la sua sensibilità acuta ed empatica, ha accettato i tempi lenti di una ricostruzione difficile e controversa. Non ha sfruttato le vittime, le ha accompagnate, è diventato parte della loro vita, spesso è stato partecipe e testimone delle evoluzioni e delle involuzioni delle loro vite. Questo rende Ju Tarramutu un'esperienza unica, prima ancora che un bel lavoro cinematografico. «L'esorcismo, il silenzio, il disorientamento che avevano loro era anche il mio. Poi anche dentro di me è giunta la rabbia, credo- è una provocazione, ma non troppo- che la scoperta delle intercettazioni in cui gli imprenditori sciacalli ridevano della loro tragedia, si sfregavano le mani in vista degli affari che avrebbero fatto, hanno fatto esplodere il loro dolore, li hanno portati a una reazione forte. È stata una primavera bellissima, dopo una grande depressione che temo stia tornando, a causa delle grandi speculazioni in arrivo. E le responsabilità di questo sono del governo, ma anche delle amministrazioni locali, al terremoto naturale si è aggiunto il terremoto mediatico e quello delle scelte sbagliate. Ciò che non è crollato per le scosse, è stato buttato giù dagli errori».
Appassionato, amareggiato, ammirato, Pisanelli sente forte ormai l'appartenenza al popolo aquilano. Ne ama la dignità e la forza. Laddove, nelle tendopoli, non ci si poteva riunire ed esercitare la democrazia, neanche nelle sue più elementari forme, questo popolo fiero ha trovato la forza di produrre, proporre, stilare una legge d'iniziativa popolare. In mercoledì freddissimi e ostici non hanno rinunciato ai loro diritti. «Questo film, a mio parere, era importante perché L'Aquila è lo specchio dell'Italia di oggi, anche se questa città e il resto del paese sembrano capirsi sempre meno. Dopo due anni all'orizzonte non si vedono miglioramenti, nonostante il grande lavoro di artisti e intellettuali abbiano fatto da motore e sostegno di questa proposta di legge. Mentre il loro dolore veniva spettacolarizzato, durante un'inarrestabile bombardamento mediatico, nulla veniva fatto per gli aquilani, c'erano solo propaganda e militarizzazione della vita comune. Con queste tv onnipresenti che fanno da controcoro grottesco. Io non ho voluto forzarli, strumentalizzarli ma piuttosto ho cercato e voluto diventare un po' aquilano». Ci è riuscito. Lo senti dalle sue parole e lo vedi dalle sue immagini.
Il concorso è gratuito, aperto a tutti i giovani di età compresa tra i 18 e i 35 anni alla data di pubblicazione del bando e residenti in provincia di Brescia.
Due le categorie: non laureati e laureati.
I partecipanti dovranno presentare un elaborato scritto (saggio o racconto).
PREMI
1° CLASSIFICATO di ogni categoria PC portatile
2° CLASSIFICATO di ogni categoria iPad
3° CLASSIFICATO di ogni categoria iPhone
Gli elaborati dovranno pervenire entro le ore 16.00 di lunedì 16 maggio 2011.
evento organizzato dagli Assessorati allo Sport e alla Cultura della Provincia di Brescia.
Il primo incontro avrà come tema 'I Presidenti del Brescia Calcio. La storia continua', che vedrà come presentatore Andrea Cittadini e come ospiti il Comm. Luigi Corioni, il Dott. Sergio Saleri e il Dott. Claudio Cremonesi.
L'ingresso è gratuito.
