martedì, agosto 07, 2007

Altro che Sfida...

RECORD IN GIAPPONE
Mangiatore di hot dog rischia la mandibola
Takeru Kobayashi ne mangiò 53 in 12 minuti, ma gli è stata diagnosticata una grave una artrite alla bocca. ha perso il titolo, ma vuole riprovarci

New York - Si chiama Takeru Kobayashi ma è conosciuto come "Tsunami". Fino a pochi giorni fa era il campione indiscusso di una specilità tutta americana. Lui, giapponese, era il recordman nel mangiare il maggior numero di hot-dog nel minor tempo possibile. Il suo record, stabilito lo scorso anno era di 53 hot dog e 3/4 mandati giù in 12 minuti. Ma durante l'allenamento in vista del "Nathan's Famous" di New York, la gara più famosa di questa specialità che Kobayashi aveva già vinto sei volte, una delle sue mascelle ha letteralmente smesso di funzionare. I medici gli hanno diagnostico una artrite alla mandibola. Come rivela un blog bene informato sulle bizzarrie dell'estremo oriente Kobayashi era al rientro alle competizioni dopo uno stop di qualche mese dovuto alla morte della madre e ci teneva a vincere la competizione per onorare la sua memoria. Per questo nonostante il dolore ha voluto continuare l'allenamento fino a che la mascella non ha ceduto del tutto: ora la sua carriera è in forte pericolo. E dopo il danno anche la beffa. Il suo rivale storico, Joey Chestnut, ha superato il primato di Kobayashi, ingurgitando in una recente gara 59 hot dog e mezzo in soli 12 minuti.
27 giugno 2007

beccatevi il video... è grande un quarto del negrone che ha accanto...

Stefano, mi sa che 'sto 2 tipi ci fanno un pippa... sono capaci di mangiarsi trippa&grandeabbuffata insieme in meno di 1 secondo...

lunedì, agosto 06, 2007

Napoli parte seconda

Ringrazio l’agenzia Ciccio-Corona per il servizio della scorsa settimana...
Ma vorrei ricordare che a Napoli c’era pure lui, il Ciccio siculo-campano!!!
Il quale ha scoperto che Napoli è una citta turistica con un sacco di posti da visitare
(grazie Touring!)


Il nostro super Ciccio si è riscoperto in una forma fisica smagliante, risalendo a grandi falcate la gradinata che porta ai Faraglioni!! (la tachicardia è un’invenzioni dei dietologi…)



Si è innamorato in media ventisette volte al giorno…
E ci ha provato persino con sua cugina!!!!



Ragazzi, la mini-vacanza è stata stupenda! Grazie cugini!!!
(Per non parlar dei nonni, e degli amici, e degli amici degli amici…)


Incazzatevi anche voi.....

L 'ALTRA CASTA
di Stefano Livadiotti


Fatturati miliardari. Bilanci segreti. Uno sterminato patrimonio immobiliare. E organici colossali, con migliaia di dipendenti pagati dallo Stato. I sindacati italiani sono una macchina di potere e di denaro. Temuta perfino dai partiti


Non trattiamo con la calcolatrice... Così, nei giorni scorsi, il grande capo della Cgil Guglielmo Epifani ha replicato a brutto muso alle pretese rigoriste di Tommaso Padoa-Schioppa sulla riforma delle pensioni. Il numero uno di corso d'Italia non è l'unico ad essere allergico ai moderni derivati del pallottoliere. Della stessa idiosincrasia fanno mostra i suoi pari grado di Cisl e Uil, Raffaele Bonanni e Luigi Angeletti, almeno quando si tratta di affrontare l'annosa questione dei conti dei sindacati, che continuano a promettere bilanci consolidati, tranne poi guardarsi bene dal metterli nero su bianco. Forse perché i numeri racconterebbero come le organizzazioni dei lavoratori, difendendo con le unghie e con i denti una serie di privilegi più o meno antichi, si siano trasformate in autentiche macchine da soldi. Con il benestare di un sistema politico giunto ai minimi della popolarità e spaventato dalla loro capacità di mobilitazione. Che a sua volta dipende proprio, in grandissima parte, da un formidabile potere economico alimentato a spese della collettività: se c'è un problema di costi della politica, allora il discorso vale anche per il sindacato. Se non di più.Quasi dieci anni fa, alla fine del 1998, un ingenuo deputato di Forza Italia, ex magistrato del lavoro, convinse 160 colleghi a firmare tutti insieme appassionatamente un provvedimento che obbligava i sindacati a fare chiarezza sui loro conti. Dev'essere che nessuno gli aveva ricordato come solo pochi anni prima, nel 1990, Cgil, Cisl e Uil fossero state capaci di ottenere dal parlamento una legge che concede loro addirittura la possibilità di licenziare i propri dipendenti senza rischiarne poi il reintegro, con buona pace dello Statuto dei lavoratori. Fatto sta che, puntuale, la controffensiva di Cgil, Cisl e Uil scattò dopo l'approvazione del primo articolo con soli quattro voti di scarto. "È antisindacale", tuonò con involontario umorismo l'ex capo cislino Sergio D'Antoni, oggi vice ministro per lo Sviluppo economico. Lesti i deputati del centro-sinistra azzopparono la legge, mettendosi di traverso alle sanzioni (tra i 50 e i 100 milioni) previste in caso di violazioni. Alla fine la proposta di legge è rimasta tale, così come tutte quelle presentate in seguito, anche in questa legislatura. "È il sindacato che detta tempi e modalità", titolava del resto nei giorni scorsi il confindustriale 'Sole 24 Ore', all'indomani dell'accordo sullo scalone pensionistico.
Il risultato è che i bilanci dei sindacati, quelli veri, non sono mai usciti dai cassetti dei loro segretari. "Il giro d'affari di Cgil, Cisl e Uil ammonta a 3 mila e 500 miliardi di vecchie lire", sparò nell'ottobre del 2002 il radicale Daniele Capezzone, "e il nostro è un calcolo al ribasso". Non ci deve essere andato molto lontano, se è vero che oggi Lodovico Sgritta, amministratore della Cgil, si limita a non confermare che il fatturato consolidato di corso d'Italia abbia raggiunto il tetto del miliardo di euro. E ancora: se è vero che quello del sistema Uil, non paragonabile per dimensioni, metteva insieme 116 milioni già nel 2004, esclusi Caf, patronati e quant'altro. Fare i conti in tasca alle organizzazioni sindacali, che hanno ormai raggiunto un organico-monstre dell'ordine dei 20 mila dipendenti, è difficile, anche perchè le loro fonti di guadagno sono le più disparate. Ma ecco quali sono i principali meccanismi di finanziamento. E le cifre in ballo.Il sostituto d'incassoLa maggiore risorsa economica di Cgil, Cisl e Uil ("I tre porcellini", come ama chiamarli in privato il vice premier Massimo D'Alema) sono le quote pagate ogni anno dagli iscritti: in media l'1 per cento della paga-base; di meno per i pensionati, che danno un contributo intorno ai 30-40 euro all'anno. Un esperto della materia come Giuliano Cazzola, già sindacalista di lungo corso della Cgil ed ex presidente dei sindaci dell'Inps, parla di almeno un miliardo l'anno. Secondo quanto risulta a 'L'espresso', il solo sistema Cgil ha incassato nel 2006 qualcosa come 331 milioni. Una bella cifra, per la quale il sindacato non deve fare neanche la fatica dell'esattore: se ne incaricano altri; gratuitamente s'intende. Nel caso dei lavoratori in attività, a versargli i soldi ci pensano infatti le aziende, che li trattengono dalle buste paga dei dipendenti. Per i pensionati provvedono invece gli enti di previdenza: solo l'Inps nel 2006 ha girato 110 milioni alla Cgil, 70 alla Cisl e 18 alla Uil. Nel 1995 Marco Pannella tentò di rompere le uova nel paniere al sindacato, promuovendo un referendum che aboliva la trattenuta automatica dalla busta paga (introdotta nel 1970 con lo Statuto dei lavoratori). Gli italiani votarono a favore. Ma il meccanismo è tuttora vivo e vegeto: salvato, in base a un accordo tra le parti, nei contratti collettivi. Le aziende, che pure subiscono dei costi, non sono volute arrivare allo scontro. E lo stesso ha fatto il governo di Romano Prodi quando, più di recente, Forza Italia ha presentato un emendamento al decreto Bersani che avrebbe messo in crisi le casse sindacali. In pratica, la delega con cui il pensionato autorizza l'ente previdenziale a effettuare la trattenuta sulla pensione, che oggi è di fatto a vita, avrebbe avuto bisogno di un periodico rinnovo. Apriti cielo: capi e capetti di Cgil, Cisl e Uil hanno fatto la faccia feroce. Il governo, a scanso di guai, ha dato parere contrario. E l'emendamento è colato a picco.
Da sinistra: Guglielmo Epifani (Cgil), Luigi Angeletti (Cisl), Romano Prodi e Raffaele Bonanni (Cisl)Lo strapotere dei CafI Centri di assistenza fiscale rappresentano per i sindacati un formidabile business. Per le dichiarazioni dei redditi dei pensionati vengono pagati dagli enti previdenziali. Solo l'Inps per il 2006 verserà ai 74 caf convenzionati 120 milioni. A fare la parte del leone saranno le strutture di Cgil, Cisl e Uil, che insieme totalizzeranno circa 90 milioni. Non basta. Per i lavoratori in attività i Caf incasseranno dal Fisco 15,7 euro per ognuna delle 12.261.701 dichiarazioni inviate agli uffici nel 2006. Il ministero sborserà dunque 186 milioni e spicci. Anche in questo caso, secondo i conti che 'L'espresso' ha potuto esaminare, la fetta più grande della torta andrà a Cgil (38 milioni, 195 e 177 euro), Cisl (30 milioni, 763 mila e 485) e Uil (12 milioni, 78 mila e 793 euro). Un piatto ricco, considerando che i Caf ricevono inoltre, come contribuzione volontaria, una media di 25 euro dalle tasche dei contribuenti aiutati nella compilazione del 730 (per un totale di 175 milioni, secondo Cazzola) e mettono insieme un'altra cinquantina di milioni per il calcolo di Ise e Isee (i redditometri per le famiglie che chiedono prestazioni sociali). Considerando le cifre in ballo, i sindacati hanno fatto fuoco e fiamme pur di tenersi ben stretto il giocattolo. Nel 2005, sotto l'incalzare della Corte di Giustizia europea, convinta che il monopolio dei Caf rappresentasse una violazione ai trattati comunitari, il governo di Silvio Berlusconi aveva aperto la porta a commercialisti, ragionieri e consulenti del lavoro. Una manovra talmente timida che la Commissione europea ha inviato all'Italia una seconda lettera di messa in mora. Sull'argomento gli uomini di Bruxelles hanno preteso e ottenuto, ancora nel gennaio scorso, un vertice a palazzo Chigi. Concluso, naturalmente, con un niente di fatto.Intoccabili patronatiSe il monopolio dei Caf è sotto assedio, resiste saldo quello dei patronati, le strutture (quelle convenzionate con l'Inps sono 25) che assistono i cittadini nelle pratiche previdenziali (ma anche, per esempio, per la cassa integrazione e i sussidi di disoccupazione): una rete capillare, dall'Africa al Nordamerica passando per l'Australia, che alcuni sospettano abbia un ruolo non indifferente anche nell'indirizzare il voto degli italiani all'estero. Nel 2000 i radicali hanno lanciato l'ennesimo referendum abrogativo, ma si sono visti chiudere la porta in faccia dalla Consulta. Più di recente Forza Italia ha cercato, con un emendamento al decreto Bersani, di liberalizzare il settore. Se l'armata berlusconiana non fosse stata respinta con perdite, per il sindacato sarebbe stato un colpo mortale. I patronati, infatti, sono fondamentali per il reclutamento di nuovi iscritti tra i pensionati, che quando vanno a ritirare i moduli si vedono sottoporre la delega per le trattenute: "Con i patronati e gli altri servizi nel 2005 la Cgil ha raggranellato 450 mila nuove iscrizioni", sostiene Cazzola. Non bastasse, i patronati assicurano un gettito che non è proprio da buttare via: in pratica si dividono (in base al lavoro svolto) lo 0,226 del totale dei contributi sociali riscossi dagli enti previdenziali. A lungo questa cifra è stata calcolata solo sui contributi dei pensionati privati, per l'ottimo motivo che a quelli pubblici le scartoffie per l'assegno le ha sempre curate l'amministrazione (e proprio per questo motivo pochi di loro sono iscritti al sindacato). Poi, però, nel 2000, per gentile concessione del parlamento (con un voto a larghissima maggioranza) nel monte-contributi sono stati fatti confluire anche quelli dei lavoratori statali. E la cifra ha iniziato a lievitare: 314 milioni nel 2004, 341 nel 2005, 349 nel 2006. Solo l'Inps nel 2006 ha speso per i patronati (che ora, per arrotondare, si occupano anche del rinnovo dei permessi per gli immigrati) 248 milioni, 914 mila e 211 euro. Alla fine, secondo quanto risulta a 'L'espresso', l'Inca-Cgil ha incassato 82 milioni e 250 mila euro, l'Inas-Cisl 66 milioni e 150 mila euro e l'Ital-Uil 26 milioni e 600 mila euro.Forza lavoro gratuitaÈ quella distaccata presso il sindacato dalla pubblica amministrazione, che continua graziosamente a pagarle lo stipendio. Compresi, e vai a capire perché, i premi di produttività e i buoni pasto. Oggi i dipendenti statali dati in omaggio al sindacato sono 3.077 e costano al contribuente (Irap e oneri sociali compresi) 116 milioni di euro. Ai quali vanno sommati 9,2 milioni per 420 mila ore di permessi retribuiti. Di regalo in regalo, per i dipendenti che utilizza in aspettativa, ai quali deve invece pagare lo stipendio, il sindacato usufruisce comunque di uno sconto: non paga i contributi sociali, che sono considerati figurativi e quindi a carico dell'intera collettività. Un privilegio che hanno perduto perfino le assemblee elettive (a partire dal parlamento). Ma i sindacati no.Business formazioneDall'Europa piove ogni anno sull'Italia circa un miliardo e mezzo di euro per il finanziamento della formazione professionale. In più ci sono i circa 700 milioni dell'ex fondo di rotazione, alimentato dallo 0,30 per cento del monte-contributi che le aziende versano agli enti previdenziali. Un tempo, non meno del 40-50 per cento di queste somme passava attraverso enti di emanazione sindacale, che non incassavano direttamente un euro ma gestivano comunque le assunzioni e la distribuzione degli incarichi. Oggi la concorrenza s'è fatta più dura. Ma i sindacati non mollano l'osso. Dieci dei 14 enti che si distribuiscono ogni anno circa la metà dei finanziamenti nazionali sono partecipati da Cgil, Cisl e Uil.Casa mia, casa miaL'assenza di bilanci consolidati non consente di far luce sull'immenso patrimonio immobiliare accumulato negli anni dai tre sindacati confederali, cui lo Stato a un certo punto ha pure regalato i beni delle corporazioni dell'epoca fascista. Fino a pochi anni fa i sindacati non potevano possedere direttamente gli immobili: li intestavano a società controllate. La legge che ha consentito loro il controllo diretto ha garantito anche un passaggio di proprietà al riparo dalle pretese del fisco. Oggi la Cgil dichiara di avere, sparse per tutto il Paese, qualcosa come 3 mila sedi, tutte di proprietà delle strutture territoriali o di categoria. "Non so stimare il valore di mercato di un patrimonio che non conosco ma", afferma l'amministratore della Cgil, "deve trattarsi di una cifra davvero impressionante". La Cisl dichiara addirittura 5 mila sedi, tra confederazione, federazioni nazionali e diramazioni territoriali (pensionati compresi), quasi tutte di proprietà. La Uil è l'unica che ha concentrato il grosso degli investimenti sul mattone in una società per azioni controllata al 100 per cento. Si chiama Labour Uil e ha in bilancio immobili per 35 milioni e 75 mila euro (a valore storico; quello di mercato è tre volte superiore), ma non, per esempio, la sede romana di via Lucullo, che lo stesso tesoriere nazionale Rocco Carannante stima tra i 70 e gli 80 milioni di euro.Il fatto certo, alla fine, è che Cgil, Cisl e Uil sono ricchi. Quanto, però, nessuno lo sa davvero. "Ci sono situazioni che talvolta non sono pienamente trasparenti", ha scolpito Epifani lo scorso 27 febbraio. E però si riferiva allo scandalo del calcio.
(02 agosto 2007)


Da L'Espresso

sabato, agosto 04, 2007

Rafting con bambole gonfiabili

La gara delle bambole gonfiabili

Il freddo deve aver dato alla testa a questo gruppetto che in Russia si è sfidato in una gara molto particolare. Un rafting sul fiume Vuoska a bordo non delle tradizionali canoe che si usano solitamente in questo sport estremo, ma a cavalcioni di bambole gonfiabili.
La particolare iniziativa si chiama “Bubble Baba Challenge” e a quanto si nota dalle immagini attira molti atleti pronti a galleggiare sul gelido fiume con la loro bambola gonfiabile.

La singolare competizione è un appuntamento fisso che si svolge nella cittadina di Losevo, un piccolo paesino a pochi chilometri di San Pietroburgo. Ogni anno atleti intraprendenti, con la loro bambola gonfiabile sotto braccio, sfidano le correnti del fiume Vuoska.
Non deve essere tanto facile: già per fare rafting ci vogliono forza e coraggio, figurarsi per affrontare un fiume con una bambola gonfiabile! Di sicuro si galleggia, però!
Unica regola: è vietato "intrattenersi" con la propria bambola durante la gara...


Ed ecco il video dell'evento...

e qui la galleria fotografica:
foto

venerdì, agosto 03, 2007

Top 50 degli insulti nello sport

La curiosa "top 50" delle più gravi ingiurie o battute mai pronunciate da atleti Tra gli italiani citati il Trap e, come vittima, Amoruso. Furoreggiano Alì e McEnroe
Times: l'insulto di Materazzi a Zidane è il peggiore nella storia dello sport

ROMA
- Per il Times non ci sono dubbi. Nella classifica online stilata dal quotidiano inglese sui peggiori insulti della storia dello sport, il gradino più alto del podio lo merita il difensore azzurro Marco Materazzi. Un giudizio a priori, "per qualunque cosa abbia detto alla sorella o alla madre di Zidane" nella finale della Coppa del Mondo del 2006.

"Nessuno è sicuro su quello che il difensore ha detto durante la finale ma, l'insulto di Materazzi infastidì Zidane a tal punto che questi gli rifilò una testata nel torace e poi venne espulso" ricorda il giornale britannico.
La classifica stilata dal Times vede, sul podio, anche un "vivace" scambio di battute tra giocatori di cricket, il lanciatore australiano Glenn McGrath, e Eddo Brandes, suo grande rivale dello Zimbabwe: "Perché sei così grasso?", "Perché ogni volta che mi faccio tua moglie, mi regala un biscotto".
Medaglia di bronzo per quello che Roy Keane presumibilmente disse a Mick McCarthy, l'allenatore dell'Irlanda che lo rispedì a casa durante la Coppa del Mondo del 2002.

I colori azzurri sono rappresentati anche dall'attuale allenatore del Salisburgo, Giovanni Trapattoni (18°) che rispose così a chi gli chiedeva, nel 2004, di una possibile convocazione di Paolo Di Canio in Nazionale: "Solamente se scoppia la peste bubbonica". Per il Trap un onorevole 18/o posto. Un altro calciatore italiano, Lorenzo Amoruso, fu invece oggetto di insulti. La sua opaca stagione ai Rangers, nel 2000, scatenò le pesanti critiche del leggendario coach Tommy Docherty: citando chi, ad inizio della sfortunata stagione, aveva accostato il difensore pugliese all'idolo scozzese Billy McNeill, disse "Non ricordo di averlo visto diventare m....".

Rimanendo nel pallone, da notare il 31° posto di uno scatenato George Best sulle qualità calcistiche di David Beckham: "Non sa calciare col piede sinistro, non sa colpire di testa, non è bravo nei tackle e non segna molto. A parte questo è ok". Lo Spice Boy, invece, è il protagonista dell'insulto numero 48. La frase di troppo, il classico "figlio di..." è rivolta, in spagnolo, a un guardialinee - Beckham vestiva ancora la maglia del Real Madrid. Per lui cartellino rosso. Beckham in seguito sostenne di non essersi "reso conto che quello che avevo detto era qualcosa di cattivo. In precedenza lo avevo sentito anche da alcuni miei compagni di squadra". Vista la pessima attitudine degli anglosassoni con le lingue a loro avviso "minori", c'è persino da credergli.

Scorrendo la classifica si trovano delle vere e proprie perle. Non poteva mancare ( John Mc Enroe22°), tanto talentuoso sul campo da tennis quanto indisciplinato. "Che problemi hai, a parte essere disoccupato, idiota e cretino?", disse il mancino statunitense a uno spettatore. Niente male nemmeno la battutaccia del comico Nick Hancock nei confronti di David Seaman dopo l'ennesima papera del portiere della nazionale inglese "Se suo padre avesse messo il preservativo quando l'ha concepito saremmo campioni del mondo".
Non manca il grande Mohammed Alì, con una battuta ai danni di Joe Frazier: anche il pugile più famoso della storia (che non a caso ha raccolto, tra i molti soprannomi, anche quello di "Labbro di Louisville") ne aveva per tutti, da Foreman a Norton.

Tra le più curiose (15a), il motto pubblicitario sulla maglietta del britannico Daley Thompson, a lungo dominatore incontrastato del Decathlon, atletica leggera - "E' gay il secondo atleta più forte del mondo?" - durante i Giochi olimpici del 1984 in riferimento alle voci che circolavano su Carl Lewis, per molti, ma evidentemente non per Daley, il più grande personaggio a calcare le piste negli anni '80. Tra le più perfide (13a), una Maria Sharapova ancora poco più che adolescente che, interpellata sulla possibilità di emulare le gesta della collega e connazionale Anna Kournikova, a quel tempo la pin-up del tennis, rispose: "No, io voglio vincere delle partite".

La presenza ricorrente dei tennisti in questa curiosa quanto soggettiva graduatoria, sembra proprio contraddire l'elegia dello sport dei "gesti bianchi": la palma del politically uncorrect va a Richard Krajicek (25o), olandese vincitore del torneo di Wimbledon nel 1996, che delle colleghe, e della storica querelle sui premi differenziati per sesso a Wimbledon (sanata solo quest'anno), disse: "L'ottanta per cento delle tenniste 'top 100' è rappresentato da maialine grasse che non meritano la parificazione dello stipendio''.

2 agosto 2007
da repubblica.it

alcune sono fantastiche!!! uahahahahaha

giovedì, agosto 02, 2007

Stella FOR PRESIDENT

Volete arrabbiarvi pure oggi???
E allora ecco fresco fresco di giornata l'articolo di Gian Antonio Stella



Le spese della politica. La Basilicata «lavora» solo 55 ore l'anno
Fannulloni, sprechi e rimborsi Il folle federalismo delle Regioni
In Piemonte e Sicilia gli stipendi più alti. La Toscana costa più dell'Emilia Bilancio-record in Sardegna.


Michele Iorio, presidente della Regione Molise (Prisma)Perché il presidente del consiglio regionale pugliese deve guadagnare quasi il triplo del suo collega umbro? E perché un consigliere marchigiano deve avere un pacchetto di diarie e rimborsi non tassato fino a tre volte più basso d'un pari grado piemontese?Ecco cosa ti viene in mente, a leggere i bilanci comparati delle venti regioni italiane. Ed ecco, accecante, la prova che la trasparenza è il cuore di ogni possibile riforma. Il punto di partenza essenziale per capire come l'autonomia, il federalismo, il principio sano della sussidiarietà siano stati interpretati da molte assemblee regionali come un invito insano: fate quello che vi pare. Ognuno per sé. Al punto che, in rapporto agli abitanti, il «parlamentino» valdostano costa oltre 22 volte più di quello lombardo.Tutti i dati, fino a ieri scomposti, scoordinati, difficili da mettere insieme se non a prezzo di tanta fatica e tanta pazienza, sono finalmente su Internet. A disposizione di tutti. Sul sito della Conferenza delle Regioni e delle Province autonome.Certo, a leggere i documenti non tutti sono stati puntuali nelle risposte alle sollecitazioni della presidenza. Mancano, per esempio, i dati delle sedute dell'assemblea, delle ore impiegate in aula o delle riunioni delle commissioni del Molise, della Calabria, della Campania. E molti altri ancora.Lo sforzo fatto dai consigli e coordinato da Alessandro Tesini, presidente del parlamento friulano-giuliano, fossero a maggioranza di sinistra o a maggioranza di destra, va però riconosciuto. er la prima volta i cittadini possono fare dei confronti. Calcolare. Capire.E arrabbiarsi, qua e là. Per quale dannatissima ragione, citiamo un caso, la pensione- base dei deputati regionali molisani, emiliani, liguri, veneti o marchigiani corrisponde al 65% dell'indennità parlamentare, quella dei pugliesi al 90% e quella dei siciliani o dei friulani al 100%? E proprio qui sta il rischio.Portati allo scoperto ed esposti finalmente al giudizio della gente, che potrebbe ricordarsene al momento del voto, alcuni potrebbero essere tentati di fare marcia indietro. E serrare il catenaccio tornando a rinchiudersi nel fortilizio di prima, avvolto dalle nebbie.Oddio, non che adesso sia tutto chiaro. L'obiettivo della massima trasparenza nei bilanci (quello siciliano ha sparpagliato in 7 posti diversi la stessa voce «acquisto di libri, riviste e giornali anche su supporto informatico» perché i 128 mila euro spesi non dessero nell'occhio) è ancora lontano. Basti dire che perfino due regioni vicine e politicamente gemelle come la Toscana e l'Emilia Romagna, pur rispondendo al proprio organismo di raccordo e non a cronisti impiccioni e sfaccendati, hanno presentato ciascuna i propri dati secondo i propri parametri, una comprendendo e l'altra no una voce fondamentale quale il costo del personale. Risultato: occorre tirare le somme per proprio conto per scoprire che, con mezzo milione di abitanti in meno, il «parlamento» fiorentino costa quasi 10 milioni di euro più di quello bolognese.Per non dire di quello siciliano che, coi suoi quasi 157 milioni di euro (messi a bilancio ma non inseriti tra i dati a disposizione sul sito internet di cui scriviamo) costa quanto le assemblee di Abruzzo, Basilicata, Emilia-Romagna, Liguria e Puglia messe insieme. Eppure è battuto, in rapporto alla popolazione, non solo dal consiglio della Sardegna (57 euro per abitante o addirittura di più se al combattivo sito isolano altravoce.net risulta nel 2007 una spesa complessiva non di 95 bensì di 102 milioni di euro) ma anche da quello trento-altoatesino. Dove, a sommare le assemblee provinciali e quella regionale (che di fatto coincidono) si sfiorano i 52 euro pro capite. Contro i 7,59 dell'assemblea lombarda, che come dicevamo è abissalmente meno costosa di quella valdostana la quale, pro capite, di euro ne pesa addirittura 169.Tema: hanno senso questi squilibri? C'entrano qualcosa con il diritto all'autonomia? C'è una ragione alla base dell'enorme differenza tra la mole di lavoro dell'aula piemontese, dove nel 2006 si sono tenute 97 sedute per un totale di 255 ore di lavoro parlamentare e quella dell'aula lucana, dove le sedute sono state 23 e le ore di sosta dei consigliere al loro seggio soltanto 55, cioè un quinto? Boh... Misteri. Come misteriosi restano i motivi per i quali la Toscana ha 10 gruppi consiliari e la Puglia 21. C'è più democrazia sotto i trulli che sui colli del Chianti? O solo più casino? Ancora più sbalorditivi tuttavia, per tornare all'incipit, sono gli squilibri tra i diversi stipendi dei nostri rappresentanti. Stipendi che, avendo la Conferenza delle Regioni insistito perché ogni assemblea fornisse le cifre nette, vere, reali, in busta paga, rovesciano luoghi comuni e riservano un sacco di sorprese.Stando ai dati ufficiali forniti dal sito infatti (arriveranno smentite?) i parlamentari regionali più pagati non sarebbero affatto i siciliani ma i piemontesi. Che tra indennità, diarie, rimborsi auto e benzina eccetera, possono arrivare a 16.630 euro. Seguono i pugliesi (13.830), gli abruzzesi (13.359), i lombardi (12.555) e giù giù tutti gli altri (i siciliani stanno a 10.946) fino ad arrivare ai valdostani (6.607), ai trentini (6.614) e, in coda, agli umbri: 6.597.Non meno clamorose sono le differenze «dentro» lo stipendio. Dove puoi scoprire, sbarrando gli occhi per la sorpresa, che l'indennità dei deputati abruzzesi (7.274 euro: la più alta) è più che doppia rispetto a quella dei confinanti colleghi marchigiani, che non arrivano a 3.128 euro. E che il pacchetto di voci non tassabili (diarie, rimborsi...) è di soli 518 euro per i valdostani ma può schizzare da 2.482 fino a 10.176 per i vicini piemontesi.Un rapporto sbalorditivo. Più o meno simile a quello che c'è tra i presidenti delle assemblee, che stando al sito guadagnano generalmente esattamente quanto il governatore. Il più pagato, come si diceva, è quello pugliese: 18.885 euro. Seguono i colleghi della Sardegna (14.644), della Sicilia (14.329), dell'Abruzzo (13,844), della Calabria (13.353) e via via, a scendere, fino a quelli della Toscana (7.498) e dell'Umbria, che chiude a 7.102. Pagato poco più di un terzo di chi guida l'assemblea barese. E torniamo al tema: cosa c'entrano con la legittima e sacrosanta autonomia degli enti locali questi assalti alla diligenza che negli anni, per colpa ora di maggioranze di destra e ora di sinistra, hanno portato il presidente del consiglio dell'Abruzzo (reddito pro capite 19.442 euro) a prendere quasi quattromila euro più di quello dell'Emilia (reddito pro capite 28.870) e quello della Calabria (reddito pro capite 14.336) più di quello della Lombardia (reddito pro capite 30.028)? Non sarà il caso che si cominci finalmente a distinguere tra il diritto all'autonomia e il vizietto di farsi gli affari propri?
Gian Antonio Stella
02 agosto 2007

mercoledì, agosto 01, 2007

Weekend a Napùle

Grazie ai miei nonnini e gli splendidi cuginetti... e soprattutto alla loro piscina che ci rinfrescava dopo le lunghe e calde giornate... ci siamo goduti un bel fine settimana partenopeo!!

cosi', dopo i primi stupori della Giorgia di fronte ad uno stile di vita,
diciamo, un po' diverso...
la nostra Giardina si e' adattata perfettemente alla cultura napoletana!!!!
e ha apprezzato, oltre al cibo, lo splendido paesaggio (quello in fondo e' il Vesuvio!! e P.zza Plebiscito...)

Anzi, diciamo che si è pure divertita a fare la Vip a Capri...
uno splendido isolotto dove tutto è un po' surreale... dove le modelle NON sudano sotto il sole a 40 gradi... dove puoi incontrare i modelli D&G che girano una pubblicita' sotto i faraglioni... (io ero troooppo impegnato a sudare!!!)e dove anche la polizia si tratta decisamente bene...
del resto... lo è stata tutta la piccola vacanzina un po' particolare per la nostra Giorgettina, ma la nostra ingegneressa ha superato l'esame alla grande!!! (neanche il peperone del nonno [ripieno di melanzane fritte, provola, ecc... ]l'ha fermata... MITTTTICA!!!!!)

Il blog omonimo

Un mio informatore segreto (agente 00Ponto) mi ha segnalato che in rete c'è un blog dal nome simile al nostro:


basta aggiungere un "delle" al nostro indirizzo e spuntano i vicentini...

Il nome deriva dalla musica "indie" (credo si legga "indi")...

.. certo che un solo post e per di più di 2 anni fà...

non ci siamo, non ci siamo!hehe!

Stasse aperitivo

Ricordo ai meno attenti (Ciccio who???)

che stasse dalle ore 18,30 in poi

ci si trova al BEACH per l'aperitivo!

A dopo!

martedì, luglio 31, 2007

CANCELLIAMOLI!!!!!!!!!!!!!


La proposta di Cesa
L’ultima frontiera dei privilegi: un’indennità contro le tentazioni
Onorevoli spesso lontani da casa? Le sedute sono in media 3 alla settimana


E l'«indennità tentazioni»? La pensata di Lorenzo Cesa spalanca ai già vezzeggiati politici nostrani nuovi orizzonti. Per evitare che un parlamentare in trasferta a Roma ceda ai pruriti e metta le corna alla moglie con una squillo, come Cosimo Mele, gli italiani si dovrebbero far carico di aumentare il suo stipendio per il «ricongiungimento familiare».
Un’idea, diamogliene atto, fantastica. Che darebbe vita a un frizzante dibattito d’aula. Questo diritto al ricongiungimento, concetto in genere utilizzato per gli immigrati che dopo anni di lavoro in Italia vorrebbero essere raggiunti da moglie e figli rimasti in un’isola delle Filippine o sulla peruviana Cordillera Negra, vale per tutti o solo per chi ha la famiglia che abita oltre Viterbo e Frosinone? Vale per le mogli regolarmente sposate o anche per le compagne more uxorio? Possono bastare altri 4.190 euro (4.678 a Palazzo Madama) come quelli dati per stipendiare i portaborse o sono pochi? È dura, vivere a Roma! Chi potrebbe mai negare a queste spose e conviventi (per i parlamentari iDico ci sono già) deportate nella capitale un appartamento in cui vivere dignitosamente in centro storico? Mobili e lampadari su misura dei propri gusti? L’abbonamento a Sky per le lunghe giornate di seduta assembleare? I viaggi in treno o in aereo anche, eventualmente, per la diletta prole? Una domestica per dare una mano in casa, un reparto di pronto intervento elettro-idraulico per i guasti, una baby-sitter per i pargoletti, una tessera per andare al cinema gratis?
Direte: che razza di idea! Attenzione: c’è chi vi accuserebbe di qualunquismo. Preso atto che la capacità di resistere alla carenza di sesso di un deputato del suo partito cattolico è molto più ridotta di quella di Sharon Stone e non supera una manciata di giorni (l’ha detto il Mele in un’intervista: «Questa storia non c’entra niente coi valori della fami glia. Non posso essere un buon padre e un buon marito solo perché dopo cinque giorni fuori casa mi capita un’occasione?») Lorenzo Cesa ha detto proprio così. Testuale: «Si parla tanto di costi della politica, ma al parlamentare bisognerebbe dare di più e consentire il ricongiungimento familiare. Perché la vita del parlamentare è dura, la solitudine è una cosa molto seria». Certo, c’è chi dirà che, come denunciò Giulio Andreotti tre anni fa, «si lavora in aula solo tre giorni la settimana, dal martedì al giovedì».
Chi ricorderà che un mucchio di volte, in questi anni, è capitato che la maggioranza andasse sotto o che provvedimenti importanti saltassero per mancanza di numero legale solo perché, al giovedì sera o al venerdì, troppi deputati e senatori avevano già preso l’aereo per tornarsene a casa. Chi sottolineerà che nell’ultima legislatura, per fare un esempio, le sedute a Montecitorio sono state 749 in 1.735 giorni: tre alla settimana. Chi calcherà la mano precisando che nei primi sei mesi del 2005, per prendere un periodo a campione, le sedute tenute di venerdì si contano sulle dita di una mano. Chi noterà infine, come dice un’inchiesta dei radicali diffusa ieri da Ugo Magri, che gli eletti alla Camera dell’Udc marcano mediamente visita a una votazione su quattro. Insomma: se l’irredentista irlandese Bobby Sands riuscì a resistere 66 giorni senza mangiare, prima di morire in carcere a Belfast, un deputato nostrano non può resistere in astinenza tre giorni la settimana?
Nella strepitosa sortita del segretario neo-democristiano, che deve essersi morso la lingua davanti alle reazioni sarcastiche non solo degli avversari ma perfino di qualche amico, c’è tuttavia da prendere atto di una novità. In altri tempi, altri democristiani avrebbero proposto all’incontinenza erotica soluzioni diverse. Il mitico Matteo Tonengo, un contadino piemontese eletto per lo scudocrociato, arrivò nei primi anni del dopoguerra a chiedere ai questori della Camera di usare il tesserino parlamentare anche per andare gratis al bordello. Altri tempi. Il caso «sex&coca» che vede oggi come protagonista Mele, tuttavia, non è affatto una novità di questa seconda repubblica.
Basti ricordare lo scandalo intorno alla morte di Wilma Montesi, la ragazza trovata senza vita nel 1953 sulla spiaggia di Capocotta, vittima (così si disse) di un festino a base appunto di sesso e di droga, scandalo che vide il coinvolgimento di Piero Piccioni (figlio di Attilio, allora vice-presidente del consiglio) e sul quale l’Unità arrivò a infierire con botta-risposta come questo: «A Capocotta poca coca cape». «Non poca coca cape a Capocotta». Ecome dimenticare Mary Fiore, la parrucchiera siciliana che, venuta a Romadecisa a far fortuna e diventata proprietaria d’un famoso salone di bellezza («Jeunesse», vicino a largo del Tritone) venne arrestata nel 1961 perché, come ha scritto Filippo Ceccarelli nel libro «Il letto e il potere », aveva «messo su un’agenzia di prostituzione d’alto bordo, frequentata da uomini ricchi e potenti», molti dei quali politici?
Per non dire dell’«affaire» che troncò la carriera di Ettore Santi, un deputato umbro che nel 1947 fu beccato dagli agenti in una pensione nel quartiere dietro la Fontana di Trevi con una signorina disponibile e un grammo di cocaina posato sul comodino. Non era democristiano ma apparteneva a un partito, quello repubblicano di Ugo La Malfa, che aveva un forte senso del decoro. Non cercò, lui, di scusarsi sbuffando polemicamente come il nostro onorevole di oggi «quanti parlamentari vanno a letto con le donnine?». Non invocò «ricongiungimenti familiari». E non si dimise dal partito: fu cacciato. E bollato col marchio di «on. Cocò». Un po’ di senso dell’onore, però, gli era rimasto. E nella convinzione di avere tradito chi lo aveva eletto si dimise da parlamentare. Dimissioni vere. Non da teatrino.


Gian Antonio Stella
Da Corriere della Sera del 31 luglio 2007

che dire.....
Ma VAFFANCULO!!!!!!

(tanto adesso è stato sdoganato dalla Cassazione...)

Quando si dice che i gatti neri portano sfiga...

Il gatto «angelo della morte»
Oscar, sette vite e un sesto senso
Vive in un istituto per anziani con malattie degenerative e «prevede» la morte dei degenti. Negli Usa è diventato un caso


Oscar vicino alla camera di un paziente (Internet)
Oscar vicino alla camera di un paziente
PROVIDENCE (USA) –
Oscar affascina il personale medico dell'ospedale Steere House di Providence negli Stati Uniti. Ha un bel mantello soffice di colore grigio-bianco, le sue zampine sono candide e vellutate. Ciononostante il bel micione crea inquietudine tra i pazienti nella casa di cura: già perchè l'animale sembra che riesca a presentire la morte dei malati. Il fenomeno è stato descritto anche dalla rivista medica New England Journal of Medicine, e trattato in questi giorni dai maggiori telegiornali del paese. «Il gatto riesce sempre ad apparire nel luogo qualche ora prima che il paziente muoia».

MORTE -
Il felino di due anni è stato allevato quando era ancora un cucciolo, è cresciuto nel reparto per demenza del centro di cura e riabilitazione «Steer House Nursing and Rehabilitation Center» nello stato di Rhode Island. Qua vengono assistiti pazienti malati di Alzheimer, Parkinson e altre malattie degenerative. Già all'età di 6 mesi il micio ha iniziato il suo personalissimo lavoro. Il personale medico si è accorto che il gatto era solito fare un giro quotidiano nei corridoi e nelle stanze dei ricoverati, esattamente come dottori e infermiere. Controllava spesso i residenti della casa, li annusava, li osservava e si metteva vicino alle persone, la cui morte avveniva di solito nel giro di poche ore. In 25 casi la «previsione» è risultata giusta. Quando il gatto si trova nella stanza di un ricoverato, il personale dell'ospedale ormai passa ad avvertire i congiunti. Perchè questo significa, nella regola, che il malato ha solo qualche ora di vita.
CONFORTO - «Non fa mai errori. Proprio come un sensitivo sembra che riesca a capire quando un paziente è vicino a morire», spiega il dottor David Dosa al New England Journal of Medicine. Dosa è un medico specialista di geriatria e professore presso l'Università di Brown a Providence. «Molti parenti trovano conforto in questo - prosegue Dosa -. Sono contenti se il micio tiene compagnia ai propri cari». E aggiunge: «Sembra che Oscar prenda molto sul serio il suo lavoro. Anche perchè di solito si tiene a distanza dalla gente. La sua non è una razza che si lega molto alle persone».
CAPACITA' - «E' vero che il gatto riesce ad avvertire la morte meglio delle persone che lavorano in questa struttura - dice Joan Teno della Brown-University, medico curante e esperta nella terapia di malati terminali - ma non penso che questo sia un gatto sensitivo. Credo, invece, che ci sia probabilmente una spiegazione biochimica». Durante una visita ad una paziente, la dottoressa Teno, si è accorta che la donna non mangiava più, aveva problemi di respirazione e le sue gambe erano di un colore bluastro - sintomi che spesso indicano una morte imminente. Oscar in quel caso non è restato nella stanza. «Pensavo che questa volta si fosse sbagliato finchè più tardi - erano oramai passate dieci ore - è apparso, è rimasto per due ore vicino al letto della paziente, dopodichè è deceduta». Un giorno il gatto prodigio è salito sul letto di un'anziana paziente della stanza numero 313. La sua presenza ha allertato il personale della casa di cura. E quando il nipote della paziente ha chiesto il perchè della presenza del gatto, sua madre gli ha spiegato: «È qui per aiutare la nonna ad arrivare in cielo». La paziente è morta dopo mezz'ora.
MEDAGLIA - «La maggioranza delle persone che si trova nell'ospedale è così malata da non rendersi nemmeno conto quando arriva il gatto», riferiscono i medici. Non sanno quindi che li aspetta probabilmente una morte in meno di quattro ore. Finora non è stata trovata nessuna spiegazione all'insolita capacità del felino. «Sono cose difficili da studiare. Penso che probabilmente i cani e i gatti possano percepire cose che noi non riusciamo a sentire», ha detto Thomas Graves, esperto di felini e coordinatore del College dell'Università dell'Illinois. Nei giorni scorsi a Oscar è stata pubblicamente assegnata una piccola medaglietta per la sua «compassionevole assistenza ai ricoverati».
27 luglio 2007


Ora voglio proprio sentire il commento della nostra Sara "Licia Colò" Giorgi, paladina dei felini...

... per una volta adotterei il "metodo Stefanino":se solo si avvicina un bel sciop e via!

lunedì, luglio 30, 2007

Dal vostro inviato!

Reduce da un bel weekend in giro per questo meraviglioso Paese, vi mando qualche foto che io ed Elisa abbiamo fatto in questa terra (non poi cosi' tanto) piovosa.

Delft, dove vivo, dalla torre del campanile (grazie Eli, lassù é troppo alto davvero!)
No, non é la foto storta...é la casa!! (e non é così infrequente!)
Ponti e canali...ci sono ovunque, qui siamo ad AmsterdamC'é anche la spiaggia...che si vuole di più?? (10 gradi per il costume?)Salto in Belgio (Brugge)
L'Aia
Tipica campagna qui attorno (il verde la fa da padrone qui...e non c'é nemmeno il sole!!)
Un po' d'arte...o meglio, di architettura!
Sempre parlando d'arte...ad Amsterdam le perle di saggezza si sprecano!

sabato, luglio 28, 2007

Ecco dov'è Springfield

Una casa per i Simpson
Scelta la Springfield per l'anteprima del film: è in Vermont

NEW YORK, 12 lug - Finalmente la famiglia Simpson trova casa, e lo fa nel verde e selvaggio Vermont. È nello Stato orientale degli USA che si terrà, il 21 luglio, la prima attesissima premiere del film con gli esilaranti omini gialli. Dopo una lunga gara, infatti, la cittadina di Springfield, Vermont, ha avuto la meglio sulle altre 33 Springfield sparse qua e là negli States e si è aggiudicata l'evento.

A decretare il successo della cittadina del New England che conta solo 9.500 abitanti ma ha una centrale nucleare a poca distanza (come il cartone), una votazione online, vinta, al termine di un vero e proprio torneo con tanto di finale a 14, grazie a un video che mostrava un Homer Simpson che inseguiva una enorme ciambella per tutta la città.
Tra le Springfield sconfitte (gli ideatori della serie hanno dato quel nome all'ambientazione della serie proprio per il suo nome comune) quelle che sorgono in Oregon, Colorado, Nebraska, Missouri, Illinois (residenza di Abraham Lincoln), Michigan, Massachusetts (qui si dice sia nato il basket), New Jersey, Ohio, Kentucky, Tennessee, Florida e Louisiana, che nulla hanno potuto contro i 15.367 voti (su 109.582) raccimolati dalla omonima città del Vermont.
La sera dell'anteprima gli autori del film cammineranno su un tappeto giallo per entrare in sala a vedere le imprese di Bart e soci.
12-07-07
da libero.it


Ed ecco qui il TRAILER del FILM DEI SIMPSON

venerdì, luglio 27, 2007

Aperitivo per i sopravvissuti

Hola!

su proposta del Guelfo De Guelfis,

MERCOLEDI' dalle ore 18,30 in poi al Beach

un bel aperitivo per gli sfortunati (guelfo, io, giangi, giorgia, ecc...) che ad agosto
sono ancora in città a sgobbare...

Accorrete numerosi o voi che non siete ancora in ferie!

Apponete un bel commentino qui sotto se siete dei nostri

e ovviamente potete portar chi vi pare: più siamo, meno pensiamo a spiaggie&mare...

Compleanni del giorno

Al nostro conte "Gian...Coso" che sfoggia sempre dei pigiamini nobiliari...... AUGURIII GIANGI!!!! ....

Alla nostra super bi-mammina che spesso veste come una 16enne...

... AUGURIII CLELIA!!!! ...

giovedì, luglio 26, 2007

Compleanno del giorno

All'unico cacciatore al mondo che veste D&G e AJ...

AUGURIII GUELFO!!!!

mercoledì, luglio 25, 2007

Footbal Commedy vol.1

Ecco un mix di papere, voli, pallonate, errori clamorosi, gag divertenti, ecc..


Da paura la pallonata al tipo dopo 2minuti e 22secondi

l'arbitro steso a pelle d'orso dopo 3:50minuti

il panzone che cade dopo 4:10


e...FANTASTICHE le MASCOTTE gli ultimi 20secondi di filmato!
uahahahahahahha

lunedì, luglio 23, 2007

Perchè in Italia non succede???

I media lo hanno soprannominato «il benefattore dei bagni pubblici»
Lascia soldi nelle toilette: «Usali bene»
Ne sono state trovate 425 con 10mila yen (65 euro) ciascuna.
In tutte un biglietto scritto a mano: «Ti raccomando di essere felice»

TOKYO - Una bella mancia in una busta, lasciata nelle toilette di mezzo Giappone. Con un invito scritto a mano: «Usali bene, e cerca di essere felice nella vita». I media giapponesi lo hanno soprannominato «il benefattore dei bagni pubblici»: è il misterioso personaggio che da circa 3 mesi lascia nelle toilette pubbliche di diverse città nipponiche, da Hokkaido fino a Okinawa, buste da lettera nelle quali è c'è del denaro: per la precisione, fino ad giovedì scorso, 425 buste e in ognuna 10.000 yen (circa 65 euro). I soldi sono sempre accompagnati da una lettera scritta a mano nella quale il benefattore consiglia di metterli a frutto nel modo migliore.

IL PERSONAGGIO - La prima busta è stata trovata lo scorso 9 aprile e secondo la polizia fino ad oggi in tutto il benefattore ha donato 4 milioni di yen (circa 27.000 euro). Tutti i telegiornali e i programmi televisivi giapponesi non fanno altro che chiedersi chi possa essere questo misterioso personaggio, ma vi è un'unica cosa certa: tutte le lettere presenti nelle buste sono state scritte dalla stessa persona, la cui grafia tremolante e incerta suggerisce che si tratti di un uomo anziano o malato. Inoltre gli studiosi giapponesi affermano che nel corso dei mesi la grafia del personaggio misterioso è peggiorata rispetto alla prima serie di lettere trovate 3 mesi fa.

LA LETTERA - Nella lettera si legge: «Qui dentro vi sono custoditi 10.000 yen. Ti raccomando di usarli per la tua formazione ascetica e di dedicarti ad azioni buone, mantenendo un cuore puro. Non lasciare che pensieri cattivi occupino il tuo cuore prezioso. Ti raccomando di essere felice».
LE LEGGENDE - Nel corso dei mesi numerose leggende sono nate intorno a questa personaggio: molti pensano che questo Mr X sia un uomo vicino alla morte, altri affermano che si tratta di una persona gravemente depressa, altri ancora sostengono che egli sia un uomo fortunato che ha vinto una forte somma ai cavalli o alla lotteria e vuole dividere una parte dei soldi con gli sconosciuti. Infine c'è chi afferma che si tratta di un membro della generazione baby-boomer giapponese che durante gli anni ottanta si è arricchita incredibilmente e che adesso soffre per il suo eccessivo potere. «Il fatto che le lettere terminino con la frase - ti raccomando di essere felice - fanno pensare ad una persona infelice di se stessa o che è vicina alla morte e vuole restituire qualcosa al mondo» ha spiegato uno psicologo al giornale giapponese Asahi.
da corriere.it
14 luglio 2007

perchè da noi se vai nelle toilette trovi solo "ricordini" di chi c'è stato prima o al massimo qualche numero di cellulare di qualche trione/travone scritto sul muro???

domenica, luglio 22, 2007

Il delerio nelle scuole è senza fine!

Fanno wrestling in classe
e fratturano una costola ad un prof

Non bastavano i frequenti e sbalorditivi episodi di bullismo. Ora a scuola entra anche il wrestling. E a farne le spese è stato un docente di un istituto tecnico di Macerata, che ha dovuto subire una costola rotta e un mese di prognosi dopo essere stato accolto in maniera davvero particolare da due studenti che si sono improvvisati lottatori
Al pari di Hulk Hogan i due ragazzi hanno atterrato con una mossa di wrestling il professor Luciano Norscini, 55 anni, di Porto Potenza Picena, insegnante di elettrotecnica. Una mossa tanto dura da avergli procurato una frattura alla costola, costringendolo a casa per un mese.
Il docente dell'Ipsia di Macerata, sezione distaccata dell'istituto professionale di Corridonia, ha presentato una denuncia anche se ha atteso la fine dell'anno scolastico prima di rivolgersi ai carabinieri.
In un certo senso è stato riguardoso nei confronti dei due studenti: il ritardo nella presentazione della denuncia è motivato dal fatto di voler evitare che ai due ragazzi fosse impedito di sostenere l'esame di maturità.
Il fatto risale al 23 marzo scorso. Secondo il docente, assistito dall'avvocato Massimo Pistelli, è stato un episodio di bullismo, per giunta ripreso dai soliti videofonini. I due studenti, che in questi giorni sono impegnati con gli esami di Stato, non hanno ricevuto alcuna notifica e quindi non hanno nominato ancora dei legali.
La loro tesi difensiva - riferiscono alcuni compagni - è che si è trattato soltanto di uno scherzo. E sembrano inclini a ridimensionare l'episodio anche alcuni colleghi dell'insegnante, che parlano di una "stupidaggine eccessivamente gonfiata".
da libero.it
19-06-07

venerdì, luglio 20, 2007

Test geografico

Vediamo come ve la cavate con la geografia...

http://www.geographyzone.com/new/index.php?t=1&b=1
... questo è facile!

Poi ve ne posterò uno sul posizionamento dei 50stati degli U.S.A. e lì si ci sarà da divertirsi. Intanto cominciate con questo...

... buon ripasso geografico!

Brutta storia!

Sarebbero almeno 48 le persone abusate dal varesino Roberto Benatti, 53 anni. Scoperto da una delle vittime, che non era del tutto addormentato
Violentava i pazienti anestetizzati
arrestato falso fisioterapista

VARESE - "Devo compiere alcune manovre dolorose, le faccio l'anestesia...". Era questa la scusa utilizzata da un sedicente fisioterapista di Busto Arsizio (Varese), che narcotizzava i suoi pazienti maschi, ne abusava sessualmente e li fotografava mentre li sottoponeva alle violenze. A chi al risveglio lamentava dei dolori, spiegava che si trattava dell'effetto delle sue manipolazioni. Sono decine le vittime di Roberto Benatti, un 53enne con diploma di perito tecnico che si spacciava per esperto terapeuta e che è stato arrrestato dai carabinieri di Gallarate.

Gli è andata male quando, il 14 giugno scorso, un paziente dal sonno meno pesante si è accorto di tutto. Resosi conto di quanto stava subendo, aveva gridato chiedendo aiuto ai familiari che lo aspettavano fuori dallo studio. I parenti, entrati nel locale, avevano trovato Benatti con i pantaloni ancora abbassati e in atteggiamento inequivocabile.

All'arresto sono seguite quattro settimane di indagini, durante le quali i carabinieri hanno trovato un archivio di foto che documentano le violenze del falso fisioterapista. L'uomo archiviava le immagini delle sue vittime, non meno di 48 a partire dal 2003 e sempre e soltanto di sesso maschile, nella relativa cartella medica, corredata di nome e cognome.

Grazie alle indagini si è anche scoperto che Benatti non era né medico né fisioterapista diplomato, nonostante avesse un fiorente giro di clienti tra i quali anche i tesserati di alcune società calcistiche locali delle serie minori.

L'uomo, rinchiuso ora nel carcere di Busto Arsizio, è accusato, oltre che di violenza sessuale aggravata dall'uso di farmaci e dalla riduzione della capacità d'intendere e di volere delle vittime, anche di esercizio abusivo della professione medica e truffa. Ma potrebbe non essere tutto qui. S'indaga anche sulla provenienza dei farmaci usati dal finto professionista per stordire i pazienti, ai quali peraltro non veniva mai rilasciata alcuna fattura, nonostante per una seduta si potesse arrivare a pagare fino a 250 euro.
19 luglio 2007
da repubblica.it

Sono contento di non esser mai andato da un fisioterapista...
a parte gli scherzi, bisogna esser deviati celebralmente per architettare una cosa del genere...
brutta storia per i 47 tipi che ieri hanno scoperto cosa hanno subito...

giovedì, luglio 19, 2007

Lauree

Hola!

Visto che dal distaccamento olandese chiedono notizie sulla giornata di ieri...

... non ho qui a disposizione foto (per le mie bisognerà attendere qualche giorno... però intanto puoi richieder quelle della Marghe o del Vex's brother o della PaolaZ), quindi mi limiterò ad un breve resoconto!

Innanzitutto facciam i complimenti a tutti e tre x' se la sono cavata proprio bene!!

La Francy ha sfoggiato una nuovo colore di capelli e una scollatura che ha fatto particolarmente colpo su certi Baldi e Gioiosi (... hehe... che indizzi!!) ingegneri pelati, non troppo alti e dall'accento non proprio altoatesino... uahahahhahah!!
Poi abbiam fatto ridere tutta la famiglia con la maglietta!!hehe!

La giornata era da Sahara occidentale e per la prima volta ho visto l'Eletto sudato... incredibile, anche lui suda!!!! Inoltre ieri la sua famiglia è venuta a conoscenza delle sue dimensioni "artistiche"... hehe! Paolo comunque è stato sportivissimo ed ha accettato tutte le scherzose prese per il c*** che c'eran nel cartellone: bravo!

Infine il Vex: be,come al solito si potrebbero dire mille cose del nostro neo dottore...
cravatta in tinta con la tesi, cartelloni che hanno lasciato un attimo basita la mamma, cartonato della Santarelli presentanto ufficialmente alla famiggglia...
ma vorrei soffermarmi in particolare sulla proclamazione: lo sappiam tutti che i discorsi di Giurani prima della proclamazione sono lunghi, soporiferi e con una sfilza di dati che manco l'Istat...
però Vex, non riuscere a tenere gli occhi aperti manco durante la tua proclamazione!!!!!!?!?!?!?

uahahahahhaha!!!! inarrivabile Vex!!!!!

mercoledì, luglio 18, 2007

MARCO DELLA NOCE- ZELIG

Accorrete numerosi sabato 21 luglio ore 21 al cg 2000 di Chiari (Oratorio)


martedì, luglio 17, 2007

Piccoli Pizzelloni crescono...

Visto che domani si laurea il nostro "Re dei Pizzelloni"...

Beata gioventù ingenuaaaaaa...
... uaahahahhaha!! Questo ha già la mente (inconsciamente)deviata a 5anni!!! uahhaha!!!



lunedì, luglio 16, 2007

Sesso Motivato

Dopo la rivelazione di Marco circa il Sesso antistress ecco un' altra succulenta notizia da www.corriere.it:

Nell'indagine coinvolte 2 mila persone
Sesso: ci sono 237 possibili motivi per farlo
Una ricerca Usa si è preoccupata di individuare tutte le possibili le ragioni per un rapporto: romanticismo, opportunismo, noia...


LONDRA - Un motivo per fare sesso? No, 237. Tante sono, infatti, le ragioni identificate dagli scienziati dell’Università del Texas per una delle più grandi ricerche sul sesso, che ha coinvolto oltre 2 mila fra uomini e donne (di età compresa fra i 17 e i 52 anni), e i cui risultati sono stati pubblicati questa settimana sulla rivista scientifica «Archives of Sexual Behaviour». Se la passione e l’attrazione fisica restano le principali motivazioni del rapporto sessuale, tuttavia non sono le uniche, perché esistono altre motivazioni a spingere al sesso. Spesso bizzarre, ma tutte sicuramente interessanti da un punto di vista scientifico, perché permettono di studiare i comportamenti umani nelle loro molteplici espressioni e spaziano dal desiderio di scacciare la noia al tentativo di addormentarsi; dalla speranza di bruciare calorie o di ottenere un lavoro o una promozione, alla consapevolezza di sentirsi più vicini a Dio; dalla volontà di rilassare la tensione dopo una giornata di lavoro o di scaldarsi in una notte gelata alla voglia di dare piacere all’altro e di farlo stare bene. Insomma, ogni scusa è buona per andare a letto con qualcuno e per la prima volta adesso queste scuse sono state catalogate e analizzate.
LO STUDIO - «Abbiamo identificato 237 distinte ragioni per fare sesso – ha spiegato la dottoressa Cindy Meston – che toccano ogni aspetto della vita delle persone, dall’altruismo alla sfera spirituale, fino al mero calcolo per ottenere un qualche vantaggio. Abbastanza sorprendentemente, il motivo per cui la gente fa sesso è stato un argomento finora poco studiato, forse perché gli scienziati hanno sempre pensato che la risposta fosse ovvia. Ma la nostra ricerca ha dimostrato che, invece, di ovvio non c’è proprio nulla e che ognuna della 237 motivazioni dà una spiegazione precisa e unica sul modo di pensare e di agire delle persone».
Casomai, di scontato c’è il fatto che uomini e donne vedono il sesso in modo diverso. Il più delle volte opposto. Del resto, mica per niente i primi «vengono da Marte e le seconde da Venere».

MOTIVAZIONI DIVERSE - La scienziata americana conferma: «Gli uomini vivono il sesso come un’esperienza quasi sempre fisica, mentre per le donne il desiderio è basato più su un bisogno emozionale. Due visioni diametralmente opposte, che si riflettono anche sulle ragioni per cui poi si fa sesso». Tradotto: le donne motivano la decisione con frasi del tipo «ho capito che ero innamorata», mentre gli uomini se la cavano con un assAi più prosaico «volevo aumentare il numero di partner con cui fare esperienza». In entrambi i casi, l’obiettivo è raggiunto. «Le scuse adottate più di frequente per fare sesso - conclude l'esperta – sono in realtà la spia di quello che il più delle volte davvero spinge la maggior parte delle persone: attrazione, piacere, affetto, amore, romanticismo, complicità, eccitazione, desiderio di piacere, opportunismo o avventura. Ma anche le motivazioni addotte meno spesso sono comunque importanti, perché la ragione apparentemente banale di uno può diventare la magnifica ossessione di un altro».


Chi ha orecchie per intendere intenda.............

Piccolo genio

La bambina inglese ha un quoziente intellettivo di 152 come quello del fisico Hawking Il club dei cervelloni l'ha immediatamente voluta iscrivere: è la più piccola
Georgia, genio a due anni
Il più giovane membro del Mensa
Sa contare fino a dieci, riconosce tutti i colori usa aggettivi ricercati. Per fortuna fa anche i capricci

Il piccolo genio si chiama Georgia. Con i suoi occhi chiari e capelli biondi, sorridente, sembra una bimba normale di quelle che si vedono al parco a giocare fra altalene e passeggini. Ma Georgia proprio come gli altri non è: ha un quoziente di intelligenza pari a 152, categoria "eccelsi", che la pone praticamente alla pari del fisico Stephen Hawking e di pochi altri cervelloni. Tanto che il "Mensa", l'associazione che raccoglie le persone con i più alti q.i. l'ha immediatamente voluta fra i suoi.
Ha due anni e uno sguardo innocuo, sorridente, per niente da secchiona, ma mamma e papà Brown hanno sempre pensato che la piccola Georgia fosse una bambina dotata.
"Conta fino a dieci, parlotta in francese, riconosce tutti i colori", ha raccontato la madre orgogliosa al Daily Mail. Ma l'elenco dei progressi quotidiani, che di solito, per pudore, viene riservato ai parenti stretti e agli amici più cari, deve essere sembrato troppo eloquente per rimanere ristretto alla cerchia degli intimi. E così i signori Martin e Lucy Brown, di Aldershot, nell'Hampshire, si sono rivolti a un esperto per far certificare la genialità della loro figlia. Avevano ragione: lasciando sbalorditi gli esaminatori Georgia ha fatto il test per misurare il quoziente intellettivo portando a casa un 152, che la pone in cima a tutte le classifiche, insieme allo 0,2 per cento della popolazione.
Il "Mensa" l'ha immediatamente invitata a far parte del circolo dei super brillanti e lei, con i suoi peluche e cartoni animati, ne è diventata il membro in assoluto più giovane.
Ma come si riconosce un genio in erba?
"Gattonava a cinque mesi, camminava a nove, a 18 parlava con frasi compiute e sostenendo conversazioni complesse" dice la mamma al quotidiano britannico. Non solo: "Riesce a distinguere fra rosa e viola e a disegnare un cerchio perfetto". Ma è stato al suo commento sul carattere di Gaston di "La Bella e La Bestia", troppo "arrogante e cattivo" secondo Georgia, che i genitori non hanno più avuto dubbi e si sono rivolti a uno psicologo per avere consigli su come educare la loro promettente bimba.
Dopo qualche test preliminare, che si è rivelato inadeguato per le evolute capacità della bambina prodigio, la professoressa Joan Freeman, psicologo specializzato nell'educazione dei bambini dotati ha confermato che Georgia era davvero fuori dalla norma.
Per la mamma, che dirige una società no profit e il papà, carpentiere, il segreto è il fatto che Georgia è la più piccola di cinque figli e ha imparato dai più grandi, costantemente esposta a diversi stimoli. Le sue giornate? Niente di speciale, giurano i genitori: va all'asilo, ascolta le favole, va a lezione di danza, canta e guarda la tv. "Fa anche i capricci come tutti i bambini della sua età" giura la mamma, cercando di attutire un po' il colpo.
Ma per qualcuno, a giudicare dai commenti pubblicati sul sito del quotidiano, accanto al visino innocente della piccola, non è facile da mandar giù. "Anche mia nipote a due anni distingueva fra viola e rosa, disegnava cerchi perfetti e parlava bene - scrive, fra le altre, una nonna indignata, Jennie Baker - L'unica differenza è che è rimasta una bambina adorabile, senza subire pressioni. Che cosa potrà mai guadagnarci dal far parte del "Mensa" ?" si chiede, insieme ad altre lettrici.
E se avesse ragione lei?
da repubblica.it
25-06-07



Marghe, mi sa che devi rivedere la tua teoria sulla mia età celebrale:altro che dodicenne... dopo aver letto di questa bimba (fa cerchi perfetti a 2 anni... io manco con autocad li faccio!!! eheh) scendo di diritto a 6 mesi!!