giovedì, ottobre 22, 2009
SAGRA DEL FUNGO CHIODINO
"Momenti da gustare fino in fondo, in cui gastronomia, arte e musica corrono di pari passo per tutto il pubblico presente. Gastronomia, con i tanti sapori d'autunno che si possono degustare allo stand riscaldato che offre le specialità a base di funghi chiodino della tradizione bresciana, e la mostra/mercato in cui si potranno trovare, oltre ai funghi chiodino, castagne, zucchine, formaggi vino e prodotti tipici locali."
La festa del chiodino sarà questo sabato e domenica a Dello, ci sono un po' di bancarelle di prodotti nostrani ed io sarò a servire allo stand con gli amici della banda, per cui se volete venire a mangiare, vi aspetto volentieri! il tendone è grande e riscaldato e... si mangia bene!
Vi aspetto!
mercoledì, ottobre 21, 2009
NUOVE DIVISE DA PALLAVOLO

"Chiu pilu pi tutti!"
"Cetto LaQualunque vi promette le promesse... Cetto LaQualunque è contemporaneo e vive il suo tempo: io manterrò le promesse. Qui l'ho scritto e qui lo leggo: porterò... u pilu nel nostro paese! Porterò navi cariche di pilu, container pieni di pilu. Costruiremo piscine, giardini pubblici, tunnel, ponti di pilu!! Insomma se mi voterete ci sarà... Chiu pilu pi tutti! Chiu pilu pi tutti!"
martedì, ottobre 20, 2009
Anna Politkovskaja
http://www.rai.tv/dl/RaiTV/programmi/media/ContentItem-6af27a18-230f-4c54-97ed-ca1b29665ae0.html
Della serie "non è la tua ora"
Vuole provare il bungee jumping
La corda si spezza, ma lui sopravvive
Tragedia sfiorata per uno studente inglese: si schianta su una laguna a 130 chilometri orari e riesce a salvarsi
MILANO - Tragedia sfiorata per un turista in Thailandia: si lancia per provare il brivido del bungee jumping in un volo da 50 metri, il cavo elastico si spezza improvvisamente. L'uomo si schianta in acqua, ma sopravvive. Una scioccante sequenza filmata della vacanza sull'isola di Phuket: il protagonista è il giovane Rishi Baveja. Il 22enne studente britannico a Cambridge voleva festeggiare i buoni voti dell'università con un'impresa estrema e indimenticabile. Che ora, probabilmente, ricorderà per tutta la vita. Nel breve video si vede un collaboratore legare la fune e la imbracatura di sicurezza ai piedi del ragazzo che è stato portato in cima alla piattaforma del centro Jungle Bungy a Kathu. Sotto di lui c'è la superficie di una laguna. Poi, il lancio nel vuoto a testa in giù. E di colpo ecco verificarsi l'impensabile: la corda si spezza e il saltatore si schianta rovinosamente in acqua. A 130 chilometri orari. La sua fortuna: è riuscito a fare in modo che la forza dell'impatto si concentrasse sullo stomaco e che non cadesse con la testa. Questo gli ha salvato la vita.
RICOVERATO PER UN MESE - Come riporta il tabloid inglese Daily Mail, Rishi Baveja del West Yorkshire ha riportato ferite come quelle di un brutto incidente in auto. Lo studente è stato ricoverato per un mese in un ospedale di Bangkok, prima di poter fare ritorno a casa in Gran Bretagna e raccontare la drammatica avventura. I medici gli hanno dovuto asportare la milza. «I dottori hanno spalancato gli occhi quando gli ho illustrato cos'era accaduto, non credevano che avessi potuto sopravvivere a un simile incidente. Pure io non me ne capacito ancora vedendo il video che documenta la caduta. Sono stato davvero fortunato». Rishi Baveja non ha intenzione fare causa ai responsabili del bungee jumping - «per le poche probabilità che ho di vincere», ha detto al giornale. Il salto è costato l'equivalente di circa 55 euro. La pagina web della struttura Jungle Bungy spiega che «nel centro non ci sono stati incidenti dal 14 giugno 1992». «Dopo più di 140mila salti è il primo da 17 anni» ha spiegato il proprietario Terry Pearce. Lo studente è tuttora in via di guarigione e pensa già alla prossima emozione: «Appena torno in forma vorrei provare con lo skydiving».

Come posso fare quello che non posso fare? disse. Non era una domanda retorica. Era una dichiarazione su se stessa, una dichiarazione di infelicità. Come diavolo posso fare quello che non posso fare? Poi, nascondendo la faccia nel mio petto, all'improvviso crollò e scoppiò a piangere. PAUL AUSTER, Il libro delle illusioni
lunedì, ottobre 19, 2009
Stasse cinema
[...]L'intelligenza non avrà mai peso, mai
nel giudizio di questa pubblica opinione.
Neppure sul sangue dei lager, tu otterrai
da uno dei milioni d'anime della nostra nazione,
un giudizio netto, interamente indignato:
irreale è ogni idea, irreale ogni passione,
di questo popolo ormai dissociato
da secoli, la cui soave saggezza
gli serve a vivere, non l'ha mai liberato.
Mostrare la mia faccia, la mia magrezza -
alzare la mia sola puerile voce -
non ha più senso: la viltà avvezza
a vedere morire nel modo più atroce
gli altri, nella più strana indifferenza.
Io muoio, ed anche questo mi nuoce.
[...]
PIER PAOLO PASOLINI
(Da: "La Guinea", Poesia in forma di rosa, in "Bestemmia", volume primo, Garzanti, Milano 1993)
domenica, ottobre 18, 2009
Torna il cemento sulle coste sarde
CAGLIARI - Via libera a nuove colate di cemento sui litorali sardi. Sotto attacco la fascia di 300 metri dal mare. Almeno per possibili ampliamenti di alberghi, residence e strutture turistiche (sino al 25% delle volumetrie esistenti). Secondo il centrosinistra e gli ambientalisti, l'inversione di tendenza rappresenta un primo, durissimo colpo alla legge salvacoste varata nel 2004 dall'ex governatore Renato Soru. A dare il disco verde è stato il consiglio regionale. Il testo sull'edilizia, che in qualche misura comincia ad attuare il piano casa nazionale su scala isolana, è stato approvato ieri mattina: 39 i favorevoli, 20 i contrari, 1 astenuto. Ha votato sì l'intero schieramento di centrodestra che sostiene il presidente, Ugo Cappellacci, a suo tempo fortemente voluto da Silvio Berlusconi come candidato alla guida della giunta sarda.
L'iter del provvedimento è stato contrassegnato da un forte scontro in aula tra maggioranza e opposizione. La minoranza ha presentato oltre 400 emendamenti contro quello che ha più volte chiamato "Progetto cemento". Il centrosinistra, che nella scorsa legislatura approvò il Piano paesaggistico sardo e confermò il vincolo dell'inedificabilità nei 300 metri dal mare, ha criticato pesantemente le deroghe. Gli aumenti di cubatura potranno riguardare solo fabbricati a uso residenziale. Ma senza sopraelevazioni. E a condizione che gli ampliamenti migliorino la qualità architettonica dell'immobile, secondo quanto vagliato da una Commissione regionale ad hoc istituita con l'articolo 7 del provvedimento.
Sul patrimonio delle costruzioni in aree urbane gli indici massimi di edificabilità potranno essere superati fino al 20%. Ma solamente nel caso di fabbricati per uso residenziale uni-bifamiliare. Con una premialità fino al 30% di fronte a miglioramenti per il risparmio energetico. Gli incrementi potranno interessare anche le zone agricole. Per i centri storici dell'isola saranno invece subordinati a delibera da parte dei consigli comunali. Previsto infine il recupero a fini abitativi di sottotetti e seminterrati, tranne in aree a rischio idrogeologico.
"Profonda soddisfazione" viene espressa dal capogruppo del Pdl, Mario Diana. Mentre secondo Ance e Confindustria sarde è "un'opportunità per la ripresa dell'economia dell'isola". "È iniziata l'operazione verità: che la nostra legge sia un Piano cemento è una menzogna, semmai i cementificatori erano gli esponenti della precedente giunta": così Ugo Cappellacci, che ieri sera ha rimandato al mittente le accuse di "deregulation selvaggia". "È una legge semplicemente vergognosa - ha invece commentato senza mezzi termini l'ecologista Stefano Deliperi, presidente sardo del Gruppo d'intervento giuridico - Riapre le coste al cemento selvaggio. Minaccia l'ambiente. Crea pericoli in zone dove già si sono verificate calamità "innaturali". Come a Capoterra, vicino a Cagliari, quando sono morte sei persone e ci sono stati danni per decine di milioni. Presenteremo perciò ricorso: le nuove disposizioni hanno profili d'incostituzionalità perché violano il codice del paesaggio". PIERGIORGIO PINNA
sabato, ottobre 17, 2009
venerdì, ottobre 16, 2009
Io, la mia scorta e il mio senso di solitudine
"LO VEDI, stanno iniziando ad abbandonarci. Lo sapevo". Così il mio caposcorta mi ha salutato ieri mattina. Il dolore per la protezione che cercano di farmi pesare, di farci pesare, era inevitabile. La sensazione di solitudine dei sette uomini che da tre anni mi proteggono mi ha commosso. Dopo le dichiarazioni del capo della mobile di Napoli che gettano discredito sul loro sacrificio, che mettono in dubbio le indagini della Dda di Napoli e dei Carabinieri, la sensazione che nella lotta ai clan si sia prodotta una frattura è forte.
Non credo sia salutare spaccare in due o in più parti un fronte che dovrebbe mostrarsi, e soprattutto sentirsi, coeso. Società civile, forze dell'ordine, magistratura. Ognuno con i suoi ruoli e compiti. Ma uniti. Purtroppo riscontro che non è così. So bene che non è lo Stato nel suo complesso, né le figure istituzionali che stanno al suo vertice a voler far mancare tale impegno unitario. Sono grato a chi mi ha difeso in questi anni: all'arma dei Carabinieri che in questi giorni ha mantenuto il silenzio per rispetto istituzionale ma mi ha fatto sentire un calore enorme dicendomi "noi ci saremo sempre".
Mi ha difeso l'Antimafia napoletana attraverso le dichiarazioni dei pm Federico Cafiero De Raho, Franco Roberti, Raffaele Cantone. Mi ha difeso il capo della Polizia Antonio Manganelli con le sue rassicurazioni e la netta smentita di ciò che era stato detto da un funzionario. Mi ha difeso il mio giornale. Mi hanno difeso i miei lettori.
Ma uno sgretolamento di questa compattezza è malgrado tutto avvenuto e un grande quotidiano se ne è fatto portavoce. Ciò che dico e scrivo è il risultato spesso di diversi soggetti, di cui le mie parole si fanno portavoce. Ma si cerca di rompere questa nostra alleanza, insinuando "tanti lavorano nell'ombra senza riconoscimento mentre tu invece...". Chi fa questo discorso ha un unico scopo, cercare di isolare, di interrompere il rapporto che ha permesso in questi anni di portare alla ribalta nazionale e internazionale molte inchieste e realtà costrette solo alla cronaca locale.
Sento di essere antipatico ad una parte di Napoli e ad una parte del Paese, per ciò che dico per come lo dico per lo spazio mediatico che cerco di ottenere. Sono fiero di essere antipatico a questa parte di campani, a questa parte di italiani e a molta parte dei loro politici di riferimento. Sono fiero di star antipatico a chi in questi giorni ha chiamato le radio, ha scritto sui social forum "finalmente qualcuno che sputa su questo buffone". Sono fiero di star antipatico a queste persone, sono fiero di sentire in loro bruciare lo stomaco quando mi vedono e ascoltano, quando si sentono messi in ombra. Non cercherò mai i loro favori, né la loro approvazione. Sono sempre stato fiero di essere antipatico a chi dice che la lotta alla criminalità è una storia che riguarda solo pochi gendarmi e qualche giudice, spesso lasciandoli soli.
Sono sempre stato fiero di essere antipatico a quella Napoli che si nasconde dietro i musei, i quadri, la musica in piazza, per far precipitare il decantato rinascimento napoletano in un medioevo napoletano saturo di monnezza e in mano alle imprenditorie criminali più spietate. Sono sempre stato antipatico a quella parte di Napoli che vota politici corrotti fingendo di credere che siano innocui simpaticoni che parlano in dialetto. Sono sempre stato fiero di risultare antipatico a chi dice: "Si uccidono tra di loro", perché contiamo troppe vittime innocenti per poter continuare a ripetere questa vuota cantilena.
Perché così permettiamo all'Italia e al resto del mondo di chiamarci razzisti e vigliacchi se non prestiamo soccorso a chi tragicamente intercetta proiettili non destinati a lui. Come è accaduto a Petru Birladeanu, il musicista ucciso il 26 maggio scorso nella stazione della metropolitana di Montesanto che non è stato soccorso non per vigliaccheria, ma per paura.
Sono sempre stato fiero di risultare antipatico a chi mal sopporta che vada in televisione o sulle copertine dei giornali, perché ho l'ambizione di credere che le mie parole possano cambiare le cose se arrivano a molti.
E serve l'attenzione per aggregare persone. Sarò sempre fiero di avere questo genere di avversari. I più disparati, uniti però dal desiderio che nulla cambi, che chi alza la testa e la voce resti isolato e venga spazzato via com'è successo già troppe volte. Che chi "opera" sulle vicende legate alla criminalità organizzata e all'illegalità in generale, continui a farlo, ma in silenzio, concedendo giusto quell'attenzione momentanea che sappia sempre un po' di folklore. E se percorriamo a ritroso gli ultimi trent'anni del nostro Paese, come non ricordare che Peppino Impastato, Giuseppe Fava e Giancarlo Siani - esposti molto più di me e che prima di me hanno detto verità ora alla portata di tutti - hanno pagato con la vita la loro solitudine. E la volontà di volerli ridurre, in vita, al silenzio.
Sono sempre stato fiero, invece, di essere stato vicino a un'altra parte di Napoli e del Sud. Quella che in questi anni ha approfittato della notorietà di qualcuno emerso dalle sue fila per dar voce al proprio malessere, al proprio impegno, alle proprie speranze. Molti di loro mi hanno accolto con diffidenza, una diffidenza che a volte ha lasciato il posto a stima, altre a critiche, ma leali e costruttive. Sono fiero che a starmi vicino siano stati i padri gesuiti che mi hanno accolto, le associazioni che operano sul territorio con cui abbiamo fatto fronte comune e tante, tantissime persone singole.
Sono fiero che a starmi vicino sia soprattutto chi, ferocemente deluso dal quindicennio bassoliniano, cerca risposte altrove, sapendo che dalla politica campana di entrambe le parti c'è poco da aspettarsi. Sono sempre stato fiero che vicino a me ci siano tutti quei campani che non ne possono più di morire di cancro e vedere che a governare siano arrivati politici che negli anni hanno sempre spartito i propri affari con le cosche. Facendo, loro sì, soldi e carriera con i rifiuti e col cemento, creando intorno a sé un consenso acquistato con biglietti da cento euro.
È stato doloroso vedere infrangersi un fronte unico, costruito in questi anni di costante impegno, che aveva permesso di mantenere alta l'attenzione sui fatti di camorra. È stato sconcertante vedere persone del tutto estranee alla mia vicenda esprimere giudizi sulla legittimità della mia scorta. La protezione si basa su notizie note e riservate che, deontologia vuole, non vengano rese pubbliche. Sono stato costretto a mostrare le ferite, a chiedere a chi ha indagato di poter rendere pubblico un documento in cui si parla esplicitamente di "condanna a morte". Cose che a un uomo non dovrebbero mai essere chieste.
Ho dovuto esibire le prove dell'inferno in cui vivo. Ho esibito, come richiesto, la giusta causa delle minacce. Sento profondamente incattivito il territorio, incarognito. Gli uni con gli altri pronti a ringhiarsi dietro le spalle. Molti hanno iniziato a esprimere la propria opinione non conoscendo fatti, non sapendo nulla. Vomitando bile, opinioni qualcuno addirittura ha detto "c'è una sentenza del Tribunale che si è espressa contro la scorta". I tribunali non decidono delle scorte, perché tante bugie, idiozie, falsità? Addirittura i sondaggi online che chiedevano se era giusto o meno darmi la scorta.
Quanto piacere hanno avuto i camorristi, il loro mondo, lì ad osservare questo sputare ognuno nel bicchiere dell'altro? Dal momento in cui mi è stata assegnata una protezione, della mia vita ha legittimamente e letteralmente deciso lo Stato Italiano. Non in mio nome, ma nel nome proprio: per difendere se stesso e i suoi principi fondamentali. Tutte le persone che lavorano con la parola e sono scortate in Italia, sono protette per difendere un principio costituzionale: la libertà di parola. Lo Stato impone la difesa a chi lotta quotidianamente in strada contro le organizzazioni criminali. Lo Stato impone la difesa a magistrati perché possano svolgere il loro lavoro sapendo che la loro incolumità fa una grande differenza.
Lo Stato impone la difesa a chi fa inchieste, a chi scrive, a chi racconta perché non può permettere che le organizzazioni criminali facciano censura. In questi anni, attaccarmi come diffamatore della mia terra, cercare di espormi sempre di più parlando della mia sicurezza, è un colpo inferto non a me, ma allo stato di salute della nostra democrazia e a tutte le persone che vivono la mia condizione. Sento questo odio silenzioso che monta intorno a me crea consenso in molte parti
Sta cercando il consenso di certa classe dirigente del Sud che con il solito cinismo bilioso considera qualunque tentativo di voler rendere se non migliore, almeno consapevole la propria terra, una strategia per fare soldi o carriera.
Ma mi viene chiesta anche l'adesione a un "codice deontologico", come ha detto il capo della Mobile di Napoli, il rispetto delle regole. Quali regole? Io non sono un poliziotto, né un carabiniere, né un magistrato. Le mie parole raccontano, non vogliono arrestare, semmai sognano di trasformare. E non avrò mai "bon ton" nei confronti delle organizzazioni criminali, non accetterò mai la vecchia logica del gioco delle parti fra guardie e ladri. I camorristi sanno che alcuni di loro verranno arrestati, le forze dell'ordine sanno in che modo gestire gli arresti che devono fare.
Lo hanno sempre detto a me, ora sono io a ribadirlo: a ognuno il suo ruolo. La battaglia che porto avanti come scrittore è un'altra. È fondata sul cambiamento culturale della percezione del fenomeno, non nel rubricarlo in qualche casellario giudiziario o considerarlo principalmente un problema di ordine pubblico.
Continuare a vivere in una situazione così è difficile, ma diviene impossibile se iniziano a frapporsi persone che tentano di indebolire ciò che sino a ieri era un'alleanza importante, giusta e necessaria. So che è molto difficile vivere la realtà campana, ma c'è qualcuno che ci riesce con tranquillità. Io non ho mai avuto detenuti che mi salutassero dalle celle, né me ne sarei mai vantato, anzi, pur facendo lo scrittore, ho ricevuto solo insulti. Qualcuno dice a Napoli che è riuscito a fare il poliziotto riuscendo a passeggiare liberamente con moglie e figli senza conseguenze. Buon per lui che ci sia riuscito. Io non sono riuscito a fare lo scrittore riuscendo a passeggiare liberamente con la mia famiglia. Un giorno ci riuscirò lo giuro.
© 2009 Roberto Saviano. Published by arrangement
with Roberto Santachiara Literary Agency
Sob sob...
"Barbie ha le caviglie grosse"
e lo stilista scatena la polemica
Il "maestro delle scarpe" Louboutin disegna una collezione per la bambola
e la Mattel è costretta ad assottigliare la silhouette: "Collo del piede troppo robusto"
giovedì, ottobre 15, 2009
mercoledì, ottobre 14, 2009
Aiutatemi a Capire...
ABRUZZO
Lettera agli aquilani dopo sei mesi.
Oggi è il sei ottobre 2009. Sei mesi dal sei aprile. Sei mesi, che sono un soffio e un’eternità insieme.
Un soffio, per chi prepara progetti e li mette in atto, scontrandosi con la realtà dei “tempi tecnici”
necessari per fare qualsiasi cosa. Un’eternità, per chi aspetta una normalità che sembra non arrivare
mai, costretto a una vita da rifugiato anche se ha scelto di vivere a pochi metri da casa, obbligato a
far passare il tempo senza avere il comando dei propri giorni per decidere come viverli.
Come capita sempre nella vita, a distruggere basta un attimo, per costruire serve tempo. Una città,
un territorio sono come una famiglia, un’impresa, una qualsiasi altra realizzazione sociale
dell’uomo. Quando l’amore non è coltivato ogni giorno, quando si lavora oggi senza pensare a
domani, quando si sta insieme per motivazioni che un giorno erano chiare, ma sulle quali non si è
avuto la prudenza di lavorare, qualsiasi crisi può sfasciare tutto quello che abbiamo costruito, su cui
abbiamo scommesso, che abbiamo considerato un bene acquisito una volta per sempre. Le famiglie
si dividono, le imprese falliscono. Comincia, inevitabile, una stagione di ripensamenti, spesso di
accuse agli altri perché non ci hanno capito, non hanno riconosciuto le nostre ragioni, hanno
mandato a rotoli i nostri progetti.
Chi resta da solo e senza risorse, chi si ritrova dall’oggi al domani senza lavoro, chi si accorge che il
racconto delle proprie esperienze di dramma, col loro strascico di paure e incubi notturni, ottiene
un’attenzione sempre minore, distratta, svogliata: sono queste le sole persone che possono capire
cosa sono sei mesi nella vita di chi se l’è vista distrutta.
Il terremoto, la distruzione: nulla è più come prima, niente lo sarà mai più. Il terremoto parte dalla
terra e arriva dentro ciascuno, dentro le famiglie, le comunità, le città, si installa come un ospite non
voluto che è impossibile allontanare.
Una presenza che cambia peso e intensità col passare dei giorni. I primi sono quelli del lutto, dei
soccorsi, dei senzatetto da mettere al riparo. Poi ci sono quelli della solidarietà, tra chi è venuto ad
aiutare e chi ha trovato rifugio, dell’accoglienza, della voglia di far festa per ogni piccolo segno di
vita buona, come una scuola che riapre o la nascita di un bimbo che diventa simbolo di speranza per
tutti. Poi ci sono i giorni duri del tempo che rallenta, delle televisioni che non hanno più inviati,
della routine dei campi che si vive con il fastidio crescente di essere come separati, da quei teli blu,
dal resto del mondo e dal proprio futuro. Adesso è il periodo del tempo che non passa, perché ogni
entusiasmo si è raffreddato, e ogni attesa provoca dolore, perché, costretti dalle cose ad essere
realisti, a guardare in faccia la realtà per com’è, arriviamo a non sopportarla più.
Anche i fatti positivi che pure accadono intorno a noi sono condivisi con riserva, se riguardano altri
e non il proprio futuro. Sono centinaia, dopo sei mesi, le famiglie che abitano case nuove e
confortevoli. Sono migliaia i ragazzi che hanno ripreso la scuola spesso in strutture realizzate a
tempo di record. Sono sempre meno coloro che ancora non hanno trovato una sistemazione buona
almeno per l’inverno. In sei mesi l’Italia intera ha partecipato a realizzare, all’Aquila, strutture che
in occasione di altri terremoti non si sono mai viste o hanno richiesto anni per essere completate. La
Protezione Civile e tutte le sue componenti e strutture operative, decine e decine di imprese al
lavoro, hanno trasformato L’Aquila e i Comuni del cratere in un cantiere aperto giorno e notte per
dare casa e servizi a un’intera città disastrata.
I primi risultati si vedono, sono concreti, sono reali, ma la realtà, che pure registra record assoluti di
tempestività ed efficienza, sembra sempre in ritardo rispetto al tempo della nostra impazienza, della
stanchezza che arriva alle ossa perché abbiamo bisogno di un’aria diversa per respirare, senza
misurarci ogni istante col tempo che, a seconda dei casi e dei ruoli, si traveste da soffio o diventa
eterno sulla nostra pelle.
Scrivo queste cose, a sei mesi dalla catastrofe, perché non mi sento ma sono aquilano, non mi sento
ma sono terremotato, perché vivo da quel giorno gli stati d’animo, le ansie e anche le speranze di
chi vive qui, nelle condizioni che il sisma del 6 aprile ha disegnato. Chi lavora con me da sei mesi,
impegnato ogni giorno per rimediare ai guasti del terremoto, vive questa contraddizione di sentire
che il tempo, i giorni, sono sempre troppo pochi e troppo lunghi, troppo pochi per arrivare a tutto,
troppo lunghi perché non si vede bene la fine del tunnel della precarietà nel quale nessuno, lo
abbiamo giurato a noi stessi, deve restare intrappolato.
Non siamo terremotati perché il sisma ci ha colpito ma perché abbiamo scelto di esserlo con gli
aquilani, siamo venuti da fuori e siamo rimasti, con l’idea forse banale e semplicistica che stava a
noi per primi non andarcene, restare e lavorare senza risparmio di energie per dire coi fatti ai
cittadini dell’Aquila che non erano soli, che lo Stato c’era e c’è, che il terremoto non ha lasciato
nessuno senza percorsi possibili verso un futuro vivibile.
Sono andato via dall’Aquila solo quando la tragedia, il disastro, hanno colpito altre parti d’Italia, a
Viareggio, a Messina in queste ultime ore. Viaggi da una catastrofe ad altre, da un dolore che
conosco ad altre sofferenze e altre amarezze. Per questo non ho bisogno di leggere i giornali, di
ascoltare dichiarazioni, di scorrere reportage, di prender parte al gioco inutile delle polemiche per
sapere che il nostro compito in Abruzzo non è ancora finito, che dobbiamo mettere in conto ancora
giorni e giorni passati lavorando senza badare alla fatica, spendendoci per limare un po’di tempo
all’eternità di chi aspetta e far stare più cose nel soffio di ogni giorno a nostra disposizione.
Chiedo al tempo, in questo giorno, di non impedirci di vedere ciò che abbiamo fatto e di gioirne,
insieme a quanti per primi sono arrivati a godere dei risultati dell’enorme sforzo che ogni giorno si
compie in queste terre.
Chiedo al tempo che ci conceda una sua piega, per ricordare quanta strada abbiamo fatto in sei
mesi, dai primi soccorsi alle esequie delle vittime, dalla visita del Papa alle decisioni del Governo
per far fronte all’emergenza, dal G8 ai piani per le nuove costruzioni, dalle prime case finite a
quelle che stanno sorgendo, dai giorni della mobilitazione solidale degli italiani fino all’oggi, che
vede ancora migliaia di persone al lavoro, che hanno stabilito con l’Abruzzo e la sua gente un
rapporto destinato a durare.
Chiedo al tempo, infine, di lasciarci vedere il termine dell’attesa. Abbiamo tutti fame di pace, di
cose finite, di impegni assolti. Abbiamo tutti fame di un buon futuro possibile e concreto, da usare
con un po’ di libertà. Lo so e lo sento, condivido, resto qui a condividere con quanti ancora devono
pazientare.
Il giorno in cui daremo una casa all’ultima famiglia che l’aspetta, potremo di nuovo imparare a
vivere il tempo nella sua semplicità, considerandolo nostro amico. Resto qui con voi, perché so che
quel giorno è vicino e credo in coscienza di aver conquistato il diritto e l’onore di viverlo insieme a
voi.
Guido Bertolaso
qui ci sono le informazioni della protezione civile sull'andamento dei lavori. http://www.protezionecivile.it/cms/view.php?dir_pk=395&cms_pk=16016
martedì, ottobre 13, 2009
lunedì, ottobre 12, 2009
Il Lodo deposto
Omaggio alle neo-mamme
domenica, ottobre 11, 2009
Le pubblicità più assurde di sempre
Pakistan International Airline pubblicizza nel 1979 voli diretti per New York
Pubblicità francese di salumi
Un avvertimento per a tutte le mogli che acquistano una marca di caffè differente dalla solita per il proprio marito.
«Sembra pulita, ma...».
Una pubblicità che promuove prodotti contro la sifilide.
Questa l'hanno fatta pensando al Vex
Gillette: «Comincia presto a raderti.»
«Soffiale nel viso e ti seguirà ovunque.»

e pure queste segnalate qualche anno fa dal Vex:
http://compagniaindie.blogspot.com/2006/10/pubblicit-censurate.html
La fantasia non manca di certo ai pubblicitari ;-)
venerdì, ottobre 09, 2009
Dopo il lodo, la piazza
[...]
"Conviene augurarsi che per una volta la vischiosità del potere in Italia rappresenti un freno alla guerra civile ideologica che Silvio Berlusconi ha già dichiarato. Sembrerà stravagante appellarsi all'anima andreottiana o dorotea della nostra società; ma quando la situazione si colora di drammaticità è naturale aggrapparsi a tutto, anche alla prudenza e alle cautele che in passato hanno impedito un cambiamento fruttuoso. Qui e ora, probabilmente, c'è soltanto da provare a salvare un paese."
E' NATA BEATRICE
giovedì, ottobre 08, 2009
Farewell Angelino
Bocciato il lodo Alfano. Ad Hammamet stanno già dando aria alle stanze.
Bocciato il lodo Alfano. Renzo Bossi è meno solo.
Bonaiuti: "Sentenza politica". Non è una sentenza, ma si porta avanti col lavoro.
"La Consulta è di sinistra, come i magistrati, la stampa e il Quirinale". Praticamente manca solo il Pd.
Il premier: "Queste cose mi caricano". Sapesse a noi!
Ghedini: "Sarà certamente riconosciuta l'estraneitá di Silvio Berlusconi da qualsiasi ipotesi di reato". Non è granché come piano B.
Berlusconi: "Vado avanti". Ma ora anche i processi, bello.
Facebook aiuta la legge...
Il Fisco a caccia di evasori. Via Facebook
Le news comunicate attraverso i social network possono aiutare gli esattori. Ma anche i topi di appartamento
WASHINGTON - Utenti di Facebook state in guardia soprattutto da voi stessi. Occhio a cosa scrivete. Chiacchierare sul web non è più tanto sicuro e tra un messaggio e un altro rischiate di fornire, senza volere, informazioni importanti sul vostro conto. Così, se non vi beccano i ladri, possono scovarvi gli ispettori del fisco. Dalla Gran Bretagna agli Stati Uniti, è sempre più difficile tutelare la riservatezza delle proprie conversazioni on-line e l'eccessiva circolazione involontaria dei fatti propri comincia a creare qualche problema.
TOPI DA FACEBOOK - Nel Regno Unito c'è il pericolo che i topi d'appartamento usino i dati forniti sul web dagli utenti stessi per organizzare al meglio i loro furti. Lo sostiene una compagnia assicurativa, la Legal & General, che per questo motivo potrebbe in futuro far pagare di più agli iscritti dei social network. Per la compagnia, infatti, Facebook è una miniera di informazioni sulle abitudini quotidiane dei suoi frequentatori. Ad esempio, dice quando uno è fuori casa per il week end o parte per le vacanze. A quel punto, ai ladri basta andare on-line per sapere quando colpire indisturbati.
FISCO TRA GLI «AMICI» - Stesso discorso per quanto riguarda il fisco: negli Stati Uniti, prima di chattare sui social network, è meglio regolare ogni pendenza con il fisco. Altrimenti si rischia grosso. Tra chi legge le vostre conversazioni on-line potrebbe esserci un agente delle tasse, in grado di rintracciare ogni vostra irregolarità fiscale seguendo semplicemente i dati che involontariamente fornite sul web. Sta capitando in diversi stati americani, come racconta oggi il Wall Street Journal. In Minnesota, ad esempio, le autorità sono state capaci di scovare un evasore di lungo corso leggendo su My Space che sarebbe tornato nella sua città d'origine a lavorare come agente immobiliare. L'evasore aveva scritto il nome del suo nuovo datore di lavoro, per cui è stato un gioco da ragazzi fare le verifiche del caso e beccare le sue malefatte fiscali. Più o meno la stessa storia in Nebraska, dove gli ispettori fiscali hanno recuperato 2.000 dollari da un Dj che, sempre su My Space, ha raccontato di aver lavorato a un mega party, ovviamente non pagando una lira di tasse su quanto aveva guadagnato.
EVASORI «GOOGOLATI» - Un'altra tecnica che sta dando ottimi risultati è dare la caccia ai potenziali evasori dando un occhio su Google: sempre in Nebraska un agente ha recuperato 30mila dollari non dichiarati trovando, grazie al motore di ricerca, il nome di un sospetto nulla tenente tra i maggiori dirigenti di un'azienda molto nota. Ovviamente la legge americana sulla privacy limita questo tipo di indagini sul web: gli ispettori fiscali - sottolinea il giornale - sono autorizzati a usare solo le informazioni on-line che sono disponibili a tutti, visibili al pubblico. Per questa ragione My Space offre maggiori possibilità investigative di Facebook. Per quanto riguarda quest'ultimo popolarissimo social network gli ispettori non sono autorizzati a diventare «amici» delle loro «vittime», usando false informazioni. Ma ciò non rappresenta una garanzia assoluta: come accade nel caso dei ladri, una volta che il fisco sospetta su casi di evasione e poi verifica che ci sono state irregolarità reali, sarà molto difficile per l'evasore contestare il modo con cui si sono acquisite le informazioni da cui sono partite le indagini.
per i pochi che ancora non lo sapessero: La Consulta ha bocciato il Lodo Alfano
La Corte Costituzionale nella seconda giornata di camera di consiglio ha dichiarato incostituzionale il Lodo. La decisione, secondo 'fonti qualificate' citate dall'agenzia Ansa, è stata presa a maggioranza. In altre parole, il verdetto ha segnato una spaccatura tra giudici costituzionali favorevoli e contrari allo scudo processuale previsto per il premier
La Consulta, secondo le prime informazioni, avrebbe demolito i punti essenziali del Lodo, giudicando violati gli articoli 3 (tutti i cittadini sono uguali davanti alla legge) e 138 della Carta fondamentale, secondo cui solo una legge di revisione costituzionale può modificare i principi fondamentali della Costituzione stessa.
ORE 18.33 - IL PERCHÉ DELLA BOCCIATURA
La Costituzione non ha mai previsto alcuna sospensione dei processi penali per chi rivesta cariche politiche, ma solo una procedura particolare per svolgere comunque i dibattimenti. Per raggiungere il risultato di sospendere tutti i processi penali a carico del premier, dunque, il Parlamento avrebbe dovuto modificare la Costituzione con un'apposita legge di revisione (articolo 138). Il Lodo Alfano, che invece è una legge ordinaria, dunque viola il principio fondamentale (articolo 3) secondo cui "tutti i cittadini sono uguali davanti alla legge". Compreso Berlusconi. Molto probabilmente è questo, in estrema sintesi, il percorso giuridico che ha portato la Corte Costituzionale alla bocciatura del Lodo Alfano, come si ricava dal dispositivo della decisione e dal breve comunicato esplicativo diffuso dalla stessa Consulta
ORE 18.50 - BERLUSCONI TORNA SOTTO PROCESSO A MILANO
La Corte Costituzionale, nel suo comunicato scritto, ha spiegato di aver accolto i ricorsi presentati dalle due sezioni del Tribunale di Milano. Di conseguenza, ora possono riprendere entrambi i dibattimenti che vedono Berlusconi imputato di varie accuse nate dalla stessa inchiesta del pm Fabio De Pasquale. Il primo processo riguarda le ipotesi di frode fiscale, falso in bilancio e reati collegati (come l'appropriazione indebita), per i presunti fondi neri per circa 280 milioni di euro accumulati su conti svizzeri controllati dall'imprenditore Berlusconi attraverso fittizie compravendite dei diritti di trasmettere film americani sulle sue televisioni. Il secondo processo riguarda l'accusa di corruzione giudiziaria del testimone David Mills, l'avvocato inglese che creò il sistema di società off-shore della Finivest, che è già stato condannato in primo grado a quattro anni e mezzo di reclusione. La corruzione di Mills fu scoperta proprio indagando sui diritti tv di Fininvest e Mediaset.
ORE 19.05 - RICORSO DEL GIP DI ROMA TECNICAMENTE INAMMISSIBILE, MA IL CASO RESTA APERTO
La Consulta ha comunicato tra l'altro di aver dichiarato inammissibile il ricorso contro il Lodo Alfano che era stato proposto dal gip di Roma, chiamato a decidere sull'accusa di 'tentata corruzione di senatori' attribuita a Berlusconi nel tentativo di far cadere il governo Prodi. Si tratta verosimilmente di una decisione solo tecnica dovuta a motivi procedurali. Anche questo procedimento, in altre parole, potrà proseguire, ma per la Corte, in questo caso, il Lodo Alfano era irrilevante. La legge ora cancellata, infatti, sospendeva solo i 'dibattimenti', vale a dire i processi già iniziati davanti a un tribunale, mentre il caso di Roma è ancora nella fase dell'udienza preliminare. La Procura di Roma aveva chiesto l'archiviazione e il problema si porrà solo se e quando il gip dovesse invece disporre il rinvio a giudizio di Berlusconi
ORE 19.45 - PROCESSO MILLS, BATTAGLIA IN VISTA
Il processo milanese che vede Berlusconi sotto accusa per la corruzione del testimone Mills potrebbe chiudersi in poche udienze, cavilli ed eccezioni permettendo. Quando è stato varato il Lodo Alfano, infatti, il processo era già arrivato alla fine dell'istruttoria dibattimentale: raccolte tutte le prove, restava solo da sentire una consulente di Berlusconi e pochi altri testi. Il collegio presieduto dal giudice Nicoletta Gandus ha poi condannato il solo Mills a quattro anni e mezzo, stralciando la posizione di Berlusconi, sospesa dal Lodo. Ora, dopo una prima udienza di rinvio tecnico davanti allo stesso giudice Gandus, il dibattimento contro Berlusconi dovrebbe ripartire davanti a un diverso collegio della stessa decima sezione del Tribunale di Milano. E qui, nel nuovo processo, la Procura potrà chiedere di convalidare tutte le prove ormai raccolte, perché gli avvocati di Berlusconi avevano già potuto contestarle nel precedente contraddittorio. I legali del premier però potranno ribattere con la richiesta di riesaminare gli stessi testimoni già sentiti e sfoderare nuove carte. I tempi del processo sono decisivi, perché il reato di corruzione giudiziaria cadrà in prescrizione nel corso del 2010, data-limite entro cui dovrebbe concludersi anche il terzo grado di giudizio in Cassazione.
ORE 19.50 - DIRITTI TV MEDIASET, BERLUSCONI GIÀ ALLA SBARRA
Nell'altro processo milanese che vede imputato Berlusconi, i giudici della prima sezione avevano sospeso l'intero dibattimento per effetto del Lodo Alfano. Di conseguenza, dopo il verdetto odierno della Corte Costituzionale, Silvio Berlusconi può tornare direttamente imputato insieme ad altri nove accusati per presunti fondi neri per 280 milioni di euro. Tra i coimputati di Berlusconi spicca l'arabo-americano Farouk Agrama detto 'Frank', il produttore e commerciante di film che si è visto sequestrare oltre 100 milioni di dollari dalle autorità svizzere. Il processo era stato sospeso dal Lodo Alfano quando il Tribunale, finita l'istruttoria, stava per passare agli interrogatori dei dieci imputati. A differenza dell'affare Mills, dunque, questo dibattimento potrà proseguire davanti allo stesso collegio dal punto in cui era arrivato. Anche in questo caso è prevedibile che la difesa di Berlusconi chiederà di riaprire l'istruttoria, mentre la Procura punterà a rispettare il principio di 'ragionevole durata del processo' per evitare la prescrizione dei reati, di cui il premier ha più volte beneficiato in passato (corruzione Mondadori, finanziamenti illeciti a Craxi, falsi in bilancio e fondi neri Fininvest/All Iberian).
Silvio Berlusconi ha così replicato alla bruciante sconfitta sul Lodo Alfano: "I processi che mi scaglieranno sul piatto sono autentiche farse: io sottrarrò qualche ora alla cura della cosa pubblica per andare là e sbugiardarli tutti". Indirettamente, il capo del governo è sembrato in questo modo escludere nuove trovate legislative per fermare i suoi processi. Anche se l'avvocato Gaetano Pecorella, nell'udienza in Corte Costituzionale, aveva ipotizzato un possibile Lodo-ter nel caso di bocciatura della legge Alfano.





















